Nel gruppo delle squadre che si trovano immediatamente dopo le prime 5 in classifica, che ormai sembrano destinate a una lunga gara ad inseguimento da qui a maggio, la Samp di Marco Giampaolo è quella che nel primo scorcio di campionato ha impressionato di più per carattere e organizzazione. Il sesto posto con 20 punti in classifica (e con una gara da recuperare, quella casalinga con la Roma), raggiunto grazie a un mix di gioco sempre propositivo e attenzione difensiva (e nonostante le tante cessioni importanti come quelle di Skriniar, Muriel e Schick), è il giusto premio al lavoro di un allenatore preparatissimo e di interpreti che hanno imparato come mettere in pratica quasi alla perfezione le sue idee.

Nel cuore della manovra doriana, lì dove passano la maggior parte dei palloni, c’è un ragazzino di 1 metro e 67 che come un direttore d’orchestra detta i tempi e corre senza sosta. Lucas Torreira da Frey Bentos, Uruguay,  è intelligenza calcistica allo stato puro, unita ad una resistenza e a una forza fisica che per uno della sua altezza non è usuale. Chiedere a Frank Kessie,  di 15 centimetri più alto e più pesante di 10 chili (e che fisicamente in Serie A ha pochi rivali), spostato di forza e senza tanti complimenti dal piccolo Torreira. Un paio di volte nella gara di Marassi tra Milan e Sampdoria i due si sono trovati spalla a spalle, e alla fine l’ha spuntata proprio il piccolo Lucas.

Piccolo si, ma solo di statura, perché per tutto il resto questo ragazzo sta diventando un gigante del centrocampo. Il suo pregio maggiore è il controllo dei passaggi corti rasoterra, la capacità di dare ritmo alla squadra senza diventare prevedibile e senza perdere palloni quando la Samp costruisce l’azione, grazie anche alla tecnica con cui protegge la palla che gli permette di girarsi con un controllo orientato per saltare la pressione avversaria. Ormai gli allenatori, prima di affrontare la Sampdoria, preparano la partita per limitare le giocate di Torreira. Gasperini ad esempio ha piazzato Bryan Cristante in marcatura su di lui, e il centrocampista ex Milan lo ha messo anche in difficoltà per un tempo, prima che Torreira salisse di tono e la sua squadra ribaltasse la partita.

Non stupisce quindi il fatto che dopo 11 giornate il centrocampista uruguaiano sia il primo in Serie A per falli subiti, 33 (con una partita ancora da giocare) e che spesso e volentieri risulti essere il blucerchiato che tocca il maggior numero di palloni. Stupefacente è il fatto che uno tecnicamente dotato come lui sia anche il miglior recupera-palloni del campionato e il giocatore che percorre in media più km in una partita tra quelli presenti nella rosa della Samp.

Uno sviluppo incredibile per uno che è arrivato in Italia nel 2013 dalle giovanili dei Wanderers di Montevideo, senza aver mai giocato in prima squadra. A portarlo nel nostro paese è stato il Pescara, orfano di Verratti che pochi mesi prima si era trasferito al PSG e in cerca di un altro talento speciale per sostituirlo.

Per un ragazzino di 17 anni l’impatto con una nuova realtà non è facile, c’è tanto da imparare. Ufficialmente è un giocatore prettamente offensivo, una seconda punta rapida. L’allenatore della Primavera del Pescara a un certo punto intuisce che Torreira potrebbe rendere al meglio se spostato un po’ più indietro, sulla trequarti. Quell’intuizione è la genesi del giocatore che è ora, e nemmeno a farlo a posta l’allenatore in questione è Federico Giampaolo, fratello del suo attuale allenatore.

Con Oddo poi avviene la definitiva trasformazione in regista, prima nelle giovanili e poi nella prima squadra del club abruzzese.  Prende confidenza con le difficoltà del calcio italiano in Serie B, diventa sempre più importante per il Pescara e la Samp decide di portarlo a Genova, dopo un anno di prestito in Abruzzo.  Il merito di aver intuito la sua collocazione in campo è dei due allenatori, per tutto il resto Torreira deve ringraziare solo se stesso, la sua voglia di arrivare e la “garra charrua” da vero uruguaiano. Un aneddoto lo descrive più di tutti: dopo un anno dal suo arrivo la moglie di Roberto Druda, suo scopritore, si accorse che non camminava bene.  Quando fu portato da uno specialista si accorsero che aveva 7 verruche in un piede, una roba che non avrebbe dovuto permettergli neanche di camminare. Lui invece, pur di non perdere il posto, aveva giocato per mesi in quelle condizioni.

Per far si che i riflettori fossero puntati definitivamente su di lui mancava solo il gol, che domenica è arrivato. Anzi, ne sono arrivati due, uno più bello dell’altro (la punizione nel sette da 30 metri è una magia vera e propria). Il piccolo grande mago del centrocampo uruguaiano sta dimostrando di poter migliorare ancora in tutti gli aspetti del gioco, primo fra tutti la finalizzazione. Nei prossimi anni sarà inevitabile il suo trasferimento in una grande squadra, dopo che i corteggiamenti di quest’estate da parte di Inter e Atletico Madrid non si sono concretizzati.

Giampaolo sperava di poter “nascondere” Lucas Torreira ancora per un po’, ma ormai troppi top club si sono accorti di lui. Il suo grande sogno però è quello di giocare nella nazionale del suo paese, visto che curiosamente non è ancora stato convocato dal ct Tabarez. Se continua a migliorare come ha fatto finora, vederlo con la gloriosa casacca della “Celeste” a Russia 2018, a guidare la squadra insieme a Cavani, Suarez e Godin, è molto più che un’ipotesi.

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