Come un buon vino rosso. Zlatan Ibrahimovic sta continuando a migliorare, invecchiando. A 34 anni ha trovato una maturità e una continuità che non gli erano mai appartenute da ragazzo prima e da giovane uomo poi. Mi sono trovato spesso a criticarlo, senza che i fideisti capissero il motivo. Eccolo, il motivo: questo è l’Ibra che volevo! Uno che possa lottare non per il pallone d’oro svedese (vinto 10 Anni di seguito, anche per assenza di rivali); un Ibra che, alla Messi o alla Ronaldo, fosse capace di decidere tutte le partite importanti.

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Gli anni di Ajax, Juve, Inter e Barcellona sono stati anni nei quali lo svedese era pigro, forse oppresso dalla voglia di dimostrare in Europa quello che gli veniva nei campionati nazionali. E così i numeri parlavano per lui: tantissimi gol tra Eredivisie, Serie A e Liga, ma una comparsa in nazionale e in Champions League. Al Milan un pochino cominciò a migliorare, ma il vero salto di qualità si è avuto al PSG.

“Ho fatto apparire la Ligue 1 sui mappamondi calcistici”

Questa è solo una delle tante provocazioni di Zlatan, ed è vero. Ma è altrettanto vero che da quando gioca all’ombra della torre più bella che esista, è cambiato: i gol in campionato sono rimasti tantissimi, ma quelli in Champions e, soprattutto, in nazionale sono diventati abituali. Basti pensare che nelle prime 50 partite con la Svezia non era arrivato a 20, mentre nelle altre 62 ne ha segnati 43!!!

Non aveva mai segnato alla Danimarca in 5 precedenti: in 3 giorni gli ha fatto 3 gol. Nelle ultime 13 in casa, nella meravigliosa Friends Arena, ne ha segnati 20. Questo Ibrahimovic dovrebbe fermare il tempo. Un leone che con questi ritmi realizzativi e questo talento può davvero competere con Messi, Neymar e Ronaldo. Speriamo che madre natura, che con lui ha già fatto un capolavoro, ce lo conservi il più a lungo possibile.

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Ibra così fa bene al calcio. E l’Europeo con un buon bicchiere di rosso, può essere solo migliore.