Quando, dopo l’ennesima sconfitta rimediata in casa col Cagliari l’Udinese ha scelto di esonerare Del Neri, i friulani erano impantanati in una situazione di classifica inaspettatamente negativa. 4 vittorie (3 in casa e 1 fuori) e 8 sconfitte (4 in casa e 4 fuori), con 18 gol fatti e 23 subiti, ma soprattutto l’impressione di una squadra che ancora una volta avrebbe dovuto lottare per non retrocedere. A dire il vero è dal 2012 in poi, anno in cui si classificò al terzo posto dietro la prima Juve di Conte e il Milan di Allegri, che l’Udinese è scomparsa dai piani alti della classifica, disputando una serie di campionati ai limiti della mediocrità.

La provinciale dei miracoli, quella capace di rivaleggiare con gli squadroni del nord nella lotta alle posizioni nobili del campionato e di sfornare elementi come Sanchez, Di Natale e le decine di altri calciatori lanciati verso i club più importanti d’Europa, sembrava aver perso di colpo tutta la magia che l’aveva portata ad essere una società modello in tutto il continente. Una serie di campionati mediocri (il tredicesimo posto raggiunto alla fine dello scorso campionato, con 45 punti, è il risultato migliore degli ultimi 5 anni), esoneri e la diminuita capacità di trovare diamanti grezzi e trasformarli in campioni stavano lì a certificare una mediocrità inedita per la gestione Pozzo.

Le annate negative ci sono sempre state, perché una società che fa dello scouting e delle plusvalenze la propria ragion d’essere può sbagliare una stagione, ma 5 anni di risultati negativi sono qualcosa di inedito per chi è abituato a respirare spesso l’aria delle competizioni europee. Dopo le prime 12 giornate di questo campionato nulla avrebbe fatto presagire ad un miglioramento, con i bianconeri in piena lotta per non retrocedere. Ci voleva una sterzata netta per invertire il trend, una mossa anche un po’ azzardata, e quella mossa è stata l’arrivo in panchina di Massimo Oddo.

Quando il tecnico pescarese è stato nominato nuovo allenatore lo scetticismo nei suoi confronti era chiaro. Come può un allenatore con così poca esperienza, esonerato dal Pescara già praticamente retrocesso la stagione precedente, risollevare una squadra in crisi? In pochi credevano che l’ex Campione del Mondo fosse capace di riportare sulla retta via un gruppo di calciatori in così grandi difficoltà. Oddo invece si è subito rimboccato le maniche, ha studiato a fondo la rosa e le potenzialità latenti in essa (anche di chi è stato meno impiegato da chi lo aveva preceduto sulla panchina) e ha capito che i calciatori che è stato chiamato a guidare avrebbero potuto fare molto meglio di quanto fatto fino a quel momento.

Sotto la sua gestione l’Udinese sembra tornata la squadra capace di potersi imporre con chiunque. I 15 punti in 6 partite (con 5 vittorie di fila) sono numeri che parlano chiaro, così come i 12 gol fatti e i 3 soli subiti (con una media reti che, in questo periodo, mette i friulani dietro solo a Juve e Lazio), con la ciliegina sulla torta della vittoria a San Siro contro la fino ad allora imbattuta Inter di Spalletti. E anche nelle due sconfitte rimediate (entrambe col Napoli, in campionato e in Coppa Italia) la squadra ha sempre dimostrato il giusto atteggiamento, venendo sconfitta in entrambi i casi solo di misura.

Il lavoro del tecnico ha favorito la valorizzazione di tanti degli elementi in rosa, sia di quelli giovani che dei profili più esperti. La linea difensiva a 3, con il ritrovato Danilo e la scommessa belga Nuytinck punti fermi e gli adattati Stryger Larsen e Samir a giocarsi il posto rimanente (entrambi nascono terzini), sembra aver trovato una solidità invidiabile, guidata dall’esperienza in porta del super veterano Alvaro Bizzarri (40 portati alla grandissima).

In mezzo, con Behrami a fare da schermo, stanno esplodendo definitivamente due interni come Jankto e Barak, tra i pochi a mettersi in luce anche prima dell’arrivo di Oddo. Giovani, fortissimi fisicamente, instancabili e capaci di trovare anche la porta con una certa facilità, hanno già attirato l’attenzione di grandi club. La fisicità del reparto centrale è completato poi dalla spinta sulle fasce di Adnan e del redivivo Widmer, due giocatori che per motivi diversi (l’iraniano per inutilizzo, lo svizzero a causa di un infortunio) negli ultimi tempi erano finiti ai margini e che ora sono tornati protagonisti.

Con Rodrigo De Paul a fare da jolly (a metà tra l’essere titolare e da spacca partite in corso d’opera), il calciatore che forse rappresenta al meglio la nuova Udinese però risponde al nome di Kevin Lasagna: 2 gol nelle prime 11 partite giocate, 5 nelle ultime 5 (con 2 assist). L’ex Carpi, spostato stabilmente da punta centrale, è il calciatore perfetto per il gioco impostato da Oddo, con la sua capacità di colpire in contropiede le difese avversarie e di tagliare nello spazio, oltre a favorire gli inserimenti dei centrocampisti.

La classifica dice che i bianconeri sono al momento in piena lotta per un posto nei piani alti, anche se il difficile inizia ora. Confermare la stessa continuità sarà difficile e prima o poi arriveranno periodi di minor brillantezza, ma l’Udinese con l’atteggiamento delle ultime gare può aspirare a un posto in Europa, che manca ormai in Friuli da troppi anni.

Sarebbe una grande rivincita per Massimo Oddo, bollato da molti come allenatore di scarso valore (dimenticando il campionato di Serie B vinto a Pescara) forse troppo in fretta. Proprio il tecnico, in uno status condiviso sui suoi canali social a capodanno, ha riassunto bene questo periodo (e, forse, anche quello della sua squadra): “Il lavoro paga sempre, l’importante è avere sempre la forza di rialzarsi“.

SIMILAR ARTICLES

0 394

NO COMMENTS

Leave a Reply