L’hanno paragonata al Leicester, e qualcosa in comune forse c’è davvero. Non uno scudetto, ma un sogno. Un sogno con orecchie grandi, orizzonti e pianeti lontani che ora sembrano vicinissimi. L’Atalanta di Gasperini corre. Da piccoli passi a salti, voli che da pindarici sono diventati reali. L’Europa (League) è in tasca, ma la Champions è a vista e non è mai stata così raggiungibile.

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La stagione era partita con l’obiettivo minimo, la salvezza, e infatti nelle prime 5 giornate i punti raccolti sono stati soltanto 3. Un percorso a velocità alternate, quello della Dea, con una sensazione però sempre presente: quella di poter fare, finalmente, la differenza. Le vittorie nel girone d’andata contro Napoli, Inter e Roma non sono state casuali, ma il primo segnale mandato alle grandi, come a dire: “Ci siamo anche noi”.

E l’Atalanta c’è, eccome. E lo sanno bene i ragazzi di Sarri, sconfitti al San Paolo dai bergamaschi e ora costretti a convivere con il loro fiato sul collo. I nerazzurri, infatti, sono a -3 dal terzo posto, e sulla carta hanno un calendario favorevole.

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Almeno 8 delle 12 partite che mancano sono potenzialmente abbordabili: Fiorentina (la prossima in casa), Pescara (in casa), Genoa, Sassuolo (in casa), Bologna (in casa), Udinese, Empoli e Chievo (in casa). Poi ci sono gli scontri diretti con Roma e Inter (vinti, però, all’andata…) e le sfide con Juve e Milan tra fine aprile e inizio maggio (entrambe in casa).

Il calendario non è proibitivo, soprattutto se l’Atalanta manterrà questo tasso di sfrontatezza e cinismo che l’ha portata fin lassù insieme ai suoi giovani talenti sbocciati tutti insieme.

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L’ambiente è caldissimo e spinge ma senza pretendere nulla. Fa festa in aeroporto e si sorprende per ogni nuova emozione che prova. Quella della Dea è una favola, proprio come quella del Leicester. Questa stagione è già una vittoria ma il lieto fine può essere ancora più dolce.

Non sarà scudetto, ma la Champions, ora, è un sogno a portata di mano.

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