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Novak Djokovic

L’erba del vicino è sempre più verde. Se poi è quella sacra dei campi di Church Road, a Wimbledon, lo è anche di più. Un po’ perché da queste parti piove sempre, un po’ perché questo è considerato il campionato del mondo di tennis sull’erba. Lunedì 27 inizia la 130esima edizione, che ci dovrà dire se Novak Djokovic potrà puntare davvero al Grande Slam, se Andy Murray saprà contrastarlo adeguatamente, se Serena Williams sarà ancora regina sui campi britannici o se la spagnola di 22 anni, Garbine Muguruza, è davvero la nuova stella dopo aver trionfato a Parigi proprio contro la statunitense.

 

NEL 2015 ANDÒ COSÌ

Djokovic portò a casa il secondo Wimbledon consecutivo (terzo in carriera, dopo quello del 2011), superando in finale lo svizzero Roger Federer. Serena Williams si impose tra le donne. Mettono in palio i loro titoli contro avversari molto agguerriti. In campo maschile, infatti, va considerato pure lo svizzero Roger Federer, che si arrese dodici mesi fa in finale a Nole dopo quattro set. Tra le donne, probabilmente, sarà un testa a testa tra Williams e Muguruza.

I RITI DI WIMBLEDON

Wimbledon non è semplicemente un importante torneo di tennis. È un rituale. Che va avanti da 130 anni, appunto. C’è il palco reale, dove non è raro vedere seduti personaggi della famiglia reale. E dove il gossip si concentra in particolare sui cappellini della Regina o sulle gonne di Kate Middleton. C’è l’immancabile pioggia, che spesso stravolge i programmi. C’è il dress code e guai a sgarrare. In particolare le tenniste devono stare attente ad abbigliamenti troppo bizzarri o a far verdere …troppo. E le tenute devono essere rigorosamente bianche.

C’è il giorno di riposo, che capiterebbe domenica 3 luglio. Usiamo il condizionale perché, l’anno passato, proprio il maltempo costrinse gli organizzatori a far giocare gli incontri rinviati proprio in quella domenica. C’è la consuetudine che vede in campo prima i maschi, lunedì 27, e solo dopo le femmine, martedì 28. Per tutti, la chiusura è prevista il 10 luglio.

 

NIKE E GLI ABITI TROPPO CORTI

A proposito di dress code, la Nike ha dovuto ritirare gli abiti cuciti appositamente per le donne che parteciperanno a Wimbledon. Il motivo? Erano troppo corti. In realtà, però, questa volta non sarebbero stati gli organizzatori del torneo a protestare, ma le stesse giocatrici, una ventina, che hanno rimandato al mittente le tenute perché scomode e succinte.

In particolare, sotto accusa sarebbero le ‘Nike Premier Slam’. Recentemente, la 31enne ceca Lucie Hradeckà ha dovuto indossare dei leggings per evitare che la gonna le scoprisse le parti intime. La 19enne britannica Katie Boulter ha improvvisato una cintura con fascia pur di tenere giù il vestitino.

DJOKOVIC, IL LOGICO FAVORITO

Djokovic ha vinto il Roland Garros, sciogliendo i dubbi sulla forma fisica. Evidentemente, proprio questo è il periodo in cui è al top. Vuole avvicinare Roger Federer, che vinse cinque volte di seguito in Gran Bretagna tra il 2003 e il 2007. Vincendo nel 2016, sarebbe a tre. Djokovic potrebbe diventare il primo a vincere cinque Major consecutivi in era Open. Ultimo stimolo: la possibilità di far suo il Grande Slam del 2016 dopo che l’anno passato gli sfuggì per poco.

MURRAY, PIÙ DI UNO SFIDANTE

Andy Murray è qualcosa più di uno sfidante semplice. È l’ultimo ad aver vinto Wimbledon, nel 2013, prima della dittatura di Nole. Quell’anno, riportò il trofeo in Gran Bretagna dopo ben 77 anni (Fred Perry era stato l’ultimo). È quello che ha i colpi migliori per mettere in difficoltà Djokovic, numero 1 Atp. Anche perché, proprio nella classifica Atp, è subito dietro il serbo. Ha di nuovo al suo fianco Ivan Lendl dopo la separazione, il che la dice lunga sulla voglia di Murray di tornare alla vittoria tra le mura amiche. Infine, Murray – arrivasse in finale – sarebbe alla terza consecutiva del 2016 contro l’eterno avversario.

FEDERER, L’ERBIVORO

Erbivoro per eccellenza, Roger Feder di Wimbledon ne ha già vinti sette. Ha saltato Parigi, forse proprio per concentrarsi meglio su Londra. L’elvetico punta la terza finale consecutiva in Gran Bretagna, sperando questa volta in un epilogo diverso. Pur non essendo più lui il top del tennis mondiale – e una spanna sotto a Nole – quando si ritrova sulla verde erba di Church Road ritrova come per magia smalto. Il dritto in chop è l’arma che nessuno pare in grado di controbattere.

GLI OUTSIDER

Chi potrebbe fare la sorpresa a Wimbledon? Stan Wawrinka è la vera e propria mina vagante, Nicolas Mahut e Florian Mayer (tornato però nel circuito solo ad aprile dopo un lungo infortunio) sono esperti di erba e capaci di dare il 100% proprio su questa superficie. Juan Manuel Del Potro ci metterà il cuore e chissà che non riesca a superare gli ostacoli che, da qualche tempo a questa parte, lo hanno relegato alla seconda o terza fila del tennis. Difficile che arrivino altre sorprese in campo maschile.

WILLIAMS, MUGURUZA E…

Come già detto, tra le donne è più difficile ampliare troppo il novero delle possibili vincitrici. Sarà quasi sicuramente un duello Williams–Muguruza, una rivincita del Roland Garros dove l’iberica ha avuto la meglio. Se proprio vogliamo cercare il terzo incomodo, ecco Petra Kvitova. Serena Williams, 34 anni, dicono sia al crepuscolo della carriera, ma nelle ultime sei finali dello Slam c’è sempre stata, vincendo tre volte e perdendo le altre tre (le ultime).

La sorpresa è il forfait dell’ultimo momento di Victoria Azarenka, testa di serie numero 6, messa ko dal ginocchio. Lo stesso infortunio l’aveva costretta al ritiro al Roland Garros. La ragazza nel 2011 e nel 2012 raggiunse le semifinali a Wimbledon, suo miglior risultato. In questa stagione, aveva vinto a Brisbane, Indian Wells e Miami.

GLI ITALIANI DI WIMBLEDON

L’Italia di Wimbledon si presenta agguerrita in campo femminile. Non così in quello maschile, dove Andreas Seppi è chiamato almeno a difendere il terzo turno dell’anno scorso che gli permetterebbe di non perdere i 90 punti conquistati dodici mesi fa. Difficile nutrire speranze di sorprese azzurre tra gli uomini da Lorenzi, Cecchinato e Bolelli.

Tra le donne, Roberta Vinci è la numero 7 e Sara Errani la numero 21. Loro guidano la nostra spedizione inglesi, essendosi ritirata dal circuito Flavia Pennetta. Camila Giorgi è l’incognita.

BIGLIETTI E TV

I biglietti per Wimbledon sono andati a ruba come al solito. Alcuni tour operator organizzano la trasferta, ma i prezzi sono piuttosto proibitivi. Si va da 700 euro a oltre 1000 per i match in programma sul Centrale.

Converrà mettersi in poltrona e, se si ha Sky, guardare tutte le partite in diretta. Due i canali dedicati: Sky Wimbledon 1 Hd (201) e Sky Wimbledon 2 Hd (202). C’è anche la possibilità di guardare Wimbledon dal proprio dispositivo mobile scaricanddo l’applicazione Sky Go.

COMBINE, MAI PIÙ

Le voci su vecchie combine, anche su tornei di alto livello, hanno fatto muovere gli organizzatori. I campi sono iper blindati, con telecamere di sicurezza a circuito chiuso. Controlli accurati in borse e zaini degli spettatori, identificazione frontale di chiunque sia seduto sugli spalti. Si affianca, naturalmente, il consueto lavoro sui flussi di scommesse e sulle variazioni di quote. Verranno analizzati pure i dati forniti elettronicamente dagli arbitri e le credenziali di chiunque intenda partecipare all’evento (il rischio terrorismo c’è).

Wimbledon potrebbe essere immune alla combine perché assegna grossi premi anche a chi arriva al secondo turno delle qualificazioni (7.500 sterline), per chi gioca il terzo ce ne sono 15 mila. Il tabellone principale porta a 30 mila l’incasso.

Infine, gli organizzatori di Wimbledon intendono monitorare sempre meglio l’eventuale doping degli atleti. Un’agenzia indipendente si occuperà di ulteriori test oltre a quelli di routine, durante le qualificazioni e durante il torneo.

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La terra rossa del Roland Garros è tornata a far vibrare di emozioni gli appassionati di tennis. Tanti gli interrogativi alla vigilia dell’ingresso nella fase calda della manifestazione. Uno su tutti riguarda il torneo maschile: sarà la volta buona per il numero 1 ATP, Novak Djokovic? La coppa francese, infatti, è l’ultima che manca alla collezione del serbo per mettere insieme il sogno del Career Grand Slam. Bruciano ancora i precedenti più recenti. Nel 2014, è toccato all’assoluto dominatore della terra, Rafael Nadal, detentore del record di vittorie all’Open di Francia (nove, contro le sei di Borg), rispedire al mittente le sue ambizioni. L’anno dopo, proprio quando sembrava scoccata l’ora di Novak, grazie soprattutto alla vittoria in semifinale contro lo stesso Nadal, ecco Wawrinka, capace col suo tennis brillante di regalargli un’altra delusione.

coppe

Ma al di là di chi riuscirà a sollevare la “Coppa dei Moschettieri” (del singolare maschile) o la “Coppa Suzanne Lenglen” (del femminile), l’Open di Francia – al pari degli altri appuntamenti del Grande Slam – rappresenta da sempre un evento in cui storia, sport e costume si fondono tra loro. Oltre alla particolarità della superficie (è l’unico grande torneo che si svolge qui) più lenta e con rimbalzi della palla spesso indecifrabili, c’è anche l’assenza del tie-break che, nell’ultimo set, conduce spesso a incontri fiume di diverse ore e con il corollario di punteggi molto elevati (nel 2004 il match tra Santoro e Clement si concluse dopo 6 ore e 34 minuti, sia pure spalmate su due giorni a causa della sopraggiunta oscurità). Ma non è tutto. La prima edizione del torneo di Parigi affonda le radici in due secoli fa: si svolse nel 1891 e fino al 1924 restò riservato ai soli tennisti francesi o non francesi soci di un club di tennis transalpino.

E proprio le peculiarità così marcate del Roland Garros hanno determinato negli anni la creazione di una categoria di atleti “specializzati” e, come contraltare, hanno messo in difficoltà altri campioni che hanno trionfato ovunque tranne qui. A quest’ultima categoria appartengono mostri sacri del calibro di Pete Sampras (vincitore di 14 tornei dello Slam), John McEnroe e Jimmy Connors, con Roger Federer riuscito nell’impresa di scansare la “maledizione” solo nel 2009; alla prima, invece, Gustavo Kuerten, Juan Carlos Ferrero e il nostro Adriano Panatta. Controprova di questo, la circostanza statistica secondo cui – ad eccezione di Nadal – tutti i vincitori delle edizioni tra il 1999 e il 2007 non hanno conquistato un altro torneo dello Slam. “Regola” che vale anche in ambito femminile, con Martina Hingis e Lindsay Davenport private dello Slam proprio dalla terra di Parigi.

schiavone

A proposito di Panatta, però: l’ex ct della Nazionale non è l’unico italiano a cui sono legati bei ricordi in terra francese. Nel 2010 Francesca Schiavone è stata la prima atleta nostrana a raggiungere una finale di un torneo del Grande Slam e a vincerlo, battendo l’australiana Samantha Stosur. L’anno dopo ha “rischiato” di ripetersi, sconfitta in finale solo dalla cinese Na Li. Nel 2012 quindi è toccato a Sara Errani, anche lei sconfitta però dopo aver fatto fuori in serie le più quotate Ivanovic, Kuznecova e Stosur, salvo arrendersi solo alla Sharapova. Ma nello stesso anno si rifece nel doppio vinto con la connazionale Roberta Vinci.

Tornando all’edizione di quest’anno, come anticipato, i favori del pronostico e gli occhi sono ancora tutti puntati su Djokovic: il sorteggio è stato favorevole, ma la pioggia potrebbe mettersi di traverso. come ha già fatto in queste prime giornate; meno scontata la situazione in campo femminile. Non resta che attendere i primi esiti e le prime inevitabili sorprese.

La 73esima edizione degli Internazionali Bnl di tennis, a Roma, è appena iniziata. E la grande novità è rappresentata dai sorteggi del tabellone maschile e di quello femminile in piazza del Popolo. Per tutto l’arco del torneo, fino al 15 maggio, sarà attivo in centro un vero e proprio campo da tennis, dove si potrà giocare e dove ci saranno maestri pronti a insegnare qualche tecnica. Due schermi non faranno perdere neanche un punto dei match del Foro Italico.

I FAVORITI

Novak Djokovic è il numero uno al mondo, il vincitore uscente e il favorito principale per aggiudicarsi l’edizione 73 del Masters 1000 romano. Da chi dovrà guardarsi Nole? C’è Rafael Nadal, tornato a fare paura e che qui sette volte ha trionfato, c’è Andy Murray, c’è Roger Federer, c’è Stan Wawrinka. Ci sono tutti i migliori, insomma.

In campo femminile, invece, manca la vincitrice dell’anno scorso. Maria Sharapova è infatti squalificata e lascerà probabilmente campo aperto a Serena Williams, che dovrà guardarsi in particolare dalla tedesca Angelique Kerber, dalla spagnola Garbine Muguruza e dalla romena Simona Halep.

L’EDIZIONE 2015

Novak Djokovic si è aggiudicato l’ultima edizione degli Internazionali capitolini. In finale, ha avuto la meglio sullo svizzero Roger Federer, con un 6-4, 6-3 che ha lasciato poco spazio alle velleità dell’elvetico, mai vincitore peraltro sulla terra battuta del Foro Italico, pur essendo arrivato quattro volte all’ultimo atto. In campo femminile, oltre a Maria Sharapova, l’anno passato è arrivata a sorpresa in finale la spagnola Carla Suarez Navarro, con vittoria della prima.

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GLI ITALIANI

Fabio Fognini guida la pattuglia azzurra a caccia di gloria. Con lui anche Andreas Seppi e Paolo Lorenzi. Un tris che potrebbe anche fare strada, ma molto dipenderà dal tabellone. Due wild card per il tabellone principale sono state assegnate a Marco Cecchinato e Salvatore Caruso. Simone Bolelli ha dovuto rinunciare all’ultimo momento per infortunio.

Tra le donne, forfait per la bella Camila Giorgi, a causa di un risentimento alla schiena. Ci affidiamo dunque a Roberta Vinci, Sara Errani, Francesca Schiavone e Karin Knapp. La speranza dei tifosi è che un’azzurra possa presentarsi magari alla finale.

IL MONTEPREMI

Il montepremi del Masters 1000 italiano è invitante: sfiora infatti i quattro milioni di euro per il torneo maschile (3.830.295) e i tre milioni per quello femminile (non considerato Masters, ma Premier) (2.707.664).

PLURIVINCITORI

Rafa Nadal ha vinto sette volte a Roma, di cui tre consecutive (2005, 2006, 2007, 2009, 2010, 2012, 2013) e sogna l’ottava meraviglia. Chris Evert è la plurivincitrice tra le donne: cinque successi (1974, 1975, 1980, 1981, 1982). Ma è la spagnola Conchita Martinez quella ad aver vinto più tornei consecutivamente, quattro, dal 1993 al 1996.

Foro Italico Panoramic View Rom Foro Italico Internazionali d Italia di Tennis PUBLICATIONxNOTxIN

LA FORMULA E GLI ORARI

Dal 2011 il torneo romano si gioca con la formula ‘combined event’, ossia con le stesse modalità dei tornei del Grande Slam. Si alternano, dunque, la gara del torneo maschile e di quello femminile. Le finali sono in programma domenica 15 maggio. Sia le semifinali sia le finali si giocheranno sul campo Centrale.

Due le sessioni in cui è suddivisa la giornata di match: una mattutina e una serale. Si comincia alle 11 sul Grand Stand, sul Nicola Pietrangeli e sui campi secondari; alle 12 sul Campo Centrale, che apre anche di sera, alle 19.30, per un match maschile e uno femminile. Sul Grand Stand è prevista una ‘long session’, ossia cinque partite al giorno dalle 11.

IL TORNEO IN TV

Sky trasmetterà interamente gli Internazionali maschili di Roma sui suoi canali satellitari. Lo streaming è garantito agli abbonati su smartphone, tablet e pc grazie a Sky Go. Rai 2 trasmetterà almeno una semifinale e la finale del torneo maschile. Il torneo femminile sarà trasmesso integralmente da SuperTennis e, gratuitamente, sul canale 64 del digitale terrestre. E ancora, in simulcast streaming su www.supertennis.tv, attraverso l’applicazione ufficiale gratuita per iPhone e iPad.

Roberta Vinci of Italy celebrates at the US Open Flushing New York 2015 US Open Tennis Champion

PEUGEOT A ROMA

Con gli Internazionali di Roma inizia pure #DriveToTennis, iniziativa fotografica riservata agli appassionati di Peugeot, che potranno dare spazio alla propria creatività, interpretando la presenza di Peugeot al Foro Italico. Interagendo con i tablet o pubblicando una foto su Instagram o Twitter con l’hashtag #DriveToTennis, avranno la possibilità di essere ospiti del marchio automobilistico per la finale prevista il 15 maggio.

SICUREZZA AL MASSIMO

Rispetto agli altri anni, sono state deliberate spese straordinarie per garantire la sicurezza degli spettatori che affluiranno al Foro Italico. Non ci sarà nulla di troppo invasivo, ma la Coni Servizi sarà in costante contatto con questura e prefettura di Roma. Gli episodi di terrorismo che hanno colpito recentemente anche l’Europa impongono che l’asticella della sicurezza venga alzata.

VIENI AL FORO IN TRENO

Trenitalia e la Federazione Italiana Tennis collaborano per portare più gente al Foro Italico. Viene infatti garantito uno sconto del 30 per cento sui biglietti delle Frecce per chi è in possesso di un tagliando di entrata alle partite del torneo. E chi vorrà raggiungere il Foro Italico, da Roma Termini, avrà a disposizione un servizio navetta gratuito. Che lo riporterà a Termini finite le gare. L’offerta è valida dal 6 al 15 maggio (per il ritorno dal 7 al 16 maggio).

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LA ROMA AL FORO

Ci saranno anche i calciatori della Roma, lunedì 9 maggio alle 19 al campo ‘Nicola Pietrangeli’ del Foro Italico. Per beneficenza, in otto sfideranno otto tennisti Atp in un tie-break. Si chiama ‘Tennis with Stars’ l’iniziativa e il ricavato va ai bambini della Comunità di Sant’Egidio. I biglietti costano 10 euro.

COS’È UN MASTERS 1000

Roma fa parte del circuito Atp World Tour Masters 1000, che raggruppa i nove tornei più prestigiosi dopo i quattro del Grande Slam. Insieme al Roland Garros e a Montecarlo – i due tornei che precedono e seguono Roma – gli Internazionali vengono anche chiamati ‘Slam Rosso’, il trittico più importante sulla terra battuta.

LA STORIA

Le prime cinque edizioni degli Internazionali d’Italia si svolsero al Tennis Club Milano. Nel 1935 si disputò a Roma il torneo maschile, mentre quello femminile rimase a Milano. Dal 1936 al 1949 il Foro Italico divenne la location fissa. Nel 1961 si giocò al Circolo della Stampa di Torino per il centenario dell’Unità Italia. È diventato torneo di tennis professionistico nel 1969. A partire dal 2002 si chiama Internazionali Bnl d’Italia.

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Rafa Nadal ferma gli sbadigli del tennis. Vince a Montecarlo e dimostra che, sulla terra battuta, può dire ancora la sua. Se Novak Djokovic cala un po’, qualche avversario riesce ancora a emergere. L’iberico, del resto, al Country Club del Principato è di casa, avendo vinto nove volte. E si tiene stretto il suo record: è l’unico tennista ad aver vinto nove volte un torneo da quando esistono gli Open.

Nel segno del nove, ci riproverà a Barcellona, dove ha trionfato già otto volte e ha il pubblico dalla sua. E, sempre con il 9 come numero porta fortuna, Rafa pure al Roland Garros ha alzato la Coppa nove volte. A dimostrazione che nessuno è imbattibile, Djokovic ha perso per la prima volta all’esordio di un torneo dal 2013, quando fu superato da Grigor Dimitrov a Madrid. Questa volta è stato Jiri Vesely a ottenere il prestigioso scalpo, sulla terra di Monaco. Niente Barcellona per il numero uno Atp: “Ho bisogno di un po’ di riposo”. E di riaffilare le armi per Parigi.

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Montecarlo è terra di Nadal

Ci ha messo tre set, Nadal, per battere il francese Gael Monfils nella finale del Masters 1000 di Montecarlo, il primo grande torneo della stagione sulla terra battuta: 7-5, 5-7, 6-0. Due parziali equilibrati, poi il transalpino si è arreso senza più combattere. Per lo spagnolo era la 100esima finale
in un torneo.

Gli altri otto successi, il nostro li aveva ottenuti consecutivamente, dal 2005 al 2012 (nel 2013 fu battuto in finale da Djokovic). Sulla terra del Principato, solo quattro le sconfitte subite, ben 58 le vittorie. Ancora una volta, uno score che si deve in particolare al periodo 2005 – 2012, con 46 successi. La vittoria di Montecarlo ha permesso a Rafa di affiancare proprio Djokovic come numero di Masters 1000 vinti: 28 a testa. Erano però ben 23 i mesi che il maiorchino non ne vinceva uno: 11 maggio 2014 a Madrid per l’infortunio di Kei Nishikori. E otto quelli dall’ultimo olè, ad Amburgo, in finale contro Fabio Fognini.

In semifinale, a Montecarlo, lo spagnolo si era sbarazzato del britannico Andy Murray. Match in salita: 2-6, 6-4, 6-2 in due ore e 43′. A dimostrazione che Rafa ha ritrovato la condizione fisica.

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Djokovic, attento a te

“A Montecarlo ho capito che sono tornato”. Così ha parlato Nadal dopo il successo al campo ‘Ranieri III’ di Monaco. A 29 anni, dopo aver perso al primo turno agli Open d’Australia, tutto lasciava pensare che fosse ormai sul viale del tramonto. “Ultimamente, non riuscivo più ad alzare il livello del mio gioco quando le cose andavano male. A Montecarlo ho ritrovato questa arma, come un tempo”.

A luglio, Nadal era scivolato al decimo posto della classifica Atp (ora è numero cinque), conseguenza di un 2015 da incubo con tre sole vittorie (Amburgo, Stoccarda e Buenos Aires). “Montecarlo è uno dei posti più importanti della mia carriera”. Stampella che può aiutare Rafa a correre di nuovo. Il tennis ha bisogno anche di lui per contrastare lo strapotere di Nole.

Roland Garros 2015

Roland Garros, sto arrivando

Chiaro che dopo Montecarlo, Rafa punti a Barcellona. E poi c’è il Roland Garros nel mirino, dove il decimo successo sarebbe qualcosa di storico. Se la condizione fisica resterà questa, Nadal un pensierino lo può fare. Proprio come a Montecarlo, a Parigi conosce ogni angolo della sua amata terra battuta. “La vittoria conferma che sono migliorato, mi sento meglio rispetto a un anno fa. Vedremo come andrà nei prossimi mesi”. Inutile fare proclami, bravo Rafael!

Andy Murray

Assalto pure al Ranking

Chissà che nel 2016 Nadal non possa tornare numero 2 del ranking mondiale. Il primato di Djokovic è al sicuro, va bene, ma dietro la lotta potrebbe diventare incandescente. Tra l’impresa e il fallimento, per lo spagnolo, ci sono Murray, Federer e Wawrinka. Il primo è stato battuto proprio da Nadal a Monaco, il secondo pareva in buone condizioni, ma a Montecarlo si è fatto irretire da Tsonga nei quarti. E Wawrinka? La sua incostanza di rendimento rende difficile qualsiasi pronostico.

Facendo qualche calcolo, Nadal ha in uscita 1.140 punti (finale a Madrid e quarti a Parigi), Federer 1.220 (ma non difenderà il titolo di Istanbul). Murray deve difendere ben 2.060 punti (titolo di Montecarlo e Madrid, semifinale di Parigi), Wawrinka 2.450, grazie al Roland Garros.

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La carriera di Nadal

Nella sua carriera, Nadal ha vinto 14 tornei del Grande Slam: oltre ai nove Roland Garros, ci sono un Australian Open, 2 Wimbledon e 2 Us Open. La medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2008 fa bella mostra di sé in casa dell’iberico. E poi ci sono quattro Coppe Davis con la Spagna, i 48 titoli sulla terra rossa che gli sono valsi il titolo di ‘King of Clay’, ossia Re della Terra Battuta.

È stato numero uno della classifica Atp dal 18 agosto 2008 al 5 luglio 2009, dal 7 giugno 2010 al 3 luglio 2011 e ancora dal 7 ottobre 2013 al 6 luglio 2014 (per un totale di 148 settimane, mentre Djokovic si avvia alle 200). Per 241 settimane è stato numero due Atp, di cui 160 consecutive dietro al rivale di sempre, lo svizzero Roger Federer. Nel 2009, Rafa è stato il primo tennista della storia a detenere contemporaneamente tre titoli del Grande Slam su tre superfici diverse. L’anno dopo, trionfando pure negli Stati Uniti, è diventato il più giovane tennista (e uno dei sette della storia) ad aver completato il Career Grand Slam. Infine, il secondo giocatore maschile della storia (terzo in assoluto) a raggiungere il Career Golden Slam. Da troppo tempo si erano perse le sue tracce.

Asteroide Nadal

L’asteroide che porta il suo nome

Tanto è famoso in patria che nel 2008 la sua città, Maiorca, ha dedicato a Rafael un asteroide, noto ora come 128036 Rafaelnadal. Famoso e attento al sociale. Sempre nel 2008 ha fondato un’Associazione che si occupa di dare assistenza e creare progetti cooperativi in Spagna e nei Paesi in via di sviluppo.

Vita mondana, pure. Nel 2010, al fianco di Shakira, ha partecipato al video del singolo ‘Gipsy’. Ha avuto il Premio Principe delle Asturie, primo uomo dopo le tenniste Arantxa Sanchez Vicario, Steffi Graf e Martina Navratilova. In occasione del torneo di Bangkok, ha partecipato al progetto ‘Un milione di alberi per il Re’, piantandone uno in onore del monarca Bhumibol Adulyadej.

Fidanzata di Nadal

La vita privata lontana dai riflettori

Pur essendo una stella, Rafa Nadal non si comporta come tale. La sua ragazza si chiama Marìa Francisca Perellò, a volte sugli spalti per seguirlo nei tornei. L’ha conosciuta in un momento di relax nella sua città natale, Manacor, dove appena può torna per giocare a golf o andare a pesca.

Lontano dai riflettori, appena può. Ora spera di tornarci per quello che fa in campo, dimenticando gli ultimi anni e i tanti infortuni che lo hanno portato lontano dai vertici del tennis.

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Di nuovo Novak Djokovic. A Wimbledon il numero uno al mondo ha battuto Roger Federer, che cercava l’ottava affermazione sull’erba londinese. L’impresa non era mai riuscita a nessuno e, almeno per un altro anno, sarà così. Ma pure dodici mesi fa furono loro due a ritrovarsi l’uno contro l’altro all’ultimo atto e pure allora Djokovic chiuse la porta in faccia allo sfidante (emozionante 3-2).

Djokovic-Federer è molto di più di un evergreen a Wimbledon. È una sfida generazionale che dura da un decennio. Domenica scorsa è stata la quarantesima partita tra loro dal 2006. Lo svizzero era in vantaggio 20-19, ma ora è stato raggiunto. E probabilmente verrà superato perché, mentre Nole è in fase di ascesa, Roger è in fase discendente (anche se si difende ancora molto bene). L’atleta rossocrociato è un classe 1981, Djokovic ha sei anni in meno. Che pesano. In qualche set o game possono sembrare annullati, nell’intera partita si vedono. Soprattutto in quelle lunghe.

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Differenza di età e di modo di giocare. Federer usa il servizio come una clava, ma anche come una bacchetta di ballerina classica. Si muove leggero sul campo. E il complimento più bello gliel’ha fatto proprio il grande avversario, definendolo “il più grande di tutti i tempi”. Non importa se non vince uno Slam da tre anni. O forse sì. Se pensiamo che a impedirgli di continuare il dominio sul regno degli altri tennisti è proprio Nole. Qualcuno ha parlato di declino fisico. Vero o meno, qualche crepa psicologica c’è.

Djokovic colpisce in modo efficace da ogni parte del campo. Nessuno lo batte, al momento. Le sue risposte fanno male. Richard Gasquet, francese battuto proprio da Nole in semifinale, ha detto: “La sua risposta al servizio è incredibile, non la sbaglia mai. Tu sei lì che ti impegni a fare un buon servizio, ma la palla torna sempre nel suo campo”. Sul campo, Roger è più tranquillo e saggio, gioca con serenità olimpica; Novak si agita, colpisce il campo con la racchetta, è bizzoso. Eppure, da più di un anno è in testa al ranking mondiale: “E sono l’obiettivo di tutti gli altri”.

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Il vero e proprio duello generazionale è in realtà un cambio di generazioni, già in atto da parecchio tempo. Djokovic ha superato Federer e da 155 settimane ha superato chiunque. Già tra il 2010 e il 2011 era imbattibile e detiene tuttora il maggior numero di successi consecutivi agli Open (43). Resta secondo a Federer solo per il monte guadagni totale. Ha 54 titoli all’attivo e la sua carriera è lontana dal ritiro o da un appannamento.

Federer di titoli ne ha vinti 86. È stato numero uno del ranking mondiale nel 2004, ma anche nel 2012. Era e sarebbe tuttora il più forte se non fosse comparso sulla scena mondiale Djokovic. Trasformando il dualismo Rafa-Roger in quello Nole-Roger. Di sicuro stiamo parlando di due assoluti fenomeni. Forse non faranno spettacolo come Borg e McEnroe, ma hanno segnato l’ultima decade del tennis mondiale. E puntano alla prossima.