Due partite, nove reti e tanto divertimento. Al Luna Park del “Renato Curi”, in quest’avvio di stagione, i palati fini saranno rimasti estremamente soddisfatti nel godersi lo spettacolo partorito dai ragazzi terribili del Perugia allenato da Federico Giunti: prima un pokerissimo a domicilio contro la Virtus Entella, poi il secco 4-2 al Pescara di Zdenek Zeman. Con un messaggio in calce: tornare a sognare la serie A, da queste parti, non è più proibito.

Giunti al cambiamento

Merito di una squadra ringiovanita rispetto alla scorsa stagione e audace. Sulla scorta di una strada intrapresa già con Cristian Bucchi, partito in direzione Sassuolo, in panchina. A raccoglierne l’eredità è stato un altro ex calciatore del Perugia: Federico Giunti, classe 1971. In comune con il suo predecessore la stazione di partenza in panchina, la Maceratese, e i trascorsi da calciatore in Umbria, dove con i biancorossi ha giocato dal 1991 al 1997. Cambiare ma non troppo, il chiaro messaggio societario. Per dare il via ad un nuovo ciclo con forze fresche e un pizzico di esperienza. Senza dimenticare la conoscenza della piazza, fondamentale per conquistare immediata fiducia in una città che ancora porta sulla pelle le cocenti esperienze della gestione Gaucci e del fallimento. Da ex capitano, Giunti non si è sottratto alle proprie responsabilità:  il calciomercato gli ha consegnato una rosa profonda, ricca di qualità e fisicità. E con tante soluzioni in tutti i ruoli, nella quale centrocampo e attacco appaiono i due reparti più attrezzati. E i numeri dei primi 180 minuti ne sono stati degna testimonianza.

Al “Curi” si parla coreano

La copertina di questa prima parte di stagione, inutile negarlo, va di diritto a un ragazzo di 19 anni nato a Pyongyang, in Corea del Nord, e scoperto dopo un viaggio del talent scout Alessandro Dominici, responsabile dell’Italian Soccer Management di Perugia e scopritore dell’indimenticato Hidetoshi Nakata. Sono bastati 180 minuti a Kwang-Song Han per conquistare i suoi nuovi tifosi: prima la tripletta alla Virtus Entella, poi il gol al Pescara di Zeman. Per la gioia di Giunti e del Cagliari, società che ne detiene il cartellino e lo ha spedito in Umbria in estate con Colombatto e Pajac per vederlo maturare. Se il buongiorno si vede dal mattino, investimento corretto.

Una storia al bacio, quella di Han: legato alla figura del folkloristico senatore di Forza Italia, Antonio Razzi, di lui si racconta che la prima cosa richiesta al momento dell’arrivo a Cagliari sia stata…un paio di jeans, vietati nel suo Paese di origine. Il divieto di segnare, invece, è un perfetto sconosciuto: esordio con gol in Cagliari-Torino dello scorso aprile e cinque scampoli di partita in serie A hanno rappresentato il biglietto da visita perfetto. Fino all’esordio: due delle quattro reti sono state realizzate in acrobazia, in perfetto stile orientale, laddove le arti marziali sono di casa.

Parola d’ordine: riscatto

Questo campo mi è sempre rimasto dentro: il Perugia è l’ambiente che mi ha permesso di crescere. Sono partito dai dilettanti che ero un ragazzino e qui sono diventato uomo. Spero di ripagarli con i risultati.

Il post-it affisso da Giunti sullo spogliatoio del “Curi” all’alba della sua avventura da allenatore del Perugia è un monito, valido per l’allenatore stesso e per i suoi calciatori: sono i risultati a farti grande, e non il pédigrée. Difesa a 4 e centrocampo a 3 sono dogmi quasi irrinunciabili sul campo, dove sono arrivati rinforzi giovani e di qualità: Cerri dalla Juventus, il trio cagliaritano, la grinta di Bandinelli ed Emmanuello, l’esperienza di Bianco e Zanon. Innesti che hanno permesso di dimenticare addii rilevanti, su tutti quello di Jacopo Dezi, rientrato a Napoli prima di passare al Parma. Andare oltre le due semifinali playoff perse negli ultimi tre anni contro Pescara e Benevento è la missione.

#machenesanno dell’Intertoto

Per riprendere il filo interrotto con la serie A, che in città manca dal 2004, anno della retrocessione seguita a ko nello spareggio contro la Fiorentina. Dalle parti di corso Vannucci è ancora vivo il ricordo della finale Intertoto conquistata nel 2003 contro il Wolfsburg di Andrés D’Alessandro, grazie all’1-0 casalingo con l’incitamento degli oltre 20 mila del “Curi” e al 2-0 nella città della Wolkswagen: un cammino glorioso quello dei biancorossi all’epoca allenati da Serse Cosmi, che superarono nella loro cavalcata Dundee, Allianssi e Nantes, prima di arrivare alla meritatissima vittoria contro i tedeschi. In quella squadra trovavano posto calciatori del calibro di Kalac, Zé Maria, Grosso, Amoruso, Giovanni Tedesco intramontabile capitano, Vryzas e il bomber tascabile Miccoli. Oltre a questi nomi più rappresentativi presero parte alla finale Alioui, Obodo, Fusani, Blasi, Lompoutis, Diamoutene, Obodo, Do Prado e Berrettoni. Altri tempi, altri sogni. Con un filo di nostalgia, oggi a Perugia sono tornati a sognare. Con una squadra…al bacio.

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