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Mondiale per club

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Se qualcuno a un certo punto si fosse sintonizzato sulla finale del Mondiale per Club e avesse osservato il risultato, avrebbe potuto pensare che quella in onda fosse una puntata speciale di Holly e Benji e non una partita vera. I Kashima Antlers, che forse qualche appassionato di calcio conosce perché nel ’92 ingaggiarono una versione crepuscolare del grande Zico o per esser stati il club del carneade Ogasawara (passato da Messina senza lasciare grossi ricordi), erano in vantaggio sul Real Madrid di Zinedine Zidane, Campione d’Europa in carica, primo nella Liga e imbattuto ormai da 8 mesi.

Una sceneggiatura che probabilmente nemmeno la mente fantasiosa del buon Yoichi Takahashi, creatore della serie nella quale il Giappone – guidato dal pupillo di Roberto Sedinho e da un portiere capace probabilmente di parare anche una palla di cannone – vince contro le super potenze del calcio mondiale, avrebbe potuto prevedere. Stavolta non era un cartoon, non c’erano Holly e Benji a distruggere i vari Karl Heinz Schneider e Pierre Leblanc, ma Shibasaki e Sogahata a dominare (a tratti) contro Cristiano Ronaldo, Sergio Ramos e fuoriclasse vari. Se i vincitori della J League avessero portato a casa la gara nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo, anzi, ma il rigore del pareggio di Cristiano Ronaldo, una clamorosa occasione sprecata all’ultimo minuto e gli altri due gol del fenomeno portoghese hanno riportato tutti alla realtà.

giappone-holly-e-benji

Ma davvero un andamento di gara del genere era così imprevedibile? Se si osservano le gare precedenti, forse qualche segnale del fatto che la squadra allenata da Masatada Ishii non era lì per caso si potevano già leggere. ll Kashima, tra le squadre presenti a questo Mondiale, è quella che ha segnato il numero maggiore di gol. Tante le occasioni da rete create, grazie al gioco fatto di pressing e intensità imposto dall’allenatore, ex calciatore dello stesso Kashima e sostituto in panca di un certo Toninho Cerezo. Uno che, probabilmente, è preparato come molti dei tecnici che allenano nel vecchio continente. A riprova che l’Europa non è l’unico laboratorio calcistico interessante sulla faccia della Terra, anzi, negli ultimi 10-15 anni stiamo assistendo alla crescita continua di alcuni movimenti, con l’Asia che ricopre un ruolo importante in questo riassestamento della geografia del pallone.

Il Giappone, dopo il manifesto programmatico redatto da Saburō Kawabuchiprimo presidente della J-League e in seguito della federazione calcistica nipponica, e da altri visionari, è arrivato a contare oltre 50 club professionistici e a qualificarsi per ben 5 volte consecutive per la fase finale di un Mondiale. Oggi il movimento del paese del Sol Levante sforna talenti in quantità (molti dei migliori giocano in Europa, anche a livelli alti) e che acquisisce consensi sempre maggiori tra i giovani.

Se lo sviluppo dei vivai è alla base del calcio nipponico, per la Cina non si può dire ancora lo stesso (come dimostrano gli scarsi risultati della Nazionale), anche se si sta iniziando a lavorare anche in quel senso. Il primo passo è stato quello di introdurre il calcio come materia scolastica, per farlo assimilare ai bambini sin da subito. Il secondo passo prevede la creazione di impianti di alto livello, che poi diventeranno dei collegi sportivi (come quello del Guangzhou, inaugurato quest’anno). A differenza del Giappone però, la Cina mira a conquistare la supremazia pallonara mondiale nel giro di 10-15 anni. Sostenuti da un governo che mette a disposizione fondi praticamente illimitati, i Club della Super League hanno iniziato a razziare prima il Brasile e poi l’Europa di alcuni dei migliori talenti. Hulk, Alex Teixeira, Ramires, Lavezzi, Jackson Martinez, il nostro Pellè, a cui a breve si aggiungeranno Tevez, Oscar e altri nomi pesanti. Dal ’94, anno in cui è nata la lega professionistica, ad oggi, il salto di qualità è spaventoso. Oggi la Super League è un’alternativa credibile al calcio europeo per calciatori di alto livello ancora nel pieno della carriera e in futuro, grazie anche allo sviluppo di talenti fatti in casa da affiancare a quelli “importati”, potrebbe davvero insidiare la supremazia del vecchio continente.

hulk

hulk

Anche l’India ha iniziato a investire maggiormente nel calcio e, dall’altro lato dell’Oceano, la MLS migliora ogni anno. Che i Kashima Antlers, la prima squadra asiatica che ha avuto la possibilità di giocarsi la finale del Mondiale per Club (al tredicesimo tentativo), siano i precursori di un futuro in cui il calcio europeo non sarà più al top? Difficile dirlo, ma nel caso ci ricorderemo di quella squadra giapponese che ha quasi sconfitto i fenomeni del calcio europeo. Quasi come in una puntata di Holly e Benji.

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Sarà Real Madrid-Kashima Antlers la finale dell’edizione 2016 del Mondiale per club FIFA, attualmente in corso di svolgimento in Giappone. Si tratta di un epilogo a sorpresa, perché i padroni di casa partiti dal primo turno hanno eliminato l’Atlético Nacional con un netto 3-0 in semifinale, e perciò l’esito della sfida di Yokohama (domenica alle 11.30 ora italiana) appare scontato. Nonostante alcuni recenti tentativi di ridare lustro a questo torneo, ultimo in ordine di tempo l’inserimento del VAR (Video Assistant Referee), da quando il Mondiale per club ha sostituito la Coppa Intercontinentale ha perso gran parte del suo fascino, e sarà inevitabile un nuovo cambio di rotta a breve per renderlo nuovamente attraente.

Benzema Club América-Real Madrid.

PRONOSTICO NON RISPETTATO

Per la terza volta nella storia della manifestazione non si vedrà una finale fra Europa e Sud America. Dopo il Mazembe nel 2010 (battuto 3-0 dall’Inter) e il Raja Casablanca nel 2013 (battuto 2-0 dal Bayern Monaco) tocca al Kashima Antlers provare a interrompere l’egemonia europea, visto che dopo le prime tre edizioni (inclusa quella sperimentale del 2000) con successi di altrettante formazioni brasiliane, solo nel 2012 chi ha vinto la Champions League non si è ripetuto anche a dicembre, col Corinthians campione sul Chelsea. I giapponesi sono la prima finalista asiatica, hanno superato Auckland City, Mamelodi Sundowns e soprattutto Atlético Nacional, formazione campione della Copa Libertadores e finalista della Copa Sudamericana (poi assegnata d’ufficio alla Chapecoense dopo la tragedia aerea di due settimane fa) che sembrava avere tutte le carte in regola per giocarsela fino all’ultimo. Davanti ci sarà il Real Madrid schiacciasassi, imbattuto da trentasei partite e vittorioso sul Club América per 2-0 in semifinale: per Zinédine Zidane e i suoi dovrebbe essere tutto in discesa, i vari Cristiano Ronaldo e Karim Benzema sperano di alzare un altro trofeo domenica.

Doi del Kashima Antlers.

FORMULA DA RIVEDERE

Dal 1960 al 1979 era una doppia sfida, andata e ritorno, fra la vincitrice della Coppa dei Campioni e quella della Copa Libertadores, ma spesso si assisteva a rinunce o sostituzioni in corsa. Così, nel 1980, la Toyota decise di sponsorizzare l’evento e, assieme a un’agenzia di marketing, lo spostò in Giappone e in gara unica, con il Nacional di Montevideo primo campione della rinnovata Coppa Intercontinentale (1-0 sul Nottingham Forest di Brian Clough). Gli anni Ottanta e Novanta sono stati i più luminosi per il trofeo, con sfide spesso tiratissime per l’assegnazione del titolo di campione del mondo, finché nel 2005 è cambiato tutto in peggio. La FIFA, spinta dalla mania di gigantismo, ha voluto includere una squadra da ciascun continente, ma la modifica del formato e il cambio di nome non ha dato i frutti sperati, con pochissimo equilibrio e crescente disinteresse generale, anche da parte delle stesse squadre europee che vedono l’evento come una settimana poco allenante nel mezzo della stagione. Forse è arrivato il momento di riorganizzarlo, stavolta in meglio.

Milan Coppa Intercontinentale

L’idea di Gianni Infantino, nuovo presidente della FIFA, è spostare il Mondiale per club dall’attuale metà di dicembre a giugno, ogni due anni quando non si giocano Europei e Mondiali, rendendolo una sfida vera fra i vari campioni continentali con girone iniziale e fase a eliminazione diretta, tipo la Champions League. Non è scontato né che la proposta vada in porto né che così facendo si torni ad avere quell’importanza che veniva data alla Coppa Intercontinentale in gara secca fra Europa e Sud America, ma di certo qualcosa va fatto. A oggi il torneo è ai minimi storici, e non saranno certo delle sporadiche sorprese in finale a riportarlo in auge.