Guai agli sconfitti. Ma soprattutto al Valencia, finora l’unica squadra a saper rimanere in scia del Barcellona nella Liga spagnola. I catalani hanno fin qui rischiato di fare filotto, con 10 vittorie e un pareggio, gli avversari inseguono a quattro punti e sono reduci da otto vittorie consecutive. Se dovessero salire sull’ottovolante, domenica al Mestalla, si porterebbero a un solo punto dalla formazione di Valverde. Perché quella sera c’è proprio Valencia-Barcellona, il big match del campionato spagnolo.

L’anti Barça, a sorpresa, non è infatti il Real Madrid di Zidane, e neanche l’Atletico Madrid di Simeone: è il Valencia di Marcelino (che non sarà in panchina per squalifica). Imbottito di ex giocatori che sono transitati dal campionato italiano, tutti a caccia di riscatto: da Zaza e Kondogbia a Neto e Murillo che, però, si è fatto male all’inguine nell’ultimo turno contro l’Espanyol (vittoria per 2-0 dei Pipistrelli) e salterà dunque il super match del Mestalla.

Geoffrey Kondogbia Valencia

Proprio l’ex Inter Kondogbia è uno dei trascinatori dell’undici di Marcelino. Ha già segnato tre gol – bellissimo l’ultimo – ed è lontanissimo parente del fantasma visto con la maglia nerazzurra. Contro gli azulgrana tornerà in campo pure Simone Zaza, nonostante il menisco rotto, perché serve la sua furbizia contro la difesa migliore della Liga. Sì, perché il Barcellona di Valverde è diversissimo da quelli che eravamo abituati ad ammirare, non solo perché non c’è più il brasiliano Neymar, ma perché in attacco si segna di meno (i blaugrana hanno comunque il miglior attacco del torneo iberico) e la difesa è una cassaforte. Se le reti fatte sono 33, quelle subite in 12 turni risultano essere appena 4 (meglio pure dell’Atletico Madrid che, con Simeone, ha fatto proprio del reparto arretrato il punto forte). Il Valencia di gol ne fatti finora 32, subendone però 11.

Zaza nella classifica del Pichichi segue Leo Messi: 12 gol per la Pulce in 12 partite, 9 in 11 per l’ex Juventus e Sassuolo, ma il Valencia poi può contare pure sull’attaccante Rodrigo, che si trova a quota 7 reti, e su Santi Mina, che è a 5.

Insomma, ci sono tutti i presupposti per una partita incerta anche se, per forza di cose, il Barcellona si prende il ruolo di favorita, con un Luis Suarez che, dopo la doppietta nell’ultimo turno di campionato, pare di nuovo in grande spolvero e con in mano la pistola fumante. Dall’altra parte, al posto di Murillo, ci sarà un giocatore esperto come Garay, perché il Valencia di quest’anno pare avere anche una rosa ampia, come ha dimostrato nella già citata vittoria per 2-0 a Barcellona, pur con in campo tanti rincalzi per via della sfida contro Valverde.

Luis Suárez festeggia uno dei due gol segnati in Real Madrid-Barcellona 0-4.

Un’assenza pesante, in difesa, pure per gli ospiti che domenica dovranno rinunciare a Gerard Piqué. Non solo: non ci sarà neanche Javier Mascherano e Valverde sarà obbligato ad affidarsi a Umtiti e Vermaelen. Difficile, però, parlare di emergenza per una squadra che può schierare al centro del reparto difensivo due titolari delle rispettive nazionali.

La domanda che tutti si fanno in Spagna in questi giorni è: il Valencia può veramente tenere aperto il campionato o dovremo parlare già di titolo mezzo assegnato a fine novembre? Se Messi e compagni dovessero fare bottino pieno al Mestalla, infatti, volerebbero a +7 sui diretti avversari. E con Real e Atletico a -10, la banda Valverde potrebbe iniziare ad amministrare il vantaggio.

E ancora: può una squadra che, nei pronostici della vigilia, veniva inserita tra quelle che si sarebbero accontentate di un posto nella prossima Europa League essere in grado di fermare la corazzata Barça, avvicinandosi e facendo un po’ spaventare i catalani? Gli esempi di underdog che poi hanno fatto la storia ci sono. Come dimenticare il Leicester di Claudio Ranieri?

Zaza Kondogbia Real Betis-Valencia

Ruben Urìa, vice allenatore del Valencia, dice: “Sarebbe un errore pensare che siamo candidati per il titolo”. Il sospetto che si preferisca volare bassi, di non volersi far pizzicare dai radar c’è. Ma anche la consapevolezza di non avere probabilmente la forza e l’esperienza per durare a lungo su questi ritmi. Al Mestalla, però, l’apporto del pubblico (e le fatiche di Champions del Barcellona) potrebbero pesare, se non altro per continuare a braccare da vicino i grandi favoriti della Liga. Quelli che, senza Neymar, avrebbero dovuto faticare e che invece stanno correndo più veloci degli anni passati, grazie a un modo nuovo di giocare, meno spettacolare ma più attento al risultato.

Restando in Spagna, nel 2013/2014 l’Atletico Madrid fece più o meno la stessa cosa: data per outsider in estate, a questo punto della stagione era in una situazione simile. E poi portò a casa la Liga. Pure allora c’era il Barcellona davanti, ma la seconda squadra di Madrid restò in scia finché, a febbraio e marzo, con tre inciampi consecutivi, il Barça si fece acchiappare e superare.

Marcelino come Simeone, quindi? Un po’ ci sta. Pochi fronzoli, squadra unita, sacrificio da parte di tutti. Giocatori che credono ciecamente nel loro allenatore e che sono venuti a Valencia voluti fortissimamente proprio da lui, come Gabriel Paulista, discepolo di Marcelino già al Villarreal. Ma il tecnico è riuscito a resuscitare tanti altri giocatori, non solo chi proveniva dall’Italia: Santi Mina, Rodrigo e Dani Parejo sembravano sulla via del tramonto prima di oggi.

Marcelino García Toral Valencia

Certo, resta l’incognita di una squadra che, come il Barcellona, finora vede immacolato lo score sotto la voce sconfitte: zero. Dovesse arrivare la prima, le vele si sgonfierebbero e il Valencia potrebbe crollare? Meno grave un ko del Barcellona, sia per la posizione in classifica sia per la personalità e l’abitudine a stare sotto pressione di Iniesta e compagni.

Guai ai vinti, dunque. Soprattutto se saranno quelli del Valencia.