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Non nominate la parola bomber invano. Non chiamatelo in causa soltanto per parlare di festini, serate in discoteca e donne mozzafiato. Perché a distanza di anni si può facilmente cadere nell’errore di pensare che Bobo Vieri sia stato un giocatore normale. Invece è stato un attaccante fenomenale, un bomber capace di vincere le partite da solo, e di superare qualunque difensore. A spallate. Bobo simpatico, Bobo incazzato, Bobo geloso, quella volta che la Canalis fece distribuire il suo ultimo calendario a San Siro, Bobo giocherellone, quando si divertiva a imparare il barese con Cassano, in nazionale.

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Bobo amicone, perché se c’è una cosa che rimpiango, da sportivo è non averlo visto duettare abbastanza con i suoi compagni preferiti. Alex Del Piero, con il quale avrebbe formato una coppia perfetta. Si sono conosciuti nella Juventus, il tempo di vincere uno scudetto (la partita più bella è quella che la Juventus vince a San Siro per 6-1 con una doppietta di Bobo) e poi si sono salutati. Li abbiamo ritrovati al Mondiale di Francia ’98. Il tempo di sedersi con le braccia incrociate a guardarsi negli occhi, dopo un gol di Bobo alla Norvegia, e poco altro. Alex troverà il suo compagno ideale nell’imperfetto Inzaghi. Uno che segna come e più di Vieri, è meno potente ma più letale negli ultimi 16 metri. Vieri va all’Altetico Madrid, ma si capisce subito che non basterà il titolo di pichichi (capocannoniere) e un gol incredibile dalla linea di fondo campo in Coppa Uefa a farlo restare in Spagna.

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Se il Mondiale di Francia è quello della consacrazione, è perché Vieri trova un allenatore che crede ciecamente in lui (Maldini lo preferisce a Chiesa e Inzaghi) e un Roberto Baggio in stato di grazia, che spiana la strada alle sue incursioni già dalla prima controversa partita contro il Cile. Sergio Cragnotti mette in campo tutte le forze finanziarie possibili, e anche qualcuna impossibile, per riportarlo in Italia. È una squadra fortissima quella Lazio. E Bobo disputa una stagione stratosferica. A Bari, sotto la neve, sembra un carrarmato. Segna un gol di mezza rovesciata e uno di testa volando più in altro delle mani del compianto Mancini. Vince una Coppa delle Coppe, perde uno scudetto in un modo balordo, facendosi beffare a due giornate dalla fine dal Milan di Zaccheroni.

È forse sull’onda di questa delusione che Moratti si mette in testa una strana idea. Un’idea senza alcun senso tattico e che forse non convince del tutto nemmeno il suo allenatore. L’idea è quella di far giocare assieme Vieri e Ronaldo. I due si capiscono subito. Non c’è bisogno di capire chi è la prima e chi la seconda punta, perché sono semplicemente Vieri e Ronaldo. Se gli dei del calcio fossero stati amanti dello spettacolo, dell’estetica e della bellezza, ci avrebbero permesso di vederli giocare insieme per un decennio, almeno. E invece abbiamo dovuto digerire infortuni, pianti, ginocchia malandate, tendini sfilacciati e ricadute. Lippi non se li è goduti mai, il povero Cuper ha rischiato di vincere uno scudetto giocando il girone di andata con Ventola e Kallon e recuperando i due, assieme, solo nelle ultime giornate.

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Ma il campionato che disputa Vieri è siderale. Segna dalla prima giornata utile all’ultima, contro la Lazio. Quando si toglie la maglia e mostra i muscoli e i tatuaggi, quelli dei primi anni 2000: stelle, cuori, tribali e forever friends. Il resto è storia. Non lo vedremo più con Ronaldo perché ad un certo punto di questa storia il brasiliano andrà da Moratti. Sarà proprio il presidente a dire a Vieri “Ronnie vuole andare al Real Madrid“. Bobo ci resta malissimo, chiede di andare via, ma alla fine si convince a restare. E lo fa ancora una volta a suon di gol. Un vizio che non perderà facilmente. Alcuni sono più belli di altri, altri sono da cineteca, pochi in fondo quelli davvero decisivi. Perché Vieri è stato un bomber strano, uno di quelli che ha vinto meno di quello che avrebbe meritato.

Nel 2003 in Champions segna i due gol qualificazione contro il Valencia, poi proprio al Mestalla si fa male al ginocchio e addio doppia sfida col Milan. Ancora oggi Bobo ci pensa e non perdona Materazzi e Carew: “mi cascarono addosso e mi ruppero. Incredibile, infortunio assurdo. Eravamo maturi per quella Coppa e io stavo benissimo. Con me potevamo vincerla”. 

Ma mentre gli altri vincevano gli scudetti, lui segnava valanghe di gol. Mentre i suoi compagni d’attacco alzavano coppe, lui raccoglieva delusioni. L’ultima, quella del Mondiale 2006. Lippi gli fa capire che se vuole andare in Germania, deve giocare. Vieri lascia il Milan e va in Francia al Monaco. Ma gli infortuni e un rendimento non più ai suoi livelli gli costano l’esclusione. Vedrà quel Mondiale in TV, anzi la spegnerà la TV pur di non pensare all’ennesima occasione persa. Che fatica la vita da bomber, Bobo.

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Bildnummer: 15174671 Datum: 01.12.2013 Copyright: imago/PanoramiC Christian Vieri FOOTBALL : Emission Le Club du dimanche - Bein - 01/12/2013 GwendolineLeGoff/Panoramic PUBLICATIONxNOTxINxFRAxITAxBEL ; Fussball Italien privat TV Fernsehen Frankreich Fernsehshow Porträt xdp x0x 2013 quer

Christian Vieri è un personaggio del mondo dello spettacolo prestato al calcio per una decina d’anni, per via di un talento troppo grande da poter essere impegnato in altre faccende. Christian, detto Bobo, è stato sicuramente uno dei centravanti più forti che il calcio italiano abbia espresso dal mondiale del 1982 in poi: tecnico, vigoroso, caparbio, acrobatico. Su Bobo si è detto tutto e il contrario di tutto. Egoista, altruista, indisponente, poco incline al dialogo, rovina famiglie e rovina spogliatoio. Raramente si è usato per lui la parola giusta, e cioè “bomber” nell’accezione calcistica del termine. Perché Vieri ha segnato ovunque: nella Juventus, nella Lazio, nell’Atletico Madrid e nell’Inter, prima di concludere la carriera, per dispetto, nel Milan e ottenere in cambio l’ingratitudine vita natural durante dell’altra metà di Milano.

Eppure l’altra sera, quando nella partita di beneficenza Pro Expo è arrivato un cross dalla destra, lo stacco di Vieri, seppur appesantito da un po’ di chili di troppo, è sembrato ancora quello di un tempo. A Bobo il calcio non è mai piaciuto, l’ha sempre considerato alla stregua di una professione, e quasi mai di un divertimento. I sorrisi venivano sempre fuori dal campo: gli abbracci con Ronaldo, gli scherzi con Brocchi e Maldini. Piacevole, ma pur sempre un lavoro. Finito l’allenamento, ognuno ha la sua vita. Una volta erano le copertine di Novella 2000 o di TV Sorrisi e Canzoni. Oggi sono i selfie su Instagram. Da qualche mese Vieri ha scoperto il selfie stick, il bastone per gli autoscatti, e nulla è stato più lo stesso da quel giorno. Ogni scusa è buona per vedere il suo faccione in compagnia di ex compagni di squadra, amici, belle donne (il lupo perde il pelo…) e momenti di vita quotidiana.

L’ex attaccante azzurro si è un po’ lasciato prendere la mano dalla moda, ma la rete lo adora e l’engagement è altissimo. I like si sprecano, ma non tanto per la qualità (discutibile) delle foto. Piace il suo non prendersi troppo sul serio, che ha dato il via a saghe come la pagine Facebook Togliete il bastone a Bobo Vieri. Qualche mese fa ha attirato l’attenzione dei tabloid il selfie con Gloria Patrizi, ex fidanzata di Max Allegri che secondo qualcuno avrebbe un flirt con lo stesso Vieri. Su Instagram e Twitter è già selfie stick mania e Vieri si presta con grande ironia anche al retweet di altri utenti.

Di sicuro c’è che Bobo si diverte come un matto. Mentre le sue ex (Elisabetta Canalis, Melissa Satta) si sposano e diventano mamme, lui continua a girare il mondo con un bastone per i selfie. Gli anni passano, ma Vieri continua a trasmettere un’immagine spensierata, da eterno Peter Pan, seppur con qualche capello bianco e un po’ di pancetta. D’altronde, chi non sembrerebbe spensierato con la rendita di Bobo? E quanti condividerebbero le foto di una squadra di provincia che si è salvata ai playout?

È su questo punto che i fan di Vieri si dividono dai critici: in un momento come quello attuale, non a tutti fa impazzire lo stile di vita da nullafacente che Vieri trasmette sui social. Chissà se risponderebbe ancora “Sono più uomo io di tutti voi messi insieme” alle critiche di oggi. Oppure prenderebbe a calci un microfono come faceva un tempo, nei giorni di rabbia. Ma questa è un’altra storia: oggi date uno smartphone e un selfie stick a Bobone e sarà felice.