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PSG

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La sfida fra prima e seconda della scorsa stagione di Ligue 1 è un crocevia fondamentale del campionato francese. Al Louis II domenica sera (ore 21) si sfidano Monaco e PSG in quello che, oltre a essere lo scontro diretto più interessante del girone d’andata, è anche un test per capire quanto il torneo possa ancora essere aperto o destinato a un dominio parigino, visti gli attuali sei punti di distacco.

Neymar Cavani PSG-Nantes

GERARCHIE CAPOVOLTE

L’anno scorso era stato il Monaco, assieme al sorprendente Nizza (ora invece ai bordi della zona retrocessione) a fare l’andatura. Adesso invece la Ligue 1 è tornata a essere un monopolio pressoché totale del PSG, che su tredici giornate ne ha vinte undici, pareggiandone due. Ruolino di marcia parigino quasi perfetto: unica squadra ancora imbattuta, miglior attacco (quarantatré gol segnati) e miglior difesa (nove al passivo), solo una gara a secco (il 23 settembre in casa del Montpellier, senza Neymar) ed Edinson Cavani capocannoniere con quindici gol. L’uruguayano, dopo la celebre diatriba sui rigori con l’acquisto più costoso di sempre, si è preso il ruolo di trascinatore del club, con tre doppiette consecutive per dimostrare di poter essere lui il numero uno dell’attacco e non Neymar o Kylian Mbappé, l’altro volto nuovo del tridente che ha segnato meno (quattro gol) ma giocando otto partite su tredici. Dopo il fallimento della scorsa stagione Unai Emery è costretto non solo a vincere ma a stravincere (e ad arrivare in fondo in Champions League, vero pallino dello sceicco): al momento ci sta riuscendo perché ben otto volte sono arrivate vittorie con tre o più gol di scarto, e in coppa dopo cinque giornate è sicuro il primo posto con ventiquattro reti segnate e una sola subita.

Glik Falcao Monaco-Marsiglia

ULTIMA SPIAGGIA O QUASI

Che la stagione del Monaco potesse essere inferiore a quella dell’anno scorso era per certi versi prevedibile, perché l’exploit quasi impossibile da ripetere. La cessione di Mbappé ai rivali nazionali e le partenze di altri elementi chiave come Tiemoué Bakayoko, Benjamin Mendy e Bernardo Silva non potevano non peggiorare il rendimento, che comunque si sta attestando su livelli medio-alti. Certo, Stevan Jovetić e Baldé Diao Keita stanno facendo rimpiangere Mbappé, ma Radamel Falcao si è confermato (tredici gol, secondo in classifica marcatori) e al Louis II solo il Montpellier è riuscito a uscire con un punto, mentre Guingamp e Marsiglia ne hanno presi sei. L’eliminazione di martedì dalle coppe (aritmetico l’ultimo posto del girone dopo l’1-4 col RB Lipsia) è un campanello d’allarme da non sottovalutare, ma non avere più impegni europei potrà servire a Leonardo Jardim per far focalizzare il gruppo solo sul campionato e sulla rincorsa alla vetta. Di certo, però, tutti questi discorsi passano da un risultato positivo domenica sera, perché sprofondare a -9 dal Paris Saint-Germain dopo quattordici giornate metterebbe di fatto la parola fine ai sogni di gloria monegaschi. Per questo motivo la supersfida ha forse un po’ di valore in più per il Monaco: deve dimostrare di esserci ancora.

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Tolosa-PSG 2016.

Un anno fa il Paris Saint-Germain aveva già sentenziato la Ligue 1, con venti punti nelle prime otto giornate e un +4 sulla seconda che a fine stagione sarebbe diventato un devastante +31, con centodue gol segnati, appena diciannove subiti, novantasei punti totali e l’aritmetica di un titolo mai in discussione arrivata il 13 marzo dopo uno 0-9 al Troyes, con otto giornate d’anticipo. A dodici mesi di distanza le cose per i parigini sono peggiorate non poco, e oltre alla leadership perduta in patria ci sono problemi anche in Champions League: da cosa dipenAde il lento avvio dei campioni di Francia?

L'espulsione di Serge Aurier in Tolosa-PSG 2-0.

UNA RIVOLUZIONE ESAGERATA?

Per una volta la campagna acquisti del PSG non è stata sfavillante, almeno nei nomi. Dei settantacinque milioni spesi in estate quasi sessanta se ne sono andati per Grzegorz Krychowiak e Jesé Rodríguez, ma i nomi di grido a cui erano abituati i tifosi rossoblù sono ben altri. Soprattutto quest’anno ha visto l’addio di Zlatan Ibrahimović direzione Manchester United, dopo quattro stagioni con altrettante affermazioni in campionato e dodici trofei complessivi. Può l’addio di Ibra aver tolto punti di riferimento alla squadra? Il rischio c’è, perché in questo primo mese e mezzo non è ancora apparso un leader come lo svedese, a eccezione del capitano Thiago Silva che però continua a essere tormentato dai problemi fisici e ha giocato solamente quattro gare. È possibile che in sede di mercato sia stato trascurato questo elemento, perché Zlatan spesso faceva squadra da solo e riusciva a risolvere anche le giornate negative, mentre ora si fa fatica a trovare un faro come lui.

L'ultima volta di Zlatan Ibrahimović con la maglia del PSG.

BATTUTE D’ARRESTO

L’inizio di stagione non è stato certo dei più felici, anche se c’è tutto il tempo per rimediare. Certo stona, per una squadra abituata a dominare fin dalle prime partite, il fatto di vedere già due sconfitte e un pari in sette giornate di Ligue 1, con il -4 dal Nizza capolista di Mario Balotelli. In Champions League mercoledì scorso è arrivato il primo successo, 1-3 sul campo del Ludogorets ma soffrendo e in rimonta, con un rigore parato da Alphonse Aréola subito dopo il vantaggio, dopo aver sprecato tanto contro l’Arsenal concedendo l’1-1 ai Gunners nella giornata d’esordio. Non c’è dubbio che qualcosa non stia girando per il verso giusto in un meccanismo fino allo scorso maggio quasi perfetto, e a ciò si aggiungono alcuni problemi fuori dal campo, col nuovo acquisto Hatem Ben Arfa già apparentemente bocciato (non convocato per scelta tecnica in cinque delle ultime sei partite) e Serge Aurier condannato a due mesi di prigione per aver aggredito un poliziotto lo scorso 30 maggio.

Unai Emery PSG

LA CURA EMERY

Toccherà a Unai Emery trovare il giusto equilibrio e portare il PSG di nuovo ai fasti dell’ultimo quinquennio, magari riuscendo anche a ottenere risultati in Europa, il vero obiettivo della proprietà qatariota. L’allenatore basco ha sostituito a giugno Laurent Blanc, cacciato anche per non essere andato oltre i quarti di Champions, dopo aver vinto per tre volte di fila l’Europa League col Siviglia, exploit che gli ha dato un enorme credito pur non avendo mai fatto meglio del terzo posto in campionato (col Valencia dal 2010 al 2012). Pure lui è stato criticato per l’inizio altalenante, tanto che qualcuno ha messo in discussione la sua panchina, ma il suo operato andrà valutato sul lungo periodo, anche perché nella sua carriera ha dimostrato di essere un tecnico più da gare secche che da campionato (infatti ha vinto il Trophée des Champions, la Supercoppa di Francia). Rispetto ai suoi predecessori Blanc e Ancelotti non potrà appoggiarsi su Ibra nei momenti di difficoltà, ma la squadra a prescindere dall’assenza di un leader è comunque di altissima qualità e può ribaltare la stagione.

Marco Verratti

Ecco, se c’è uno in questo PSG che può caricarsi la squadra sulle spalle è Marco Verratti, ancor più dei blasonati Ángel Di María ed Edinson Cavani. Il centrocampista abruzzese ha le qualità per far svoltare la squadra e se non dovesse essere martoriato dagli infortuni, che gli hanno impedito di giocare gli Europei con l’Italia, il rendimento del Paris Saint-Germain ne risentirà in positivo. Con Thiago Motta in calo Emery deve affidare le chiavi del centrocampo all’ex Pescara, con Krychowiak e Blaise Matuidi vicini a formare una linea mediana di altissimo profilo per servire il tridente d’attacco. Così facendo il PSG potrà lasciarsi Ibra alle spalle.