Tre Gran Premi alla conclusione del Mondiale, 75 punti a disposizione, 18 a separare i due contendenti, una sola moto (la Yamaha) interessata dalla lotta per il titolo. Questi alcuni numeri salienti dell’entusiasmante finale di stagione che ci stiamo preparando a vivere nel Motomondiale 2015. Da una parte il vecchio leone, Valentino Rossi, a un passo dallo storico decimo titolo in carriera, dall’altro il compagno di squadra, Jorge Lorenzo, che di campionati ne ha vinti quattro e rispetto all’avversario ha anche otto anni in meno (classi ’79 e ’87). Una sfida venuta fuori alla distanza, per certi versi favorita dall’ammutinamento di Marc Marquez, il due volte campione in carica, quest’anno costretto a mangiare l’asfalto non solo degli avversari, ma anche quello che da solo si è propinato cadendo in cinque occasioni su 15 gare.

lorenzo

Anche Lorenzo, però, ci ha messo del suo: un mix di talento, determinazione e capacità di migliorarsi settimana dopo settimana. La sua stagione era cominciata decisamente male: quarto in Qatar, ancora quarto in America, addirittura quinto in Argentina, accumulando subito un gap importante. Non ci ha impiegato molto a frantumarlo, però, grazie a una reazione d’orgoglio che ha subito prodotto quattro vittorie consecutive (Spagna, Francia, Italia e Catalogna) dopo le quali, sia pure a fronte di un andamento altalenante e a tratti discontinuo (compresa la caduta di San Marino), è riuscito finanche ad appaiare il Dottore in vetta alla classifica, salvo poi essere ricacciato indietro.

rossi

E in effetti il 2015 di Valentino è stato da orologio svizzero: 14 podi con 4 vittorie (Qatar, Argentina, Olanda, Gran Bretagna), tre secondi posti (Francia, Catalogna, Giappone), sette terzi (America, Spagna, Italia, Germania, Indianapolis, Rep. Ceca, Aragona) e un solo quinto piazzamento a San Marino, dove è comunque riuscito a guadagnare sul rivale, in virtù del suo ritiro. Una macchina o come ha detto il suo primo manager, Carlo Pernat, un pilota con “un Mac al posto del cervello che entra in azione negli ultimi cinque giri e gli dice se vale la pena di rischiare o di accontentarsi e alla fine ha sempre ragione“.

Sono i numeri a confermarlo, ma anche la voglia che traspare, non solo in pista. Dopo il secondo posto in Giappone ha risposto per le rime a Lorenzo che aveva attribuito alla sfortuna le ragioni del suo insuccesso. Uno scatto d’orgoglio e – c’è da crederci -, uno scotto che il giovane avversario pagherà nel prossimo Gp, a Phillip Island. Proprio dell’Australia ha parlato sempre Pernat, rimarcando un incredibile legame tra il pilota di Tavullia e la pista: “È come se fosse in un mondo tutto suo – ha commentato in maniera efficace -. L’isola di Peter Pan. Farà di tutto per finire davanti, fregandosene di calcoli e statistiche“. Qui Vale ha vinto ininterrottamente dal 2001 al 2005, poi c’è stata l’era del padrone di casa Stoner (sei edizioni consecutive dal 2006 al 2012), il breve intermezzo di Lorenzo nel 2013 sino al ritorno alla vittoria dello scorso anno, sia pure a margine di una stagione piuttosto travagliata.

rossilollo

A seguire sarà la volta della Malesia dove, sul circuito di Sepang, Lorenzo non ha mai vinto, mentre Rossi ha collezionato sei primi posti (2001, 2003, 2004, 2006, 2008, 2010), con l’ultimo però che affonda le radici in un lustro fa. Si chiude a Valencia e qui gli spagnoli saranno per forza di cose favoriti. Valentino ha trionfato solo in due occasioni, nel 2003 e 2004, più di recente si sono imposti Pedrosa (in tre occasioni), Lorenzo (in due), Marquez (lo scorso anno), ma è anche vero che i giochi in terra iberica potrebbero essere già fatti. Insomma, non resta che puntare la sveglia (i Gp d’Australia e Malesia si correranno all’alba in Italia) e palpitare al ritmo del rombo delle due Yamaha. Ci sarà da divertirsi.

 

ARTICOLI SIMILI

0 247