Ci son voluti 19 anni, ma alla fine il Foggia ha di nuovo raggiunto la serie B. Il 2-2 di Fondi è stato sufficiente per la matematica promozione da parte dei rossoneri, allenati da un ex Milan, Giovanni Stroppa, così come il Venezia che pure ha raggiunto la serie cadetta grazie all’ex Diavolo Filippo Inzaghi. Due piazze prestigiose, insomma, riassaporeranno l’anno prossimo la seconda serie. E riempiranno gli stadi, di questo potete starne certi.

La cronaca parla di uno stadio di Fondi invaso da fan foggiani – 1.200 quelli presenti – e di un Foggia che in vantaggio per 2-0 a poco dal termine si è distratto, pensando al bagno di spumante e di folla che l’attendeva, permettendo ai padroni di casa di riagguantare un insperato 2-2. Il punto era comunque sufficiente ai dauni per staccare definitivamente il Lecce che, per il quarto anno su cinque, dovrà invece passare dalle forche caudine dei play off. Una promozione lungamente attesa, quella del Foggia, da un’intera città, solo sfiorata lo scorso anno.

Foggia in B

Già, la stagione 2015/2016 sembrava in qualche modo difficile da replicare. Il Benevento promosso direttamente, il Foggia sconfitto solo nelle finali play off dal Pisa, dopo che già nel 2008 era stato l’Avellino nelle finali a far male ai pugliesi. Il giocattolo pare rompersi, anche per l’addio del condottiero Roberto De Zerbi in una città che molto si affeziona agli allenatori innovativi. E invece, con Giovanni Stroppa, è andata ancora meglio: serie B diretta. Che la festa abbia inizio!

È lontano il 7 giugno 1998, quando il ko contro la Salernitana significava retrocessione in Lega Pro. Il Foggia aveva vissuto anche stagioni esaltanti in serie A, con Zdenek Zeman e il suo sigaro in panchina, con Baiano, Signori e compagnia cantante a infilare banderillas nel ventre delle grandi. Ma parevano lontani quei bellissimi anni di spregiudicatezza provinciale. Ci sono state pure luci in questi 19 anni, intendiamoci, ma tante ombre anche, con fallimenti, risalite, lacrime e finali perse.

signori baiano rambaudi

A tanti faceva gola il Foggia, passato nelle mani di Franco Sensi e di Giorgio Chinaglia. Che chissà, forse pensavano che il miracolo del boemo fosse replicabile. Ma è come se si volessero rivivere gli anni ’60 senza giradischi e ideali: impossibile. È stato un Foggia di allenatori dotti e capaci, come Pasquale Marino e Giuseppe Giannini. Di revival, vedi il ritorno di Zeman. Ma di poche capriole in avanti. Anche perché, tra il 2000 e il 2010, la Società ha visto la proprietà cambiare come il vento sul mare.

I foggiani hanno intanto smesso di innamorarsi perdutamente. Non della squadra, non della maglia che queste sono fedi incrollabili, ma degli uomini che venivano, coltivavano e poi se ne andavano, lasciando i campi alla mercé dei capricci meteorologici. Certo, quando torna la donna della tua vita, il primo amore, neanche le vedi le rughe e i chili di troppo che nel frattempo si sono accumulati. Così, con Pasquale Casillo di nuovo alla guida della nave, Peppino Pavone in cabina di regia e Zdenek Zeman a far rifare i gradoni a semi sconosciuti e giovani sbarbati, la voglia di fare di nuovo l’amore viene. Così, stagione 2010/2011, lo ‘Zaccheria’ torna ad accendersi d’amore acceso. Quello è il triumvirato della serie A, vuoi vedere che…

Zeman

Effettivamente, quel Foggia distribuisce gol come caramelle, ma ne prende pure tanti. Filosofia zemaniana, si dirà, ed è così: far divertire, a costo di non essere efficaci. Così, il Foggia di Insigne, Sau e Farias sfiora solo i play off. Il miracolo non si ripete, il diluvio universale non salva nessuno del triumvirato. Anzi. Il Foggia si salva sul campo, l’anno successivo, ma in estate manca l’iscrizione e riparte dai Dilettanti. Le bandiere e le trombette vengono riposte. Prima che un nuovo amore si affacci all’orizzonte, con la faccia di Roberto De Zerbi. Piace il suo calcio, lo ‘Zaccheria’ è spesso pieno, la squadra è di nuovo in Lega Pro. La Società è nelle mani dei fratelli Sannella e Curci. Sana.

De Zerbi però è un gioiellino che, dopo la finale persa con il Pisa, fa le valigie a caccia di successi altrove. E allora? E allora arriva Stroppa. E il Foggia ha la miglior difesa del girone C, con soli 27 gol al passivo (questa sì che è una primizia in casa rossonera), e il miglior attacco (67 gol segnati). Più pratico della versione precedente, forse pure meno spettacolare, ma di nuovo in serie B. E pazienza se a Fondi è sfumato il record di undici vittorie consecutive. Ai tifosi, anche a quelli innamorati degli eccessi, questa volta pure il 2-2 vale un tuffo nella fontana. Un giro sulla giostra.

Non possiamo non elencarli, in chiusura, gli eroi foggiani che hanno ubriacato di nuovo un’intera città, che molto vive di calcio e che ha passato una notte insonne, nelle piazze a festeggiare e ad attendere il ritorno della squadra dalla trasferta in terra laziale. Dal portiere ex Bari Enrico Guarna (uno striscione tutto per lui, ‘Occidentali’s Guarna’) al giovane Alan Empereur, a Giuseppe Loiacono, una bandiera che è risalita dalla serie D fino alla B, a Tommaso Coletti e all’ex Toro Matteo Rubin. A centrocampo Antonio Vacca, capitan Cristian Agnelli e Francesco Deli, già sui taccuini di diverse squadre di serie A. Davanti lo spagnolo Miguel Angel Maza e Fabio Mazzeo, capocannoniere del girone C con 19 reti, l’ex bambino prodigio Vincenzo Sarno, Cosimo Chiricò e Matteo Di Piazza, arrivato dal Vicenza e fondamentale per la promozione.

L’anno prossimo l’obiettivo non potrà che essere uno soltanto: la promozione in serie A. Ok, piano con i proclami, ma a Foggia il calore dei tifosi è tale che non puoi non pensarci. Così come immaginare che lo ‘Zaccheria’ sarà il dodicesimo uomo. Proprio come quando Baiano e Signori facevano impazzire Juventus, Milan e Inter.

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