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VAR

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Si dice “il” VAR o “la” VAR? L’interrogativo  dell’estate, vissuto tra ombrelloni, drink e propositi di ferie, ha presto ceduto il passo a un altro punto di domanda: serve o no? L’occhio virtuale, sintesi di Video Assistant Referee (abbreviato in VAR) e Assistant Video Assistant Referee (AVAR) composto dai due ufficiali di gara che collaborano con l’arbitro in campo esaminando le situazioni dubbie della partita tramite l’ausilio di filmati in situazioni dubbie – segnatura di un gol, assegnazione di un calcio di rigore, espulsione diretta o errore di identità del calciatore – ha già fatto discutere abbastanza. Tanto da rendere un bilancio maturo.

Occhio virtuale, realtà e dubbi

Basta vedere gli ultimi episodi del weekend in Serie A per capire che la VAR (sì, quando si parla della tecnologia si usa l’articolo femminile) non lascia indifferenti: come potrebbe, in uno sport nel quale la componente umana, dai calciatori agli arbitri, è tutto? La rete prima annullata e poi convalidata a Kean in Torino-Verona 2-2; il centro annullato a Mandzukic e il rigore concesso alla Juventus in Atalanta-Juventus 2-2; l’esultanza frenata di Iemmello in Benevento-Inter 1-2. Sono tre volti della stessa medaglia: cercare dei compromessi sulla gestione, tra il necessario aiuto della tecnologia e la valutazione finale, sempre lasciata all’uomo. La sensazione tra gli addetti ai lavori è che però più di qualcuno abbia individuato negli interventi del VAR un carissimo nemico.

“Partite da quattro ore l’una”

Tra questi, c’è Massimiliano Allegri. L’allenatore della Juventus ha lasciato ventilare nella mixed zone dello stadio “Atleti Azzurri d’Italia” un rischio che il calcio italiano corre: somigliare al baseball, o al basket, sport del quale lo stesso “Acciughina” è tifoso e buon giocatore. Tempi dilatati, attitudine al replay, meno ritmo. Eppure, orologio al polso, il doppio intervento della tecnologia nel pari di Higuain e compagni a Bergamo è “costato” sei minuti di recupero: quante volte abbiamo visto extra-time così intensi a causa di perdite di tempo e proteste? Non poche.  E in casa Juventus non è il solo a pensarla così, vista anche la recente squalifica incassata dal direttore sportivo bianconero Fabio Paratici: inibizione fino al 15 ottobre ed ammenda di 20mila euro

per avere, al termine della gara, nel tunnel che conduce agli spogliatoi, proferito espressioni gravemente ingiuriose e insultanti nei confronti del Var.

Il dibattito è per certi versi già feroce. La VAR, impossibile negarlo, ha già risolto una ventina di situazioni pruriginose nelle prime 70 partite di Serie A: in alcuni casi lo statement “nemmeno 10 replay possono fare chiarezza”, frase spesso abusata dai commentatori televisivi, è diventato una solida realtà. In quel caso, tocca al capitale umano farsi valere: l’arbitro.

Gli arbitri la promuovono: a patto di non perdere il potere decisionale

Chissà come avranno accolto la tesi della Juventus nelle stanze dell’Associazione Italiana Arbitri. Di certo, pubblicamente la direzione di gara di Atalanta-Juventus, affidata ad Antonio Damato della sezione AIA di Barletta, è stata giudicata “impeccabile” quanto a utilizzo della VAR, affidata a Orsato. In occasione della rete annullata a Mandzukic per quello che sarebbe stato l’1-3 bianconero, la Vecchia Signora aveva contestato la tempistica: dal fallo di Lichtsteiner su Gomez al centro, infatti, sono passati 11 secondi. Troppi? Non per una delle cosidette ‘match-changing situation’, ovvero la necessità di controllare la regolarità di un gol nell’interezza della zona di attacco. Lo stesso dicasi per il mani di Petagna, che ha condotto al rigore parato da Berisha a Dybala: Damato “chiama” il fallo, Orsato ha dei dubbi e nasce il confronto, che ha poi confermato la decisione iniziale.

Chissà cosa hanno pensato del “guardalinee virtuale” dall’altra parte di Torino, quella granata. Al veronese Kean era stata inizialmente annullata la gioia del 2-1, poi “autorizzata” con la tecnologia. Scelta giusta? Con la bidimensionalità della tecnologia, la certezza assoluta è ancora un elemento non riscontrabile. È lì che la classe arbitrale è chiamata a intervenire: meno sollecitata, ma più preparata. Come il portiere di una grande squadra. Decisivo nelle poche occasioni nelle quali gli avversari, in questo caso i dubbi, bussano alla porta.

Una costante: le polemiche

Juventus e Napoli prime con 18 punti, Roma quarta, Inter ottava.  La situazione dopo sette turni nell’ultimo torneo di A senza VAR, edizione 2016/2017, era questa. Oggi troviamo il Napoli primo in solitaria a punteggio pieno, con i bianconeri a -2. A guadagnare sensibili posizioni è stata l’Inter, a quota 19 e in seconda posizione. Equilibri spostati, ma senza sconvolgimenti: a confermare che in campo ci vanno prima le forze dei calciatori e poi le altre componenti. Rispetto alla scorsa stagione, a indurre all’ottimismo è un dato: la media di errori evitati da inizio campionato ad oggi con VAR è di 3 a giornata. Numeri che proiettati sui 38 turni supererebbero quota 100.  Allora, forse, sarebbe il caso di concedere cinque mesi di rodaggio di qui a marzo, quando le partite “potrebbero durare quattro ore”. Ben consapevoli che non è questo il tipo di calcio chiesto dai vertici arbitrali.  Così come sanno che la perfezione non esiste.  Ma la si può avvicinare, cooperando: per cancellare le polemiche, cambiare sport. Con buona pace della tecnologia.

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L’ultima giornata di Serie A ha (ri)portato in auge le care vecchie polemiche arbitrali, nonostante il VAR. A fare notizia sono state le decisioni discutibili nella partita tra Fiorentina e Atalanta, con proteste (giustificate) dei viola. Il nuovo mezzo tecnologico, a prescindere da certi isterismi, ha chiaramente migliorato le scelte degli arbitri in queste prime sei giornate, ma va ricordato come non sia certo uno strumento infallibile, in primis perché non si sostituisce all’arbitro ma lo accompagna in una serie (limitata) di casistiche dove l’errore di valutazione può rimanere anche guardando le immagini.

Pairetto Astori Fiorentina-Atalanta

INTERVENTI MIRATI

Bene ricordare, in primis, quando può intervenire il VAR: il protocollo stabilito dall’IFAB prevede l’utilizzo della tecnologia sui gol, sui calci di rigore, sulle espulsioni dirette e sugli scambi d’identità. La decisione finale resta sempre dell’arbitro e vanno corretti gli errori chiari. Questo significa che il VAR deve correggere le scelte sicuramente sbagliate o sfuggite agli occhi di arbitri e assistenti, non che può essere utilizzato per valutare ogni situazione contestata né tantomeno per chiamate al limite dubbie. Altro punto fondamentale, che in queste settimane è stato criticato, è come viene effettuata la verifica tramite il VAR: esistono due possibilità, una dove l’arbitro centrale va a guardare il monitor a bordocampo e controlla direttamente le immagini (on-field review, dove rigiudica l’episodio), l’altra dove si fida di quanto gli viene detto dall’arbitro VAR via auricolare (le conversazioni sono registrate e a disposizione delle società per ventuali contestazioni), mentre se non c’è necessità di approfondire una certa situazione si applica il silent check e si prosegue.

Paolo Tagliavento VAR

PROTESTE PREVENTIVE

Già dalla prima giornata alcune squadre hanno criticato l’utilizzo del VAR, in alcuni casi senza conoscere le regole appena descritte. La Fiorentina, per esempio, se l’è presa con Paolo Tagliavento per un episodio contro l’Inter (contatto fra João Miranda e Giovanni Simeone) dove l’arbitro non ha effettuato l’on-field review, ma in questo caso non c’era bisogno in quanto ha confermato la sua decisione (non sanzionarlo) comunicando con l’arbitro VAR. L’altra riguarda il gol annullato a Nikola Kalinić del Milan contro l’Udinese per un millimetrico fuorigioco: in questi casi il VAR certifica soltanto la posizione del giocatore utilizzando una grafica specifica, perciò non è una valutazione soggettiva bensì una conferma automatica. Infine c’è un caso limite, quello di un gol non assegnato al Torino contro il Bologna (sempre prima giornata) per un fuorigioco inesistente che l’assistente ha segnalato: qui il VAR non può intervenire, perché il gioco è stato fermato prima. La “soluzione” è che adesso gli assistenti, in caso di dubbio, aspetteranno la fine dell’azione per segnalare l’eventuale fuorigioco, in modo da permettere la correzione in caso di errore. Semplice, ma ancora da comprendere.

Banti VAR Genoa-Juventus

Gli errori ci sono e rimarranno, per forza di cose: l’obiettivo del VAR, peraltro ancora in fase sperimentale, è solo quello di impedire le decisioni chiave sbagliate. Ci sono stati degli errori: alla seconda giornata è stato dato un rigore al Genoa contro la Juventus senza ravvisare un fuorigioco di partenza; in Roma-Inter non è stato punito il contatto fra Milan Škriniar e Diego Perotti (qui, a giudicare dalle immagini, si è trattato soprattutto di una comunicazione non ottimale fra gli arbitri); in Fiorentina-Atalanta manca sicuramente un rigore ai viola per la trattenuta di Leonardo Spinazzola su Davide Astori (nemmeno esaminato) e un altro probabile per il contatto fra Gil Dias ed Etrit Berisha, dove l’arbitro Luca Pairetto è apparso molto confuso; in Bundesliga invece in Borussia Dortmund-Colonia si è avuta un’errata applicazione perché è stato assegnato un gol in realtà realizzato a gioco fermo (e anche qui l’errore è dell’arbitro, non del VAR).

La speranza è che col passare delle giornate i direttori di gara acquisiscano maggiore confidenza con il nuovo strumento tecnologico e possano correggere queste sviste (come già fatto: sempre nell’ultimo weekend Daniele Orsato ha giustamente confermato un rigore assegnato al Benevento col Crotone nonostante i dubbi dell’arbitro VAR, mentre in Sampdoria-Milan Paolo Valeri ha cambiato la decisione dopo un rigore inesistente dato per fallo di mano di Franck Kessié in realtà non da punire), ma il giudizio non può che essere positivo. E pazienza se si perdono due minuti o più: meglio recuperarli a fine tempo con la certezza di aver fatto la scelta giusta.

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Arbitro VAR

L’arbitro ha concesso il calcio d’angolo, anche se loro vorrebbero il rigore. Non c’era, l’intervento era sul pallone. Si vede anche al replay, dai. Sì, ma perché ora Maresca sta aspettando tutto questo tempo? Sta parlando all’auricolare con qualcuno, fa il segno dello schermo. No dai, vuoi vedere che adesso ci dà rigore contro? Che suspence. Sta andando a controllare la moviola. Lo stadio è in silenzio. Io pure. Ora torna verso i giocatori, indica di nuovo lo schermo. No, ecco, lo sapevo, ha indicato il dischetto. Maledetta Var o maledetto Var, neanche so se è femminile o maschile e già ci frega.

Che caso, prima partita della Juventus e primo rigore contro con la moviola. Come si dice? Colpirne uno per educarne cento? Gigi, paralo! Ecco, l’ha parato. Evvai! Però non si può stare con il fiato in gola tutto questo tempo. E chi soffre di cuore? Una volta, finita l’azione, eri sicuro che non sarebbe successo nulla. Adesso, invece, devi pure aspettare secondi interminabili che l’assistente virtuale riguardi l’azione. Ok, almeno ci saranno meno polemiche. Forse.

Che lancio che ha fatto Pjanic. Dai, Paulo, dai tira. Sì, gol! Ma è gol? Posso esultare? In tv dicono che forse si è aggiustato la palla con il braccio. Non è che adesso il Var ci frega di nuovo? Stanno andando a centrocampo. Insomma, posso esultare o no? Quando saprò se lo potrò fare? Siamo 2-0? Sì, a questo punto direi di sì. Però non c’è la stessa gioia a farlo con minuti di ritardo. Sembra quasi di vedere le immagini in differita. Come farò a vivere una stagione così?

E vivrò ancora quelle emozioni uniche che regala un gol all’ultimo minuto di recupero? Quando il guardalinee non sbandiera e l’arbitro indica di andare a centrocampo, io esplodo. E se poi, mentre si torna verso il centro del campo, l’arbitro fa il segno dello schermo? No dai, ma che regola è questa? Meglio le polemiche, le discussioni al bar, le accuse di rubare. Tanto vedrai che lo faranno lo stesso con il gol di Dybala. Però adesso almeno non potranno più dire che paghiamo per vincere. Scommetto che domani al lavoro i sorrisetti maliziosi ci saranno comunque. Già me le vedo le battute: “Hanno dato un rigore contro, volevi mica che vi annullassero pure il gol. Il Var per regolamento si può usare una sola volta a partita quando in campo ci siete voi”.

In questi anni ho goduto a ogni vostro rosicamento. Adesso, mi parrebbe quasi irreale se non ci fosse più. È vero, dà anche fastidio doversi difendere sempre, spiegare – ma che spieghi quando uno è prevenuto? – che hai vinto perché sei più forte. Domani i giornali lo diranno, finalmente?

Domenica mattina. Ora voglio proprio leggerli questi quotidiani sportivi. Tutti lodano il Var. Applausi perché, in fondo, finalmente la Juventus ha avuto un rigore contro. E ti pareva. Poi c’è quello là che scrive addirittura che se ci fosse stato l’assistente virtuale negli ultimi 90 anni, le cose sarebbero andate diversamente. Tradotto: la Juve avrebbe vinto molto meno. Insomma, non è cambiato niente. Ma io so che ieri i primi a subire siamo stati noi, quindi rispondo a tutti a testa alta: abbiamo vinto 3-0, nonostante un rigore contro che poi mica è così chiaro se c’era o no. Anche con il Var (ormai lo chiamo al maschile, ho deciso). Oggi voglio proprio guardarmi le altre partite: ci saranno altre decisioni prese in differita?

Atalanta-Roma. Episodi ce ne sono, ma niente Var. L’anno scorso i giallorossi andavano a una media di un rigore ogni due partite. Lo avranno alla seconda? Sì dai, vedrai che sarà così. Magari proprio riguardando lo schermo. Ora tocca a Milan e Inter. Rigore per il Milan! Ma con o senza Var? Attenzione che l’arbitro va a riguardarsi l’azione. Quelli del Crotone sperano, quelli del Milan temono. Torna indietro, soliti momenti in cui non si capisce che sta succedendo. Un cartellino rosso. Addirittura. Il Var ha peggiorato le cose per i calabresi. Non solo rigore per i rossoneri, Crotone pure in dieci.

Pure l’Inter ha il rigore. Anche in questo caso, l’arbitro si consulta con gli assistenti in regia. Il replay visto in tv, però, non è che chiarisca più di tanto. A me sembra confusa questa regola. Anche se ogni telecronista ha l’obbligo (per contratto, forse?) di spiegare i quattro casi in cui entra in gioco il Var. Diventerà come la regola del passaggio indietro al portiere. Per anni sono andati avanti a ricordarci quando il portiere poteva raccogliere palla con le mani e quando no. Alla fine, non ne potevamo più. Lo sapevano tutti quando era sì e quando no, pure la casalinga di Voghera.

Tifosi di Manchester City e Manchester United in occasione di un derby.

Le partite proseguono, intanto. Simeone cade in area. Ora anche la Fiorentina avrà il suo rigore in differita? L’arbitro però non va a rivedere le immagini. Si fida di ciò che gli dicono in cuffia, neanche fosse Ambra con Boncompagni a ‘Non è la Rai’. Niente rigore. E polemiche. Meno male che sarebbero dovute sparire. Vero è che siamo alla prima giornata, qualcosa va sistemato. A Bologna, per esempio, annullano il gol della vittoria del Torino per fuorigioco. Tanti invocano il Var, il passaggio è di un calciatore del Bologna, dunque il fuorigioco non c’è. Ma non si può neanche parlare di rete annullata, il gioco era stato fermato prima che Berenguer tirasse. Niente video assistenza virtuale, quindi, semplicemente sbandieramento del guardalinee. Come succedeva fino a poco fa.

Pero è stressante questo Var. E poi si perdono minuti che andrebbero recuperati alla fine. E invece niente. Oppure si recuperano quei minuti, ma ci si dimentica dei cambi e non si recuperano questi altri minuti. Insomma, a me piaceva com’era prima. Che si stava meglio quando si stava peggio. Mihajlovic protesta a fine partita, Antognoni pure. Non mi pare che gli animi siano meno accesi. Ma il Var viene promosso dai giornali e pure dagli esperti. Forse per contratto. Finché non ci entrerà in testa quando applicarlo, dovremo sorbircelo così com’è. Ci abitueremo a non esultare come matti dopo un gol, aspettando interminabili secondi? Ci abitueremo che rigore non è solo quando arbitro fischia, ma anche quando Var conferma?

Lasciatemi con i miei dubbi da tifoso. Che già di suo teme o spera ogni volta che la palla è in area, ma che avrà bisogno adesso di più camomille per sopportare tutto questo.

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Arbitro VAR

Per anni l’utilizzo della “moviola in campo” (per utilizzare un’espressione cara ad Aldo Biscardi) nel calcio è stato ritenuto l’unico modo per contrastare gli errori arbitrali e arrivare così a uno svolgimento “pulito” delle partite. Dal 2016 il VAR (Video Assistant Referee) è diventato realtà nelle principali competizioni FIFA ed è pronto per essere inserito anche in Serie A già dalla prima giornata, ma gli ultimi test fatti tra Mondiali Under-20 e soprattutto Confederations Cup non hanno dato gli esiti sperati…

Fonte Silva Portogallo-Cile

RIDUZIONE DEGLI ERRORI? NON PROPRIO

La scena più eclatante è avvenuta in Portogallo-Cile, semifinale di Confederations Cup. Nel secondo tempo supplementare José Fonte ha sgambettato in area Francisco Silva per un rigore solare anche in diretta: l’arbitro iraniano Alireza Faghani, fra lo stupore generale, ha dato rimessa dal fondo senza nemmeno andare a controllare il monitor a bordocampo. Doppio errore: sia suo, perché si è fidato troppo di un’interpretazione discutibile (e non fosse stato rigore sarebbe dovuta essere simulazione), sia di chi era al monitor che non ha segnalato la necessità di verificare l’episodio al VAR, come da procedura corretta.

In finale si è andati anche peggio: nel secondo tempo Gonzalo Jara ha rifilato una gomitata violenta e volontaria a Timo Werner da cartellino rosso ma il direttore di gara Milorad Mažić, dopo aver controllato le immagini, ha tirato fuori soltanto un cartellino giallo per il cileno.

Questi episodi non sono certo i primi, perché già dalla fase a gironi si sono viste cose strane (come un rigore non dato alla Russia nel match inaugurale e una rissa senza espulsi in Messico-Nuova Zelanda), e pure in altre competizioni FIFA col VAR c’erano state varie proteste: ai Mondiali Under-20 l’Italia ha dovuto giocare in dieci con lo Zambia per un’espulsione inventata di Giuseppe Pezzella data proprio tramite VAR, mentre al Mondiale per club 2016 ha fatto discutere un rigore ai Kashima Antlers.

Nicola Rizzoli

LE NECESSITÀ DA SVILUPPARE

Ora la patata bollente passa a Nicola Rizzoli, da ieri responsabile e designatore della CAN A. Sarà lui a dover scegliere gli arbitri per la prossima Serie A, la prima volta del VAR in Italia. Innanzitutto una premessa: lo strumento tecnologico può essere utilizzato solo sull’assegnazione di un gol, di un rigore, di un’espulsione o su uno scambio di persona fra giocatori sanzionati, tutte le altre casistiche non sono previste e non potranno esserci segnalazioni da parte degli stessi calciatori o di chi sta in panchina. L’arbitro resta il giudice ultimo di qualsiasi giocata, ma ora che ha la tecnologia dovrà essere ancora più bravo, perché un errore riguardando le immagini è anche peggio di uno in presa diretta senza replay.

Gli arbitri di monitor, che rimpiazzano i pessimi addizionali, dovranno collaborare affinché le situazioni dubbie vengano analizzate in maniera chiara, perché essendo un lavoro di squadra tutte le componenti servono per permettere all’arbitro di prendere le decisioni (non sarebbe una cattiva idea poter sentire i loro ragionamenti).

I primi test non sono stati positivi, si spera che facendo pratica certi errori vengano eliminati e che per i Mondiali si arrivi a uno standard più adeguato: è chiaro che il VAR non fermerà le polemiche arbitrali, ma almeno dovrà risolvere le situazioni più evidenti.