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Leonardo Pavoletti

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Andrea Belotti, attaccante del Torino.

L’Italia eccitante di Giampiero Ventura parte da una merce che, ultimamente, scarseggiava nel nostro Paese: i bomber di professione. Quasi un messaggio per il nuovo commissario tecnico arriva da chi è stato convocato, ma anche da chi è rimasto a casa. “Per essere eccitanti, bisogna segnare tanti gol”. E così, la patria delle difese d’acciaio, si riscopre terra dei cecchini: da Belotti a Pavoletti. Il numero 9, insomma, non è passato di moda. Anzi, torna prepotentemente all’…attacco.

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LA FRANCIA PER DIVERTIRE, ISRAELE PER CONVINCERE

E allora via all’amichevole di lusso contro la Francia, nella ‘Bari’ di Ventura. Un test molto impegnativo stasera, dove gli Azzurri cercheranno di affinare l’intesa in vista del primo appuntamento da tre punti per Russia 2018 in quel di Israele. Dove non si potrà sbagliare e serviranno il ‘Gallo’ Belotti e Pavoletti, oggetto del desiderio di molte squadre, per iniziare con il piede giusto. Entrambi sono ovviamente tra i convocati del ct; il primo, fino a pochi mesi fa, era allenato da Ventura, ma in questo inizio di stagione pare essere definitivamente sbocciato con Sinisa Mihajlovic: un gol (e un rigore sbagliato) a San Siro contro il Milan, una tripletta (e un altro tiro dal dischetto non trasformato) nel festival granata contro il Bologna.

Il primato nella classifica marcatori è suo. L’avVentura non poteva iniziare meglio per il bisonte Toro. Che non ha la tecnica di un Eder, ma somiglia a Bobo Vieri per la forza che ci mette e per la grinta con cui attacca l’area di rigore.

Leonardo Pavoletti

MAGIC MOMENT PAVOLETTI

Leonardo Pavoletti si è sbloccato nell’ultima a Pescara contro il Crotone: una doppietta d’autore. Il Napoli, che già era interessato prima di questa performance, era tornato alla carica per portarlo sotto il Vesuvio, ma il presidente Preziosi ha detto no: “Senza di lui, retrocediamo”. Al momento, il Genoa è al comando della classifica perché aveva vinto in rimonta pure la prima (senza l’apporto tra i marcatori di Pavo).

Come per Belotti, Ventura spera di sfruttare il piedino caldo di Pavoletti per le prime due partite dell’Italia. Ma i due possono coesistere? Considerato il modulo venturiano, è più facile che si affianchino giocatori veloci a uno dei due centravanti. ‘Pavoloso’ viene paragonato a Lucarelli, più per i comuni natali livornesi che per il modo di giocare.

Graziano Pellè, gol alla Spagna

QUELLI CHE …ALL’EUROPEO

Tra gli attaccanti convocati da Ventura ci sono i reduci dall’Europeo di Antonio Conte: Eder e Graziano Pellè. Il primo non ha iniziato nel migliore dei modi la stagione con l’Inter. Il secondo è emigrato in Cina a caccia di soldi più che di consensi. Che sia il conto salato da pagare per l’errore dal dischetto contro la Germania agli Europei?

All’ultima rassegna continentale era stata coppia affiatata, da applausi. Ma forse adesso nelle gerarchie di Ventura vengono entrambi ‘dopo’.

IMMOBILE E GABBIADINI

Così come Ciro Immobile, un altro che il tecnico conosce benissimo, che alla Lazio tenta di tornare quello dell’anno da capocannoniere (quando in panchina, al Torino, c’era proprio ‘papà’ Ventura). Di sicuro, il ct sa come sfruttarne le doti (e in due turni è già arrivata la prima marcatura, a Bergamo). Manolo Gabbiadini è stato vicino pure lui a trasferirsi in Premier League, ma alla fine pare è rimasto in Italia. A Napoli rischia di nuovo di non avere molto spazio per l’arrivo di Milik: dovrà giocarsi le sue carte come meglio gli riesce, ossia segnando. Pur non essendo un bomber con la B maiuscola, è l’uomo che può trasformare in oro palloni sporchi, così come colpire su punizione.

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QUELLI CHE SONO RIMASTI A CASA

Ventura lo ha citato in conferenza stampa: Berardi non è l’ideale per il mio modulo”. Però, pur essendo rimasto a casa (tra l’altro sarebbe stato fuori per infortunio), l’attaccante del Sassuolo pare maturato. Era già quasi implacabile, ora segna più di una rete a partita. Se continuerà così, sarà difficile tenerlo ancora fuori. E se il modulo venisse costruito proprio intorno a lui? Non sarà Baggio o Totti, almeno per ora, e forse non sarebbe giusto costruirgli una Nazionale intorno, ma il tempo potrebbe obbligare Ventura a portarlo in gruppo. Definitivamente.

Una citazione merita anche Mattia Destro, che a Bologna pare aver trovato la sua dimensione. Finora la Nazionale l’ha solo assaggiata, puntualmente abbandonata quando si è trattato di fare scelte decisive per le competizioni che contano. Con i rossoblù, in questa stagione, ha già messo il sigillo una volta. L’anno passato, tra Milan e Bologna, furono 11 le segnature stagionali.

È stato lasciato a casa anche Lorenzo Insigne, in questo caso per un inizio d’anno non particolarmente brillante. Come salta l’uomo il napoletano, però, ce ne sono pochi e tornerà utile a Ventura, su questo c’è da scommettere. Problemi di abbondanza? Sì, forse. Perché c’è un certo Marco Borriello, che non segna più solo alle ex squadre (e comunque basterebbe per andare in doppia cifra), che magari non verrà mai preso in considerazione, ma nel saldo occasioni/gol lui è tra i migliori. E il Cagliari sta già ricevendo per quanto investito su di lui.

Abbiamo lasciato per ultimo Simone Zaza. La Juve lo ha sacrificato sull’altare Higuain e lui è sbarcato in Premier League, accolto al West Ham come sicuro protagonista. Il ct azzurro lo dovrà seguire molto da vicino, perché qui siamo di fronte a un altro attaccante di razza. Ha avuto poco spazio agli ultimi Europei, stessa cosa in bianconero. Da titolare deve dimostrare di ‘pesare’ come da subentrante. Se ci riuscirà, avrà fatto la definitiva maturazione per tornare nel radar azzurro.

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IL FUTURO È LORO

Ci sono, infine, quei bomber che potrebbero presto entrare tra i convocati, anche se come abbiamo visto la concorrenza è spietata in questo settore. Un nome su tutti: Sau. La piccola punta sarda ha fatto male alla Roma nell’ultimo turno. Un giocatore così manca in un periodo storico in cui vanno fortissimo i centravanti di stazza. Con il Cagliari, dovrà dimostrare soprattutto costanza. Sempre in Sardegna c’è Giannetti, un altro che spinge per trovare spazio (ma con Borriello e Sau davanti sarà dura). Uno che ha fatto tanta gavetta.

Il Chievo lancia invece Inglese, altro giocatore molto utile. Probabilmente non uno da 15–20 gol a stagione, ma che ha la carta d’identità dalla sua parte (in fondo, ha ‘solo’ 25 anni). Come non citare poi Pucciarelli, dell’Empoli e, ultimo ma non ultimo, Lapadula: capocannoniere nel torneo cadetto, al Milan cercherà di ritagliarsi spazio per entrare anche nelle grazie di Ventura.

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Gasperini ne ha servito un altro. Di assist al ct della Nazionale Conte, intendiamo, ma anche di ennesimo prospetto recuperato dagli scantinati del calcio maggiore e lucidato di fresco, come nuovo. Dopo Perin, Bertolacci, Thiago Motta e Antonelli in chiave Nazionale, Milito, Burdisso, Perotti, Iago tra gli stranieri (solo per citarne alcuni, ma la lista sarebbe lunga), da bravo “artigiano” del pallone, da sempre capace di far rendere i propri giocatori quel “quid” oltre le proprie capacità, Gasp ha lanciato (o rilanciato) anche Leonardo Pavoletti.

Livornese di nascita, classe ’88, da prima punta versatile abile a svariare su tutto il fronte d’attacco Pavo conosce una sola lingua: quella del gol. E in effetti ne ha realizzati sempre tantissimi, spesso bruciando le tappe, ma questo non ha reso meno tortuosa la strada che lo ha condotto alla prima doppia cifra in serie A. Ne ha dovuta fare di gavetta. Dagli esordi in D con Viareggio e Pavia (16 gol nell’arco di due stagioni) al passaggio (a vuoto) nella vecchia C2 con la Juve Stabia, fino al grande salto con il Lanciano in C1: titolo di capocannoniere e promozione. In B, però, ci arriva con un’altra maglia: quella del Sassuolo, che lo rileva dandogli subito fiducia e venendo ripagato da 11 gol (5 nelle prime 4 presenze) che contribuiscono al primo storico salto nel calcio dei grandi.

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Ecco la A, dunque, missione compiuta? Neanche per idea. La concorrenza in attacco è alta e dopo due presenza – perlopiù spezzoni – viene rimandato in B al Varese. Una bocciatura, almeno sulla carta, un sogno infranto ma rispetto al quale Pavoletti risponde ancora con l’unica lingua che conosce: il gol. Ne segna 20 in stagione regolare e 4 nello spareggio salvezza col Novara. Al Sassuolo la concorrenza non manca e il Varese ne approfitta per riscattarlo alla cifra (esigua col senno di poi) di 800mila euro. Gli emiliani, però, sia pur distratti dalle trattative con le big per i vari Berardi, Zaza e Sansone, decidono di preservare un simile patrimonio e di investire per il controriscatto. Leonardo viene inserito nella rosa a disposizione di Di Francesco, pronto a giocarsi una maglia da titolare. A dicembre, però, le occasioni concesse saranno poche (nove in tutto) nelle quali però riuscirà ugualmente a ritagliarsi la gioia del primo centro in A col Palermo.

Nel mercato di gennaio 2015 la sua posizione torna così in bilico. Alla fine la spunta il Genoa: prestito con diritto di riscatto. L’impatto con la realtà rossoblù, però, non è dei migliori. Gasperini inizialmente non è entusiasta del suo arrivo, non ne capisce l’utilità vista la concorrenza in attacco, ma poi lo vede allenarsi e scorge il profilo di un diamante grezzo. Lo inserisce nei suoi sistemi tattici, lo mette in condizione e alla fine i gol saranno 6 in appena 10 presenze, con una media di uno ogni 92 minuti di impiego, la più alta in serie A. In estate i liguri non hanno dubbi: basta una settimana di trattative per esercitare il riscatto. Il 7 luglio Leonardo si lega al Genoa fino al 2019, ma intanto dal mercato cominciano ad arrivare Pandev, Gakpè, resta Perotti e qualche certezza comincia a vacillare. Non però bella testa del Gasp che continua a “svezzarlo” tatticamente.


Il 30 agosto, 40 secondi dopo il suo ingresso in campo contro il Verona, ecco il primo gol della nuova stagione che porta alla vittoria contro gli scaligeri, ma nella stessa partita riporta un infortunio che lo mette ko per un mese. Tutto da rifare, ma ormai Gasperini è ben conscio del suo essere fondamentale nel nuovo sistema di gioco. Pavo rientra così con il Milan e dalla gara dopo ritrova il feeling con la rete: ne mette a segno altre quattro, contro Chievo, Torino, Frosinone, ma sopratutto Sassuolo, il centro più gustoso, non solo perché al 94′, ma soprattutto perché di fronte ha la squadra che non ha mai veramente puntato su di lui.

Sul più bello, però, un nuovo stop: espulso contro il Carpi per un colpo proibito in area, resta a guardare per 4 giornate e il Genoa vacilla. Rientra solo a inizio 2016, nel derby e lo fa ancora all’insegna dei fuochi d’artificio: fantastica doppietta alla Sampdoria che riapre una partita compromessa dal 3-0 subito nel primo tempo. La Genova rossoblù può dunque abbracciare finalmente un attaccante in grado di inserirsi nel solco dei grandi goleador del passato: da Pruzzo a Skuhravy, passando per Montella fino a Milito e Borriello. Dopo il derby, con l’Atalanta arriva il suo ottavo centro e al Palermo l’apoteosi di un’altra doppietta con i fiocchi (secondo gol da figurina Panini) che regala la prima doppia cifra in A, in appena tredici presenze. Ancora una media stratosferica, seconda solo al 20 su 20 di Higuain.

Gasperini, da par suo, non nasconde la soddisfazione per l’ennesima scoperta, ma anche il rammarico per le tante assenze maturate sin qui: “Le avesse giocate tutte…”, si è lasciato scappare salvo poi inviare un messaggio diretto a Conte: “Pavoletti ha una media gol notevole, che in questo momento in Serie A non ha nessuno e che si somma al finale della scorsa stagione. Sarà sicuramente all’attenzione del ct della Nazionale“. E non c’è solo lui a spingere per l’approdo del Pavo in azzurro e poi all’Europeo di Francia. Magari sulle orme di un altro attaccante che ha raggiunto la vetta dopo una lunga scalata dalle serie inferiori e che per un’estate fece impazzire l’Italia al Mondiale: Totò Schillaci.