Per anni l’utilizzo della “moviola in campo” (per utilizzare un’espressione cara ad Aldo Biscardi) nel calcio è stato ritenuto l’unico modo per contrastare gli errori arbitrali e arrivare così a uno svolgimento “pulito” delle partite. Dal 2016 il VAR (Video Assistant Referee) è diventato realtà nelle principali competizioni FIFA ed è pronto per essere inserito anche in Serie A già dalla prima giornata, ma gli ultimi test fatti tra Mondiali Under-20 e soprattutto Confederations Cup non hanno dato gli esiti sperati…

Fonte Silva Portogallo-Cile

RIDUZIONE DEGLI ERRORI? NON PROPRIO

La scena più eclatante è avvenuta in Portogallo-Cile, semifinale di Confederations Cup. Nel secondo tempo supplementare José Fonte ha sgambettato in area Francisco Silva per un rigore solare anche in diretta: l’arbitro iraniano Alireza Faghani, fra lo stupore generale, ha dato rimessa dal fondo senza nemmeno andare a controllare il monitor a bordocampo. Doppio errore: sia suo, perché si è fidato troppo di un’interpretazione discutibile (e non fosse stato rigore sarebbe dovuta essere simulazione), sia di chi era al monitor che non ha segnalato la necessità di verificare l’episodio al VAR, come da procedura corretta.

In finale si è andati anche peggio: nel secondo tempo Gonzalo Jara ha rifilato una gomitata violenta e volontaria a Timo Werner da cartellino rosso ma il direttore di gara Milorad Mažić, dopo aver controllato le immagini, ha tirato fuori soltanto un cartellino giallo per il cileno.

Questi episodi non sono certo i primi, perché già dalla fase a gironi si sono viste cose strane (come un rigore non dato alla Russia nel match inaugurale e una rissa senza espulsi in Messico-Nuova Zelanda), e pure in altre competizioni FIFA col VAR c’erano state varie proteste: ai Mondiali Under-20 l’Italia ha dovuto giocare in dieci con lo Zambia per un’espulsione inventata di Giuseppe Pezzella data proprio tramite VAR, mentre al Mondiale per club 2016 ha fatto discutere un rigore ai Kashima Antlers.

Nicola Rizzoli

LE NECESSITÀ DA SVILUPPARE

Ora la patata bollente passa a Nicola Rizzoli, da ieri responsabile e designatore della CAN A. Sarà lui a dover scegliere gli arbitri per la prossima Serie A, la prima volta del VAR in Italia. Innanzitutto una premessa: lo strumento tecnologico può essere utilizzato solo sull’assegnazione di un gol, di un rigore, di un’espulsione o su uno scambio di persona fra giocatori sanzionati, tutte le altre casistiche non sono previste e non potranno esserci segnalazioni da parte degli stessi calciatori o di chi sta in panchina. L’arbitro resta il giudice ultimo di qualsiasi giocata, ma ora che ha la tecnologia dovrà essere ancora più bravo, perché un errore riguardando le immagini è anche peggio di uno in presa diretta senza replay.

Gli arbitri di monitor, che rimpiazzano i pessimi addizionali, dovranno collaborare affinché le situazioni dubbie vengano analizzate in maniera chiara, perché essendo un lavoro di squadra tutte le componenti servono per permettere all’arbitro di prendere le decisioni (non sarebbe una cattiva idea poter sentire i loro ragionamenti).

I primi test non sono stati positivi, si spera che facendo pratica certi errori vengano eliminati e che per i Mondiali si arrivi a uno standard più adeguato: è chiaro che il VAR non fermerà le polemiche arbitrali, ma almeno dovrà risolvere le situazioni più evidenti.

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