Tedeschi d’Italia: una storia di adattamenti veloci, gol, geometrie e scudetti. Difficile scegliere i dieci che più hanno inciso nel nostro campionato perché in tanti sono transitati da queste parti, quasi tutti lasciando qualche traccia. Certo, ci sono stati anche i bidoni o quelli arrivati da noi con grandi aspettative e che non sono mai riusciti a decollare, o anche quelli che hanno fatto il compitino prima di prendere armi e bagagli ed emigrare, tipo Hansi Muller (Inter), Thomas Haessler (prima Juve e poi Roma), Andreas Moeller (ancora alla corte di Madama), Thomas Berthold (Verona e Roma), Stefan Reuter (Juve), Jurgen Klinsmann (la pantegana bionda dell’Inter).

A rinverdirne i fasti, possiamo contare attualmente su Miroslav Klose e Sami Khedira: il primo, nonostante qualche acciacco, sta rinnovando nella Lazio la tradizione dei grandi bomber; il centrocampista della Juventus, invece, si è appena ripreso da un infortunio e che pare in grado di lasciare un segno con la maglia dei campioni d’Italia.

Dicevamo: chi sono quelli da ricordare?

Karl-Heinz Schnellinger

Tutti si ricordano di Karl Heinz Schnellinger per il gol del pareggio, al 90′, in Italia-Germania 4-3 di Città del Messico, Mondiali del 1970. Una rete che trasformò una partita noiosa in una da brividi e indimenticabile. Di ruolo terzino, arriva in Italia nel 1963-64, giocando a Mantova, in prestito dalla Roma, prima di tornare un anno in giallorosso. Ma è con la maglia del Milan che si consacra: gioca ben nove anni ed è nella “hall of fame” della società rossonera. Nel suo palmares 4 Coppe Italia (1 con la Roma), 1 scudetto, 2 Coppe delle Coppe, 1 Coppa dei Campioni e 1 Intercontinentale.

Schnellinger

Helmut Haller

Sempre negli anni ’60, l’Italia fa la conoscenza di Helmut Haller, trequartista e ala dal dribbling sopraffino, carisma e senso della rete. Da ragazzo camionista, in seguito simbolo del Bologna, nel quale milita dal 1962 al 1968, collezionando 180 partite e segnando 48 gol. Nel 1963-64 riporta il tricolore a Bologna, dopo lo spareggio contro l’Inter di Helenio Herrera. Dal 1968 al 1973 va a rinforzare quindi la Juventus, dove di gol ne fa 21 in 116 presenze. Alla Juve non fu da meno, trascinando i bianconeri due volte davanti a tutti, nel 1971-72 e nel 1972-73.

Haller

Karl-Heinz Rummenigge

Attaccante formidabile in Germania, meno devastante in Italia con la maglia dell’Inter. Due volte Pallone d’oro, oltre che Campione d’Europa con la Germania Ovest nel 1980, in Germania era stato tre volte capocannoniere, vincendo 2 Coppe dei Campioni e 1 Intercontinentale con il Bayern Monaco, oltre a 2 titoli e a 2 Coppe nazionali. L’Inter di Ernesto Pellegrini lo acquista nell’estate del 1984 per 8,5 miliardi di lire. In totale, giocherà 64 partite in nerazzurro, segnando 24 reti. Avrebbe potuto fare di più in Italia, ma i troppi infortuni ne hanno condizionato la carriera. Dopo un triennio andrà al Servette, dove conquisterà il titolo di capocannoniere.

Rummenigge

Hans-Peter Briegel

Un grande acquisto per un grandissimo Verona, quello dello scudetto di Bagnoli nel 1985. Terzino, ma all’occorrenza pure fluidificante e centrale di difesa, con gli scaligeri ha segnato 12 reti in 55 presenze, prima di trasferirsi alla Sampdoria per 4 miliardi di lire nel 1986. Addio al blucerchiato nel 1988, con altre 9 reti in 51 partite e 1 Coppa Italia vinta. Roccioso, veloce, bravo di testa.

Briegel

Andreas Brehme

L’Inter dei record di Giovanni Trapattoni poteva contare su un terzino sinistro formidabile come Andreas Brehme. Eroe pure in patria perché ai Mondiali di Italia 1990 fu autore del rigore decisivo nella finale contro l’Argentina di Maradona. Arriva all’Inter nel 1988, restandoci fino al 1992. Nel 1989, l’Inter dei 58 punti ha la fortissima anima tedesca. E l’anno dopo vince pure la Supercoppa italiana. L’anno dei Mondiali, Brehme arriva terzo nella classifica del Pallone d’oro e, prima di congedarsi dai tifosi nerazzurri, regala al Biscione pure la Coppa Uefa. In totale, 11 gol in 116 presenze.

Brehme

Lothar Matthäus

Arriva all’Inter insieme a Brehme: sulla schiena, la maglietta numero 10. Anche per lui un quadriennio d’oro in nerazzurro, con gli stessi successi di squadra del terzino e 40 reti in 115 partite. Regista di centrocampo, ha finito la carriera da libero. Dotato di un tiro potente, difficilmente intercettabile dai portieri, grande forza fisica e velocità prepotente. Brillante pure nell’esecuzione dei calci piazzati e dei rigori, la Fifa lo ha inserito all’ottavo posto tra i numeri 10 più forti della storia. Nel 1990 ha conquistato il Pallone d’oro, l’anno dopo il Fifa World Player.

Matthaus

Rudi Völler

Un altro bomber di razza sceso dalla Germania in Italia a miracol mostrare. Idolo della Curva Sud della Roma, Rudi Völler è arrivato nel 1987 nella capitale, lasciandola nel 1992 con 45 reti in 142 presenze. Fu Dino Viola a portarlo in giallorosso per 5,5 milioni di euro. Nel palmares “italiano”, 1 Coppa Italia e la finale di Coppa Uefa persa contro l’Inter. Anche lui è stato Campione del Mondo con la Germania, nella finale di Roma del 1990.

Voller

Jürgen Kohler

Dell’infornata tedesca anni ’90 della Juve è stato sicuramente il migliore. Baffetti e sguardo da duro, difficile da superare per gli attaccanti. Quattro anni con la maglia bianconera, dal 1991 al 1995, e affermazioni sia europee (Coppa Uefa nel 1992-93) che nei confini nazionali, con i bianconeri di Marcello Lippi tornati a vincere lo scudetto dopo tanti anni di digiuno, oltre alla Coppa Italia nel 1994-95. Per Jürgen, in totale, 102 presenze e 8 reti.

Kohler

Karl-Heinz Riedle

Bomber della Lazio e della Nazionale tedesca, dal 1990 al 1993 ha conquistato a suon di reti la Curva Nord in tre anni. Le 30 reti in 87 presenze nel nostro Paese non hanno fruttato però nessun trofeo per Kalle, vincitore comunque di una Champions con il Borussia Dortmund, in finale contro la Juventus.

Riedle

Oliver Bierhoff

Scartato dall’Inter, preso dall’Ascoli, esploso nell’Udinese (titolo di capocannoniere vinto con 27 reti) e scudettato con un Milan, solitamente piuttosto intollerante ai giocatori provenienti dalla Germania. È Oliver Bierhoff, anche lui famoso per quel “golden gol” che permise alla nazionale tedesca di trionfare a Euro 1996. Imprendibile negli stacchi di testa, ha lasciato l’Italia per trasferirsi al Monaco, prima di tornare nel Belpaese, al Chievo Verona, dove ha realizzato 7 gol in 26 match disputati.

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