C’è un capitano che ha spinto la propria Nazionale agli ottavi di finale di Euro 2016, idolatrato in patria e in lista di imbarco nella propria formazione di club. Lo strano caso ha nome e cognome quasi impronunciabili, ma terribilmente efficaci quando si tratta di armare il mancino e mirare la porta avversaria: l’identikit conduce a Balázs Dzsudzsák, furetto 30enne della magyar labdarúgó-válogatott, perso oggi nelle montagne turche dopo aver vestito le maglie di PSV Eindnoven, Anzhi (con Eto’o e Roberto Carlos) e Dinamo Mosca. Il Bursaspor, per voce del suo patron Milliyet’, Ali Ay, lo ha dichiarato in vendita, ma contro Austria, Islanda e Portogallo lui ha caricato sulla sua maglia numero 7 le speranze di una nazione tornata a disputare una competizione internazionale a 44 anni dall’ultimo Europeo disputato.

L’eco del calcio danubiano, da Sarosi a Puskas, da Parigi ’38 all’Aranycsapat, è tornato a farsi sentire sulla Senna. Primo posto nel girone più strambo dell’Europeo. Zero sconfitte al passivo nonostante aspettative minime. Difesa discreta e attacco letale, con ben sei centri all’attivo nella terzultima edizione della kermesse continentale per numero di reti realizzate. E dire che i magiari, sostantivo che risuona di calcio nostalgico, si erano qualificati come terzi nel gruppo qualificazione per gli Europei in Francia dietro Irlanda del Nord e Romania e davanti a Finlandia, Fær Øer e Grecia, ottenendo così l’opportunità di giocare lo spareggio contro la Norvegia vincendolo. Il giocatore più rappresentativo di quest’11 organizzato ma non eccelso è senza dubbio proprio Dzsudzsák: i tempi del Psv, quando dal 2007 al 2011 segnò 54 volte e fornì 50 assist in 157 presenze con gli olandesi, sono lontani, ma non troppo. La sua doppietta contro il Portogallo, pur aiutata da altrettante deviazioni, ha rappresentato il giusto premio in coda alle prove generali frenate dal legno nei primi 180 minuti della competizione. A distanza di cinque anni dall’epopea olandese Dszudszak non è più nel gotha del calcio continentale e la sua valutazione è scesa sino a poco più di 4 milioni di euro, ma Euro 2016, per lui come per altri colleghi, fa rima con rilancio. E sulle sue tracce ci sarebbe anche la Sampdoria.


Ala incisiva e abile sui calci piazzati, Balázs Dzsudzsák nasce 30 anni fa a Debrecen, a 50 chilometri dal confine con la Romania. Una città di terza generazione, distrutta dai bombardamenti dell’agosto 1944 ed ex sede del Governo Nazionale Provvisorio per 100 giorni. E a “casa” si è formato, fino al 2007, conquistando anche l’esordio con la nazionale in agosto contro gli allora campioni del mondo dell’Italia. A Budapest vinsero per 3-1 i padroni di casa:  Balázs non andò in gol, ma mise in serio imbarazzo due totem come Oddo e Zambrotta, meritandosi le prime pagine dei giornali. Nove anni dopo, è un leader silenzioso: si fa riprendere su Instagram mentre stampa divise con il suo nome, saluta i tifosi a fine allenamento e ha mantenuto viva la passione per le escursioni in Jeep nei boschi. Alla scoperta di sé stesso, pronto a vivere l’edizione 3.0, e di un’Ungheria che non vuole essere definita una sorpresa, come il numero 7 ha spiegato a qualificazione ottenuta:  «I cinque punti dimostrano che la nostra presenza qui non è frutto della casualità. Adesso, però, rimaniamo concentrati e con i piedi per terra».

Dzsudzsak

Nessun caso, Balázs. Solo strategie affinate e perfezionate: un 4-2-3-1 mobile, che fa densità in mediana e punta sulle ripartenze e i tiri dalla distanza, come avvenuto contro il Portogallo. Il mancino di Gera e i fendenti di Dzsudzsák hanno fatto tremare Cristiano Ronaldo e compagni.  Il diktat del Ct Bernd Storck è chiaro: «Non siamo ancora pronti per imporre il nostro gioco, prepareremo ogni partita in base alle caratteristiche delle nostre sfidanti». Non parole di circostanza, ma fatti: contro il Portogallo hanno totalizzato appena il 37% del possesso palla.  Numeri quasi raddoppiati contro l’Islanda (72% di possesso) e invece equamente suddivisi nell’esordio contro gli austriaci. E ora, sotto con il Belgio, una delle più talentuose rappresentative approdate in Francia: domani sera si giocherà a Tolosa, in una regione di vette e Pirenei. Altra montagna da scalare. Per i magiari e Dszudszak, tornato rapidamente di moda. Per la gioia degli ungheresi e (meno) quella dei telecronisti.

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