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Spal

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Se non ci fossero loro! Parliamo di Crotone e Spal, che stanno animando la lotta per non retrocedere e che, probabilmente, lo faranno fino alla fine del campionato. Sono le protagoniste dell’altra Serie A, quella che lotta per non perdere la massima serie. Da una parte c’è il Crotone, che pare finalmente rigenerato da Walter Zenga e da un mercato che, per una piccola, si può dire ottimo. Dall’altra c’è la Spal, neopromossa che ha deciso di lasciare il timone a Leonardo Semplici e che nell’ultima partita a Udine ha rischiato di fare il colpaccio contro le Zebrette, la squadra più in forma del momento. Uscendo alla fine con un solo punto e qualche rimpianto. Anche in questo caso, il mercato di riparazione pare aver regalato nuove opzioni.

In classifica, se togliamo Benevento e Verona, sono proprio Crotone e Spal al momento a giocarsi l’unico posto a disposizione per non annegare in B. I calabresi hanno 18 punti, i ferraresi 16. Il Cagliari non è così lontano, a quota 20, così come il Genoa, a 21.

Ricci (in gol al suo ritorno a Crotone), Capuano e Benali sono stati subito mandati in campo da Zenga. E lo hanno ripagato con tre ottime prestazioni. Dopo la salvezza al cardiopalma dell’anno scorso, quest’anno in Calabria stanno facendo le cose molto meglio. Certo, non c’è più il mago Nicola, ma Zenga pare avere il carisma giusto per guidare i giocatori. E intanto ha dato le indicazioni ai dirigenti su dove intervenire. Il 3-0 di Verona, contro una diretta concorrente, dà entusiasmo (oltre che punti), ma il campionato è ancora molto lungo.

La Spal? Addirittura c’è chi consegna l’Oscar del mercato invernale ai ferraresi. Effettivamente, con l’arrivo di Kurtic, poche squadre di bassa classifica possono contare su questo centrocampo: l’ex atalantino, Viviani e Grassi. Niente male. Ma non è finita qui: in difesa ecco Boukary Dramè e Thiago Cionek, il mediano brasiliano Everton Luiz tutto da scoprire. A Udine, però, ha segnato uno dei soliti noti, ossia Floccari, su assist di Antenucci. Insomma, anche senza Borriello, la squadra di Semplici può dire la sua in questa seconda fase di torneo. Sperando che Gomis non faccia altre papere come al Friuli.

Crotone e Spal, rispetto al Verona – ci sarebbe pure il Benevento, ma è staccato – paiono al momento avere una marcia in più. In Veneto c’è aspra contestazione nei confronti di Pecchia, il mercato ha portato in dote Matos e Petkovic, ma non paiono bastare. Anche perché è partito Caceres, che aveva tenuto a galla i gialloblù nel girone di andata. Non solo: pure Bessa forse è ai saluti. Altra qualità che parte. E Pazzini? Incompreso, in panchina. Che farà? Se l’idea è mandare via Pecchia e tenere Pazzini, forse non è un’idea folle. Se invece sarà il Pazzo ad andarsene, servirà qualche arrivo di peso. Se invece l’attaccante farà le valigie proprio per l’arrivo di Petkovic e di Matos, beh, la situazione sarebbe abbastanza paradossale. Nessuno dei due nuovi vale Pazzini.

Come avrete capito, le polemiche al momento abitano ben lontane dalla Calabria e dall’Emilia. E a anche questo ha un suo peso. Pure il calendario non pare essere alleato degli scaligeri, attesi dalla difficile trasferta di Firenze. La Spal, invece, aspetta in casa l’Inter, mossa dall’entusiasmo di una città intera. Il Crotone ha la sfida salvezza in casa con il Cagliari. Insomma, il rischio per il Verona è allontanarsi ulteriormente dal terzultimo posto. Come dire che spallini e crotonesi sempre di più si guarderanno in cagnesco. Una sola delle due sopravviverà. L’esperienza dell’anno passato potrebbe premiare proprio i calabresi, che possono contare anche su un portiere di buon livello come Cordaz.

A Ferrara, forse, c’è meno da perdere. Dovesse esserci l’immediato ritorno in serie B, nessuno contesterebbe nulla a dirigenza e ad allenatore. Fin dall’estate, infatti, prendendo Borriello ma non solo, hanno provato a costruire una squadra da serie A. Basterà? Per ora, si lotta. E questo è già un risultato per chi, dopo il salto in massima serie, pronosticava tempi bui per una Spal lontana dai riflettori da troppo tempo. Invece, Crotone e Spal sono due che lottano. Dopo la sosta, ancora di più con il coltello tra i denti. Abbellite dal mercato, per niente impaurite. Con la leggerezza e l’entusiasmo che solo in provincia possono trovare rifugio. Semplici contro Zenga, Zenga contro Semplici. Non è tanto complicato provarci, vero?

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La perfezione a volta esiste: è lo stadio ‘Paolo Mazza’ di Ferrara, brulicante di entusiasmo dopo 49 anni di serie inferiori. Magari l’avversario non è stimolante come Inter, Milan e Juventus. Ma la girandola di emozioni, contro l’Udinese, fa gioire gli affezionati della Spal come se su quel campo ci si fosse giocati lo scudetto.

Gli dei del pallone, sono loro che decidono che una vittoria non è sufficiente per scatenare l’entusiasmo dei tifosi ferraresi. E allora ci mettono del loro. Prima fanno segnare Marco Borriello, recordman al pari di Nick Amoruso come vedremo più avanti. Poi fanno sì che il Var piombi pure sul ‘Mazza’ con tutta la sua suspence: il gol di Lazzari, quello del 2-0, è il primo festeggiato in differita, dopo circa 2-3 minuti, visto che all’inizio era stato annullato per fuorigioco. Spal-Udinese 2-0: ci sarebbero tutti i presupposti per andare a casa gioiosi. Quattro punti in due partite, Gomis che ancora non ha dovuto raccogliere palloni nella sua porta, miglior difesa. Ma no, questa sarebbe ‘solo’ gioia, mancherebbe l’epica dell’impresa. Un po’ come se Schnellinger quel giorno a Città del Messico non avesse fatto 1-1 in un’Italia-Germania che non sarebbe mai diventata ItaliaGermania4-3: un romanzo.

E allora, riecco le forze superiori a sferzare il ‘Mazza’, spingendo questa volta l’Udinese di Delneri alla rimonta. La zuccata di Nuytinck, uno dei nuovi stranieri arrivati in Italia a miracol mostrare, riapre la contesa al 27′. La Spal sbanda. Al 42′ ancora il Var protagonista, questa volta in versione friulana. Rigore per gli ospiti causato dal finlandese Vaisanen, fin qui quasi perfetto: Thereau freddissimo trasforma. Siamo 2-2. Vuoi vedere che l’esordio dopo 49 anni in A è agrodolce? Certo, sono comunque 2 punti in 2 partite e per una neopromossa è oro che luccica. Sì, ma dal 2-0 al 2-2…

No, gli dei del calcio non ci stanno. Perché sanno essere dolci e spietati insieme. E quindi Luca Rizzo, in pieno recupero, batte Scuffet: 3-2. Il ‘Mazza’ si abbraccia, un boato accompagna il giocatore sotto la curva. Lassù qualcuno ama la Spal, fin da subito. Ama Semplici, l’allenatore della promozione, che entra in campo sognante al fischio finale.

Il ritorno nella massima serie, dopo 49 anni, ha avuto tutto: gioia, suspence, paura, rabbia, felicità. Perché vincere nel recupero una partita che già era stata vinta è sinonimo di inebriante orgasmo. Perché, tecnicamente parlando, significa avere gli attributi.

E poi c’è Marco Borriello. Che avrà un carattere difficile e spigoloso, che non ama restare troppo nella stessa squadra, ma che proprio per questo motivo può sbattere in faccia a tutti la sua sentenza in zona gol: 12 con maglie diverse in serie A, record insieme ad Amoruso, altro giramondo del pallone. Nell’ordine, e prima della Spal, Empoli, Reggina, Sampdoria, Treviso, Milan, Genoa, Roma, Juventus, Carpi, Atalanta e Cagliari. Che siano provinciali o grossi calibri, lui una cosa sa fare: segnare. Reti spesso decisive, che portano punti importanti, che aiutano a vincere scudetti o a ottenere la salvezza. Il ‘Mazza’ ha già il suo bomber a cui affidare le sorti della sua annata tra i grandi. L’agente dell’attaccante ha detto a chiare lettere che Borriello ha un obiettivo: “Vuole giocare il Mondiale. Intanto, ha scritto la storia”. Per potersi concedere la chance di andare in Russia, Marco dovrà farne altre di queste prodezze. Molte. Il che vorrebbe dire portare in paradiso la Spal. Che però non dimentica tutti gli altri: capitan Mora, Lazzari. Vicari, Viviani. Chi c’era pochi mesi fa per la promozione, chi è arrivato sposando il progetto della Società. E ancora: il moto continuo Schiattarella, il match-winner Rizzo, entrato dalla panchina per completare il mosaico perfetto del 3-2.

Questa Spal sa di nuovo pur giocando in modo normale. Niente guru in panchina, schemi ossessivi. Semplici, un nome una garanzia, punta sulla semplicità, appunto. La stessa che ha permesso ai biancoazzurri di salire in serie A senza rulli di tamburi. Ora l’obiettivo è naturalmente la salvezza e i quattro punti già messi in cascina sono un valido aiuto. Diciamo che ne mancano circa altri 36 per esultare e che alla ripresa ci sarà l’emozionante sfida di San Siro contro l’Inter, con una finestra addirittura sul sorpasso alla Beneamata. Stiamo correndo troppo, ma è l’entusiasmo che come un filo elettrico ha scosso il ‘Mazza’ alla rete di Rizzo a parlare, probabilmente. Forse la pausa non ci voleva, dicono a Ferrara. Potrebbe asciugare proprio questo grande slancio della neopromossa. Ma siccome il campionato di serie A è una maratona, dicono sempre tra i bar e le edicole della città padana, iniziamo a prenderci questi punti e poi vedremo: niente voli pindarici, solo la sensazione, per chi era allo stadio domenica sera, di aver continuato il bellissimo sogno dell’anno scorso e di aver partecipato all’esordio perfetto in cui tutto si è incasellato proprio là dove doveva.

Gli dei del pallone l’avevano previsto, forse. Tanta attesa, 49 anni, non ha fatto altro che prolungare il piacere. La sosta potrebbe anche essere positiva: la Spal a 4 punti, dietro alle big, che se avesse dovuto salire a Milano già tra pochi giorni, magari finiva a centro classifica, con la fine dell’imbattibilità finiva ed un entusiasmo moderato. Così, invece, la classifica si può guardare e lustrare: 6 punti Juventus, Milan, Inter, Napoli, Sampdoria; 4 punti Spal… In zona Europa League…La perfezione di un attimo.

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C’è una sola città in Italia in cui i tifosi associano l’atto di andare allo stadio direttamente al nome della squadra per cui tifano. “Andare alla Spal“, si dice a Ferrara. La città degli Estensi quest’anno sta vivendo un sogno, coronamento di una rinascita dal punto di vista calcistico dopo anni di difficoltà continue, che hanno mortificato la storia di una delle società più gloriose del calcio italiano. La tifoseria, però, non ha mai smesso di seguire la propria squadra, nemmeno nei periodi più bui. Un amore a prova di tutto quello dei tifosi biancoblu, che è andato oltre le retrocessioni e i fallimenti e che ora viene ripagato da un gruppo straordinario, che sembra avviato a tornare lì dove la società emiliana manca ormai da troppo tempo: in Serie A.

Società Polisportiva Ars et Labor, abbrevizione Spal. Nel nome sembra già riassunto lo spirito della squadra attuale: creatività e lavoro, gesti tecnici di bellezza assoluta e tanto sacrificio da parte di tutti. Spirito battagliero da neopromossa e gioco brillante vanno di pari passo. Il 3-5-2 come base tattica, con possibilità di variazioni, coniuga al meglio ampiezza a profondità grazie al lavoro di tutta la squadra e a meccanismi rodati alla perfezione, affinati sempre di più dal lavoro di mister Semplici. Un uomo di poche parole, pacato, ma ossessionato dalla cura dei particolari e dall’esecuzione degli schemi.

Poi ovviamente la differenza la fa l’esecuzione, e qui entrano in scena i calciatori. I tre difensori salgono ad impostare e le mezzali adattate, con i loro movimenti ad allargarsi, creano sempre problemi agli avversari e superiorità numerica in zona gol. Dopo un’inizio di stagione un po’ difficoltoso, soprattutto a causa di una difesa che subiva troppi gol, la squadra ha trovato la quadratura del cerchio.
La Spal è un mix vincente tra giovani talenti e giocatori più navigati, affiatati sia dentro che fuori dal campo. Le cene di gruppo organizzate dagli “anziani” ogni settimana e le partite di calcio tennis prima degli allenamenti hanno cementificato il gruppo e creato un’armonia di intenti che poi ha portato ai risultati che vediamo oggi. E pensare che nel 2012 la sopravvivenza della società è stata a forte rischio, dopo il secondo fallimento nel giro di 7 anni.

Rinascimento

Fallimento, radiazione da parte della FIGC, ripartenza dai dilettanti, stipendi non pagati. La stagione 2012/2013 è un calvario. La Spal sembra avviata verso il baratro, poi per fortuna avviene qualcosa che fa svoltare in positivo la situazione. La fusione con la Giacomense del patron Colombarini, industriale nel settore della vetroresina, e la ripartenza dalla Lega Pro seconda divisione segnano l’inizio del Rinascimento calcistico made in Ferrara. Il primo anno post fusione porta promozione in Lega Pro prima divisione, ma una volta lì la squadra non rende come potrebbe. L’arrivo di Semplici in sostituzione di Oscar Brevi cambia tutto. Reduce dall’esperienza con la Primavera della Fiorentina, dopo stagioni non facili culminate con esoneri ad Arezzo e Pisa, il tecnico costruisce mattone dopo mattone una squadra di assoluto livello e dopo i playoff sfiorati al primo anno guida i suoi alla promozione diretta in B. Chi pensava che la Spal quest’anno potesse aspirare solo a una salvezza tranquilla si è dovuto ricredere molto presto: una volta trovato l’equilibrio la squadra non si è più fermata e il Paolo Mazza è diventato un fortino quasi inespugnabile per gli avversari, grazie anche al calore degli 8.000 appassionati che riempiono gli spalti in ogni partita.

I “vecchi” e i giovani

Mix tra calciatori esperti e giovani, dicevamo prima. Il segreto di una squadra vincente spesso sta proprio nel riuscire a creare un gruppo in cui le nuove leve e i più “anziani” siano tra di loro in sintonia, e la Spal ci è riuscita alla grande. Dietro, a difendere i pali, c’è il giovane fenomeno Alex Meret, uno che ha le stimmate da predestinato già da quando muoveva i primi passi nelle giovanili dell’Udinese e che ha ricevuto la prima convocazione in Nazionale pochi giorni fa, senza ancora aver giocato un minuto in Serie A. A proteggerlo c’è un altro giocatore di cui sentiremo parlare molto in futuro, Kevin Bonifazi, che a 20 anni ha personalità e doti da leader difensivo. Di proprietà del Torino, è uno da cui i granata si aspettano grandi cose e le premesse sembrano quelle giuste.

Sulle fascia destra c’è l’infaticabile Manuel Lazzari, forse uno dei simboli della squadra: dalla fusione con la Giacomense fino ad oggi lui c’è sempre stato e a 23 anni è già un giovane veterano. A guidare la crescita di questi giovani ci sono i vari Del Grosso, Schiattarella e Mora, giocatori con diverse stagioni importanti alle spalle. Discorso a parte meritano i due attaccanti. Mirko Antenucci è tornato in Italia dopo le ottime stagioni al Leeds e a 32 anni sta dimostrando di essere ancora uno in grado di fare la differenza. Ma il protagonista principale lì davanti forse è Sergio Floccari.

A 35 anni molti calciatori con un passato come il suo si accontentano di stare in panchina o di fare da chioccia ai giovani in qualche squadra di Serie A, lui invece si è rimboccato le maniche ed a gennaio è sceso di categoria pur di sentirsi ancora protagonista, e i fatti gli hanno dato ragione. Gol straordinari (7 in 10 partite) e un’intesa perfetta con Antenucci lo hanno reso l’idolo assoluto del Mazza.

La creazione di strutture adatte al calcio di alto livello, grazie anche all’aiuto del comune, e gli investimenti nel proprio settore giovanile stanno a testimoniare la volontà della società di tornare in pianta stabile nel calcio che conta. Nessun miracolo, solo tanto lavoro e capacità di gestione. I tifosi vogliono fortissimamente la A, che è mancata per troppo tempo. “Andare alla Spal“, nella massima categoria, sarebbe tutta un’altra cosa.

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Società, Polisportiva, Arte e Lavoro. Ci perdonino gli accademici della Crusca se sostituiamo le virgole ai punti, ma per raccontare la SPAL Ferrara, nata nel 1907 e rinata in due occasioni dopo altrettanti fallimenti societari, tra il 2005 e il 2012, serve fissare delle coordinate. E partire non dalla città simbolo della gloria estense, ma da Masi San Giacomo, frazione di Masi Torello, a 17 chilometri dal centro artistico patrimonio dell’Unesco dal 1995 e genitore di personalità come Ludovico Ariosto, Torquato Tasso, Niccolò Copernico, Tiziano, Giovanni Pico della Mirandola e Pietro Bembo. Già, Masi San Giacomo, sede della Giacomense, onesto club di serie D e Lega Pro presieduto fino a quattro stagioni fa da Walter Mattioli, 64 primavere e un mancino “alla Mariolino Corso” nei campi dilettantistici. Oggi Mattioli è il proprietario della Spal, dopo 25 anni a capo della Giacomense: il suo motto? Nella vita tutto si ottiene, basta aspettare. Così tre anni fa dalla fusione tra Giacomense e Real Spal era risorta la S.P.A.L. 2013.

Walter Mattioli, presidente della Spal
Walter Mattioli, presidente della Spal
Lavoro e attesa

L’attesa. Come quella della serie B: durata 23 anni e riassaporata dopo la vittoria del girone B di Lega Pro e ben cinque presidenze in un ventennio. I tempi di Bigon, Pasetti, Bosdaves, Pezzato, idoli di Mattioli, sono lontani, ma i sogni di massima serie hanno accorciato le distanze e avvicinato i tifosi alle tribune del “Mazza”. Stadio pieno, quarto posto a 24 punti e una città che è tornata a tingersi dei colori biancoazzurri. Eppure  la fine di una società fondata nel 1907, con 21 campionati in serie A, campioni del calibro di Capello, Bagnoli e Reja consegnati alla storia del nostro calcio non era mai stata vicina come nel 2013. Una storia “oltraggiata”, come l’ha definita lo stesso Mattioli, e difesa con una promessa: mai più. I Colombarini, padre e figli, hanno gettato le basi della rifondazione. Mattioli li ha seguiti e affiancati: il nuovo campo sintetico del Centro Sportivo, riammodernato in estate al costo di un milione di euro, è il manifesto della green economy estense.

Leonardo Semplici, prima esperienza da allenatore in B
Leonardo Semplici, prima esperienza da allenatore in B
Regole? Poche ma Semplici

Il calciomercato, vero, non è stato affatto da matricola. Antenucci e Cerri in attacco, Arini e Schiattarella in mediana e Del Grosso e Cremonesi per la difesa, uniti all’arrivo di Meret tra i pali, hanno rappresentato una chiara dichiarazione d’intenti: non sarà un anno di passaggio. L’avvio non è stato dei più semplici: ko a Benevento. Ma figurarsi se Leonardo Semplici, allenatore dei biancazzurri dai trascorsi poco gloriosi come difensore nelle leghe semi-professionistiche e dal curriculum in panchina radicato in Toscana, passando anche per le giovanili della Fiorentina, poteva lasciarsi impressionare da uno scivolone alla “prima”: basti pensare che la sua avventura era partita con una contestazione della tifoseria dopo la sconfitta contro la Carrarese.

Dal suo arrivo a Ferrara, quasi due anni fa, il mondo biancazzurro è completamente cambiato, con una squadra in grado di mutare radicalmente pelle nei tre mesi finali dello scorso campionato e di proseguire in quest’annata un cammino esaltante iniziato la scorsa stagione. Fiorentino, classe 1967, Semplici è un toscanaccio nell’accezione più profonda e positiva. Lo raccontano come una persona schietta, pronta al dialogo, sempre disponibile al confronto, che sa comunicare, che accetta le critica, ascolta e spiega calcio. Con un maestro nel destino: Serse Cosmi, oggi sulla panchina del Trapani che la Spal sfiderà lunedì sera al “Provinciale”. Semplici è arrivato in B vincendo in tutte le categoria partendo dall’Eccellenza: Sangimignano (dall’Eccellenza alla D), Figline (dall’Eccellenza alla D e poi alla Seconda Divisione e infine alla Prima), Spal dalla Lega Pro alla B.

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Orgoglio italiano

Italians do it better? Chissà, intanto a Ferrara ci credono. Il club spallino è infatti l’unica squadra della Serie B a non aver nessun giocatore straniero in rosa. Una vera rarità nel calcio di oggi: una mosca bianca in un calcio sempre più multietnico, con un’età media di 25,4 anni in rosa. Si va dall’incoscienza di Cerri, Pontisso, Bonifazi e Meret alle 122 reti sparse tra calcio italiano e inglese di Mirco Antenucci: un mix che sin qui ha fruttato 24 punti in classifica, di cui ben 16 maturati in 7 incontri al “Mazza”, palcoscenico severo ma affascinante e stimolante: si respira aria di storia, che il club di patron Mattioli rinnova ogni volta che si gioca in casa, con accoglienze speciali per ex indimenticabili come Reja, Cancellato, Pari e Capello.

E in stand-by, tra i tanti giovani, c’è un capitolo che attende di essere scritto: quello legato a Alberto Picchi, prestato alla Spal dall’Empoli ma rimasto sin qui sempre fuori dalle rotazioni di Semplici. Il cognome non vi dice nulla? Il fratello di suo nonno ha vestito la maglia della Società Polisportiva Ars et Labor all’inizio degli anni ’60. Si chiamava Armando Picchi, e avrebbe fatto le fortune della Grande Inter. Con l’esordio di Alberto in B, allora sì che la storia sarà ritornata.

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“A n’en gnancora vint nient“

Esempio estense…da estendere. Dove nasce il Delta del Po, fioriscono anche talenti. In un’epoca in cui si dice che vanno tutelati i vivai e la scuola italiana, per rivitalizzare il nostro calcio, quello della Spal è dunque un esempio da citare. Gli uomini di Semplici sono reduci da 3 vittorie consecutive (7 in 13 gare complessive) che consentono alla gloriosa società biancazzurra di attestarsi in piena zona playoff: grazie alla vittoria per 3-2 sul Brescia è maturato l’aggancio al Benevento in quarta piazza, a soli tre punti dal Frosinone che oggi vale la promozione diretta in serie B. Gli Over 50, scorrendo la classifica di B, potrebbero avere un sussulto al cuore: come quello che coinvolge i tifosi del “Mazza”, che ancora oggi sfogliano l’album dei ricordi e un palmarès in cui rientra il primo posto nel campionato di Serie B 1950-1951, oltre ad una Coppa Italia di Serie C, una Supercoppa di Lega Pro ed una Coppa dell’Amicizia italo-svizzera. Ma, come si dice a Ferrara, si sogna fino al venerdì, perché nel weekend c’è sempre da lottare. Il motto che rimbalza la dice lunga: “A n’en gnancora vint nient“. Non hanno vinto niente. Ma hanno ritrovato i fasti della Società Polisportiva Ars et Labor.