Giugno 2015: la Juventus annuncia l’ingaggio di Sami Khedira e si appresta a vendere Arturo Vidal al Bayern Monaco. Malumore tra i tifosi bianconeri, al suon di “è rotto, è mezzo finito, non è quello che ci serve”. 31 agosto 2016: all’ultima idea lo Zenit mette i bastoni tra le ruote bianconere dell’approdo di Axel Witsel a Torino, nonostante il centrocampista belga fosse in Italia già da 24 ore. La risposta sui forum che trattano di Juventus? “Pazienza, c’è Khedira”.

Per raccontare il mondo di questo tuttocampista di 29 anni, tedesco di nazionalità ma tunisino nelle radici, bastano gli ultimi 15 mesi: la sintesi di una vita, trascorsa a dimostrare sul rettangolo verde quanto si vale, a suon di recuperi da infortuni e trofei sollevati. Il suo grande talento era evidente sin dai tempi di Stoccarda: fu Armin Veh a inserirlo in prima squadra e lui ricambiò poche partite dopo, mettendo a segno una doppietta contro  lo Schalke 04. Fisico imponente (187 cm per 80 kg), forza fisica, dinamismo, visione di gioco e tecnica eccellente: doti che gli permisero subito di affermarsi, fino al finale di stagione, quando un suo gol di testa contro l’Energie Cottbus assicura al club la vittoria del Meisterschale.

Sami Khedira con la Germania

GRANDEUR SENZA PRIME PAGINE

Sì, i trofei: perché Khedira non è solo uno dei 10 calciatori nella storia ad aver sollevato Champions League e Coppa del Mondo nello stesso anno (2014, Real Madrid e Germania), ma ha anche una bacheca costellata di coppe: 1 campionato tedesco (2007), 1 campionato spagnolo (2012), 2 Coppe del Re (2011 e 2014), 1 Supercoppa di Spagna (2012), 1 campionato italiano (2016), 1 Coppa Italia (2016), 1 Supercoppa italiana (2015), la Champions League, la Supercoppa UEFA e il Mondiale per club nel 2014. Tutto nonostante una carriera piena di stop, lunghi e brevi: rottura del ginocchio con lo Stoccarda nel 2006 e noie muscolari a non finire nel 2014 a Madrid, fino al guaio muscolare nella notte del Maracanà, che gli impedì di essere protagonista nella finale mondiale vinta dalla Germania contro l’Argentina.

La forza di volontà non gli ha mai fatto difetto: l’infortunio riportato nel novembre 2013 in Italia-Germania lo aveva tenuto lontano dai campi per diversi mesi. Recupero ridotto di un mese, in tempo per giocare e vincere con il Real Madrid la finale di Champions League contro l’Atletico Madrid. L’ultimo trofeo continentale sollevato da Blanco, un anno prima dell’addio e del volo in direzione-Torino.

Sami Khedira

AUF WIEDERSEHEN, PAUL

La sua firma non solo ha consentito alla Juventus di rinnovare il centrocampo senza rinunciare alla qualità, ma riporta un giocatore tedesco in bianconero dopo vent’anni. Era infatti dal 1995, da quando cioè Jurgen Kohler lasciò la Juventus da fresco Campione d’Italia, che a Torino non sbarcavano giocatori in arrivo dalla Germania. L’inizio, però, è stato tutt’altro che rose e fiori: fine luglio, seconda amichevole stagionale. Si gioca a Marsiglia: dopo un allungo Sami fa crack. “Avete visto? È rotto” cantano i soloni del bar sport. Lui torna dopo un mese e mezzo, avviando la sua esperienza in bianconero con un gol al Bologna.

Il passo cadenzato lo accompagna, l’intelligenza tattica lo caratterizza. Nel 3-5-2 di Allegri diventa l’arma letale in zona-gol: ne realizza alcuni assai pesanti, a Genova contro la Sampdoria su tutti. Nella notte di Monaco di Baviera, con una Juventus priva di Chiellini, Marchisio e Dybala, si carica la squadra sulle spalle. Esce sullo 0-2, punteggio che qualifica i bianconeri, e cala la notte. Addio Champions: lui come reagisce? Quattro giorni dopo infila il Torino nel derby. A fine anno totalizzerà appena 25 partite incappando in diversi infortuni muscolari.

Poco spettacolare, ma tremendamente efficace. Due tocchi, massimo tre, ma sempre intelligenti con percentuali superiori all’80 per cento a livello di passaggi riusciti. Ecco perché averlo per 40 partite (e non per 25) potrebbe essere una delle chiavi della stagione di Buffon e compagni.  Toccherà pure (e soprattutto) al tedesco far sentire di meno l’addio di Pogba in direzione Manchester: le 7 reti in 27 partite ufficiali fanno di lui un aspirante “bomber”. E le due reti contro Fiorentina e Lazio nei primi 180 minuti di campionato lo hanno confermato. E non ci riferiamo alla sua presunta liason con la top-model Adriana Lima, che ha occupato le pagine dei giornali di gossip in estate.

Sami Khedira dopo goal contro Lazio

FOLLOW ME

“Khedira sta bene ed è un giocatore di spessore e sta facendo gol adesso, poi ci saranno i gol anche di altri” dice di lui Massimiliano Allegri. Nel Real, “basso” davanti alla difesa, Sami rappresentava la base di una squadra che grazie alla sua intelligenza poteva permettersi i vari Di Maria, Ronaldo e Benzema tutti in campo contemporaneamente. Nella Juventus ha scavato un solco con il passato: interno fisico e tecnico, capace di segnare e rifinire, caratura degna dei tempi dello Stoccarda, quando carta d’identità, muscoli e ruolo coperto in campo raccontavano una situazione diversa rispetto ai punti interrogativi sollevati dopo due anni di tira e molla tra l’infermeria di Valdedebas e il poco campo del Bernabeu.

Le statistiche sono quasi arroganti da questo punto di vista: con lui in campo la Juventus non ha mai perso in campionato. Ma a favore di Khedira ci sono altri due dati: in queste 22 gare la squadra di Allegri ha subito soltanto 10 gol. Infine, il tedesco ha partecipato attivamente a 5 gol (4 reti e un assist) nelle sue ultime 6 presenze nel nostro campionato. Alzi la mano chi non pensa che questi non siano numeri di un campione. Segnale che Khedira riesce a essere decisivo sia in fase difensiva sia in quella offensiva. È un giocatore completo, con esperienza (161 presenze e 9 gol col Real Madrid; 65 presenze e 5 reti con la Germania, con la quale ha vinto il Mondiale 2014) e l’anno scorso la Juventus ha fatto un vero e proprio capolavoro di mercato a prenderlo a parametro zero. Amuleto? “No, grazie, Khedira” replica lui.

Sarà anche l’estate dei Pjanic, dei Dani Alves e soprattutto degli Higuain, ma buona parte delle aspirazioni dei campioni d’Italia passeranno anche dall’imbattibilità della difesa e dalla gestione di Sami Khedira. “Follow me” ride lui: e se lo dice uno che su Instagram ha oltre 3 milioni di seguaci, c’è da credergli.

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