Ero a Fortaleza più o meno un anno fa. Era il 6 luglio e un ottimo Brasile puniva gli errori di Pekermann e della Colombia, vincendo con merito 2-1 e qualificandosi per la semifinale del Mondiale, divenuta involontariamente storica, contro la Germania. Quel giorno è stato drammatico però, perché un tamponamento pesante di Zuniga mise fuori gioco Neymar per un bel pezzo. Era Brasile-Colombia e l’incubo di O’Ney contro la Colombia aveva appena vissuto soltanto il primo capitolo.

Meno di 365 giorni dopo, stavolta in Coppa America, ecco di nuovo la sfida. Una chance per vendicarsi per lui e di chiudere il girone per i brasiliani, dopo la fortunosa vittoria inaugurale. Ecco, non solo non ha vinto il Brasile, ma per Neymar sfidare la Colombia sta diventando una roulette russa sempre col colpo in canna. Stavolta un suicidio del fuoriclasse del Barcellona gli è costato prima l’espulsione, poi una squalifica sospesa e infine quattro (infinite e forse eccessive) giornate di squalifica.

Tante volte ho celebrato anche da qui il talento del 10 brasiliano, che batterà ogni record con la Nazionale e che per me resta sempre un talento eccezionale. Ma caratterialmente deve ancora fare il salto di qualità per diventare perfetto. Perché irridere gli avversari va fatto con naturalezza (alla Messi, per intenderci) e non con arroganza. E perché le reazioni ai falli sono sbagliate anche più dei falli stessi (comunque sempre troppi su giocatori così). Il Neymar di Barcellona in Brasile si vede poco: troppa pressione e troppe coccole, forse. Tra l’altro quello di giovedì era un nervosismo incomprensibile, dopo una gara inaugurale giocata da fenomeno vero, con giocate pazzesche, gol da centravanti e tre punti griffati da lui al cento percento. Ma forse torniamo al punto centrale: il nervosismo arrivava da lontano, da Zuniga, da quel fallaccio e da un incubo chiamato Colombia.