Tags Posts tagged with "monaco"

monaco

0 137

La sfida fra prima e seconda della scorsa stagione di Ligue 1 è un crocevia fondamentale del campionato francese. Al Louis II domenica sera (ore 21) si sfidano Monaco e PSG in quello che, oltre a essere lo scontro diretto più interessante del girone d’andata, è anche un test per capire quanto il torneo possa ancora essere aperto o destinato a un dominio parigino, visti gli attuali sei punti di distacco.

Neymar Cavani PSG-Nantes

GERARCHIE CAPOVOLTE

L’anno scorso era stato il Monaco, assieme al sorprendente Nizza (ora invece ai bordi della zona retrocessione) a fare l’andatura. Adesso invece la Ligue 1 è tornata a essere un monopolio pressoché totale del PSG, che su tredici giornate ne ha vinte undici, pareggiandone due. Ruolino di marcia parigino quasi perfetto: unica squadra ancora imbattuta, miglior attacco (quarantatré gol segnati) e miglior difesa (nove al passivo), solo una gara a secco (il 23 settembre in casa del Montpellier, senza Neymar) ed Edinson Cavani capocannoniere con quindici gol. L’uruguayano, dopo la celebre diatriba sui rigori con l’acquisto più costoso di sempre, si è preso il ruolo di trascinatore del club, con tre doppiette consecutive per dimostrare di poter essere lui il numero uno dell’attacco e non Neymar o Kylian Mbappé, l’altro volto nuovo del tridente che ha segnato meno (quattro gol) ma giocando otto partite su tredici. Dopo il fallimento della scorsa stagione Unai Emery è costretto non solo a vincere ma a stravincere (e ad arrivare in fondo in Champions League, vero pallino dello sceicco): al momento ci sta riuscendo perché ben otto volte sono arrivate vittorie con tre o più gol di scarto, e in coppa dopo cinque giornate è sicuro il primo posto con ventiquattro reti segnate e una sola subita.

Glik Falcao Monaco-Marsiglia

ULTIMA SPIAGGIA O QUASI

Che la stagione del Monaco potesse essere inferiore a quella dell’anno scorso era per certi versi prevedibile, perché l’exploit quasi impossibile da ripetere. La cessione di Mbappé ai rivali nazionali e le partenze di altri elementi chiave come Tiemoué Bakayoko, Benjamin Mendy e Bernardo Silva non potevano non peggiorare il rendimento, che comunque si sta attestando su livelli medio-alti. Certo, Stevan Jovetić e Baldé Diao Keita stanno facendo rimpiangere Mbappé, ma Radamel Falcao si è confermato (tredici gol, secondo in classifica marcatori) e al Louis II solo il Montpellier è riuscito a uscire con un punto, mentre Guingamp e Marsiglia ne hanno presi sei. L’eliminazione di martedì dalle coppe (aritmetico l’ultimo posto del girone dopo l’1-4 col RB Lipsia) è un campanello d’allarme da non sottovalutare, ma non avere più impegni europei potrà servire a Leonardo Jardim per far focalizzare il gruppo solo sul campionato e sulla rincorsa alla vetta. Di certo, però, tutti questi discorsi passano da un risultato positivo domenica sera, perché sprofondare a -9 dal Paris Saint-Germain dopo quattordici giornate metterebbe di fatto la parola fine ai sogni di gloria monegaschi. Per questo motivo la supersfida ha forse un po’ di valore in più per il Monaco: deve dimostrare di esserci ancora.

0 227
Kylian Mbappé

C’è chi spende e spande fino all’inverosimile e chi invece incassa cifre mostruose senza aprire il salvadanaio. Il calciomercato europeo non conosce più mezze misure: i numeri sono lievitati nelle ultime 2-3 stagioni e si stanno raggiungendo record mai visti.

Quest’estate Manchester City, PSG e Milan hanno conquistato il podio dei club più spendaccioni, con 242, 233 e 194 milioni rispettivamente spesi. Cifre da capogiro impensabili fino a qualche anno fa.

Ma c’è una società che è rimasta a guardare, riempiendo le proprie tasche con assegni altrettanto incredibili: il Monaco di Dmitrij Rybolovlev, che ha incassato addirittura 350 milioni in questa sessione estiva.

Assurdo ma vero. Ma quella del Principato è una vera e propria strategia, visto che sono anni che vende a peso d’oro i suoi giocatori. Vende, ma solo dopo aver investito sui suoi giovani. L’ultima grande campagna acquisti risale al 2013, quando spese 155 milioni per portare in biancorosso nomi del calibro di Falcao, James e Moutinho. Ma questo, appunto, è un modello superato: ora si guarda all’homemade e si guadagna più di prima.

Sì, perché in 3 anni il Monaco ha incassato addirittura 545 milioni di euro.

Nel 2014-15 è James Rodriguez a garantire un tesoretto al club francese: il giocatore, infatti, dopo una stagione di vetrina e un Mondiale da protagonista, si accasa al Real Madrid. Il Monaco, che lo aveva prelevato dal Porto per 45 milioni, ne incassa 75, realizzando una plusvalenza di 30 milioni in un solo anno.
Geoffrey Kondogbia, centrocampista adesso al Valencia in prestito dall'Inter
Nel 2015-16, g
li incassi addirittura raddoppiano. Il Monaco arriva ai quarti di Champions e i suoi giovani talenti si mettono in gran mostra: Anthony Martial, a 19 anni, passa al Manchester United per 60 milioni di euro, mentre Geoffrey Kondogbia vola all’Inter per 40 milioni circa, tra cartellino e bonus. Via anche Kurzawa (al Psg per 25 milioni), Abdennour (Valencia, 22 milioni), Carrasco (Atletico, 17 milioni) e Ocampos (il Marsiglia lo paga 7,5 milioni). In totale il Monaco incassa 171,5 miloni, con una plusvalenza di quasi 120.
Nel 2016-2017 nulla di rilevante, ma grazie alla sessione chiusasi qualche giorno fa, il Monaco ha ricominciato a nuotare nell’oro: Mendy, costato 13 milioni, e Bernardo Silva, pagato quasi 16, finiscono al City di Guardiola per 107,5 milioni in totale; Bakayoko, arrivato per 8 milioni, si accasa invece al Chelsea per 44,5. Dalle cessioni di Germain e Allan Saint-Maximin arrivano 18 milioni in tutto. Ma è con Mbappé che l’ago della bilancia si impenna: anche se ufficialmente il PSG lo prenderà in prestito, l’operazione è comunque monstre, da 180 milioni.

0 794
Kylian Mbappé

È maggiorenne da neanche tre mesi, ma la Ligue 1 gli va già stretta. Kylian Mbappé Lottin è l’ultimo prodotto del settore giovanile del Monaco e anche il miglior talento in circolazione fra quelli nati dal 1998 in avanti. Christian Pulišić, tre mesi più giovane e mercoledì autore del suo primo gol in Champions League col Borussia Dortmund, e Gianluigi Donnarumma, maggiorenne dal 25 febbraio, sono gli unici coetanei in grado di reggere il passo con la continuità impressionante mostrata in questa stagione da Mbappé, autore di prestazioni fantastiche pur non essendo un titolare fisso nell’undici di Leonardo Jardim, che però col passare delle settimane si sta convincendo a dargli sempre più minutaggio. Con certi numeri l’impressione è che si sia davanti a un talento che dominerà la scena del calcio mondiale per tanto tempo.

Falcao e Mbappé

Diciotto anni e non sentirli

La prestazione stratosferica nell’andata degli ottavi di Champions League in casa del Manchester City, dove pur perdendo 5-3 ha fatto a pezzi la difesa dei Citizens segnando la sua prima rete europea, è solo una delle tante partite giocate alla grande da Mbappé, che con la doppietta al Nantes nello scorso weekend è arrivato a quota quindici centri stagionali. È il suo primo anno completo da professionista, lo è diventato dodici mesi fa dopo aver superato Thierry Henry come marcatore più giovane nella storia del Monaco, andando in gol a diciassette anni e due mesi il 20 febbraio 2016 contro il Troyes.

L’aggettivo “promettente” è già superato: Mbappé ha dimostrato quest’anno di essere già una realtà consolidata nella formazione monegasca, leader in Ligue 1 e fra le migliori al mondo nel gioco offensivo di questa stagione. Ha timbrato il cartellino in tutte le competizioni disputate: campionato, Champions League, Coupe de France e Coupe de la Ligue, dopo essersi già messo in mostra a luglio 2016 nell’Europeo Under-19 vinto con la Francia, dove ha segnato cinque gol aiutando i Bleus a vincere il trofeo (4-0 in finale sull’Italia). Ora lo attende la maglia di un’altra nazionale…

Mbappé in Manchester City-Monaco

Maturazione già completata

È stato anche il debuttante più giovane nella storia del Monaco, subentrando a sedici anni, undici mesi e dodici giorni il 2 dicembre 2015 contro il Caen (anche qui superato Thierry Henry, nome che ritorna) e la sua crescita in questo periodo è stata semplicemente strepitosa. I vari fondamentali della punta d’area di rigore li ha tutti: calcia con entrambi i piedi anche se quello preferito è il destro, sa saltare bene di testa pur non arrivando al metro e ottanta, riesce a sfruttare a proprio favore situazioni di palla “sporca” in area e quando scatta in velocità è uno spettacolo, perché accelera col passare dei metri e lascia sul posto gli avversari senza pietà (la difesa del City ne sa qualcosa).

Partendo spesso dall’esterno (più a sinistra che a destra) per poi accentrarsi, un fattore in cui può ancora migliorare per rendere il suo gioco più imprevedibile è il tiro da fuori, fin qui sfruttato molto poco, ma se nella sua evoluzione dovesse diventare un centravanti puro e non un attaccante a tutto campo questo potrebbe non servirgli del tutto (David Trezeguet quanti gol ha fatto da fuori?). Ah, come se non bastasse, ha già messo a referto diversi assist e creato spazi per i compagni.

Kylian Mbappé in Monaco-Bastia

La Francia negli ultimi anni ha portato alla ribalta una quantità industriale di talentissimi e Mbappé ha tutto per essere il migliore della sua generazione. La folta concorrenza in avanti al Monaco (Radamel Falcao, Valère Germain, Thomas Lemar e Bernardo Silva) fa sì che debba sempre dimostrare di guadagnarsi il posto da titolare o da subentrato, dato positivo perché non può sentirsi già arrivato o pensare di essere intoccabile. I numeri raggiunti a soli diciotto anni gli garantiscono, questo sì, un posto fra i migliori talenti del calcio mondiale, dovesse confermarsi (ha tutto per farlo) avrebbe ben pochi giocatori con cui competere.

0 1576

Chissà che effetto fa Andrea. Scendere in campo in Quarto di finale di Champions League, sentire la musica degli dei del calcio e stringere la mano a Gianluigi Buffon “Piacere, Andrea Raggi”. “Dov’è che ci siamo già visti?” avrà pensato Gigi. Forse a Carrara, dove Buffon era proprietario di una squadra, quella della sua città, e Raggi mosse i primi passi come calciatore, poco più di 10 anni fa. O magari ad Empoli, dove Raggi ha disputato quella che, prima dell’attuale, è probabilmente la sua migliore stagione da professionista. Di certo non a Bari, dove ha giocato pochissimo e malissimo, passando dal campo all’ospedale prima di riprovarci a Bologna.

imago08860925h

Andrea Raggi, quello che un tempo indossava la maglia numero 46, in onore del suo idolo Valentino Rossi. Fino a quando, alla Sampdoria, non ha incontrato un’altro fan di Valentino, Mirko Pieri, ed ha dovuto scegliere l’84, il numero del suo anno di nascita. L’ultima volta che aveva giocato contro la Juve era stato in Coppa Italia, con la maglia del Bologna, quando si prese addirittura la soddisfazione di segnare. Ma a fine stagione i rossoblu non gli rinnovano il contratto e Raggi si ritrova senza squadra. Che se le cose vanno bene si legge “svincolato”, quando non girano, come ad Andrea vuol dire “disoccupato” e allora ti devi inventare qualcosa, abbassare le pretese, scegliere da dove ripartire. Da una neopromossa, oppure in B, dove è appena arrivata la squadra del cuore: lo Spezia. Ma la chiamata non arriva e allora c’è da andare oltre le Alpi.

Si è sempre transalpini di qualcuno. Per i francesi i transalpini siamo noi, per esempio. E il transalpino ligure Andrea viene a sapere che il Monaco cerca un terzino destro. Sì, proprio il Monaco, la squadra che era stata di Weah, Rui Barros, Evra, Giuly. E già, ma qui è un’altra musica. I campioni non ci sono più e Giuly, che nel frattempo si è messo a fare l’allenatore, se n’è andato perché il progetto non decolla e c’è da fare un altro anno di seconda divisione. In panchina c’è Ranieri e in porta Subasic, dal momento che Pletikosa, titolare della nazionale croata, non se l’è sentita di scendere in Ligue 2 ed ha fatto il nome del collega, che diventerà (se non lo è già) uno dei portieri migliori d’Europa. Raggi segna già alla prima, contro il Tours, il Monaco vene promosso in Ligue 1 e Andrea confermato. Dalla provincia al Principato il passo è breve, ma il bello deve ancora venire. I monegaschi arrivano secondi solo perché davanti c’è un PSG mostruoso, destinato a diventare una delle squadre migliori del mondo con l’obbligo di vincere una Champions nei prossimi due anni. Non questo, perché dopo la batosta contro il Barcellona la coppa delle grandi orecchie è andata, e Blanc pure, chissà.

Intanto la Champions la gioca, alla pari con le grandi d’Europa, il Monaco. Andrea è un titolare fisso, gioca da terzino o da centrale, è leader indiscusso dello spogliatoio e se esulta urla in italiano, a volte con espressioni non proprio consone al Principato. Ha giocato con Falcao e James Rodriguez, adesso da del tu a Carrasco e ad altri talentuosissimi ragazzi che gli danno del lei perché lui, in quello spogliatoio ci è arrivato per primo, quando c’erano i soldi (Raggi guadagna comunque 1,2 milioni, l’affare è tutto suo) ma non le ambizioni di oggi. Il Monaco è una squadra che vuole arrivare al risultato attraverso il gioco e la crescita dei giovani, non solo con i nomi altisonanti. Non per niente tra questi nomi c’è Raggi o Raggì, con l’accento francese, che ci mette cuore e grinta in abbondanza, tanto da essere adorato dai compagni. E tanto da diventare uno dei pochi capitani italiani all’estero, e non è un caso visto che si tratta sempre di lottatori: come Gianluca Vialli, che del Chelsea è stato anche allenatore quando Mourinho faceva ancora il traduttore, o i gladiatori di Glasgow. Il protestante cattolico, Tarzan Annoni, che in qualche occasione ha indossato (più per caso che per necessità) la fascia di capitano del Celtic o il cattolico protestante Lorenzo Amoruso che ha anche la sua bella targa ad Ibrox Park, dove ha alzato coppe e trofei con la fascia al braccio. Lui, da Palese alla Scozia, per abitare in un castello e indossare la maglia dei Rangers.

imago07683261h

Andrea Raggi non è un capitano per caso. È l’incarnazione dello spirito battagliero di questo Monaco. Se il PSG è costruito sui campioni e il Marsiglia sul regime illuminato del Loco Bielsa, il Monaco è la vera rivoluzione francese, perché è una squadra quadrata, difficile da affrontare, cattiva, eppure imprevedibile. Il Monaco ha eliminato l’Arsenal e comunque vada darà filo da torcere a questa Juventus, anche al ritorno. Quando Gigi Buffon si ritroverà Raggi davanti e questa volta non gli chiederà “Dove ci siamo già visti”, perché come lui Andrea è il capitano di una delle otto top d’Europa. E c’è poco da scherzare con chi viene dalla provincia, anche se oggi gioca nel Principato.

1 4728
AS Monaco 2014-2015.

L’urna di Nyon è stata decisamente benevola nei confronti della Juventus: nei quarti di Champions League i bianconeri sfideranno il Monaco, la squadra che tutti volevano incontrare. La capolista della Serie A è strafavorita, ma occhio perché il club del Principato è tutt’altro che una vittima sacrificale, ed ecco dieci motivi per cui la formazione di Allegri dovrà comunque dare il massimo.

LA DIFESA

Assieme ad Atlético Madrid, Bayern Monaco e Porto, il Monaco è la difesa meno battuta in questa stagione di Champions League, con soli quattro gol subiti in otto partite, di cui uno nella fase a gironi. Il principale referente del pacchetto arretrato è il non più giovanissimo Ricardo Carvalho, ma più che i singoli ciò che funziona nell’impostazione difensiva di Jardim è l’assetto, che permette di non lasciare quei varchi che la Juventus, per esempio, ha sfruttato alla grande a Dortmund.

LA MANCANZA DI PRESSIONE

Dopo le cessioni di Radamel Falcao e James Rodríguez, nessuno nel Principato pensava di essere ancora in Champions League a inizio aprile. Eppure il Monaco ha sorpreso tutti e raggiunto i quarti per la prima volta dopo undici anni. La formazione biancorossa non ha quindi nulla da perdere e potrà giocare la doppia sfida a viso aperto, cercando di ripetere quanto fatto all’Emirates Stadium, dove ha lasciato sfogare l’Arsenal e poi ha colpito in contropiede.

DIMITĂR BERBATOV

Il bulgaro è il punto di riferimento dell’attacco del Monaco e in Ligue 1 ha segnato sette gol. Vero, non sono numeri strepitosi, ma gioca in un club che segna poco e che capitalizza al meglio le occasioni a sua disposizione, quindi lasciargli una palla giocabile all’interno dei sedici metri finali potrebbe risultare letale. È uno juventino mancato: il 29 agosto 2012 Marotta lo scippò alla Fiorentina con un clamoroso blitz in aeroporto a Monaco di Baviera, ma in serata il centravanti ex Manchester United cambiò nuovamente idea e preferì rimanere in Inghilterra, firmando per il Fulham.

Dimităr Berbatov esulta dopo il gol segnato contro l'Arsenal in Champions League.

LO STATO DI FORMA

Il 2015 del Monaco è stato decisamente positivo. In Ligue 1 ha perso solo una volta negli ultimi quattro mesi e in Champions League ha fatto fuori l’Arsenal. Su venti partite giocate nel nuovo anno sono arrivati sedici risultati utili e per dodici volte la porta è rimasta inviolata, concedendo peraltro più di un gol soltanto in due circostanze, contro Arsenal e Paris Saint-Germain (entrambe vittoriose per 2-0). La squadra è in salute e dopo un inizio di stagione non positivo ha ingranato, riuscendo a risalire in Ligue 1 fino alle soglie della zona Champions League, ora distante due punti.

IL GIOCO SULLE FASCE

Uno dei punti di forza del Monaco, se non il principale, è rappresentato dal gioco sulle fasce, dove Jardim schiera due ali offensive in grado di creare superiorità numerica con le loro accelerazioni. All’Emirates, l’Arsenal si è fatto sorprendere così, beccando il gol dell’1-3 (poi risultato decisivo ai fini della qualificazione) proprio grazie alla corsa di uno degli esterni, Yannick Ferreira Carrasco, e occhio anche al giovane rampante Anthony Martial, lui più attaccante rispetto al belga ma già schierato sulla fascia in alcune circostanze.

È UN AVVERSARIO CHE SI RISCHIA DI SOTTOVALUTARE

Inutile girarci intorno: nove volte su dieci una doppia sfida del genere si chiude con il passaggio del turno della Juventus. Ciò che i bianconeri dovranno evitare è proprio quell’unico caso in cui a qualificarsi sia il Monaco, e occhio perché nei quarti ogni tanto certe sorprese sono accadute: l’Inter si ricorda bene il disastroso 2-5 contro lo Schalke 04 del 2011, il Milan il 4-0 di La Coruña che qualificò il Deportivo dopo il 4-1 del Meazza nel 2004.

LO STRAPOTERE FISICO DI KONDOGBIA

Con Paul Pogba fuori causa per l’infortunio, occorso nella vittoriosa sfida di Dortmund, la Juventus dovrà fare a meno del suo uomo migliore in mezzo al campo. E considerato che Andrea Pirlo è convalescente, ecco che nella zona nevralgica del terreno di gioco potrebbe farsi valere Geoffrey Kondogbia, che di Pogba era compagno di reparto in Nazionale al vittorioso Mondiale Under-20 del 2013 e che ha le caratteristiche fisiche e tecniche per fare reparto da solo. All’Emirates contro l’Arsenal ha già fatto un figurone: Allegri è avvisato.

Geoffrey Kondogbia, centrocampista del Monaco.

IL CONTROPIEDE

Come già accennato, il gioco del Monaco si basa sulla rapidità degli esterni e sul contropiede. È probabile che allo Juventus Stadium i monegaschi lascino l’iniziativa della gara ai bianconeri, aspettando il momento opportuno per rubare palla e ribaltare il fronte in pochi secondi. Di recente la Juventus ha dimostrato di poter soffrire queste situazioni, come nel primo gol di Mohamed Salah nell’andata delle semifinali di Coppa Italia contro la Fiorentina. Non subire gol all’andata è senza dubbio una chiave per passare il turno.

NON CONCEDE TROPPO AGLI AVVERSARI

Visti i precedenti in stagione del Monaco, è probabile che la doppia sfida sia molto chiusa e le occasioni da gol potrebbero non essere tantissime. L’errore che la Juventus deve evitare è quello di avere l’impazienza di sbloccare il risultato, avendo segnato l’uno a zero nella doppia sfida contro il Borussia Dortmund sempre in avvio di partita. I bianconeri dovranno sfruttare al meglio le poche occasioni disponibili e anche uno 0-0 a Torino potrebbe non essere un risultato poi così malvagio.

IL PRECEDENTE DEL 2003-2004

Undici anni fa il Monaco stupì l’Europa arrivando a giocarsi una delle finali più impreviste della storia, contro il Porto. José Mourinho si impose per 3-0 in un match quasi senza storia, ma è interessante ricordare come il Monaco arrivò a Gelsenkirchen: agli ottavi superò la Lokomotiv Mosca per via dei gol in trasferta (come contro l’Arsenal), poi fece fuori il Real Madrid ai quarti rimontando il 4-2 del Bernabéu con il 3-1 reso storico dal gol di tacco di Ludovic Giuly e infine eliminò il Chelsea vincendo 3-1 al Louis II e rimontando da 2-0 a 2-2 a Stamford Bridge. Attenta Juve: i monegaschi sanno come vincere da sfavoriti.