Quando le stagioni cominciano male poi ci vuole il doppio dell’impegno, se non il triplo, per evitare che finiscano peggio. Quella del Verona, ritornato in Serie A dopo un solo anno in Serie B, è cominciata con un equivoco e non sta certo procedendo nel migliore dei modi. In attesa del turno infrasettimanale la formazione scaligera è penultima con un punto conquistato, solo il Benevento ha fatto peggio, ma ciò che preoccupa è la qualità delle prestazioni viste in campo nonostante un mercato che aveva portato altre ambizioni e l’intenzione di avere le carte in regola per qualcosa di più della semplice salvezza.

Antonio Cassano Verona

ERRORI DI COSTRUZIONE?

Il 10 luglio l’Hellas annuncia gli ingaggi di Alessio Cerci e soprattutto Antonio Cassano, colpi a parametro zero che nelle intenzioni del presidente Maurizio Setti e del direttore sportivo Filippo Fusco devono garantire un salto di qualità e di esperienza per il club, reduce dalla promozione ma con qualche passo falso che aveva messo in dubbio l’immediato ritorno in Serie A. Col barese è un flop clamoroso: già il 18 luglio pensa di abbandonare, poi cambia idea ma solo per sei giorni, perché il 24 decide stavolta in maniera definitiva di non voler più proseguire in gialloblù e il 27 arriva la risoluzione del contratto. Cerci è stato invece frenato da un infortunio dopo due presenze, ma non è che gli altri acquisti abbiano fatto meglio: Martín Cáceres e Thomas Heurtaux sono naufragati nel disastro difensivo, i giovani Gian Filippo Felicioli e Seung-woo Lee ancora non si sono visti e il classe 2000 Moise Kean ancora deve trovare la sua dimensione, di fatto gli unici volti nuovi che hanno dato un contributo in questo avvio di stagione sono stati Marcel Büchel e Daniele Verde. Poco.

Giampaolo Pazzini Verona-Napoli

ANCHE IL RESTO NON È GRANCHÉ

Magari i nuovi acquisti devono ancora ingranare ed è solo questione di tempo per vederli rendere al meglio, ma il problema è che fin qui di buono non si è visto praticamente niente e la panchina di Fabio Pecchia inizia a traballare. La difesa è la nota più dolente: undici gol presi in quattro giornate, porta inviolata solo col Crotone e imbarcata casalinga subita con la Fiorentina. Vero che il calendario non ha dato una mano, incrociando i viola oltre a Napoli e Roma, ma certi svarioni non sono certo dovuti al fatto di aver affrontato avversari di gran lunga superiore (emblematico sabato quando sul 3-0 in area Marco Ezio Fossati calcia la gamba del compagno Alex Ferrari anziché il pallone e la Roma quasi fa il quarto). Poi c’è la grana Giampaolo Pazzini: fin qui ha giocato titolare solo da ex contro la Fiorentina, poi è sempre subentrato a partita in corso e dopo il rigore realizzato col Napoli ha avuto un’esultanza polemica verso Pecchia. Se il capitano già da agosto comincia a dare segnali di insofferenza il rischio che l’ambiente possa non essere sereno c’è.

Roma-Verona

La paura è che possa essere un’altra stagione come quella di due anni fa, passata quasi interamente in zona retrocessione con la prima vittoria alla ventitreesima giornata e un desolante ultimo posto finale con appena ventotto punti. Peggio ancora sarebbe se fosse come altri campionati da neopromosso, vedi il 1991-1992 (terzultimo posto nonostante in rosa ci fosse uno come Dragan Stojković, pesante fallimento) o il 1996-1997 (penultimo con una squadra composta con poca logica: chi ricorda Elvis Brajković e Reinaldo?). Le due partite in casa, stasera con la Sampdoria e domenica con la Lazio, sono un bivio non solo per la panchina di Pecchia.

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