Non è Inzaghi ad essere innamorato del gol, è il gol ad essere innamorato di Inzaghi” disse una volta Emiliano Mondonico. E ce ne siamo accorti. Tutti, anche Pirlo quando con una deviazione più che fortuita ad opera di Inzaghi vide finire in rete il pallone calciato poco prima. In una finale di Champions League.
SuperPippo è stato il supereroe senza superpoteri, la dimostrazione che su un campo di calcio in fin dei conti la cosa veramente importante è una: metterla dentro. Il come, poi, è roba per le statistiche. Che nessuno controlla mai.

Tecnicamente scarso rispetto a molti suoi colleghi (“Non saprebbe dribblare nemmeno una sedia” disse un suo vecchio allenatore) un dribbling ed una finta uguali per vent’anni, eppure drammaticamente efficaci negli ultimi 16 metri. Sempre. In ogni competizione e ad ogni partita. Ci sono attaccanti che hanno il fiuto del gol, ci sono giocatori con il piede educato. E poi c’è Pippo Inzaghi che gonfia la rete. C’è Pippo Inzaghi perennemente in fuorigioco. C’è Pippo Inzaghi che dentro l’area non passerebbe una bottiglia d’acqua nemmeno a sua madre assetata, figuriamoci un pallone ad un compagno di squadra. Figuriamoci a Simone Barone in una partita di un Mondiale.

La carriera di Inzaghi è tutta racchiusa in quella corsa e nella successiva esultanza: istinto, cattiveria agonistica, sfrontatezza ed un pallone che tra quelle gambe sembra quasi una corda che vuole farlo inciampare. Pronta a tradirlo in qualsiasi momento ma che lo ama troppo per farlo veramente. Il risultato, sempre lo stesso. Ed il portiere non può farci nulla.

Cresciuto nelle province tra Albinoleffe, Piacenza, Verona, fino all’approdo al Parma delle meraviglie nel ’95 e all’Atalanta nel ’96. Un comune denominatore in tutte le esperienze: il goal. La linea del fuorigioco a fare da spartiacque tra la delusione e la gloria. Un grido liberatorio dopo ogni marcatura.

L’esperienza alla Juve, i grandi palcoscenici europei, 90 minuti vissuti sempre, costantemente, sul filo del fuorigioco. Il rapporto con Del Piero. Due giocatori capaci di andare contemporaneamente in doppia cifra senza mai passarsi il pallone. I litigi, le gioie, e le grandi delusioni come la finale di Champions persa contro il Real Madrid nel ’98 dopo aver sfiorato più volte il goal. Il passaggio al Milan con la delusione di Euro 2000 nel mezzo: un’esclusione dagli 11 titolari nella finale che non digerirà mai.

19 Dec 1999: Alessandro Del Piero and Filippo Inzaghi of Juventus during the Italian Serie A match against Parma played at the Stadio Communale in Florence, Italy. The game ended in a 1-1 draw. Mandatory Credit: Claudio Villa /Allsport

Con la squadra di Berlusconi poi avviene qualcosa di più di una consacrazione, nasce un’ossessione onirica. Un menage a trois tra Pippo, la maglia rossonera e il gol. L’infinita sfida con Raul per il titolo di capocannoniere più prolifico della Champions League e la sua firma messa in tutte competizioni continentali alle quali ha partecipato. Una partentesi da allenatore finita troppo presto e che non gli ha restituito tutto quello che ha dato per quei colori. Soprattutto da allenatore. Ma questa è un’altra storia.

Per oggi ci basta raccontare quella in cui un Supereroe senza superpoteri riesce a sconfiggere i nemici. In un mondo fatto di fisici imponenti, tiqui taca, e tecnica pura, Pippo Inzaghi ha semplicemente fatto la cosa più bella del mondo: gol.

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