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Se non ci fossero loro! Parliamo di Crotone e Spal, che stanno animando la lotta per non retrocedere e che, probabilmente, lo faranno fino alla fine del campionato. Sono le protagoniste dell’altra Serie A, quella che lotta per non perdere la massima serie. Da una parte c’è il Crotone, che pare finalmente rigenerato da Walter Zenga e da un mercato che, per una piccola, si può dire ottimo. Dall’altra c’è la Spal, neopromossa che ha deciso di lasciare il timone a Leonardo Semplici e che nell’ultima partita a Udine ha rischiato di fare il colpaccio contro le Zebrette, la squadra più in forma del momento. Uscendo alla fine con un solo punto e qualche rimpianto. Anche in questo caso, il mercato di riparazione pare aver regalato nuove opzioni.

In classifica, se togliamo Benevento e Verona, sono proprio Crotone e Spal al momento a giocarsi l’unico posto a disposizione per non annegare in B. I calabresi hanno 18 punti, i ferraresi 16. Il Cagliari non è così lontano, a quota 20, così come il Genoa, a 21.

Ricci (in gol al suo ritorno a Crotone), Capuano e Benali sono stati subito mandati in campo da Zenga. E lo hanno ripagato con tre ottime prestazioni. Dopo la salvezza al cardiopalma dell’anno scorso, quest’anno in Calabria stanno facendo le cose molto meglio. Certo, non c’è più il mago Nicola, ma Zenga pare avere il carisma giusto per guidare i giocatori. E intanto ha dato le indicazioni ai dirigenti su dove intervenire. Il 3-0 di Verona, contro una diretta concorrente, dà entusiasmo (oltre che punti), ma il campionato è ancora molto lungo.

La Spal? Addirittura c’è chi consegna l’Oscar del mercato invernale ai ferraresi. Effettivamente, con l’arrivo di Kurtic, poche squadre di bassa classifica possono contare su questo centrocampo: l’ex atalantino, Viviani e Grassi. Niente male. Ma non è finita qui: in difesa ecco Boukary Dramè e Thiago Cionek, il mediano brasiliano Everton Luiz tutto da scoprire. A Udine, però, ha segnato uno dei soliti noti, ossia Floccari, su assist di Antenucci. Insomma, anche senza Borriello, la squadra di Semplici può dire la sua in questa seconda fase di torneo. Sperando che Gomis non faccia altre papere come al Friuli.

Crotone e Spal, rispetto al Verona – ci sarebbe pure il Benevento, ma è staccato – paiono al momento avere una marcia in più. In Veneto c’è aspra contestazione nei confronti di Pecchia, il mercato ha portato in dote Matos e Petkovic, ma non paiono bastare. Anche perché è partito Caceres, che aveva tenuto a galla i gialloblù nel girone di andata. Non solo: pure Bessa forse è ai saluti. Altra qualità che parte. E Pazzini? Incompreso, in panchina. Che farà? Se l’idea è mandare via Pecchia e tenere Pazzini, forse non è un’idea folle. Se invece sarà il Pazzo ad andarsene, servirà qualche arrivo di peso. Se invece l’attaccante farà le valigie proprio per l’arrivo di Petkovic e di Matos, beh, la situazione sarebbe abbastanza paradossale. Nessuno dei due nuovi vale Pazzini.

Come avrete capito, le polemiche al momento abitano ben lontane dalla Calabria e dall’Emilia. E a anche questo ha un suo peso. Pure il calendario non pare essere alleato degli scaligeri, attesi dalla difficile trasferta di Firenze. La Spal, invece, aspetta in casa l’Inter, mossa dall’entusiasmo di una città intera. Il Crotone ha la sfida salvezza in casa con il Cagliari. Insomma, il rischio per il Verona è allontanarsi ulteriormente dal terzultimo posto. Come dire che spallini e crotonesi sempre di più si guarderanno in cagnesco. Una sola delle due sopravviverà. L’esperienza dell’anno passato potrebbe premiare proprio i calabresi, che possono contare anche su un portiere di buon livello come Cordaz.

A Ferrara, forse, c’è meno da perdere. Dovesse esserci l’immediato ritorno in serie B, nessuno contesterebbe nulla a dirigenza e ad allenatore. Fin dall’estate, infatti, prendendo Borriello ma non solo, hanno provato a costruire una squadra da serie A. Basterà? Per ora, si lotta. E questo è già un risultato per chi, dopo il salto in massima serie, pronosticava tempi bui per una Spal lontana dai riflettori da troppo tempo. Invece, Crotone e Spal sono due che lottano. Dopo la sosta, ancora di più con il coltello tra i denti. Abbellite dal mercato, per niente impaurite. Con la leggerezza e l’entusiasmo che solo in provincia possono trovare rifugio. Semplici contro Zenga, Zenga contro Semplici. Non è tanto complicato provarci, vero?

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Assistere a partite come Benevento-Roma, in Serie A, ormai è una consuetudine sempre più diffusa. Una delle prime 4-5 in classifica gioca contro una delle ultime e porta a casa i 3 punti con una facilità quasi disarmante, quasi come se fosse un allenamento con la primavera. Neanche il fattore campo riesce ad incidere più di tanto su questo trend, che negli ultimi anni ha reso il campionato Italiano molto meno sfidante e molto più disequilibrato. Ovviamente la squadra di Baroni (che risulta essere la peggiore di quelle che giocano nei 5 campionati più importanti d’Europa) è solo l’ultima delle formazioni che, dopo essere arrivate in Serie A, mostrano difficoltà a confrontarsi con un livello superiore a quello a cui sono state abituate.

La differenza tra le prime e le ultime sembra una voragine che ogni anno diventa più larga e profonda. Nel campionato 2016/2017 a fine anno la differenza tra i punti conquistati da Juve, Napoli e Roma (le prime 3) e Palermo, Empoli e Pescara (le ultime 3) è stata di 188 punti, la più alta da quando esistono i 3 punti. Quest’anno, visto l’andamento delle prime 6 giornata, il primato in negativo della scorsa stagione è già in bilico. La differenza ora è di 48 punti (Juve, Napoli e Inter hanno totalizzato 52 punti, Genoa, Verona e Benevento solo 4), mentre nella scorsa stagione dopo 6 giornate era di 32 punti (Juve, Napoli e Inter avevano totalizzato 40 punti, Empoli, Atalanta e Crotone ne avevano totalizzati 8).

 

Niente più sorprese insomma, con le possibilità delle “piccole” di far risultato contro le prime della fila sempre più ridotte al lumicino. Negli altri principali campionati europei la situazione è migliore, ma non di tanto, per non parlare della Champions League, che durante la prima fase vede sempre più squadre-materasso che vanno a influenzare l’andamento dei gironi.

Gli ultimi, insomma, sono sempre più ultimi. Aumentare il numero delle partite per riempire il calendario ha portato a un abbassamento del livello generale del calcio, un problema che neanche il Fair Play Finanziario attuato dalla Uefa riesce a risolvere.  Rimanendo nel nostro “orticello“, ultimamente si sta parlando molto del ritorno della Serie A a 18 squadre, una soluzione che andrebbe di sicuro a migliorare il livello dei club che partecipano al campionato.

Lo stesso Tavecchio ne ha parlato qualche giorno fa (spiegando di aver sempre detto “che i campionati professionistici vanno ridotti. E con questo intendo la Serie A, la B e soprattutto la Lega di C. Finché abbiamo le normative per cui la decisione di ridurre i campionati compete ai soggetti partecipanti sarà difficile portare a compimento la questione. I fatti sono questi. La volontà c’è, ma quelli della parte destra della classifica non votano per quelli della parte sinistra. E per ridurre i campionati ci vogliono maggioranze qualificate.  Con l’inizio dell’anno apriremo un tavolo molto chiaro esponendo i risultati che potrebbero far capire com’è la situazione. Io mi auguro che si possa arrivare a una soluzione ragionevole nell’arco di 3-4 anni.”)

Alzare il livello qualitativo significa anche avere maggior potere nel momento della vendita dei diritti televisivi, fondamentali per i bilanci di tutti i club. Il famoso sfogo telefonico di Lotito di due anni e mezzo fa (“fra tre anni se c’abbiamo Latina, Frosinone, chi c… li compra i diritti? Non sanno manco che esiste, Frosinone. Il Carpi… E questi non se lo pongono il problema!”), per quanto sbagliato nei modi e nei termini utilizzati, nella sostanza metteva in evidenza un problema reale, che in qualche modo deve essere affrontato. Così come dovrà essere affrontato in seguito anche il problema della redistribuzione dei proventi dei diritti, finora troppo a vantaggio dei grandi club.

Gli ultimi saranno gli ultimi se i primi sono irraggiungibili, cantava qualche anno fa Frankie Hi-NRG. Una frase che riassume meglio di tutte la situazione del nostro calcio (anche se la canzone parlava di altro). Se non si agisce in tempi brevi per cercare di migliorare la situazione attuale della Serie A il rischio è quello di continuare a vedere sempre più partite come Benevento-Roma, già decise molto prima del calcio d’inizio.

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Fabio Pecchia Verona

Quando le stagioni cominciano male poi ci vuole il doppio dell’impegno, se non il triplo, per evitare che finiscano peggio. Quella del Verona, ritornato in Serie A dopo un solo anno in Serie B, è cominciata con un equivoco e non sta certo procedendo nel migliore dei modi. In attesa del turno infrasettimanale la formazione scaligera è penultima con un punto conquistato, solo il Benevento ha fatto peggio, ma ciò che preoccupa è la qualità delle prestazioni viste in campo nonostante un mercato che aveva portato altre ambizioni e l’intenzione di avere le carte in regola per qualcosa di più della semplice salvezza.

Antonio Cassano Verona

ERRORI DI COSTRUZIONE?

Il 10 luglio l’Hellas annuncia gli ingaggi di Alessio Cerci e soprattutto Antonio Cassano, colpi a parametro zero che nelle intenzioni del presidente Maurizio Setti e del direttore sportivo Filippo Fusco devono garantire un salto di qualità e di esperienza per il club, reduce dalla promozione ma con qualche passo falso che aveva messo in dubbio l’immediato ritorno in Serie A. Col barese è un flop clamoroso: già il 18 luglio pensa di abbandonare, poi cambia idea ma solo per sei giorni, perché il 24 decide stavolta in maniera definitiva di non voler più proseguire in gialloblù e il 27 arriva la risoluzione del contratto. Cerci è stato invece frenato da un infortunio dopo due presenze, ma non è che gli altri acquisti abbiano fatto meglio: Martín Cáceres e Thomas Heurtaux sono naufragati nel disastro difensivo, i giovani Gian Filippo Felicioli e Seung-woo Lee ancora non si sono visti e il classe 2000 Moise Kean ancora deve trovare la sua dimensione, di fatto gli unici volti nuovi che hanno dato un contributo in questo avvio di stagione sono stati Marcel Büchel e Daniele Verde. Poco.

Giampaolo Pazzini Verona-Napoli

ANCHE IL RESTO NON È GRANCHÉ

Magari i nuovi acquisti devono ancora ingranare ed è solo questione di tempo per vederli rendere al meglio, ma il problema è che fin qui di buono non si è visto praticamente niente e la panchina di Fabio Pecchia inizia a traballare. La difesa è la nota più dolente: undici gol presi in quattro giornate, porta inviolata solo col Crotone e imbarcata casalinga subita con la Fiorentina. Vero che il calendario non ha dato una mano, incrociando i viola oltre a Napoli e Roma, ma certi svarioni non sono certo dovuti al fatto di aver affrontato avversari di gran lunga superiore (emblematico sabato quando sul 3-0 in area Marco Ezio Fossati calcia la gamba del compagno Alex Ferrari anziché il pallone e la Roma quasi fa il quarto). Poi c’è la grana Giampaolo Pazzini: fin qui ha giocato titolare solo da ex contro la Fiorentina, poi è sempre subentrato a partita in corso e dopo il rigore realizzato col Napoli ha avuto un’esultanza polemica verso Pecchia. Se il capitano già da agosto comincia a dare segnali di insofferenza il rischio che l’ambiente possa non essere sereno c’è.

Roma-Verona

La paura è che possa essere un’altra stagione come quella di due anni fa, passata quasi interamente in zona retrocessione con la prima vittoria alla ventitreesima giornata e un desolante ultimo posto finale con appena ventotto punti. Peggio ancora sarebbe se fosse come altri campionati da neopromosso, vedi il 1991-1992 (terzultimo posto nonostante in rosa ci fosse uno come Dragan Stojković, pesante fallimento) o il 1996-1997 (penultimo con una squadra composta con poca logica: chi ricorda Elvis Brajković e Reinaldo?). Le due partite in casa, stasera con la Sampdoria e domenica con la Lazio, sono un bivio non solo per la panchina di Pecchia.

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“Tante volte ho ragionato con la pancia, ma questa volta grazie a mia moglie, i miei figli e la società del Verona ho deciso di andare avanti: voglio continuare questa sfida, sono convinto al 100% che la vincerò”

Antonio ha messo in scena l’ultima “Cassanata”: prima le voci dell’imminente ritiro, poi la convocazione di una conferenza stampa che ha innescato le ansie e gli interrogativi dei tifosi dell’Hellas Verona, che appena 8 giorni prima lo avevano accolto con cori e stima riservati a un leader. Infine, l’ennesimo colpo di scena: nessun ritiro. El Pibe de Bari raddoppia e va avanti. Un doppio dribbling, come solo i fuoriclasse sanno fare.

EMPOLI, ITALY - MARCH 12: Antonio Cassano of UC Sampdoria racts during the Serie A match between Empoli FC and UC Sampdoria at Stadio Carlo Castellani on March 12, 2016 in Empoli, Italy

Un anno e mezzo dopo

Dal centro Riattiva di Lavagna, in provincia di Genova, al ritiro di Primiero San Martino di Castrozza, dove il Verona sta preparando la stagione 2017/2018, quella del ritorno in serie A, ci sono poco più di 300 chilometri. Distanze colmabili, a differenza di quello che erano sembrate quelle sul campo a Cassano:  dall’addio alla Sampdoria – datato maggio 2016 – al passaggio al Verona è passato più di un anno. 12 mesi di stop e isolamento, coincisi con un inevitabile logorio fisico e mentale, nel quale Antonio si era concentrato sulla famiglia, con la moglie Carolina e i figli Christopher e Lionel sempre vicini. A 35 anni, riavviare il  motore non è stato compito semplice: se ne è accorto anche lui, dopo qualche giorno di ritiro.  Quasi a voler riassumere la cifra di una carriera portata avanti sull’onda del “Vorrei ma non posso”. O meglio, del “potrei ma non voglio”: già, perchè al più forte classe 1982 del mondo è sempre mancato un centesimo per fare una lira. E passare dai grandi di enorme talento a quelli di fuoriclasse vincente.

Cassano

Un pizzico di follia per una stagione pazzesca

Voglio vincere questa scommessa, e fare una stagione pazzesca

Il post-it affisso ieri in conferenza stampa da Antonio Cassano sull’annata 2017/2018 è di quelli inequivocabili: infarcito di buoni propositi, quelli di chi non gioca una partita ufficiale dalla stagione 2015/2016 e deve dimostrare di poter ancora stare nel calcio dei grandi. Tecnicamente, non c’è partita: in questa serie A, uno con quei piedi può giocare anche in ciabatte. Il più grande avversario, però, sarà la mente: quella che spesso Antonio ha staccato nei momenti topici della carriera, di fronte a ostacoli all’apparenza non proprio insormontabili. Vedi alla voce “nostalgia di casa“, quella che ieri lo stava spingendo a un altro colpo di testa, forse quello finale.

Le mancate rinunce. Le più grandi avversarie nella carriera di Cassano: dal 1999, anno di esordio con la maglia del Bari ad oggi, sono state una delle costanti nell’attaccante pugliese. Dalla buona tavola alla necessità di dire sempre le cose come stanno (le corna mostrate a Rosetti con la maglia della Roma e le parole pesanti verso Garrone a Genova, tanto per fare due esempi), l’assenza di filtri tra l’uomo Antonio e il calciatore Cassano ha fatto pendere il bilancino della sua parabola verso un’aurea mediocrità. Chissà che nella pausa pranzo di ieri, quella “decisiva” per decidere di restare a Verona, non ci abbia pensato su.

Antonio Cassano alla Sampdoria

Peter Pan rimette gli scarpini

Si ritira, anzi no: l’essenza di FantAntonio, se vogliamo, è tutta in quelle due ore trascorse tra le voci di ritiro e una conferenza stampa tenuta per…annunciare che si sarebbe allenato anche nel pomeriggio. Geniale operazione di marketing o ennesimo sintomo delle contraddizioni di un campione troppo propenso ai colpi di testa? Bagaglio in mano e pallone ai piedi, Cassano ha viaggiato in carriera da Bari a Genova, passando per Madrid, Roma e le due sponde di Milano. Spostamenti continui, che lo hanno temprato nel fisico, ma non nella tenuta emotiva. Fino ad approdare nella città simbolo degli amori finiti male: la Verona di Romeo e Giulietta. Come il Peter Pan di James Matthew Barrie, Antonio è in grado di volare (in campo) ma sembra rifiutarsi di crescere. E probabilmente non lo farà mai. Perchè Cassano è questo: prendere o lasciare.

Antonio Cassano alla presentazione Verona

Meglio oggi che non dopo l’asta

“‘Meglio così, figurarsi se l’avesse fatto dopo l’asta del fantacalcio”. La considerazione, ironica ma comunque comune ieri tra gli appassionati del gioco di simulazione manageriale che di anno in anno coinvolge milioni di italiani, porta ad analizzare il profilo squisitamente tecnico dell’operazione Cassano.  In un tridente di Over 30 completato da Cerci (il più giovane del trio) e Pazzini, la qualità sembra assicurata. La sostenibilità, meno: starà a Fabio Pecchia trovare il bandolo della matassa per incrociare spettacolo, classe ed equilibrio, in una rosa con la missione-salvezza in mano. Intanto, siamo ancora a luglio e Antonio ha già fatto parlare abbondantemente di sé: e resta un’eco lontana la prosopopea di chi gli ricorda che ci sono operai che sudano e si fanno in 4 per mille euro al mese. Lodevolissimi, sia chiaro. Ma mondi troppo distanti per poter essere comparati: il genio è questo, prendere o lasciare. “Fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione” per dirla con il Necchi di Amici Miei. Questa volta Cassano non ha ascoltato la testa, cedendo alla tentazione di appendere gli scarpini al chiodo: basterà per una stagione da FantAntonio?

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Da Romeo e Giulietta a Luca Toni e Giampaolo Pazzini e ora ad Antonio Cassano e il Pazzo. A Verona si divertono con il gioco delle coppie. E se la prima ha avuto un esito tragico – ma indimenticabile secoli e secoli dopo – la seconda è andata decisamente meglio. E adesso, con la terza, gli scaligeri sperano di fare ancora di più nella prossima serie A.

È successo tutto in poco tempo. Fantantonio pareva destinato al Parma, in serie B. Tutto sommato, dopo un anno di forzata inattività per i problemi con la Sampdoria, la serie giusta per ricominciare a giocare a calcio. Oltre che una scelta di cuore. Ma poi è arrivato il Verona, per cui comunque il Talento di Bari Vecchia aveva già dispensato carezze. E lui non ha potuto certo dire di no. Si ricomincia dalla serie A, dove si era lasciato.

Pazzini e Cassano

Il Verona scommette sul giocatore, che firmerà un contratto di un anno, da svincolato. All’Hellas si riforma la coppia che, nel 2009-2010, fu autrice di un torneo fantastico, trascinando proprio la Sampdoria fino ai preliminari di Champions League. Nostalgia, nostalgia canaglia: al ‘Bentegodi’, l’anno prossimo vedranno addirittura un tridente che, qualche anno fa, sarebbe stato degno di una squadra da scudetto. Ci sarà pure Alessio Cerci, infatti, che ha risolto nei mesi scorsi il suo accordo con l’Atletico Madrid e ha firmato per un anno, con automatico prolungamento biennale in caso di salvezza, con i gialloblù.

Il colpo Cassano è destinato sicuramente a far crescere l’interesse intorno alla neopromossa. Seppure stiamo parlando di un Cassano di 35 anni, fermo da tanto tempo. In tre, Antonio, Giampaolo e Alessio, fanno 98 anni. Non pochi. Ma sommano anche un bel po’ di gol, di assist e di esperienza. Starà all’allenatore Fabio Pecchia non trascurare comunque gli altri uomini della rosa, meno famosi forse, ma che hanno portato l’Hellas di nuovo nella massima serie dopo solo un anno di purgatorio. Starà a Pecchia non farsi soverchiare dal carisma e dall’interesse mediatico del barese.

A 35 anni, ci si domanda, Fantantonio di cosa sarà ancora capace? Il talento, naturalmente, resta ed è smisurato. In provincia, poi, Cassano ha dimostrato di saperci fare, mettendo da parte pure le ‘cassanate’ che l’avevano reso famoso nelle grandi (e che gli hanno precluso una carriera migliore). E poi, beh, basta guardare fuori dal cortile del pallone, per accorgersi che Roger Federer ha vinto gli Australian Open dopo mesi ai box, Valentino Rossi – con tre anni in più – ha festeggiato ad Assen e lotta ancora per il Mondiale di MotoGp, che sarebbe il decimo. Poi c’è Francesco Totti, una volta amicone del guascone barese, che a 40 anni ha detto basta, ma che fino a cinque anni fa era ancora sulla cresta dell’onda.

Cassano e Totti

Certo, stiamo parlando di campioni che hanno fatto del sacrificio, degli allenamenti e della dieta le loro armi di longevità. Riuscirà a fare altrettanto l’uomo che imitava Fabio Capello al Real Madrid? Si calerà nella parte? E poi, proprio nell’anno in cui l’ex Pupone mette giacca e cravatta, Fantantonio ripone le infradito nel cassetto per rimettersi gli scarpini: non trovate che ci sia suggestione anche in questo? Loro due, in una Roma di qualche tempo fa, fecero sognare un’intera città. Lui che andava a pranzo dalla mamma di Francesco, come fosse un altro figlio. Prima di rompere con il capitano, con la mamma, con la Roma, con Roma.

Tornando al Verona, non siamo negli anni Ottanta, non c’è Osvaldo Bagnoli in panchina e quelli in campo non sono esattamente Briegel ed Elkjaer, ma chi si abbonerà sa che potrebbe divertirsi parecchio con quei due. Uno a fare gli assist, l’altro a prendere l’ascensore. E se proprio non fosse Fantantonio a fornire i palloni giusto, ci potrebbe sempre pensare Cerci. Qualcuno dice che questo Verona somiglia al Brescia di Carletto Mazzone, quando Roby Baggio e Luca Toni (toh!) s’incrociarono. E a centrocampo c’era anche il signor Pep Guardiola. Quel Brescia sfiorò la Coppa Uefa.

Cassano nei primi sei mesi è sempre il miglior acquisto nella storia dei club. E al Verona potrebbe anche bastare per salvarsi. Arriva spesso a parametro zero. Fa spellare dagli applausi i tifosi, sa mandare in gol pure uno sconosciuto. In spogliatoio è amico di tutti. L’altra faccia di Cassano è quella dell’indolenza, della schiettezza, dell’insofferenza generata in compagni, allenatori e dirigenti. Finché non si arriva alla rottura. L’ultima volta è stato Massimo Ferrero. E Cassano si è ritrovato ad allenarsi con la Primavera. Messo in gabbia, senza partite, partitelle e allenamenti. Verona si accolla l’onere e l’onore di provare a rilanciare solo il primo dei due Cassano.

antonio cassano al parma

Lui, il Cassano bello e forte, può essere ancora decisivo. Proprio in un periodo in cui, in serie A, si è riscoperto il trequartista-seconda punta alla Dybala, alla Bernardeschi, alla Papu Gomez. Sperava lo chiamassero dalla porta principale: per questo motivo aveva rinunciato alle lusinghe cinesi, dove avrebbe potuto fare coppia con Graziano Pellé, e statunitensi. Ai dollari del mondo arabo. Aveva detto di no perché preferiva fare il papà oppure il procuratore della moglie Carolina Marcialis. Una vita da quasi pensionato, con qualche allenamento giusto per non perdere totalmente la forma. Per non accumulare troppi chili, altro limite di Antonio, che ha preferito spesso una bella spaghettata a un Pallone d’oro o a un trofeo vinto. Tutti se lo ricordano nelle vesti di mascotte: Zidane, Ronaldo, Roberto Carlos e Raul. Erano i tempi del Real Madrid: lui animava le spaghettate di mezzanotte, poi in campo non ci andava o ci andava poco.

A Verona si potrà concedere qualche licenza in più perché l’Hellas non è il Real Madrid. Ma nella Verona che sa apprezzare la bellezza, ma che pure è famosa per le tragedie (Romeo e Giulietta, non quelle calcistiche di un Milan a cui due volte il Verona ha tolto lo scudetto all’ultima curva), si aspettano una commedia di qualità questa volta. Firmata Fantantonio–il Pazzo–Alessio.

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Avevamo lasciato il Verona in testa alla classifica, ma che non ha ammazzato il campionato. Il Frosinone e le sorprese Benevento e Spal a inseguire. Poi tutte le altre, con il Trapani attardato e già con un piede in Lega Pro. Come le ritroveremo nel weekend che segna la ripresa del torneo di serie B dopo circa tre settimane di pausa invernale?

Il mercato sta cambiando faccia a diverse squadre e potrebbe modificare pure i rapporti di forza. Proprio in Ciociaria, c’è stato un frenetico movimento, porte girevoli che hanno portato un simbolo come Gucher lontano (a Vicenza), così come il deludente Cocco, che cercherà di tornare a segnare con il pericolante Cesena. Ma sono pure arrivati Fiamozzi dal Genoa, Krajnc dal Cagliari e Mokulu dall’Avellino. La caccia agli scaligeri, che non si sono ancora mossi, è ufficialmente aperta per chi l’anno scorso retrocesse, ma vuole ritrovare subito la massima serie.

frosinone

Il Benevento ha portato in Campania un elemento d’esperienza come Eramo, difensore della Sampdoria, e l’obiettivo è continuare a stupire. Ha resistito alle offensive per il gioiellino Ciciretti e sogna Furlan. La Spal ha la stessa intenzione, ma ha perso l’attaccante Cerri. Così come Beghetto e Grassi. In attesa di capire se arriveranno dei validi sostituti, Costa (dal Chievo), Maranzino (dall’Inter) e Costantini (dal Mezzolara) riempiono le caselle ‘Acquisti’.

Scorrendo la classifica, arriviamo al Cittadella, che sta ancora sfruttando la partenza a razzo. Da svincolato, è arrivato il difensore Iunco, uno che la A l’ha vissuta e che porterà sicuramente esperienza nel reparto arretrato. Un’altra delle favorite, ma che al momento parte in seconda fila, è il Carpi di Castori. Morselli e Forte sono arrivati, Comi – che non trovava spazio – è partito. L’ultima settimana e mezzo di mercato servirà per sistemare ulteriormente la rosa.

Il Perugia, che ha 30 punti, non nasconde le sue ambizioni con un presidente – Santopadre – che non bada mai a spese. È arrivato il portiere Brignoli, che a Terni fece molto bene, dal Crotone il difensore Fazzi. Ceduti Didiba, Da Silva e Imparato. Anche in questo caso, ci aspettiamo qualche colpo. Magari sul gong. L’Entella, un po’ in calo prima della sosta, ha portato a Chiavari Mattera ed è tornato dal prestito Sene; Lafuente invece va a Gubbio.

Esultanza di Stefano Mauri dopo il gol di Miroslav Klose

Attenzione al Novara, un po’ la mina vagante di questo campionato cadetto, dall’alto di una rosa sicuramente superiore alla classifica attuale. Da segnalare, per ora, solo l’arrivo di Chiosa dal Torino e la partenza di Armeno, per Matera. Arriviamo nelle zone calde della classifica: l’Ascoli ha preso Mogos e Martinez, mentre è partito Florio; il Brescia ha piazzato il colpo Mauri, destinato a cambiare le carte in tavola non appena ritroverà la piena forma fisica. Dalla Lazio, ecco Prce, tutto da seguire. Morosini, il talento che fino a dicembre aveva spesso fatto la differenza, ha fatto il grande salto verso la serie A.

Il Vicenza cambia parecchio: arrivati Ebagua dalla Pro Vercelli, Gucher dal Frosinone e Mangani, per fine prestito. Di Piazza va a Foggia. La Salernitana finora ha solo ceduto: Laverone, Franco e Caccavallo. Ma Luca Bittante, ancora non formalizzato, è un arrivo importante per il settore difensivo. La Pro Vercelli ha portato a casa Comi e soprattutto Aramu, è partito Ebagua. A Latina, invece, tanta l’attesa è tutta per Roberto Insigne, che arriva via Napoli. Amadio e Moretti sono lontani.

spal-esultanza

E il Cesena? Ha preso Cocco e ha visto partire Djuric e Severini. In Coppa Italia ha fatto l’impresa, eliminando il Sassuolo a casa sua. Il Pisa di Rino Gattuso, invece, ha preso Zammarini e Angiulli e ha ceduto Caponi. L’Avellino prende Ciotti, Laverone e Moretti e lascia andare Mokulu, D’Attilio, Molina e Diallo. La Ternana, penultima alla sosta, punta su Diakitè, che arriva da svincolato, ma rischia di perdere Furlan. Il grande colpo è però la firma di Ledesma, ex Lazio. Infine, il Trapani, che ha ceduto il gioiello Petkovic e ha preso il portiere Pigliacelli, Rossi e Maracchi e spera di recuperare Fausto Rossi. Rivoluzione vera e propria con le partenze pure di Scozzarella, De Cenco e Colombatto.

Si ricomincia con due match su tutti: Cittadella-Bari e soprattutto Spal-Benevento: le due rivelazioni provano a continuare a sognare, il fattore campo potrebbe essere decisivo. Pure Entella-Frosinone promette spettacolo e il pronostico è incerto. I capoclassifica del Verona ripartono da Latina, contro la squadra che ha pareggiato di più: 14 volte. In Ascoli-Pro Vercelli ballano invece punti pesanti per la parta bassa della graduatoria.