Calcio e violenza: un binomio che purtroppo torna sempre. In tutto il mondo. Se di mezzo c’è un pallone e due squadre con maglie differenti, ci scappa pure il morto. In particolare in Sud America. Ma in Italia, pur non dovendo parlare questa volta di una tragedia così grande, ci sono comunque da segnalare auto bruciate e un’aggressione ai danni di due dirigenti.

Partiamo dal Brasile, dove il derby tra Botafogo e Flamengo è stato funestato da incidenti prima della partita. Un uomo ha ucciso il 28enne Diego Silva dos Santos con un colpo di pistola, ferendo altri tre supporter. In una rissa, altri cinque tifosi sono rimasti feriti. A Rio de Janeiro, tra i due club, c’è una fortissima rivalità. Il centrocampista del Flamengo, Diego, ha così commentato: “Sono molto triste, questo non è il calcio. Sono preoccupato per i nostri tifosi e le nostre famiglie quando vengono allo stadio. Dobbiamo rispettare i nostri avversari, il calcio e la vita”.

Quante volte abbiamo parlato del calcio come un gioco dove è impensabile che qualcuno ci rimetta la vita? Eppure continua ad accadere. Nel football si sfogano spesso le frustrazioni di una settimana difficile. Nel caso del Brasile, proprio a Rio, la situazione economica è terribile e il governo centrale è già intervenuto per evitare la bancarotta del Comune. Ma comunque nulla giustifica la violenza.

Le auto bruciate: intimidazione o contestazione

auto Sebastiani

In Italia, un’amara sorpresa per il presidente del Pescara Daniele Sebastiani quando, tra lunedì a martedì della settimana scorsa, un attentato incendiario ha preso di mira due auto del numero uno abruzzese. Gli autori dell’assalto sono arrivati fin sotto la finestra di casa di Sebastiani, appiccando poi un incendio che avrebbe potuto avere conseguenze più gravi. Intimidazione o contestazione per i risultati pessimi della squadra?

Sebastiani stesso pare propendere per la prima opzione. Come se qualcuno volesse far scendere a patti il presidente nella cessione della Società, magari a personaggi non raccomandabili. La situazione del campo è comunque molto caotica: dopo il 3-5 di Torino, l’allenatore biancoazzurro Massimo Oddo ha presentato le sue dimissioni, ma la Società ha deciso di continuare con lui.

E pure in questo caso, comunque, gli atti intimidatori non sono ammessi, come la violenza; la contestazione ci può stare, ma sempre nei limiti. Sperare che una squadra che retrocede riceva gli applausi del suo pubblico – come succede sempre in Inghilterra – è utopia, ma sognare di vedere la teppaglia lontana dal mondo calcistico deve essere l’obiettivo del movimento calcistico italiano, altrimenti sempre ostaggio degli ultras, pure lontano dagli stadi.

L’aggressione a Toni e Setti

Luca Toni

Neanche il tempo di raccontare di Pescara che prima di Avellino-Verona la violenza ha colpito ancora. Il presidente scaligero Maurizio Setti e Luca Toni, diventato dirigente gialloblù dopo aver appeso le scarpe al chiodo, sono state vittime di una vera e propria aggressione prima che iniziasse il match nello scorso fine settimana.

Secondo i due dirigenti, l’auto su cui viaggiavano a un certo punto è stata circondata da una quindicina di ultras irpini, che hanno iniziato a rompere i vetri a calci e pugni, lanciando poi una bottiglia di birra dentro l’auto, prendendo il presidente sullo stomaco. Toni, in TV, ha detto che c’erano agenti della Municipale che, però, hanno fatto finta di niente. La ricostruzione è stata parzialmente smentita dal comandante dei vigili urbani di Avellino, Michele Arvonio: “La ricostruzione dei fatti da parte di Luca Toni è totalmente infondata”. Aggiungendo: “L’auto a bordo della quale erano i dirigenti del Verona si è trovata bloccata in colonna con altre auto nei pressi di una rotatoria, presidiata da due vigili, che consentivano il passaggio solo ad auto dirette al vicino ospedale”. Quindi, “l’aggressione è durata meno di un minuto” e non sotto gli occhi degli agenti, ma ad alcune decine di metri dalla postazione in cui si trovavano. “Il presunto mancato intervento è una notizia infondata. La rapidità con cui è stata commessa l’aggressione e la rapidità con cui l’autista ha guadagnato la fuga tra auto e tifosi a piedi smentirebbero la denuncia”.

L’aggressione, in ogni caso, c’è stata. Lo stesso Toni dice che probabilmente lui e gli altri non sono stati riconosciuti come dirigenti, ma sarebbero stati scambiati per tifosi del Verona. Cambia qualcosa? No, parleremmo comunque di aggressione tra tifosi. Anche questa, una triste consuetudine.

L’inquietante rapporto dell’Aic

aggressioni calcio

L’ultimo rapporto dell’Associazione italiana calciatori non invita all’ottimismo. Tutt’altro. Minacce, intimidazioni e aggressioni fisiche contro giocatori e squadre sono aumentati del 125 per cento, con il Lazio regione più colpita. Proprio la serie A è il campionato dove si registra il maggior numero di episodi di violenza (24%), al secondo posto c’è la Lega Pro (19%), quindi la serie B e la serie D (12%). Ma non sono immuni neanche i tornei minori: Promozione (10%), Campionati giovanili (8%), Eccellenza (7%), Prima Categoria (4%), Seconda Categoria (3%).

Nella stagione 2015/2016, l’Osservatorio Aic ha individuato 117 azioni di intimidazione, minaccia e violenza nei confronti dei calciatori, maturate in 83 eventi, nel 61 per cento dei casi fuori dagli stadi. In serie B, le situazioni più critiche ad Ascoli (dove, nel 2013, vennero piantate delle croci sul terreno di gioco), proprio ad Avellino, Bari, Latina e Modena.

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