Appena passati i 30 anni dal primo e unico storico scudetto, a Verona è tempo di svolte. L’Hellas non ha più intenzione di stare a guardare gli altri, vuole consolidare la sua posizione in Serie A, immediatamente a ridosso delle grandi, in linea con le ambizioni di una città che cresce, a livello economico, grazie ad eventi come il Vinitaly, al turismo e ad una squadra che di Verona vuole essere il riferimento e la bandiera, con buona pace dei Mussi, i tifosi del Chievo. A cavallo tra la fine degli anni ’90 e i primi 10 del 2000, l’Hellas ha rischiato di perdere molti supporter. Basti pensare alle ultime generazioni, ai ragazzi che nel 2000 avevano 10 anni e oggi ne hanno 25, e che per comodità avrebbero potuto scegliere di tifare per una squadra di Serie A, una bellissima realtà come il Chievo. Ma lo zoccolo duro di tifosi ha resistito, grazie ai padri, ai nonni, e soprattutto grazie all’entusiasmo della società e degli Ultras, sempre presenti, anche in Serie C, anche dopo le promozioni mancate e le delusioni del playoff contro il Pescara.

Oggi a Verona c’è un progetto serio, in continua ascesa, con un direttore sportivo tra i più preparati in circolazione: Riccardo Bigon. Non deve essere stato semplice per lui lasciare Napoli dopo aver raggiunto risultati che ai più possono sembrare scontati, ma che in realtà sono straordinari: una squadra che è stata quasi sempre e costantemente tra le big italiane, con la Champions sempre a portata di mano e un parco giocatori di valore assoluto se pensiamo, ad esempio, a come fu preso Cavani e a quanto è stato rivenduto al PSG. Bigon ha lavorato fianco a fianco prima con Mazzarri, poi con Benitez, adattandosi sempre alla richieste dell’allenatore, cercando di fare il meglio con il budget che aveva a disposizione, senza mai pestare i piedi al proprio presidente, un tipo non facile, e che oggi gli lancia più di una frecciata, mai colta. Perché Bigon è uno che ama lavorare e far quadrare i conti, delle polemiche non sa che farsene, e forse è per questo che con Aurelio De Laurentiis ha legato poco.

Prima di Napoli la Reggina, il vero Miracolo con la M maiuscola: costruire e motivare (con l’aiuto ancora di Mazzarri) un gruppo che partiva con una penalizzazione di 15 punti e che a giugno festeggiò il suo scudetto. Tanto Sud per un un dirigente nato a nord (a Padova) ma che come il suo papà Alberto, ha legato al Sud le pagine più belle, come il secondo scudetto dell’era Maradona e gli anni a Lecce. Ora per Riccardo c’è il Verona e un progetto in crescita,  probabilmente il migliore in circolazione, perché qui c’è un allenatore che sta costruendo da tempo, che conosce l’ambiente e sa dove deve migliorare la squadra. C’è uno stadio che si riempie ogni domenica di tifo ed entusiasmo, una città in fermento e una qualità di vita che spinge moltissimi calciatori, anche quotati, ad accettare con entusiasmo la destinazione. C’è un budget che non è illimitato, anzi, ma è concreto, per investire sul futuro, ma anche sul presente. Non per niente Bigon ha scelto di ripartire ancora da Luca Toni e di affiancargli Pazzini, al quale è stato proposto un contratto di 5 anni, una rarità per un giocatore di più di 30 anni.

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Stretta la trattativa per portare a Verona anche un altro giocatore di grande esperienza, Aquilani, e tutto lascia presagire che a breve ci sarà il sì del giocatore e che sarà un altro innesto importantissimo per la crescita dei giovani. Rinforzare il reparto difensivo è tra le priorità del club veronese: in arrivo dal Digione ecco il classe ’89 Souprayen; mentre dall’Inter, viene ingaggiato il centrale Bianchetti, capace di ricoprire anche il ruolo di terzino destro. Tasselli importanti anche per il centrocampo. Dalla Juventus torna Romulo, non riscattato dal club bianconero; mentre con un colpo di scena, Bigon acquista il cartellino di Federico Viviani dalla Roma, un acquisto che fa capire che si guarda soltanto ai giocatori arrivati. Intelligenti i colpi low cost che riguardano l’attacco: gli scaligeri si aggiudicano in un colpo solo gli svincolati Siligardi e Pazzini. Per quanto riguarda le uscite, invece, da registrare la partenza del deludente Saviola e il mancato riscatto di Nico Lopez. Il Verona, resiste al momento all’assalto di diverse squadre al terzino Sala: sul giocatore ci sarebbe il forte interessamento di Torino e Napoli.

Insomma, una squadra che partirà a fari spenti ma che proverà ad inserirsi decisa nella lotta per per l’Europa League, nonostante da queste parti si parli (scaramanticamente?) di salvezza. È la volontà della Società, di Bigon, della città e della sponsor tecnico Nike che su questo progetto ha investito molto, tanto da personalizzare anche la maglia con uno stile vintage e una citazione di Sheakspeare. E i maligni dicono che se le cose non dovessero andare per il verso giusto è già pronto Mazzarri, un altro che al Sud ha dato il meglio di sé. Ma il calore di Verona e dei suoi tifosi non ha nulla da invidiare a certe piazze, lo sa Bigon e adesso lo sa bene anche Mandorlini. A lui il compito di guidare questa squadra verso obiettivi più ambiziosi di una semplice salvezza.

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