Guida dell’Al-Fujairah Sport, seconda serie del campionato degli Emirati Arabi, in attesa di allenare il Napoli, desiderio manifestato nei salotti di Amici su Canale 5 poche sere fa. Diego Armando Maradona fa quindi pratica, dopo la panchina della Seleccion argentina, salutata tra colorite liti con i giornalisti e un 4-0 nei quarti di finale del Mondiale 2010 ad opera della Germania, e l’esperienza sempre negli Emirati Arabi, a Dubai nell’Al-Wasl, che aveva guidato per un anno e due mesi prima di venire esonerato nel luglio 2012. L’ennesima tappa in un viaggio fatto di vette dorate e cadute agli inferi, per uno dei personaggi più discussi dello sport mondiale da 35 anni a questa parte.

Diego Armando Maradona in panchina

Nel nome dell’alter ego Cyterszpiller

Una notizia arrivata poche ore dopo quella della morte di Jorge Cyterszpiler, suo storico procuratore. Il giorno e la notte, stando ai racconti di chi li conosceva bene. Classe 1958 Cyterszpiler, classe 1960 Maradona: amici inseparabili sin dagli anni dell’infanzia, prima che il secondo diventasse uno dei campioni più incisivi nella storia del calcio mondiale e il primo lo accompagnasse, diventatone poi (abile) procuratore, confidente e commercialista.

Due perfetti poli opposti, ma assolutamente complementari: come dimenticare il ruolo che lo stesso Cyterszpiler ebbe nella trattativa con lo staff del presidente del Napoli Corrado Ferlaino nella trattativa a tre col Barcellona all’epoca dell’arrivo di Diego all’ombra del Vesuvio, nell’estate 1984? Jorge è venuto a mancare. buttandosi dal settimo piano di un hotel di Buenos Aires: un suicidio, forse legato ai suoi problemi di depressione, dettati dalla malattia e dalla separazione da sua moglie. La nemesi del Pibe de Oro, che nelle stesse ore firmava per l’Al-Fujairah Sports Club. Uniti, sempre e comunque, da un destino parallelo.

 

57 anni, un’altra svolta

A 57 anni da festeggiare a fine ottobre, per Diego inizia una nuova avventura professionale. Nessun annuncio urbi et orbi, come avvenuto in passato. L’indiscrezione rilanciata dall’Equipe in Francia ha trovato conferme poche ore dopo in uno scatto diffuso dalla società orientale su Twitter. Il nuovo incarico di Maradona non dovrebbe contrastare con quello di consulente Fifa, né con quello “informale” di ambasciatore del Napoli.

Ma cosa ha spinto Diego a ripartire da un calcio di basso livello tecnico, oltre a un ingaggio sicuramente principesco? Che in Maradona stia tornando quella voglia di grandi sfide che da un quinquennio a questa parte sembrava svanito? Tanto umorale e istintivo il campione, quanto fragile l’uomo. Diego è così: prendere o lasciare. Gli emiri hanno fatto la loro scelta. Per Maradona e i suoi calciatori, in un campionato a 12 squadre delle quali due salgono in massima serie, l’obiettivo è la promozione: questo il desiderio del principe ereditario, lo sceicco Mohammed bin Hamad bin Mohammed Al Sharqi, immortalato al momento della firma dell’ex campione del Napoli sul suo nuovo contratto da allenatore.

Diego Armando Maradona ai tempi del Napoli

Casa da emiro, spirito da ventenne

Scalzo, appesantito, in pantaloncini e con barba folta: dal ragazzo nato in un barrio di Buenos Aires, un quartiere di quelli in cui i padri escono di casa alle sei della mattina e rientrano alle dieci della sera perché il lavoro è scarso e mal pagato e condurre una vita appena dignitosa costa tempo e fatica, all’uomo che oggi si accompagna agli sceicchi ne è passata di acqua sotto i ponti. Da Villa Fiorito a…una villa con vista, come quella dove Maradona abiterà. Dentro però Diego resta quel ventenne piccolo e tarchiato, dal viso scuro e gli occhi da “malacarne”, come a Palermo chiamano i ragazzini di periferia, che spuntano sotto una massa di riccioli incolti: è questa la meraviglia del calcio che dovrà comunicare ai suoi nuovi allievi. Una certezza c’è: difficilmente li criticherà. Perchè Maradona non ha mai sopportato le critiche. Le ha vissute come l’opposto dell’amore, come la cattiveria del mondo. Ha amato lo scontro – Veron ne è il testimone più recente, durante l’ultima Partita della Pace giocata a Roma nel 2016 – ma la critica no. Quella è rimasta sempre nel borsone.

Francesco Totti e Diego Maradona alla Partita per la Pace

L’Italia nel destino: suggestione Totti

Dal caldo degli Emirati, statene pur certi, Diego osserverà con attenzione il campionato italiano: da Icardi, suo “bersaglio” prediletto nelle punzecchiature mediatiche, passando per Higuain e Dybala, l’attacco è il suo chiodo fisso. Intanto, il messaggio a Napoli è arrivato forte e chiaro: “Se la gente mi vorrà, allenerò anche lì”. Demandare amore e strizzare l’occhio al popolo: due virtù che Diego ha sempre mostrato, in campo e fuori. Di certo sarà al San Paolo tra il 2 e il 7 luglio per il trentennale dello scudetto, datato 10 maggio 1987.

Chissà se lo seguirà anche…Francesco Totti. Il capitano della Roma, ormai al passo d’addio con i colori giallorossi, potrebbe essere il grande colpo di mercato chiesto da Maradona: due dei più grandi numeri 10 al mondo nella stessa squadra, uno da allenatore e l’altro da calciatore. Per ora, solo una suggestione da cuori nostalgici. L’amicizia tra i due è un dato di fatto, come gli abbracci in occasione degli incontri a Roma testimoniano: nel cassetto del Pupone, assicurano i ben informati nella Capitale, ci sarebbe già un contratto da dirigente col club di Trigoria, ma, si sa, i progetti del dio Eupalla spesso sono conditi da un pizzico di follia. Come Diego Armando Maradona, pronto per la sua Arabian Edition.