Lì dove non arrivano le finanze, decisamente inferiori rispetto agli altri principali campionati europei, ci pensano l’inventiva e la voglia di tornare a puntare sul “prodotto interno”. La nostra serie A fa di necessità-virtù e si affida nuovamente con coraggio alla linea verde. Sono queste prime 12 giornate di serie A a dimostrarlo con Milan e Atalanta, in particolare, a dettare la linea. I rossoneri, abbandonate le ambizioni di “tiki-taka” e calcio spettacolo, per ora irraggiungibili, hanno scoperto una ricchezza insperata dai rientri dai prestiti e dal settore giovanile. E così tra Donnarumma, splendido esempio del nuovo corso con i suoi 17 anni e l’atteggiamento da veterano, Romagnoli (classe ’95), cresciuto a vista d’occhio e ormai perno anche della difesa azzurra di Ventura, De Sciglio (’92) e Niang (’94), sono spuntati gli altrettanto giovanissimi Calabria (’96), al momento fermo ai box per infortunio, e soprattutto Locatelli (’98), impostosi all’attenzione generale con due gol (uno splendido e decisivo contro la Juve) e ottime prestazioni di sostanza.

petagna

Fa ancora meglio l’Atalanta di Gasperini, capace di infilare ad oggi nove risultati utili consecutivi, che l’hanno condotta a ridosso della zona Champions. Una striscia di successi nel segno di una nidiata di talenti tutti Under21. Ad aprire le danze ci ha pensato l’esterno Conti (’94), già lanciato lo scorso anno da Reja, quindi è stata la volta di Kessiè (’96), nuovo perno del centrocampo nerazzurro, e nel periodo più buio, proprio quando sembrava che Gasp potesse salutare anzitempo, sono spuntati i vari Caldara (’94) in difesa, Gagliardini (’95) a centrocampo – già convocato da Ventura – e Petagna (’95) in attacco, quest’ultimo preferito addirittura a Paloschi e Pinilla. E adesso i nerazzurri sognano l’Europa e ci sarebbe quasi da tifare per loro, anche per il bene del nostro calcio.

Ma al di là dei discorsi legati alle singole squadre, è tutto il movimento a confermare la bella inversione di tendenza. Immobile (’90), non più giovanissimo ma neanche da buttar via, è il miglior marcatore italiano, seguito dal granata Belotti (’93), lui sì appena uscito dalla lista degli eleggibili di Di Biagio; il fiorentino Bernardeschi (’94) ha già vissuto l’esperienza degli Europei ed è ormai imprescindibile, anche grazie alla sua duttilità, per il sistema di gioco di Sousa; idem Benassi (’94) e Baselli (’92) per il centrocampo di Mihajlovic che, nel frattempo, non ha perso occasione anche di lanciare Barreca (’95), ormai titolare sugli esterni della difesa granata. E manca ancora all’appello gente come Rugani (’94), finito un po’ in ombra per l’arrivo di gente come Benatia e Dani Alves, o Mandragora (’97), bloccato da un lungo infortunio.

benassi

Sta a vedere che siamo diventati…un Paese per giovani.

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