Dreadlocks. Comunemente e forse impropriamente rasta. Sono trecce che nascono aggrovigliando i capelli su sé stessi. Si formano in diversi modi. Naturalmente, non pettinandosi a lungo e facendo sì che si possano creare dei nodi impossibili da sciogliere nel tempo. O artificialmente sfregando i capelli tra loro per contribuire a creare locks, intrecci. Ma se li forzi, anche con un uncinetto, non hai lo stesso effetto. Eppure, in un modo o nell’altro, i dreadlocks, comunemente e impropriamente chiamati rasta, si possono sciogliere quasi esclusivamente tagliandoli. Alla radice.

La storia di Clarence Seedorf, tra Sampdoria e Milan, parte da lì, dalle treccine che sfoggiò poco più che diciannovenne alla sua prima a Marassi. Arrivava dall’Ajax, fu pagato 7 miliardi di lire, era il 1995. Arrivava dal ‘’De Toekmost’’ (in olandese, Il Futuro in italiano) e già da ragazzo aveva nel destino e nella storia personale una miriade di intrecci. Nato a Paramaribo in Suriname, America Meridoniale, la Guyana Olandese, ex colonia oranje, figlio di uno schiavo di un padrone tedesco, in seguito si sarebbe sposato con una brasiliana, ha trovato fortuna (calcistica) in Europa, per chiudere ancora la carriera in Brasile, non prima di passare per la casata blanca del Real Madrid. In seguito è diventato imprenditore a Milano, prima di lavorare anche negli States al New York Times. Dreadlocks, appunto.

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Marassi è stato il primo palcoscenico italiano ad applaudire un grande personaggio: l’Italia era ancora in grado di attirare campioni, e lui già lo era nonostante l’età grazie alla Coppa dei Campioni vinta nella primavera del 1995 (1-0 a Vienna contro quello che diventerà il suo Milan). A Genova, sponda blucerchiata, infilerà 32 presenze e 3 gol. Era la Samp di Mantovani presidente (Enrico, non più Paolo), Karembeu (anche lui preso quell’anno, anche lui con le treccine, anche lui per 7 miliardi), Mihajlovic, Eriksson direttore tecnico, Dossena team manager e Chiesa bomber (22 gol quell’anno). Firma con un gol uno storico 0-3 della Samp a Torino contro la Juventus. È una vittoria pesante perché apre le porte allo scudetto del Milan, il suo Milan.

A fine stagione è il Real Madrid a portarlo via dall’Italia. Il nuovo Real di Capello, lo stesso allenatore che l’anno prima aveva vinto lo scudetto in Italia. Anche grazie al suo gol a Torino. Dopo l’Ajax (5 titoli nazionali e una Champions), il Real (2 titoli nazionali, una Champions e una Intercontinentale), prima del Milan.
L’esperienza rossonera è indimenticabile. In positivo da giocatore: 10 stagioni, 5 titoli nazionali, 2 Champions, 2 Supercoppe Europee, 1 Coppa del Mondo per club, 432 presenze e 62 reti.  Per chiarire la grandezza: unico straniero, all’ottavo posto, tra i dieci giocatori con più presenze nel Milan, da tempo nella hall of fame rossonera. In negativo da allenatore. E non c’è da aggiungere null’altro perché è storia recentissima.

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Seedorf è l’unico calciatore ad aver vinto la Champions League – il più importante trofeo continentale di squadra nel calcio – con tre squadre diverse: la vinse con l’Ajax a 19 anni, con il Real Madrid a 22, con il Milan a 27 e a 31. Jack Lang, giornalista di ESPN, nel descrivere il Seedorf degli ultimi anni al Botafogo, scrisse: «Gioca più avanti di quanto faceva nel Milan. Ha già fatto otto gol, ed è entrato in una quantità innumerevole di altri. Sulla palla è incredibilmente calmo, come ti aspetteresti da uno al 21esimo anno della propria carriera. Non cerca il grande gesto tecnico, ma di economizzare i movimenti e di limitare gli scatti brucia-polmoni. In un paese così famoso per i giocatori incredibilmente dotati, è sorprendente notare quanto l’astuzia tattica possa fare la differenza».

gullit

Sull’asse Milano-Genova ha viaggiato, pur facendo il percorso inverso, anche un altro olandese, made in Suriname (anche se oranje dalla nascita): Ruud Gullit, l’uomo del Pallone d’Oro 1987, l’uomo dei trionfi di Sacchi. Nel 1993 era passato alla Samp, diventandone subito un’icona e un fattore. Prima di un’altra stagione al Milan e di un altro mezzo anno a Genova. Il tempo di cambiare ruolo (Eriksson, maestro nell’allungare le carriere ad alcuni giocatori, per informazioni chiedere a Sinisa Mihajlovic, lo farà giocare da libero) e segnare il gol del 3 a 2 contro il Milan, con tanto di esultanza, in una partita epica. Altro che gli ex di oggi. Qualche mese dopo sarebbe arrivato Seedorf. Quando Berlusconi comprò il Milan nel 1986 volle subito Gullit: la trattativa durò di fatto un anno. E fu epocale: 13 miliardi più diritti sportivi, più 3 miliardi in spot televisivi alla Philips (proprietaria del Psv). Il Cavaliere i primi soldi li recuperò proprio grazie ai cappellini con le treccine di Gullit e fu subito affascinato da quel modo di portare i capelli e dalla filosofia di vita dell’olandese. Poi furono trionfi. La prima grande era Milan.

Quando Berlusconi comprò Seedorf, invece, si trattò di una trattativa beffa con i cugini dell’Inter (scambio con Coco all’Inter): anche lui arrivò al Milan con i dread. Nell’intenso rapporto con Berlusconi, pare ci fosse stato, ad inizio 2004, anche il consiglio di tagliare le lunghe treccine. Gullit era il passato, era ora di iniziare un’altra grande era per il Milan. Seedorf e Gullit, ma anche Karembeu e Rijkaard. Milano e Genova, vittorie e Berlusconi, Milan vincenti e Samp da ricordare: intrecci, nodi, prima forti, poi sciolti. Sia con Gullit che con Seedorf. Dreadlocks appunto.