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Guai agli sconfitti. Ma soprattutto al Valencia, finora l’unica squadra a saper rimanere in scia del Barcellona nella Liga spagnola. I catalani hanno fin qui rischiato di fare filotto, con 10 vittorie e un pareggio, gli avversari inseguono a quattro punti e sono reduci da otto vittorie consecutive. Se dovessero salire sull’ottovolante, domenica al Mestalla, si porterebbero a un solo punto dalla formazione di Valverde. Perché quella sera c’è proprio Valencia-Barcellona, il big match del campionato spagnolo.

L’anti Barça, a sorpresa, non è infatti il Real Madrid di Zidane, e neanche l’Atletico Madrid di Simeone: è il Valencia di Marcelino (che non sarà in panchina per squalifica). Imbottito di ex giocatori che sono transitati dal campionato italiano, tutti a caccia di riscatto: da Zaza e Kondogbia a Neto e Murillo che, però, si è fatto male all’inguine nell’ultimo turno contro l’Espanyol (vittoria per 2-0 dei Pipistrelli) e salterà dunque il super match del Mestalla.

Geoffrey Kondogbia Valencia

Proprio l’ex Inter Kondogbia è uno dei trascinatori dell’undici di Marcelino. Ha già segnato tre gol – bellissimo l’ultimo – ed è lontanissimo parente del fantasma visto con la maglia nerazzurra. Contro gli azulgrana tornerà in campo pure Simone Zaza, nonostante il menisco rotto, perché serve la sua furbizia contro la difesa migliore della Liga. Sì, perché il Barcellona di Valverde è diversissimo da quelli che eravamo abituati ad ammirare, non solo perché non c’è più il brasiliano Neymar, ma perché in attacco si segna di meno (i blaugrana hanno comunque il miglior attacco del torneo iberico) e la difesa è una cassaforte. Se le reti fatte sono 33, quelle subite in 12 turni risultano essere appena 4 (meglio pure dell’Atletico Madrid che, con Simeone, ha fatto proprio del reparto arretrato il punto forte). Il Valencia di gol ne fatti finora 32, subendone però 11.

Zaza nella classifica del Pichichi segue Leo Messi: 12 gol per la Pulce in 12 partite, 9 in 11 per l’ex Juventus e Sassuolo, ma il Valencia poi può contare pure sull’attaccante Rodrigo, che si trova a quota 7 reti, e su Santi Mina, che è a 5.

Insomma, ci sono tutti i presupposti per una partita incerta anche se, per forza di cose, il Barcellona si prende il ruolo di favorita, con un Luis Suarez che, dopo la doppietta nell’ultimo turno di campionato, pare di nuovo in grande spolvero e con in mano la pistola fumante. Dall’altra parte, al posto di Murillo, ci sarà un giocatore esperto come Garay, perché il Valencia di quest’anno pare avere anche una rosa ampia, come ha dimostrato nella già citata vittoria per 2-0 a Barcellona, pur con in campo tanti rincalzi per via della sfida contro Valverde.

Luis Suárez festeggia uno dei due gol segnati in Real Madrid-Barcellona 0-4.

Un’assenza pesante, in difesa, pure per gli ospiti che domenica dovranno rinunciare a Gerard Piqué. Non solo: non ci sarà neanche Javier Mascherano e Valverde sarà obbligato ad affidarsi a Umtiti e Vermaelen. Difficile, però, parlare di emergenza per una squadra che può schierare al centro del reparto difensivo due titolari delle rispettive nazionali.

La domanda che tutti si fanno in Spagna in questi giorni è: il Valencia può veramente tenere aperto il campionato o dovremo parlare già di titolo mezzo assegnato a fine novembre? Se Messi e compagni dovessero fare bottino pieno al Mestalla, infatti, volerebbero a +7 sui diretti avversari. E con Real e Atletico a -10, la banda Valverde potrebbe iniziare ad amministrare il vantaggio.

E ancora: può una squadra che, nei pronostici della vigilia, veniva inserita tra quelle che si sarebbero accontentate di un posto nella prossima Europa League essere in grado di fermare la corazzata Barça, avvicinandosi e facendo un po’ spaventare i catalani? Gli esempi di underdog che poi hanno fatto la storia ci sono. Come dimenticare il Leicester di Claudio Ranieri?

Zaza Kondogbia Real Betis-Valencia

Ruben Urìa, vice allenatore del Valencia, dice: “Sarebbe un errore pensare che siamo candidati per il titolo”. Il sospetto che si preferisca volare bassi, di non volersi far pizzicare dai radar c’è. Ma anche la consapevolezza di non avere probabilmente la forza e l’esperienza per durare a lungo su questi ritmi. Al Mestalla, però, l’apporto del pubblico (e le fatiche di Champions del Barcellona) potrebbero pesare, se non altro per continuare a braccare da vicino i grandi favoriti della Liga. Quelli che, senza Neymar, avrebbero dovuto faticare e che invece stanno correndo più veloci degli anni passati, grazie a un modo nuovo di giocare, meno spettacolare ma più attento al risultato.

Restando in Spagna, nel 2013/2014 l’Atletico Madrid fece più o meno la stessa cosa: data per outsider in estate, a questo punto della stagione era in una situazione simile. E poi portò a casa la Liga. Pure allora c’era il Barcellona davanti, ma la seconda squadra di Madrid restò in scia finché, a febbraio e marzo, con tre inciampi consecutivi, il Barça si fece acchiappare e superare.

Marcelino come Simeone, quindi? Un po’ ci sta. Pochi fronzoli, squadra unita, sacrificio da parte di tutti. Giocatori che credono ciecamente nel loro allenatore e che sono venuti a Valencia voluti fortissimamente proprio da lui, come Gabriel Paulista, discepolo di Marcelino già al Villarreal. Ma il tecnico è riuscito a resuscitare tanti altri giocatori, non solo chi proveniva dall’Italia: Santi Mina, Rodrigo e Dani Parejo sembravano sulla via del tramonto prima di oggi.

Marcelino García Toral Valencia

Certo, resta l’incognita di una squadra che, come il Barcellona, finora vede immacolato lo score sotto la voce sconfitte: zero. Dovesse arrivare la prima, le vele si sgonfierebbero e il Valencia potrebbe crollare? Meno grave un ko del Barcellona, sia per la posizione in classifica sia per la personalità e l’abitudine a stare sotto pressione di Iniesta e compagni.

Guai ai vinti, dunque. Soprattutto se saranno quelli del Valencia.

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Può una squadra che annovera in rosa Cristiano Ronaldo e Karim Benzema avere da ridire sul rendimento del proprio attacco? La risposta è affermativa, se si parla di quel covo di campioni e trofei come il Real Madrid allenato da Zinedine Zidane. Ancor più paradossale il fatto che a salire sul banco degli imputati siano due calciatori che insieme totalizzano con i blancos 600 reti: 416 per l’attaccante portoghese, 184 per il 29enne francese, che condividono l’area di rigore dal 2009 e in coppia hanno sollevato 2 Liga (2012 e 2017), due Coppe del Re (2011 e 2014), due Supercoppe spagnole (2012, 2017), 3 Champions League (2014, 2016 e 2017), 3 Supercoppe UEFA (2014, 2016 e 2017) e 2 Mondiali per club (2014 e 2016).

Corrente alternata

A stupire è il rendimento diametralmente opposto che i due attaccanti hanno messo in luce nei primi tre mesi di stagione. Tra Champions League e Liga vengono fuori due volti dello stesso calciatore. Una sorta di Dr. Jekyll e Mr. Hyde in salsa madrilena: già, perché se nel massimo campionato spagnolo Benzema e CR7 hanno accumulato la miseria di due centri -uno a testa- giocando complessivamente 16 partite, equamente suddivise, mentre durante la settimana in Coppa hanno messo in luce la loro versione più brillante. Otto reti per Cristiano, due per Karim, che anche a Cipro contro l’Apoel Nicosia hanno concesso il personale bis, mettendo le proprie firme sul secco 6-0 che ha consegnato al Real Madrid il secondo posto nel girone. Come se la musichetta di Champions gli ricordasse i campioni che sono, sono stati e saranno.

Pancia piena vs Operazione remuntada

Certo, non può esserci solo la condizione psicologica a spiegare questa differenza di rendimento: bisogna anche tenere conto del fatto che il fuoriclasse portoghese ha dovuto saltare le prime quattro di Liga a causa della squalifica e Benzema altrettante giornate per un infortunio alla coscia. Un avvio ad handicap che ha avuto un peso specifico elevato sulla classifica del Real, ora distante ben 10 (!) punti dalla vetta occupata dal Barcellona e chiamato a rincorrere, con all’attivo soltanto 22 reti, 12 in meno rispetto alla passata stagione. Una crisi di gol che si acuisce se paragonata alle principali coppie d’attacco del calcio europeo: Cavani e Neymar del PSG sono già a 22 gol, Fekir e Mariano del Lione a 20, Messi e Suarez a 17, Lewandowski e Muller del Bayern Monaco a 14.

Lo scorso anno, di questi tempi, CR7 e Benzema erano già a quota 12: otto per il portoghese, quattro per il francese. Oggi la vetta si è ribaltata: guardando alle 98 squadre dei 5 maggiori campionati europei (Liga, Premier, Bundesliga, Serie A e Ligue 1), i due occupano l’ultimo gradino della classifica insieme a coppie come Iemmello-Armenteros (2 gol con il Benevento) e Depoitre-Kachunga (2 gol con l’Huddersfield).  Basta questo per capire che qualcosa non va.

AAA, cercasi BBC

Sindrome da pancia piena dopo aver riportato alla Casa Blanca la storica accoppiata Liga-Champions nello scorso giugno o semplice congiuntura negativa dopo anni di successi? Agli interrogativi sul presente e sul futuro della coppia d’attacco di Zinedine Zidane vanno sommate le precarie condizioni di Gareth Bale, freccia praticamente mai a disposizione dell’arco di ZZ in stagione.  Il numero 11 gallese non scende in campo con le Merengues dal 26 settembre in Champions League contro il Dortmund e complice una rottura fibrillare dell’adduttore della gamba sinistra accusata con il Galles, starà fermo fino a fine anno. Una costante, nel quadriennio madrileno: 8 stop fra il 2013 e il 2015, 11 dopo, quasi sempre per problemi muscolari, con il 36% dei match a disposizione vissuti in infermeria. Un’assenza che sta pesando sul rendimento dei compagni di reparto, abituati a viaggiare negli spazi aperti da Bale e firmare reti sugli assist dell’ex Tottenham.

Per fortuna c’è Isco

Paradosso dei paradossi, più di qualcuno in Spagna ha “addebitato” le polveri bagnate di CR7 e Benzema alla presenza in campo di…Isco. Già, la stella emergente del calcio spagnolo e del Real Madrid, che a 25 anni sta vivendo la piena consacrazione su scala europea. Ci ha messo un po’ di tempo il malagueño, ma finalmente è riuscito a diventare imprescindibile per le Merengues. Se con Benzema l’ipotesi “oscuramento” può reggere, con Cristiano Ronaldo non sta in piedi. Per personalità, curriculum e attitudine alla concorrenza, in campo e sulle copertine. Anzi, qualità chiama qualità: o almeno, dovrebbe. Quindi, ben vengano Isco e i suoi fratelli. La statistica, invece, è dolente per Cristiano e Karim: dopo aver stabilito il record di gol della storia del Real Madrid nelle prime 12 giornate di Liga (27 gol nella stagione 2014-15) , ora hanno toccato quello negativo. E a rialzarsi possono essere solo loro. Come? A suon di gol, la compagnia di una vita.

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Marcelino García Toral Valencia

Solo sei mesi fa il Valencia era una squadra perennemente contestata dai propri tifosi, con il rischio di essere risucchiato in zona retrocessione (dove aveva fatto tutta la prima parte di stagione) e tre diversi allenatori fra cui Cesare Prandelli (per non parlare del disastro Gary Neville nel 2015-16, equivoco del proprietario Peter Lim). Ora invece l’equipo Che è imbattuto dopo otto giornate di Liga, secondo in classifica dietro solo al Barcellona: il protagonista della rinascita valenciana è senza dubbio il nuovo tecnico, Marcelino García Toral, che ha cambiato in positivo una squadra reduce da diversi anni bui.

Marcelino García Toral Valencia

RILANCIO DOPPIO

Anche Marcelino, arrivando a Valencia, è riuscito a prendersi diverse rivincite. Un anno fa aveva lasciato il Villarreal a pochi giorni dall’inizio del campionato dopo un litigio con l’attuale difensore del Milan Mateo Musacchio, per poi andare a un passo dal sostituire Frank de Boer all’Inter a novembre. I nerazzurri, dopo un colloquio avvenuto a Milano, hanno però preferito prendere Stefano Pioli (non c’è la controprova, ma forse sarebbe stato meglio puntare sullo spagnolo) e Marcelino è così rimasto senza squadra fino a maggio, quando il Valencia l’ha ingaggiato con un biennale a partire dall’1 luglio. Le sue qualità erano già note dai tempi del Villarreal, fatto risalire dalla Segunda División all’Europa League, e adesso sta provando a ripetere la stessa cosa, partendo peraltro da una base più solida visto che non ha dovuto ottenere la promozione in Liga. In poco tempo il Valencia è passato dall’essere una squadra con poche idee e senza un senso logico in campo a una macchina da gol (ventuno, solo il Barcellona ha fatto meglio) che vince e convince.

Zaza Kondogbia Real Betis-Valencia

TANTA ITALIA NELLA CRESCITA

Marcelino la Serie A l’ha solo sfiorata, ma a Valencia ora stanno facendo grandi prestazioni degli ex del campionato italiano. Il miglior marcatore è Simone Zaza, sette gol in otto presenze che lo hanno riportato in considerazione per l’Italia dopo il rigore sbagliato agli Europei, ma non va dimenticato il grande approccio di Geoffrey Kondogbia, tornato in Spagna (aveva giocato a Siviglia) dopo due anni disastrosi all’Inter e a segno al debutto nel 2-2 al Bernabéu contro il Real Madrid, oltre che domenica scorsa nel 3-6 al Real Betis. Con loro anche altri due ex nerazzurri, Martín Montoya e Jeison Murillo, più il portiere Neto preso dalla Juventus, ma il lavoro di Marcelino ha permesso di rivitalizzare anche altri giocatori: Gonçalo Guedes non stava trovando spazio al PSG, Andreas Pereira era retrocesso col Granada e soprattutto Rodrigo ha riconquistato dopo anni la convocazione nella Spagna grazie a un inizio di stagione molto positivo, nel quale ha già fatto lo stesso numero di gol di tutto lo scorso campionato (cinque). In pratica tutti hanno migliorato il rendimento sotto Marcelino, con la definitiva consacrazione del ’97 Carlos Soler e la conferma del leader Dani Parejo.

Simone Zaza Valencia

Ancora c’è qualcosa da migliorare, soprattutto in difesa dove i gol presi sono stati tanti (dieci) ma i ventuno realizzati li hanno fatti pesare poco, come domenica dove il Real Betis è passato in pochi minuti da 0-4 a 3-4 prima di crollare nel finale. Tuttavia quest’anno il Valencia sembra essere tornato ai fasti di un tempo e dopo un lungo periodo di anonimato al Mestalla ora si può tornare a pensare in grande: magari il secondo posto col passare delle giornate non verrà confermato, ma le coppe europee sono un obiettivo fattibile.

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La Liga riprende dopo la sosta per le nazionali con una partitissima: stasera, alle ore 20.45, all’Estadio Wanda Metropolitano si gioca Atlético Madrid-Barcellona, big match dell’ottava giornata del campionato spagnolo e prima sfida fra le tre big del torneo.

Ferreira Carrasco Griezmann Atlético Madrid
VINCERE PER NON SPROFONDARE

L’Atlético Madrid è già a un bivio. È imbattuto in campionato, ma i tre pareggi ottenuti fin qui hanno già portato la vetta a -6, che in caso di ulteriore sconfitta significherebbe -9 dopo appena otto giornate. Un minimo di difficoltà è stata causata anche dall’inaugurazione del Wanda Metropolitano, arrivata solo il 16 settembre con la necessità di giocare le prime tre partite in trasferta, che ha costretto i colchoneros a diversi viaggi ravvicinati nell’ultimo mese. Il nuovo impianto in Liga finora è un fortino, con due vittorie su due senza subire gol, fra cui il 2-0 al Siviglia secondo, e dovrà servire da dodicesimo uomo per aiutare Diego Pablo Simeone e i suoi a ottenere un risultato positivo.

Questa nuova versione dell’Atleti mantiene le stesse caratteristiche di solidità ma sta trovando vie alternative al suo referente principale Antoine Griezmann, perché a oggi il maggior numero di gol (tre a testa) li hanno fatti Yannick Ferreira Carrasco e Ángel Correa, quest’ultimo senza mai disputare una gara intera. La certezza è però in porta: Jan Oblak ha tenuto la porta inviolata quattro volte su sette e ha già parato due rigori, di cui uno decisivo all’Athletic Club sullo 0-0.

Lionel Messi
RISOLLEVATI DAL LEADER

A fine agosto il Barcellona era in crisi senza che nemmeno fosse iniziato il campionato, con la pesante sconfitta in Supercopa de España col Real Madrid e l’addio di Neymar al PSG (per non parlare delle situazioni extracalcistiche in città). Ora il Barça ha vinto nove volte su nove fra Champions League e Liga e può già operare una vera fuga sulle inseguitrici, visto che il Siviglia secondo è staccato di cinque lunghezze. A rivitalizzare i catalani ci hanno pensato i gol, ben ventitré in sette giornate di cui undici a firma Lionel Messi, peraltro tornato a fare la voce grossa anche in nazionale con la tripletta in Ecuador che ha qualificato l’Argentina ai Mondiali.

Nonostante il grave infortunio di Ousmane Dembélé (2017 finito) la squadra di Ernesto Valverde crea e concretizza tanto, anche con nomi insoliti visto che Paulinho si è inserito ben oltre le aspettative (con gol decisivo al Getafe) e la maggior parte degli avversari sono stati spazzati via senza grosse difficoltà. L’unico punto interrogativo riguarda quest’ultimo fatto, perché il calendario ha dato una mano con un avvio morbido: domani sarà il primo banco di prova per capire se il vecchio Barcellona è davvero tornato.

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Luis Suárez Real Madrid-Barcellona

Non è stata certo un’estate facile per il Barcellona, a prescindere da quanto accaduto in città. Il pagamento della clausola rescissoria di Neymar da parte del Paris Saint-Germain ha provocato uno scossone nel club catalano, che sta trovando molte difficoltà sul mercato per sostituire l’asso brasiliano e a livello di risultati in campo ne sta risentendo, con la pesante sconfitta in Supercopa de España contro il Real Madrid. La domanda è lecita: e se dopo dodici anni di successi il ciclo del Barça fosse finito?

Neymar PSG

VORAGINE SCOPERTA

Il durissimo colpo dell’addio di Neymar ha avuto un effetto devastante. Il Barcellona si è ritrovato con 222 milioni in cassa ma totalmente spiazzato, perché non si aspettava l’addio del brasiliano e sta incontrando grosse difficoltà per sostituirlo. È stato appena ufficializzato Ousmane Dembélé dal Borussia Dortmund per 105 milioni più (tanti) bonus, dimostrazione di come tutti gli altri club (giustamente) abbiano iniziato a tirare a dismisura il prezzo dei propri giocatori richiesti dal Barça, sapendo dell’enorme disponibilità economica catalana (il Liverpool per Philippe Coutinho per ora ha retto nonostante offerte sopra i cento milioni). Il presidente Josep Maria Bartomeu, molto contestato dai tifosi, proverà in quest’ultima settimana di mercato a regalare al nuovo allenatore Ernesto Valverde altri acquisti per una rosa competitiva, ma i grandi campioni che nell’ultimo decennio hanno trascinato il Barcellona (su tutti Andrés Iniesta, Lionel Messi e Gerard Piqué) hanno trent’anni o più e non saranno certo eterni. Sostituirli, così come Neymar, sarà impresa non certo facile, soprattutto perché nel passato queste cose sono andate piuttosto male…

Zlatan Ibrahimovic Barcellona

PRECEDENTI DA PAURA

Quando il Barcellona ha dovuto sostituire un suo leader attraverso il mercato le difficoltà sono state evidenti. Per Ronaldinho, ceduto al Milan nel 2008, questo problema non c’è stato perché in casa c’era già Lionel Messi pronto a subentrare, ma un anno dopo Samuel Eto’o è stato sacrificato per avere Zlatan Ibrahimović, dando all’Inter anche 48 milioni di euro (Massimo Moratti ancora ringrazia, è uno dei motivi che hanno portato al Triplete). Lo svedese non ripaga le attese e la Champions League è sfumata proprio coi nerazzurri in semifinale, con Ibra spettatore non pagante in campo in entrambe le partite e girato al Milan ad agosto.

È andata ancora peggio con Luís Figo: nel 2000 il Real Madrid paga la clausola rescissoria di quello che a oggi resta uno dei trasferimenti più clamorosi nella storia del calcio spagnolo, prendendosi il miglior giocatore dei rivali. Joan Gaspart, appena diventato presidente, butta i soldi di Figo su Marc Overmars ed Emmanuel Petit dall’Arsenal più Alfonso Pérez dal Real Betis (oltre a ricompare l’ex canterano Gerard dal Valencia), ma nessuno di questi rende. Arriva il quarto posto nella Liga, ma l’anno dopo gli acquisti sono un nuovo disastro: Roberto Bonano, Philippe Christanval, Geovanni, Fábio Rochemback e Javier Saviola fanno flop, come Gaizka Mendieta nel 2002. Servirà il nuovo presidente Joan Laporta, nel 2003, e l’acquisto di Ronaldinho proprio dal PSG per svoltare, con una memorabile rimonta nel girone di ritorno di Liga 2003-04.

Lionel Messi Barcellona

I 40 milioni spesi per Paulinho, che stava svernando in Cina al Guangzhou Evergrande, fanno intuire come il Barcellona non abbia imparato dagli errori del passato e stia nuovamente spendendo tanti soldi su giocatori non certo funzionali. Negli ultimi anni il Barça sul mercato si è spesso mosso malissimo (i 20 milioni per Jérémy Mathieu, da poco passato gratis allo Sporting CP, gridano vendetta) e solo l’apporto dei suoi fenomeni (nello specifico la MSN e i grandi vecchi) ha permesso al club di rimanere ai vertici anche continentali. Il campanello d’allarme del doppio Clásico non è da sottovalutare e l’esordio “morbido” in Liga (2-0 al Real Betis) può essere fuorviante, il rischio che sia una stagione molto difficile come il 2002-2003 c’è.

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Tutto in una notte. La Liga 2016-2017 passa dal Santiago Bernabéu e dal Clásico ufficiale numero centosettantaquattro nella storia del campionato spagnolo. Il Real Madrid parte con un discreto vantaggio, dovuto ai tre punti in più in classifica con una partita da recuperare (in casa del Celta Vigo), ma dopo l’uscita dalla Champions League nei quarti per mano della Juventus il Barcellona ha ulteriori motivazioni perché, a parte la Copa del Rey dov’è in finale con l’Alavés, resta solo il titolo di campione di Spagna per rivitalizzare una stagione che ha avuto troppi momenti negativi per gli standard dei catalani.

Cristiano Ronaldo Real Madrid-Bayern Monaco

NOVANTA MINUTI PER CHIUDERE I CONTI

Non si può certo dire che la buona sorte abbia voltato le spalle al Real Madrid, specialmente in questo momento della stagione. Superato indenne il sabato del derby con l’Atlético Madrid, dopo l’1-1 maturato nel finale con Antoine Griezmann, i blancos hanno passato i quarti di finale di Champions League contro il Bayern Monaco anche grazie alle numerose sviste nel ritorno dell’arbitro ungherese Viktor Kassai e dei suoi collaboratori, che hanno portato al ribaltamento del punteggio nei tempi supplementari con una tripletta di Cristiano Ronaldo.

Tantissime volte la squadra di Zinédine Zidane ha guadagnato punti nei minuti finali, incluso il Clásico dell’andata col pesantissimo 1-1 di Sergio Ramos al 90′, che di fatto ha sancito il distacco attuale fra le rivali. Anche l’ultima partita di campionato si è decisa nell’ultimo minuto prima del recupero, dove Isco ha completato la rimonta da 2-1 a 2-3 sul campo dello Sporting Gijón. L’andaluso è uno dei candidati per un posto da titolare, ma Gareth Bale sta recuperando dall’infortunio ed è rientrato in gruppo giovedì, quindi potrebbe cambiare le gerarchie. Con Bale anche Raphaël Varane ha ripreso gli allenamenti coi compagni, ma se non dovesse farcela ci sarà la conferma di Nacho.

Lionel Messi Barcellona-Juventus

ULTIMA SPIAGGIA PER LUIS ENRIQUE

Dallo scorso 1 marzo si sa che a fine stagione Luis Enrique lascerà il Barcellona. I giocatori volevano farlo andar via con la Champions League ma la corsa europea si è arrestata contro il muro della Juventus, perciò domenica sera sarà l’ultima vera occasione per salutare con un trofeo, a prescindere dalla finale di Copa del Rey. Il Barça, uscito con le ossa rotte e l’attacco spuntato dal doppio confronto con i bianconeri, non è stato per niente brillante nelle ultime uscite (inclusa la vittoria per 3-2 di sabato scorso con la Real Sociedad) e ha la grana Neymar: il brasiliano è stato espulso contro il Málaga e ha preso tre giornate di squalifica per le successive proteste.

Il club sta provando di tutto per riabilitarlo per il Bernabéu, l’ultimo tentativo è abbastanza assurdo e prevede l’utilizzo del giocatore per mancata decisione del TAS sul ricorso, ma al momento è improbabile che si arrivi a questo scenario (potrebbe arrivare un verdetto nella giornata di sabato). Con o senza Neymar servirà una prova di carattere ai blaugrana, perché dovesse scappare via anche la Liga quattro giorni dopo la Champions League sarebbe un duro colpo da superare, in vista di un’inevitabile rivoluzione a fine stagione che coinvolgerà buona parte della rosa con l’obiettivo di avviare un nuovo ciclo.

Karim Benzema, Sergio Ramos e Cristiano Ronaldo da una parte; Lionel Messi, Gerard Piqué e Luis Suárez dall’altra, con le incognite Gareth Bale e Neymar. Gli ingredienti per un Clásico scoppiettante ci sono tutti, alle 20.45 di domenica il fischio d’inizio. Dopo questa partita mancheranno solo cinque giornate alla fine della Liga: se il Real Madrid supera anche questo ostacolo avrà un finale in discesa (considerata la gara in meno); viceversa dovesse imporsi il Barcellona sarà aggancio momentaneo in vetta e lotta punto a punto.