La sua “omonima” tedesca, preferibilmente bionda, è compagna di serate ad alto tasso alcolico. Lui, invece, di ubriacante ha i dribbling e le serpentine, stessi fondamentali che l’hanno condotto, a soli 27 anni, ad avere alle spalle tre vite calcistiche: Vladimir Weiss non sarà forse mai ricordato come un simbolo del calcio del Terzo Millennio, ma i romantici ne adoreranno ripercorrere le gesta cosmopolite e la singolarità di trasferirsi in piena carriera in Qatar, sponda Al-Gharafa. Và dove ti porta il…conto in banca, Vladimir, ma torna a deliziarci almeno con la maglia della tua Slovacchia: gliel’hanno chiesto in tanti, e in un pomeriggio di mezza estate, a Villeneuve-d’Ascq, non lontano da Lilla, lui ha esaudito i loro desideri. Minuto 32 di Russia-Slovacchia, punteggio sullo 0-0: Marek Hamsik ispira con un lancio lungo, VladiW7 -come si chiama su Twitter- corre sul filo del fuorigioco, addomestica con il mancino, mette a sedere Smolnikov e  V.Berezutski con il destro e scarica un diagonale destro alle spalle di Akinfeev. 0-1, per la gioia di tanti fantaeuropeisti che avevano imparato ad amarlo nella stagione 2012/2013, quando in serie A vestiva la maglia del Pescara.

Vladimir Weiss con la maglia della Slovacchia

L’orso rosso è stato superato, la foresta francese è meno irta di ostacoli. Nel passato di questo numero sette funambolico e innamorato del pallone ci sono parentele celebri: occhi di ghiaccio, testa rasata e volto duro fanno di lui la perfetta rappresentazione della sua Slovacchia. Per lui il pallone è un affare di famiglia, poiché nonno Vladimir e papà Vladimir (no, non è un refuso) hanno vinto qualcosa con quella che fu la Cecoslovacchia, prima che diventasse Slovacchia.  Vladimir Weiss senior ha anche un importante passato da calciatore: è stato a lungo centrocampista dell’Inter Bratislava, ma ha vestito anche le maglie di Sparta Praga e Kosice guadagnandosi la nazionale, anzi le nazionali: 19 presenze con la Cecoslovacchia prima, con cui prese parte ai Mondiali di Italia ’90, e 12 con la Slovacchia in seguito al processo di indipendenza, conclusosi nel 1993, che aveva prodotto anche la separazione delle due federazioni calcistiche. Classe 1939, il nonno per 11 anni fu difensore dell’Inter Bratislava, di cui divenne una leggenda, e anche lui giocò nella nazionale della Cecoslovacchia, vincendo peraltro l’argento olimpico a Tokyo nel 1964.

Vladimir Weiss sr

L’ascesa della terza generazione dei Weiss nel pallone era stata vertiginosa: nel 2006, ancora 16enne, era già passato dalle giovanili dello Slovan Bratislava al Manchester City. Con i Citizens vince la F.A. Cup giovanile nel 2008, esordisce in prima squadra sotto la guida di Mark Hughes nell’ottobre del 2009, in una gara di Coppa di Lega contro lo Scunthorpe, e debutta in nazionale maggiore lo scorso agosto, in un match amichevole contro l’Islanda. Sembrava l’alba di una carriera spianata, ma Vladimir si smarrisce nella nebbia inglese: nel gennaio 2010 va in prestito al Bolton Wanderers per avere più spazio e fa subito il suo esordio contro il Burnley.  Sembrava l’inizio della gloria, era l’inizio della retromarcia, innestata in Scozia con i Rangers di Glasgow: di passaggio in Catalogna, sponda Espanyol con un giovanissimo Coutinho, 4 reti in 22 presenze e un’espulsione per doppia ammonizione (contro il Torino) con la maglia del Pescara in un’annata chiusa con la retrocessione, poi il passaggio all’Olympiacos, la Champions League e il richiamo dei petroldollari: difficile che abbia accettato il Qatar perché è lì che organizzeranno il Mondiale 2022, ma a spingerlo in un campionato che ospita calciatori a fine carriera (il romeno Sanmartean) o di seconda fascia (l’ungherese Nemeth) è stato il luccichio delle monete. E considerando che il suo procuratore è Mino Raiola, l’ipotesi diventa presto tesi.

Weiss jr., però non è un calciatore banale: e nel calcio degli emiri ha ritrovato motivazioni e gol, quelli con i quali nel 2010 aveva spinto la Slovacchia alla qualificazione mondiale. Si ricorda dei tempi in cui la rivista “Don Balon” lo inseriva tra i 100 giovani più promettenti al mondo, dimentica le liti con Roberto Mancini ai tempi del City e torna scattante, fresco, come l’auto sportiva rossa con la quale ama farsi immortalare su Instagram: celebratore del concetto di contropiede tanto caro a Gianni Brera, ieri ne ha dato un bruciante esempio sul campo. “Weiss non si impegna, Weiss non è puntuale agli allenamenti”: la musica è cambiata, gli sprazzi indicibili di talento sono tornati.  E la Russia si è accorta di quanto valga ancora l’ex ragazzo prodigio: palla docilmente domata su lancio di Hamsik e piazzata sul palo opposto per l’1-0. Un colpo d’autore, che sarebbe bello riproporre stabilmente in Europa. Per tornare a bersi gli avversari e non associarlo solo a una birra, degna compagna della visione di una partita: perché Vladimir Weiss “terzo” è così, prendere o lasciare.