Pressing alto, movimenti, occupazione degli spazi. Se alcuni dei concetti fondamentali del gioco del calcio si sono sviluppati in un certo modo il merito è di un paese poco più grande di Veneto e Lombardia messe insieme, una lingua di terra che si affaccia sull’Oceano Atlantico chiamata Olanda. La grande Nazionale olandese che negli anni ’70 ha portato una ventata d’aria nuova nel calcio, guidata dal Profeta del calcio totale Johann Cruijff, e che nei decenni successivi ha manifestato la sua grandezza con i tre fenomeni Van Basten, Rijkaard e Gullit e con diverse altre incarnazioni calcistiche di livello assoluto (vedi la squadra che contese al Brasile di Ronaldo la semifinale a Francia ’98, battuta solo ai rigori, e quella guidata dai “gemelli” Sneijder e Robben che ha perso la finale in Sud Africa solo per un gol di Iniesta ai supplementari) oggi è allo sbando. Non si tratta di una crisi passeggera, ma di una discesa verso il basso di cui non si intravede una fine, almeno non a breve termine.  L’esonero di Blind, pochi giorni prima dell’amichevole contro l’Italia all’Amsterdam Arena, è l’atto che sancisce definitivamente il momento di sbandamento totale di una Nazionale che da ormai 3 anni non riesce più a ritrovarsi.

strootman

“Siamo in situazione drammatica, non siamo stati degni di rappresentare l’Olanda. Stiamo giocando male, è innegabile. Non è colpa dell’allenatore visto che con lui abbiamo giocato anche buone partite”. “Dobbiamo vergognarci, il primo tiro in porta lo abbiamo fatto a fine primo tempo. Stiamo zitti e prendiamoci tutte le critiche”. Le parole di Capitan Strootman dopo la sconfitta con la Bulgaria sono forti, oneste, e non lasciano spazio a grossi dubbi.

L’Olanda, dopo il girone di qualificazione disastroso e la mancata partecipazione agli Europei dello scorso anno, rischia seriamente di non qualificarsi ai Mondiali di Russia 2018. Attualmente è quarta nel suo raggruppamento, a 6 punti dalla capolista Francia e dietro anche alla Svezia e alla stessa Bulgaria. Una mancata qualificazione ad un Mondiale non è un inedito nella storia degli “Oranje“, ma sarebbe diversa da quella del 2002 e ancora di più da quelle del 1982 (nella Nazionale in cui militavano ancora le vecchie glorie Neeskens e Krol) e del 1986 (con gli allora emergenti Van Basten e Gullit e diversi altri componenti della squadra che due anni dopo avrebbe vinto gli Europei).

olanda 88

Il declino parte dai Club

Negli anni ’80 una squadra come il Psv era ancora in grado di arrivare fino in fondo in una competizione della Coppa dei Campioni, pochi anni prima del 2002 l’Ajax aveva vinto una finale di Champions perdendone un’altra contro la Juve e nello stesso 2002 il Feyenoord vinceva l’Europa League. E poi c’è quella semifinale di Champions dello stesso Psv con il grande Milan di Ancelotti, persa di pochissimo da Cocu e compagni. In quegli anni i vivai sfornavano ancora campioni ed era possibile pensare a un futuro migliore per la Nazionale.

Oggi le squadre olandesi hanno difficoltà, anche economiche (basti pensare che tredici società su diciotto sono state o sono ancora alle prese con problemi finanziari). Anche il glorioso Feyenoord ora primo in classifica, insieme ai vari Nec Nijmegen, Twente, Nac Breda, Roda e Excelsior Rotterdam, ha dovuto chiedere autorizzazioni speciali per completare operazioni in entrata e ha venduto i pezzi pregiati per risanare i conti. Tutte faticano ad imporsi in campo internazionale e non riescono più a lanciare giocatori di alto livello. La qualificazione dell’Ajax ai quarti di Europa League è un piccolo lampo in un cielo nuvoloso: l’Utrecht, ad esempio, nel 2013 è stato eliminato In Europa League dagli sconosciuti lussemburghesi del Diffendangen 03, che fino ad allora non avevano superato neanche un turno in una competizione europea.

Illusione

Il terzo posto del Mondiale brasiliano ha illuso tutti che l’Olanda si fosse ripresa dalla batosta di Euro 2012, ma i prodromi del momento attuale erano già intuibili in quel momento. Quel risultato è nato soprattutto dalle intuizioni tattiche di van Gaal, che ha rinnegato se stesso mettendo in campo una formazione tutta difesa e contropiede. Sfruttando lo stato di grazia di un Robben immarcabile, le intuizioni di uno Sneijder ritrovato e i gol di Van Persie quella squadra ha raggiunto un traguardo incredibile, molto al di sopra delle proprie possibilità di quel momento. Pensare che ancora oggi, con tre anni in più sulle spalle, gli stessi giocatori possano trascinare la squadra è impossibile: la loro generazione d’oro è ormai a fine corsa.

Quelli che dovrebbero essere i trascinatori attuali non sembrano in grado di sostituirli. Questa generazione doveva avere come punte di diamante Depay e Georgino Wijnaldum, giocatori non ancora esplosi, e anche quelli che potrebbero aspirare ad attivare a quei livelli hanno avuto problemi fisici che ne hanno minato la crescita (vedi Strootman e De Vrij).

Chiunque siederà ora sulla panchina dell’Olanda, che si chiami Seedorf o de Boer cambia poco, avrà un compito che definire delicato è eufemistico. Ricostruire una squadra, ma soprattutto una mentalità vincente, e rimettere in carreggiata la Nazionale nelle condizioni attuali è un’impresa non da poco. Anche chi è un po’ più in alto nelle gerarchie del calcio olandese dovrà rimboccarsi le maniche e fare la sua parte: far tornare di nuovo alto il livello dei vivai per migliorare il livello delle squadre di club è fondamentale anche in ottica Nazionale. Perché senza l’Olanda a lottare per la vittoria di sicuro il calcio è un po’ più povero.

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