In un calcio dove le bandiere non ci sono più e dove a farla da padrone sono solo trasferimenti a suon di milioni ed ingaggi da capogiro, sembra davvero che non ci sia più posto per il romanticismo. Fortunatamente, anche in questo tempo cinico, c’è qualche eccezione che fa ancora sperare che il calcio non sia solo ed esclusivamente business ma ancora passione.

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È questo il caso di Wayne Rooney, che dopo 13 anni ha concluso il suo rapporto lavorativo col Manchester United, per tornare nel club nel quale è cresciuto calcisticamente e con il quale ha fatto il suo esordio in Premier League, l’Everton.  La carriera e i numeri di Rooney parlano da soli. Sono 253 le reti segnate con i Red Devils, score che gli ha permesso di diventare il giocatore più prolifico della storia del club, superando leggende del calibro di Bobby Charlton, George Best, Ruud Van Nistelrooy e altri. Col Manchester United ha vinto 4 Coppe di Lega, 5 Premier League, 6 Community Shield, una Coppa d’Inghilterra, una Champions League, un Mondiale per Club e l’ultima edizione dell’Europa League, per un totale di ben 19 trofei.

Numeri incredibili, che però non sono bastati per impressionare il tecnico José Mourinho, che già nella scorsa stagione ha avuto scarsa considerazione per il suo capitano. Come se non bastasse, Rooney si è visto chiuso dal recentissimo arrivo a Manchester di Romelu Lukaku, prelevato proprio dall’Everton. È stato così che, da semplice suggestione, il suo ritorno ai Toffees è divenuto realtà e come un moderno figliol prodigo Wayne è ritornato al luogo dal quale tutto è cominciato.

Una scelta non solo sportiva ma soprattutto di cuore quella dell’attaccante della nazionale inglese, che ha deciso di ritornare nella squadra che lo aveva ingaggiato da bambino a soli 9 anni e nella quale ha militato fino alla maggiore età.

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Ha firmato un biennale decidendo di ridursi l’ingaggio e di mettersi in discussione con l’umiltà tipica dei veri campioni. Rooney ha dimostrato tutto il suo entusiasmo per questo nuovo capitolo della sua vita calcistica (“Non sono qui in pensione”, ha precisato) e tra l’entusiasmo della tifoseria e del tecnico Koeman, sicuro di poter contare sulle su indiscusse qualità, ha dichiarato di non aver mai “abbandonato” il pigiama dell’Everton, portando un pezzo della sua squadra del cuore anche durante la sua esperienza al Manchester United.

LA PRIMA INTERVISTA DOPO IL SUO RITORNO ALL’EVERTON

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