L’ultima giornata di Serie A ha (ri)portato in auge le care vecchie polemiche arbitrali, nonostante il VAR. A fare notizia sono state le decisioni discutibili nella partita tra Fiorentina e Atalanta, con proteste (giustificate) dei viola. Il nuovo mezzo tecnologico, a prescindere da certi isterismi, ha chiaramente migliorato le scelte degli arbitri in queste prime sei giornate, ma va ricordato come non sia certo uno strumento infallibile, in primis perché non si sostituisce all’arbitro ma lo accompagna in una serie (limitata) di casistiche dove l’errore di valutazione può rimanere anche guardando le immagini.

Pairetto Astori Fiorentina-Atalanta

INTERVENTI MIRATI

Bene ricordare, in primis, quando può intervenire il VAR: il protocollo stabilito dall’IFAB prevede l’utilizzo della tecnologia sui gol, sui calci di rigore, sulle espulsioni dirette e sugli scambi d’identità. La decisione finale resta sempre dell’arbitro e vanno corretti gli errori chiari. Questo significa che il VAR deve correggere le scelte sicuramente sbagliate o sfuggite agli occhi di arbitri e assistenti, non che può essere utilizzato per valutare ogni situazione contestata né tantomeno per chiamate al limite dubbie. Altro punto fondamentale, che in queste settimane è stato criticato, è come viene effettuata la verifica tramite il VAR: esistono due possibilità, una dove l’arbitro centrale va a guardare il monitor a bordocampo e controlla direttamente le immagini (on-field review, dove rigiudica l’episodio), l’altra dove si fida di quanto gli viene detto dall’arbitro VAR via auricolare (le conversazioni sono registrate e a disposizione delle società per ventuali contestazioni), mentre se non c’è necessità di approfondire una certa situazione si applica il silent check e si prosegue.

Paolo Tagliavento VAR

PROTESTE PREVENTIVE

Già dalla prima giornata alcune squadre hanno criticato l’utilizzo del VAR, in alcuni casi senza conoscere le regole appena descritte. La Fiorentina, per esempio, se l’è presa con Paolo Tagliavento per un episodio contro l’Inter (contatto fra João Miranda e Giovanni Simeone) dove l’arbitro non ha effettuato l’on-field review, ma in questo caso non c’era bisogno in quanto ha confermato la sua decisione (non sanzionarlo) comunicando con l’arbitro VAR. L’altra riguarda il gol annullato a Nikola Kalinić del Milan contro l’Udinese per un millimetrico fuorigioco: in questi casi il VAR certifica soltanto la posizione del giocatore utilizzando una grafica specifica, perciò non è una valutazione soggettiva bensì una conferma automatica. Infine c’è un caso limite, quello di un gol non assegnato al Torino contro il Bologna (sempre prima giornata) per un fuorigioco inesistente che l’assistente ha segnalato: qui il VAR non può intervenire, perché il gioco è stato fermato prima. La “soluzione” è che adesso gli assistenti, in caso di dubbio, aspetteranno la fine dell’azione per segnalare l’eventuale fuorigioco, in modo da permettere la correzione in caso di errore. Semplice, ma ancora da comprendere.

Banti VAR Genoa-Juventus

Gli errori ci sono e rimarranno, per forza di cose: l’obiettivo del VAR, peraltro ancora in fase sperimentale, è solo quello di impedire le decisioni chiave sbagliate. Ci sono stati degli errori: alla seconda giornata è stato dato un rigore al Genoa contro la Juventus senza ravvisare un fuorigioco di partenza; in Roma-Inter non è stato punito il contatto fra Milan Škriniar e Diego Perotti (qui, a giudicare dalle immagini, si è trattato soprattutto di una comunicazione non ottimale fra gli arbitri); in Fiorentina-Atalanta manca sicuramente un rigore ai viola per la trattenuta di Leonardo Spinazzola su Davide Astori (nemmeno esaminato) e un altro probabile per il contatto fra Gil Dias ed Etrit Berisha, dove l’arbitro Luca Pairetto è apparso molto confuso; in Bundesliga invece in Borussia Dortmund-Colonia si è avuta un’errata applicazione perché è stato assegnato un gol in realtà realizzato a gioco fermo (e anche qui l’errore è dell’arbitro, non del VAR).

La speranza è che col passare delle giornate i direttori di gara acquisiscano maggiore confidenza con il nuovo strumento tecnologico e possano correggere queste sviste (come già fatto: sempre nell’ultimo weekend Daniele Orsato ha giustamente confermato un rigore assegnato al Benevento col Crotone nonostante i dubbi dell’arbitro VAR, mentre in Sampdoria-Milan Paolo Valeri ha cambiato la decisione dopo un rigore inesistente dato per fallo di mano di Franck Kessié in realtà non da punire), ma il giudizio non può che essere positivo. E pazienza se si perdono due minuti o più: meglio recuperarli a fine tempo con la certezza di aver fatto la scelta giusta.

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