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Olimpia Milano

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La Milano del basket non c’è più. Eliminata in semifinale da Trento, alza bandiera bianca anche in campionato, dopo averlo fatto da tempo in Europa. La Milano del basket si adegua alla mediocrità della Milano del calcio, colorando la stagione sportiva della metropoli di nero nerissimo.

Il fallimento è di tutti, nella pallacanestro meneghina. L’ultimo posto nel girone di Eurolega e l’amara eliminazione nei play off scudetto fanno pendere la bilancia in negativo, nonostante i due trofei portati a casa, la Coppa Italia e la Supercoppa. La stagione era iniziata con ben altre prospettive per le scarpette rosse marchiate Armani.

Lo sport poi è crudele, quindi il primo a pagare sarà l’uomo della panchina, ossia Jasmin Repesa. Che avrebbe ancora un anno di contratto, ma che se ne andrà senza troppo strepitare (e pretendere). L’allenatore croato ha fallito, non è riuscito mai ad amalgamare il materiale umano di tutto rispetto che aveva. La crisi dell’Olimpia, però, va al di là del coach. E rischia di mangiarsi, come un tarlo, anche la Società stessa. I tifosi, al Forum, hanno chiesto la testa del presidente Livio Proli (secondo le ultime notizie, però, rimarrà), ma è chiaro che pure il proprietario Giorgio Armani potrebbe farsi prendere da malinconia e dubbi sul suo futuro (anche in questo caso, nei corridoi, si sussurra che l’amore per il basket e per Milano prevarranno).

Jasmin Repesa

Tornando a Repesa, non gli si può non riconoscere di essere l’allenatore più vincente degli ultimi 20 anni del basket Milano (in due stagioni uno scudetto, due Coppe Italia e una Supercoppa). Ma se ne andrà e il prossimo tecnico sarà italiano: si fanno i nomi di Trinchieri (che in Germania, alla guida del Bamberg, si sta giocando lo scudetto), Buscaglia (l’uomo di Trento, l’ammazza Milano), Simone Pianigiani (che ha un altro anno di contratto con Gerusalemme). Difficile che arrivi un altro straniero lungo i Navigli, anche se sono sotto osservazione Blatt, Plaza, Sito Alonso e Jasikevicius. Potrebbe abbandonare la nave pure il general manager Flavio Portaluppi, anche lui contestato dal pubblico.

Naturalmente cambierà il roster. Ma Milano vuole italianizzarsi, forse perché il blocco italiano può avere più a cuore le sorti di un club come quello lombardo. Non ci sarà Gentile (pur avendo un contratto fino al 2018 e a meno di colpi di scena), e questo si sa, ma rimarranno Awudu Abass, Simone Fontecchio, Andrea Cinciarini, Bruno Cerella e Davide Pascolo. Resteranno Simon e forse Kalnietis, si tratterà per prolungare l’accordo di Tarczewski. Via invece Raduljica e, uno dopo l’altro, pure Hickman, Sanders (verso il Fenerbahce). McLean ha ricevuto offerte economiche più alte. Al posto di Macvan dovrebbe arrivare da Brindisi M’Baye. Dragic ha un contratto con troppi zeri per poter rimanere e poi, con l’addio di Repesa, lo seguirà al 90 per cento. La soluzione interna, per la panchina, potrebbe promuovere il secondo Massimo Cancellieri.

Ale Gentile

Il progetto ambizioso di Milano è finito nel cestino. Si puntava a confermarsi in Italia, ma pure a fare strada in Eurolega. Un discorso a sé merita Alessandro Gentile. Dal primo luglio tornerò a essere a tutti gli effetti un giocatore Olimpia, ma per quanto? L’America è una tentazione troppo forte. A Milano Ale è amato ancora oggi, nonostante l’addio burrascoso e improvviso dell’ultima stagione. Il figlio d’arte potrebbe essere attratto da un big europea, oppure puntare sulla voglia di rilancio di una Società che, se non altro, non ha problemi di budget.

Certo, dopo gli anni di dominio di Siena, Milano aveva illuso riconquistando dopo 18 anni il titolo. Un nuovo ciclo? Perché no? Armani e gli altri ci hanno messo il cuore e il portafogli, ma qualcosa non ha funzionato. E invece, anche il patron ora è sotto accusa. Intendiamoci, senza di lui, Milano sarebbe scomparsa dal panorama cestistico italiano. I 27 titoli sarebbero rimasti un lontano ricordo. Ma, attenzione, da quando lo stilista entrò in Società – stagione 2004-2005 – i trofei vinti sono stati soltanto cinque. E qui i paragoni con il calcio si possono fare eccome, più con l’Inter che con il Milan. Armani si è circondato di persone probabilmente non così capaci – da Proli a Portaluppi – proprio come fece Massimo Moratti quando era presidente dell’Inter. La passione dei due – uno sempre al palazzetto, l’altro allo stadio – non è bastata. I soldi messi sul tavolo neanche. Anche se poi il petroliere i suoi successi li ha ottenuti, mentre lo stilista ha dovuto attendere tanti anni per veder di nuovo sollevare un trofeo. E, quando pensava ormai di poter riportare l’Olimpia pure in una dimensione europea di altissimo livello, si è ritrovato nudo. Senza l’Eurolega (con l’illusione del 2013/2014), senza il campionato.

Reyer Umana Venezia v Olimpia EA7 - Playoff Semifinal Game 6

Di potenziali crack ne sono arrivati al Forum: Drew Nicholas, Antonis Fotsis, Omar Cook, Lynn Greer, Stefano Mancinelli, Marijonas Petravicius, Jonas Maciulis, Richard Hendrix, Shawn James, Linas Kleiza, Miroslav Raduljica, Ricky Hickman, Zoran Dragic. Qualcuno ha dato spettacolo, qualcuno ha vinto qualcosa. Poco rispetto al budget e alle ambizioni. Ecco perché ci sarà una rivoluzione a Milano.

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L’Olimpia Milano sogna Andrea Bargnani, a gennaio o, più probabilmente, a giugno. Come si dice in questi casi, ci sono stati più che semplici contatti. Il patron milanese, Giorgio Armani, vuole tornare a vincere in Italia – dopo l’anno di Sassari – ma soprattutto vuole dare battaglia in Europa, dove l’Italia da troppo tempo sta a bocca asciutta.

Il 30enne azzurro sta incappando in una stagione negativa – sua e della squadra, i Nets di Brooklyn – e dopo tanti anni in Nba, non sarebbe scontento di tornare in Italia. Il contratto gli permette di uscire dal biennale e, facendo due righe di conti, di non perderci neanche dal punto di vista economico. I Nets, infatti, quest’anno pagano il ‘Mago’ 1.362.897 dollari l’anno, il minimo salariale per un veterano. E stiamo parlando della cifra lorda, dunque comprensiva delle tasse. Al netto, viene fuori uno stipendio in linea con i top player dell’Armani.

Db Milano 29 05 2015 play off EA7 Emporio Armani Milano Banco di Sardegna Sassari Alessand

Un ‘Mago’ per gennaio

Qualcuno sussurra che gli ammiccamenti di Milano si siano spinti fino a credere di poter portare Bargnani in Italia già in questo mese di gennaio. Il lungo azzurro scalpita, a quanto pare, e la Società milanese pure. Il tempo, però, stringe. Bisognerebbe tesserare Andrea entro il 28 gennaio, ultimo termine per poter schierare il giocare nel girone di ritorno di Eurocup. Non solo: Bargnani dovrebbe rescindere con Brookyln, mentre a fine stagione potrebbe andarsene senza penali annesse. E se rescindesse, ogni franchigia potrebbe prenderlo entro le successive 48 ore. E l’ipotesi Milano si allontanerebbe tremendamente.

Ecco perché tutto lascia pensare che l’idea verrà posticipata all’anno prossimo. Quando si potrà costruire una squadra intorno a Bargnani che, adesso invece, dovrebbe adeguarsi al roster che già c’è. Con rischi non da poco di rompere gli equilibri di un quintetto che, ormai fuori dall’Eurolega, ha tutte le carte in mano per poter vincere la Coppa Italia e il campionato. Anche senza Mago.

Andrea Bargnani

Bargnani sottotono

Certo, la stagione in America sta regalando molte delusioni all’azzurro. Incappato nella peggiore annata da quando è sbarcato negli States. Trentadue partite giocate finora, nessuna da titolare, appena 6,7 punti di media e un minutaggio che si è andato riducendo di gara in gara, fino al ‘non entrato’ contro Orlando per “scelta tecnica”. E i Nets, finora, hanno il poco invidiabile record di 10 partite vinte e 27 perse (terzo peggior bilancio Nba).

Una situazione del genere sarebbe stata l’ideale per fuggire via. Ma i Nets hanno cambiato allenatore: via Hollins, che non vedeva più il nostro. Il patron russo, Mikhail Prokhorov, ha affidato la squadra al vice, Tony Brown, con un passato da giocatore a Reggio Emilia e ad Arese. Chiaro che, con il cambio di guida tecnica, anche il vento potrebbe mutare. E Bargnani ha voglia di lasciare l’Nba in modo meno anonimo.

La fama del ‘Mago’

Certo, negli ultimi tempi Bargnani oltre oceano ha goduto di cattiva pubblicità. Cosa che potrebbe ancora una volta fare il gioco dell’Olimpia. In caso di rescissione anticipata, infatti, le altre franchigie potrebbero fermarsi un attimo di troppo a riflettere sulle parole di un certo Phil Jackson, che accusò l’italiano di essere “un lavativo” nonché “un enigma”. Attimo di troppo che favorirebbe Milano. E in Europa, statene certi, Andrea potrebbe ancora dire la sua sotto canestro.

Andrea Bargnani

La fame del ‘Mago’

Con quanta fame di rivincita Bargnani tornerebbe in Italia? E in Europa? L’Armani Milano può competere, è vero, con i budget più bassi dell’Nba (l’unica in Italia), ma siamo sicuri che nel Vecchio Continente altre corazzate non metterebbero gli occhi su un Bargnani libero? Questo è un rischio concreto. Cska Mosca, Real Madrid e Fenerbahce potrebbero proporre al nostro contratti più vantaggiosi. A quel punto, il lungo azzurro deciderebbe con il cuore o con il portafogli?

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Il precedente Datome

Milano l’estate scorsa è stata bruciata da Gigi Datome. Dopo due anni in Nba, con Detroit e Boston, il capitano della Nazionale italiana decise di tornare in Europa. L’Armani fece il possibile per prenderlo, ma alla fine Datome preferì i (tanti) dollari offerti dai turchi del Fenerbahce. Niente operazione nostalgia, dunque, ma voglia di guadagnare ancora e di lottare per vincere l’Eurolega a Istanbul. Potrebbe accadere la stessa cosa con il Mago?

Milano schiacciasassi

I tifosi dell’Olimpia sognano di presentarsi alla seconda parte della stagione con il ‘Mago’, Sanders e un nuovo playmaker. Milano diventerebbe schiacciasassi, di più di come è già. Coach Repesa ha fatto sapere ai dirigenti che lui è pronto a rivoluzionare la squadra pur di avere subito uno come Bargnani. Armani&Co. sono d’accordo nel dare un’anima sempre più italiana alla squadra per il medio e lungo periodo. Ma vogliono elementi che siano spendibili pure a livello internazionale. E Bargnani è uno dei pochi, al momento. Insomma, si proverà fino all’ultimo a scandagliare tutte le possibilità di prendere subito Andrea, ma non si piangerà se l’acquisto dovesse slittare a giugno.

Eurolega, un’ossessione

L’Italia in Eurolega (l’ex Coppa dei Campioni) da anni vive un periodo di magra. Lontani i tempi in cui le nostre squadre erano protagoniste. L’ultima volta che siamo approdati alla Final Four è nell’anno di grazia 2010-2011, ma la Montepaschi di Siena dovette accontentarsi poi del terzo posto. Per trovare una vittoria, l’ultima, bisogna risalire al 2000-2001, con la Virtus Bologna che aveva già vinto il trofeo nel 1997-1998.

E Milano? Milano in bacheca ha tre Coppe dei Campioni. La prima è del 1965-66, le altre due sono consecutive, 1986-1987 e 1987-1988. Era la Tracer quella che vinse 90-84 contro il Maccabi Tel Aviv. Era la squadra di Bob McAdoo, Piero Montecchi, Mike D’Antoni, Riccardo Pittis, Roberto Premier e Dino Meneghin. Uno squadrone.

Bargnani in pillole

Al draft 2006 dell’Nba, Andrea Bargnani fu scelto al primo giro dai Toronto Raptors. È questo l’inizio dell’avventura in America per il centro – ala italiano. Gli inizi, però, sono lontani dal grande basket. Si mette in luce in B2, con la Stella Azzurra Roma. Nel 2003, Andrea approda in serie A con la Benetton Treviso e si consacra anno dopo anno. Nel 2005-2006 vince lo scudetto e il premio di miglior giovane del campionato italiano. Non solo: si aggiudica pure il trofeo ‘Rising Star Trophy’, come miglior giocatore under 22 dell’Eurolega.

L’Nba non se lo fa sfuggire e Bargnani diventa il primo giocatore italiano a venire scelto al primo giro. Giocherà in Canada fino al 2013-2014, quando decide di firmare per i New York Knicks. Saranno gli infortuni, però, a condizionarlo finché, il 12 luglio del 2015 deciderà di trasferirsi ai Brookyln Nets al minimo salariale. Per prendersi una rivincita proprio con i Knicks. Rivincita che, come abbiamo visto, finora è mancata.