Se da quando Baggio non gioca più non è più domenica, a Bologna devi sempre trovare un motivo. Per discutere, parlare e andare allo stadio a vedere lo squadrone che tremare il mondo fa. Perché, come dice Luca Carboni, Bologna è una regola, e la regola è chiara: devi avere i piedi buoni per illuminare le domeniche dei tifosi rossoblu. Gente semplice, ma dal palato fine, come i suoi tifosi vip. Come lo era Lucio Dalla, come lo sono Mingardi e Carboni, gente che il calcio lo canta e una maglia rossoblu, tra una strofa e un ritornello, la infila sempre. Cesare Cremonini è uno di questi. Ce lo ricordiamo ancora, trasfigurato accanto a Gianni Morandi, nella notte della finale play off contro il Pescara. Incredulo, mentre guarda l’orologio ogni 2 minuti e si gira verso Gianni per cercare un conforto.

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Ed ecco che il tifosissimo Cesare ha invitato Francesco Totti a giocare nel Bologna, scherzando ma non troppo. A Bologna, in fondo, c’è spazio per divertirsi ancora, l’ambiente ideale per vivere una stagione universitaria a 40 anni, e lasciare il calcio dopo aver ricevuto almeno una stagione di quell’affetto a cui sei stato abituato, quasi viziato. Non tutti i calciatori amano uscire di scena in punta di piedi. E potete giurarci che a Francesco non è piaciuto affatto non disputare l’ultimo derby della carriera. Allora, se non hai mai lasciato Roma, e se non c’è l’idea di andare all’estero con una famiglia così numerosa e poca voglia di metterti a imparare le lingue, Bologna potrebbe essere la soluzione ideale.

Sotto le due torri è già rinato Roberto Baggio, in un momento della carriera in cui in pochi sarebbero stati disposti a dargli una possibilità. Dopo le ultime stagioni con la Juventus e quelle a corrente alternata con il Milan. Lui voleva solo giocare. Sempre e comunque.  Roberto aveva bisogno di fiducia, di spazio e di un pallone. Al resto ci ha pensato lui, conquistando il Mondiale e la Francia. Se solo quel tiro fosse finito in porta, anziché spaventare Barthez! Fuori, di tanto così. Roberto non aveva 40 anni, aveva ancora un paio di annate all’Inter e la sua migliore stagione a Brescia ancora davanti, ma Cremonini, gli anni di Bologna non se li è dimenticati mai. Tanto da farci una canzone. Un’altra. Tanto da dire che senza di lui in campo, non è più domenica.

Per Totti è diverso, perché in più di un’occasione Garcia e Spalletti non hanno perso occasione di ricordare che il suo stato di forma non è lo stesso degli altri compagni. Ma in un contesto come quello di Bologna, con dieci compagni a correre per lui, cosa potrebbe succedere? E quanto può essere decisiva la voglia di dimostrare che sei ancora un giocatore vero, uno che decide le partite, e non solo il tifossissimo che sostiene i compagni dalla panchina, o quello che non vuole rassegnarsi al fatto che gli anni passano? Forse alla fine finirà tutto con un tweet, e basta. Una suggestiva ipotesi di fantacalcio, ma chissà che Francesco non ci abbia pensato davvero. Chissà che la sua voglia di giocare ancora non lo porti a considerare un’ipotesi come questa.

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Ha fatto lo stesso tragitto anche Beppe Signori, quando ha deciso di allungarsi la carriera passando proprio da Bologna ad ereditare quella maglia numero 10 che da queste parti porta fortuna e gloria, fa emozionare bambini e cantanti e da troppi anni non è sulle spalle di un giocatore dotato di quel talento sublime, quello per cui, come si dice in gergo, paghi il biglietto e aspetti un lampo, una giocata, uno spunto decisivo. Quella di Totti è un’agonia sempre più dolorosa: nulla a che vedere con la passerella che accompagna quasi tutte le partite di Kobe Bryant, stella Nba anche lei al tramonto agonistico che ha dichiarato, già a inizio stagione, che questa sarà la sua ultima da cestista dopo aver conquistato cinque titoli.  “Il mio fisico non me lo consente”, ha sentenziato Kobe. Ma per Francesco è un’altra storia. Non c’è la consapevolezza (o almeno non è resa pubblica) che “il fisico non consente più”, c’è anzi il desiderio – un po’ infantile, ma il bello è proprio questo – di essere ancora protagonista pur sapendo di non poterlo essere. Non a Roma, almeno. Non nella città che ama.

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In fondo Roma e Bologna non sono così distanti, e con la maglia rossoblu ci si potrebbe divertire ancora. Daje Francesco, vieni a vedere perché.

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