Nella settimana del compleanno di Vinnie Jones (50 anni), eletto da “The Sun” come il cattivo per eccellenza del calcio, abbiamo stilato una formazione di Cattivi con la C la maiuscola. Perdonateci per i numeri dall’uno all’undici, ma siamo dei nostalgici.

1. René Higuita

Famoso per lo scorpione (la parata che lui effettuava di tacco tuffandosi in avanti) e per i dribbling con i quali irrideva gli attaccanti avversari. Nel 1990, agli ottavi di finale dei Mondiali fu Milla a irridere lui, soffiandogli il pallone e portando il Camerun ai quarti. Un altro portiere non sarebbe tornato in Colombia, lui sì, perché aveva molti amici importanti tra i narcotrafficanti. Ai Mondiali del 1994 non partecipò perché fu arrestato, resta comunque un personaggio incredibile del calcio di inizio anni ’90.

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2. Pasquale Bruno

Passò dalla Juventus al Torino e ne abbracciò la causa, diventando un idolo della curva Maratona. In un derby fu espulso e si prese 8 giornate di squalifica. Voleva mettere le mani addosso all’arbitro e solo l’intervento di tutta la squadra, in special modo di Tarzan Annoni, gli impedirono di farlo. Bruno resta nei cuori della gente per quelle entrate un po’ irruenti e qualche caviglia saltata, ma incarnava perfettamente lo spirito delle squadre per le quali giocava.

3. Andoni Goicoechea

Goicoechea o Goikoetxea in basco, per il “The Sun” il secondo giocatore più cattivo di tutti i tempi. Dopo Vinnie Jones, appunto. Per conferma chiedere informazioni a Maradona, che per poco non ci rimetteva la carriera contro “El carnicero de Bilbao“. Quando un fallo basta per entrare nella storia. Dei macellai del calcio.

4. Roy Keane

Mediano tanto falloso quanto vincente del Manchester United. Mediano è riduttivo per quello che ha fatto in carriera, ma Roy Keane aveva un caratterino niente male. Famoso il suo fallaccio sul norvegese Haaland, dopo una lunga serie di incontri non proprio amichevoli tra i due. Lo stesso Halland affermò dopo l’incontro che si sarebbe fatto fare una seconda assicurazione contro Keane.

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5. Marco Materazzi

Una carriera generosa quella di Marco Materazzi, che ha raccolto il meglio dopo i 30 anni. All’inizio molta gavetta e provincia, da Trapani a Perugia, e in provincia si sa, si lotta come si può. Marco impara da affondare il tackle, a volte sferra qualche gomitata, ma tra una rudezza e l’altra si prende la soddisfazione di diventare campione del mondo, da protagonista, e campione d’Europa con l’Inter. Poi scoppia a piangere, quando viene a sapere che quella è l’ultima partita di Mourinho. Cattivi con il cuore d’oro.

6. Paolo Montero

La pigna di Montero era il pungo che il centrale uruguagio appoggiava con delicatezza sul volto dell’avversario. Luigi Di Biagio, in un Inter – Juve ne ricevette una, bella assestata. Montero era in buona compagnia. Il suo compare di reparto, Mark Iuliano, oggi allenatore del Latina, era un difensore altrettanto delicato. Eppure Montero era di una generosità epica. Nel 2006, appresa la notizia delle condizioni di Pessotto, suo compagno nella Juventus, prese il primo aereo da Montevideo e si recò da lui in ospedale, solo per stargli vicino.

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7. Eric Cantona

Specialità della casa: il kung fu. Cantona è stato uno dei calciatori meno vincenti del secolo, in proporzione a ciò che avrebbe potuto con quei mezzi tecnici. Movenze da campione assoluto, piglio da leader, ma un tantino irascibile. Una volta, quella volta, si lanciò a kamikaze su un tifoso reo di avergli detto qualche parola di troppo. Un anno di squalifica e lavori sociali. Lo voleva Moratti, ma non arrivò mai in Italia. Ai Mondiali del ’94 non ci andò perché lui e il suo compare di reparto Ginolà persero incredibilmente, in casa, lo scontro diretto contro la Bulgaria di Stoichkov.

8. Frank Rijkaard

Passo elegante, movenze feline, gol decisivi. Su tutti quello segnato al Benfica nella finale di Coppa dei Campioni del 1990. Ma Frank Rijkaard sapeva farsi rispettare e sapeva anche come non farsi ammonire. Solo una volta l’impresa non riuscì. Siamo ai Mondiali del 1990 e l’Olanda affronta la Germania a Milano. Una sfida che sa di derby perché i tre olandesi supportati dai milanisti, affrontano i tre tedeschi, incitati dagli interisti. Frank perde la testa e si fa espellere per uno sputo a Voeller, che viene a sua volta espulso per reazione. Pare che i due non abbiano mai fatto pace da quel giorno. Certo è che quello sputo costò carissimo agli orange che uscirono dal Mondiale.

9. Zlatan Ibrahimovic

Più che per la cattiveria è famoso per la naturalezza con la quale passa da una squadra all’altra, dimenticando il suo passato. Avete presente i giocatori che non esultano quando segnano contro le ex? Dimenticateli, con Ibra. Padre putativo di Suarez, suo erede nell’Ajax. Certo che anche i morsi dell’uruguagio avrebbero meritato una maglia da titolare… imago18277260h

10. George Hagi

Futbolista de raza, dicevano i romeni. Ma Hagi non è stato solo un grande fantasista, un altro che ha raccolto probabilmente meno di quello che avrebbe meritato per le sue qualità. Piedi da numero 10 e piglio da mediano, passava con naturalezza dal Real Madrid al Brescia senza snaturare il suo calcio. Nel 2000 mise fine alla carriera di Antonio Conte in nazionale con un intervento ai limiti del codice penale. Idolo del dittatore Ceasescu, Hagi era il prototipo del fantasista dell’est. Genio, sregolatezza e qualche legnata. Come Detari, il suo alter ego ungherese passato da Ancona e Bologna.

11. Edmundo

Basterebbe il soprannome, O’Animal, per capire di chi stiamo parlando. Ma a parte un elenco infinito di espulsioni resta un carattere che nemmeno Giovanni Trapattoni è mai riuscito a domare. Lo scudetto del 1999 sarebbe probabilmente andato a Firenze se nel cuore del campionato e con Batistuta infortunato Edmundo avesse rinunciato a partecipare al Carnevale di Rio. Ma non ci fu modo di fargli cambiare idea. Qualche genio aveva inserito questa clausola nel contratto, e O’Animal partì con la samba mentre il Milan di Zaccheroni dava il là alla rimonta. E voi chi inserireste nella formazione dei cattivi?

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