Un finale di carriera in Formula 1. Che sia questo il futuro a breve termine di Valentino Rossi? Una sorta di deja-vù per chi ha seguito la lunga carriera del Dottore, reduce dal secondo posto al Motomondiale. La suggestione è stata prodotta dalle parole del team principal Mercedes, Toto Wolf, alle prese con la non facile sostituzione del campione del Mondo, Nico Rosberg, che ha comunicato a sorpresa il suo ritiro dalle scene a 31 anni, a pochi giorni dalla conquista del tanto sospirato titolo iridato.

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Potremmo offrire la macchina a Valentino“, si è lasciato sfuggire parlando con alcuni giornalisti italiani ufficializzando l’inserimento di Rossi nella short-list in corso di valutazione e che, al momento, comprende anche Fernando Alonso, il più papabile del novero secondo i media. Un’ipotesi che il numero 46, reduce dal successo al Rally di Monza a conferma della sua abilità anche con le quattro ruote, non ha respinto al mittente, tutt’altro. “Non lo sapevo, sarebbe bello – ha risposto a chi lo ha informato della dichiarazione del tedesco -. Se vogliono chiamarmi, il mio numero ce l’hanno. Avendo pilotato la Ferrari ed essendo amico di tanti uomini di Maranello sarebbe come un mezzo tradimento, ma come fai a non provare se la Mercedes te lo chiedesse?

Molto prima della Mercedes, infatti, era stata la rossa di Maranello a provare a calare l’asso. Di qui la sensazione di deja-vù. Tra il 2004 e il 2006, Stefano Domenicali, allora braccio destro di Jean Todt, mise a disposizione una monoposto e una squadra di tecnici per alcuni test (poi ripetuti nel 2008 come premio per il Mondiale vinto), che oggi ricorda così: “Rossi diede conferma di avere un talento e una capacità tecnica tale da non sfigurare neppure con le quattro ruote. Allora lui era pronto per correre in F1, poi decise diversamente e la storia finì lì“. Dieci anni prima no, adesso chissà. Ma non sono pochi quelli che hanno catalogato la notizia a una boutade.

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Altri, invece, come l’ex campione Giacomo Agostini hanno fornito una valutazione ad ampio spettro: “Per correre a un livello così alto ci vuole tempo per imparare, e il tempo in F1 è proprio l’unica cosa che non c’è“, è la sintesi di un suo recente editoriale per la Gazzetta dello Sport, nel quale ha anche ricordato l’occasione offertagli da Enzo Ferrari: “Ci ho pensato seriamente tre giorni e tre notti, poi mi sono detto che Dio mi aveva dato questo dono delle moto, perché avrei dovuto lasciare qualcosa di certo per molto di incerto?“. Un discorso che si cala alla perfezione anche nella realtà di Valentino che, alla soglia dei 38 anni (li compirà a febbraio), deve decidere se far partire l’ultimo assalto a quel Mondiale sfuggito negli ultimi due anni chiusi al secondo posto, oppure lanciarsi in una nuova sfida senza la garanzia di successo.

Una tedesca per il pesarese…o forse no!

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