Prendete un gruppo di calciatori validissimi, nati a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’alba degli anni ’90, metteteci alla guida un tecnico federale ossessionato dalla tattica, nel giro della Nazionale da 12 anni, e mischiate il tutto con un gioco fisico e offensivo. Otterrete la giovane vecchia Germania, fresca di vittoria nei Mondiali 2014,  determinata ad arrivare in fondo ad Euro 2016 e…già molto vicina a quella che potremmo vedere in campo in Russia nel 2018.

Sì, perché nel listone di 27 pre-convocati di Löw ci sono quattro giovani promesse, il cui “taglio” non è così scontato: si tratta di giovani alternative per la mediana come Joshua Kimmich (Bayern Monaco), Julian Weigl (Borussia Dortmund) e di talenti in erba pronti a spiccare il volo in corsia, come Leroy Sane (Schalke) e Julian Brandt (Bayer Leverkusen). Almeno uno di loro potrebbe approdare in Francia non da turista, soprattutto se le ginocchia malandate dell’acciaccato capitano Bastian Schweinsteiger -non gioca dal 20 marzo- non dovessero dare le certezze necessarie. D’altronde, Löw non è uno che ha paura di rischiare: dal 2001 in poi il calcio in Germania è cambiato radicalmente e non ha avuto vergogna o paura di sperimentare e seguire i cambiamenti sociali.

Altra importante decisione, infatti, è stata quella di seguire il processo di multiculturalità che l’intera società teutonica stava conoscendo, facilitando la naturalizzazione dei “nuovi tedeschi” (ragazzi con genitori di altri paesi ma che vivono da tempo in Germania o che ci sono nati) ed integrandoli nel miglior modo possibile nello sport così come negli altri settori. Da lì vengono alcuni dei campioni del mondo di oggi. E a guidarli c’è un uomo che non ha paura di rischiare. Ce l’ha scritto nel Dna: non potrebbe essere altrimenti per un giovane 56enne nato a Schönau im Schwarzwald, piccolo comune nella regione del Baden-Wurttemberg conosciuto soprattutto per essere stato il primo paese al mondo ad essere energeticamente indipendente.

Scotland vs Germany

Löw, dica 10

Discreto attaccante di Zweite Bundesliga con il Friburgo, Jogi ha appeso le scarpette al chiodo in Svizzera, avviando la carriera da allenatore a soli 32 anni: a 36 anni ha guidato lo Stoccarda di Balakov e Bobic, salvo tornare sulla terra con esperienze sfortunate tra Turchia, Germania e Austria. Nel 2004, in un momento di aurea mediocrità, la chiamata a sorpresa come vice-Klinsmann nella Germania che si leccava le ferite dopo il fallimentare girone europeo senza vittorie con Olanda, Repubblica Ceca e Lettonia. Il 12 luglio 2006 Klinsmann lasciò la guida della nazionale e fu sostituito dal suo vice, che durante Euro 2016 festeggerà 10 anni alla guida della “Mannschaft”, la squadra come i tedeschi chiamano la divisa indossata da Neuer e compagni.

Da allora, il podio gli è stato fido compagno: secondo posto negli Europei di Austria e Svizzera del 2008 (0-1 contro la Spagna), terzo posto ai Mondiali sudafricani, ancora un bronzo in Polonia-Ucraina 2012, complice il ko contro l’Italia di Balotelli (altri tempi…): Löw si prese la responsabilità della sconfitta. Malgrado le critiche si decise di andare avanti almeno fino al mondiale di Brasile e sappiamo tutti come è andata, con l’escalation completata in una notte di luglio del 2014 in Brasile, grazie al destro di Mario Götze nei supplementari contro l’Argentina. Il biennio da campioni del mondo chiede ora conferme: un sondaggio dell’Equipe tra i calciatori della Ligue 1 ha indicato i tedeschi come i favoriti. Avranno ragione?

Joachim Low

Assenti, vecchi amici e volti noti

Il ko più rilevante è quello di Ilkay Gundogan, mentre le alternative in difesa fanno passare in secondo piano il crack di Marcus Badstuber, noto da tempo. I “reduci” di Brasile 2014 sono 14: scomparsi dai radar Klose, Lahm e Mertesacker, che hanno salutato la Nazionale, mentre fuori dal giro sono Grosskreutz, Durm, Zieler, Weidenfeller e Ginter. Tra i volti di ritorno due “italiani” come Sami Khedira, ritrovato nella Juventus, e Antonio Rudiger, polivalente difensore della Roma sul cui fisico Low punta con decisione. Ai nastri di partenza del ritiro di Ascona, al via il 24 maggio, ci saranno anche Mario Gomez e Marco Reus, in pausa forzata due anni fa. In quattro, però, non saliranno sul volo che condurrà a Evian, quartier generale della Germania dal 7 giugno.  Weigl, Brandt, Sanè e Kimmich sono in lista con numeri che vanno dal 24 al 27: della serie, se non sarà per questa volta, sarà per il 2018.

Manuel Neuer, portiere della Germania

Girone abbordabile, formazione diesel

Tra le big d’Europa, la Germania si contraddistingue in campo per solidità difensiva e capacità di aumentare il suo fatturato (+36% di punti tra primo e secondo tempo) nei 45 minuti che seguono l’intervallo. Durante le qualificazioni Low ha testato anche la difesa a 3, così come il 4-1-4-1, chiudendo a quota 22 punti non senza qualche fatica in più del previsto. La spina dorsale è Made in Bayern: Neuer-Boateng-Hummels (fresco di passaggio dal Borussia ai bavaresi) e Muller sono quattro garanzie, mentre in fascia crescono Hector e Bellarabi. Podolski, tanto “principe” con la maglia della nazionale quanto “plebeo” con il club, è il dodicesimo uomo in campo, Özil e Kroos le menti sulle quali poggiano le geometrie teutoniche. Il calendario ripropone il curioso incrocio con la Polonia -nel gruppo C completato da Ucraina e Irlanda del Nord- quasi un derby per ben note ragioni extra-calcistiche: e si gioca in Francia, territorio mai banale nella storia per la Germania. Sarà terra di consacrazioni?

Reus e Ozil

 

LA LISTA DEI 27 DELLA GERMANIA

Portieri: Manuel Neuer (Bayern Monaco), Bernd Leno (Bayer Leverkusen), Marc-Andre ter Stegen (Barcellona);

Difensori: Jerome Boateng (Bayern Munaco), Emre Can (Liverpool), Jonas Hector (Colonia), Benedikt Howedes (Schalke), Mats Hummels (Borussia Dortmund), Shkodran Mustafi (Valencia), Sebastian Rudy (Hoffenheim), Antonio Rüdiger (Roma);

Centrocampisti: Karim Bellarabi (Bayer Leverkusen), Julian Brandt (Bayer Leverkusen), Julian Draxler (Wolfsburg), Mario Gotze (Bayern Munaco), Sami Khedira (Juventus), Joshua Kimmich (Bayern Monaco), Toni Kroos (Real Madrid), Mesut Özil (Arsenal), Marco Reus (Borussia Dortmund), Bastian Schweinsteiger (Manchester United), Julian Weigl (Borussia Dortmund);

Attaccanti: Thomas Müller (Bayern Monaco), Andre Schürrle (Wolfsburg), Lukas Podolski (Galatasaray), Mario Gomez (Besiktas) e Leroy Sane (Schalke).

Calendario della Germania ad Euro 2016

1^ giornata
Germania–Ucraina (domenica 12 giugno, 21.00) Lille

2^ giornata
Germania–Polonia (giovedì 16 giugno, 21.00) St-Denis

3^ giornata
Irlanda del Nord–Germania (martedì 21 giugno, 18.00) Parigi