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Domenica 13 agosto, ore 20.45, primo appuntamento ufficiale della nuova stagione calcistica. Allo Stadio Olimpico di Roma andrà in scena la finale di Supercoppa italiana tra Juventus e Lazio. Bianconeri e biancocelesti si contendono il primo trofeo dell’annata 2017-2018.

Si prospetta una gara scoppiettante tra due compagini che vogliono iniziare l’anno col piede giusto in attesa degli ultimi colpi di mercato. La partita sarà il re-match della finale di Coppa Italia, per cui vedremo una Lazio vogliosa di rivincita e una Juve a caccia di conferme, dopo la sconfitta in finale di Champions League contro il Real Madrid e la partenza del leader difensivo Leonardo Bonucci.

Mister Massimiliano Allegri, dopo l’ennesima stagione esaltante in Italia e gli arrivi di Bernardeschi e Douglas Costa, può continuare a sorridere col recupero completo di un giocatore fondamentale per il suo centrocampo: Claudio Marchisio. Il numero 8 bianconero scalpita per un posto da titolare ed è pronto a sfidare i suoi compagni di reparto, Pjanic e Khedira, per una maglia da titolare.

Starà alla Lazio tentare di porre fine alla tirannia sportiva della Juventus in Italia, spezzando una sorta di maledizione. Sono infatti quattro le finali a livello nazionale tra le due squadre e tutte sono finite a favore della Vecchia Signora, uno score considerevole. Dopo la cessione al Milan di capitan Biglia, Simone Inzaghi si affiderà ai suoi uomini migliori, Immobile e Keita su tutti, nonostante le sirene di mercato vogliano il senegalese ad un passo dal vestire proprio la maglia bianconera.

Sono Juventus e Milan le squadre a poter vantare più Supercoppe italiane in bacheca, ben 7, ma al tempo stesso il club torinese detiene anche il record di finali perse: 5.

Queste le probabili formazioni.

Juventus (4-2-3-1): Buffon; Lichtsteiner, Barzagli, Chiellini, Alex Sandro; Khedira, Pjanic; Douglas Costa, Dybala, Mandzukic; Higuain. All. Allegri

Lazio (3-5-2): Strakosha; Wallace, De Vrij, Radu; Basta, Parolo, Leiva, Milinkovic-Savic, Lulic; Keita, Immobile.

Sarà possibile vedere la partita in chiaro su Rai 1 ed anche in streaming sul sito della Rai. La Lazio cerca vendetta, la Juve intravede l’ennesimo titolo nazionale: chi avrà la meglio?

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Questa sera il prato dell’Olimpico sarà il palco su cui Lazio e Juventus reciteranno l’ultimo atto di una Coppa Italia che le ha viste protagoniste assolute dagli ottavi di finale in poi. Una coppa che per gli uomini di Simone Inzaghi può rappresentare il coronamento di una stagione partita in modo burrascoso, con il gran rifiuto del “loco” Bielsa, che poi si è trasformata in un’annata da ricordare soprattutto grazie all’eccezionale apporto del tecnico di Piacenza. Per i bianconeri invece vincere la Coppa Italia sarebbe il primo passo verso la conquista del triplete, senza troppi giri di parole l’obiettivo principale di un gruppo straordinario che andrebbe così a coronare un ciclo vincente che dura ormai da 6 anni.

Un trofeo che fa parte della storia di entrambe le squadre: la Lazio, negli anni 2000, è la squadra che ha sollevato più volte la coppa (4 vittorie), con il ricordo del gol di Lulic nel derby di finale 2013 ancora ben impresso nella mente dei sostenitori biancoazzurri. La Juventus è la squadra che ha vinto più volte, ben 11 (su 16 finali disputate), e con la vittoria di quest’anno sarebbe la prima formazione nella storia a vincerla per 3 anni consecutivi. In parità lo score nelle finali: nel 2004 la Lazio di Mancini, guidata da uno Stefano Fiore in stato di grazia (3 gol tra andata e ritorno, visto che anche la finale prevedeva il doppio match) sconfisse la Juve di Lippi, nel 2015 la prima Juve di Allegri portò a casa la vittoria contro la Lazio di Pioli grazie alle reti di Chiellini e Matri. Quella Juve arrivò a un passo dal triplete, che non si realizzò solo per la manifesta superiorità del Barcellona in Champions.

coppa italia 2015

Attacchi in primo piano

Più che per le difese, sia Lazio che Juventus nel corso di quest’edizione della Coppa hanno messo in luce i propri reparti offensivi: 10 gol in 4 partite per entrambe le squadre. La Juventus ha trovato il gol in 13 delle ultime 14 partite giocate nella competizione, poi però ha anche subito almeno un gol nelle ultime quattro. In particolare nelle sfide con Atalanta e Napoli i bianconeri hanno lasciato intravedere alcune distrazioni difensive, inedite per una squadra che ha subìto solo due gol in Champions e che in campionato è di gran lunga la migliore nel non prendere gol. “Il problema è che, staccando la spina, tutto poi diventa più difficile. Questo ci deve far riflettere”.

Le parole di Massimiliano Allegri, pronunciate nel post partita di Juve-Atalanta, sono ancora adesso un monito per i calciatori bianconeri. Il tecnico toscano non vuole più cali di concentrazione, come quelli avuti anche nella semifinale di ritorno giocata al San Paolo e nelle ultime tre giornate di campionato, ora che si è sul rettilineo finale non si può mollare.
La macchina offensiva chiamata Lazio ha invece trovato la rete in 12 delle ultime 13 gare di Coppa Italia, subendo però gol in 6 delle ultime 7. Una squadra fatta per segnare un gol più degli avversari, che forse ha trovato il suo momento di svolta nella vittoria di San Siro contro l’Inter dell’ex Pioli, in quel momento lanciatissima in campionato. Proprio contro la squadra dell’ultimo allenatore capace di guidarla in una finale di Coppa Italia, i biancocelesti hanno sfoderato una prestazione sontuosa, non finita in una goleada solo per l’imprecisione negli ultimi 16 metri. In quel momento è cambiato qualcosa nella convinzione degli uomini di Inzaghi, che hanno cambiato marcia e non si sono più fermati.

Dybala-Higuain vs Immobile e gli altri

Gli attacchi in primo piano, dicevamo. Dybala, con 4 reti, è il capocannoniere della competizione (al pari di Borriello e Pandev) e subito a ruota lo segue Higuain con 3 reti.  Il duo argentino ha sbaragliato tutte le difese affrontate finora e in ottica finale c’è da dire anche che il Pipita ha un conto aperto con la Lazio. I biancocelesti sono la sua vittima preferita: contro di loro, in 11 partite di campionato e Coppa Italia, ha segnato la bellezza di 13 reti. Dall’altro lato ci sono però Immobile e la sorpresa Milinkovic-Savic, con 3 reti a testa, senza dimenticare due funamboli come Felipe Anderson e Keita.

Proprio il senegalese, nella stagione che lo ha visto finalmente esplodere, è uno degli obiettivi di mercato dei bianconeri. Col contratto in scadenza nel 2018, che quasi certamente non sarà rinnovato, Keita ha solo da scegliere in quale squadra andare. La Juve lo vuole, lui è legato alla Lazio da un sentimento sincero e vuole regalare ai tifosi una gioia prima di partire. Farlo proprio contro i bianconeri, poi, sarebbe ancora più significativo.

keita

Senza Khedira e Pjanic, tocca a Marchisio

Viste le assenze di Sami Khedira, forse l’uomo barometro della squadra, e di Miralem Pjanic, il peso del centrocampo bianconero ricadrà soprattutto sulle spalle di Marchisio. Il principino, reduce dal grave infortunio dello scorso anno, è chiamato a una prestazione maiuscola. Di partite intere ne ha giocate poche, ma è chiamato a una gara di sacrificio e sapienza tattica. Al suo fianco probabile la presenza di uno tra Lemina e Rincon. Proprio lì in mezzo la Lazio dovrà cercare di prendere in mano il gioco, vista la superiorità numerica e tecnica del reparto biancoceleste rispetto a quello che sarà schierato dagli avversari. Se il già citato Milinkovic-Savic, Parolo e Biglia riusciranno a prevalere a centrocampo, la Lazio avrà buone possibilità di mettere in difficoltà la Juve.

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Ce ne ha messo di tempo, ma alla fine Keita Balde è esploso definitivamente. Ora non è più solo un diamante grezzo che sprigiona luce solo in poche occasioni, uno da mettere solo nell’ultima mezz’ora per spaccare la partita, ma sta diventando quel giocatore continuo e devastante che davvero potrebbe essere, visto il patrimonio tecnico e fisico che madre natura gli ha regalato. La tripletta al Palermo e la fantastica doppietta che ha regalato il derby alla Lazio (l’ultimo giocatore biancoceleste ad averla realizzata nella stracittadina, prima di lui, fu Roberto Mancini) sono il punto più alto di un’annata da 13 reti totali (più di tutte quelle messe assieme nei 3 campionati precedenti, a una media gol migliore di quella di Immobile). D’altronde, se ti sceglie il Barcellona per portarti alla Masia qualcosa vorrà pur dire. Keita le qualità le ha sempre avute, e si erano viste tutte fin dalla stagione d’esordio in prima squadra, nel 2013: scatto bruciante, rapidità d’esecuzione, tiro, fisico scolpito nel marmo.

Qualcosa mancava, ma nella testa. I blaugrana lo mandarono via a causa di comportamenti non consoni ad uno che vuole giocare con quella maglia e nei primi anni alla Lazio ha mostrato squarci di talento misti a pause e ad atteggiamenti sopra le righe. Veloce sul campo come nella vita, il ragazzo senegalese. Nel 2014, a 19 anni, di ritorno dopo una notte fuori ha distrutto una Lamborghini uscendo vivo per miracolo, poi l’anno dopo il caso dell’altra Lamborghini presa a noleggio e mai pagata (secondo la società da cui l’ha noleggiata). Questa stagione poi, visto come era iniziata, non lasciava presagire nulla di buono.

Un’estate da incubo

La mancata partenza per il ritiro di Auronzo dell’11 Luglio per un adeguamento contrattuale mai arrivato (“Non posso più accettare il trattamento che mi stanno riservando”, disse quel giorno), la rissa con Lulic in allenamento, l’esclusione dalle prime due partite per un infortunio mai del tutto dimostrato.

Le parole di Peruzzi, Club Manager della società (“sapendo che il ragazzo ha un forte attaccamento alla squadra, alla maglia e ai tifosi, ho subito attivato 5 persone dello staff sanitario per poterlo curare nel pomeriggio, così da recuperarlo il prima possibile. Peccato che non si è presentato, lo comprendo però, perché penso che il dolore al ginocchio era così forte da rimanere e fare i fatti suoi dove più gli piace”) e quelle di Mister Inzaghi (“Quello che è successo ieri mi ha lasciato basito. Keita ieri ha avuto un problema fisico, ha fatto gli esami e sono risultati negativi. Stamattina ha provato ad allenarsi ma avvertiva ancora dolore. Ma vado avanti con i giocatori che ho, con quelli che sono convinti del progetto, vogliono vincere e sono orgogliosi di indossare la maglia della Lazio”) sembravano aver messo fine alla storia tra Keita e la Lazio, intenzionata a mandarlo via al miglior offerente, anche se spuntare un prezzo di favore a Lotito, si sa, ha la stessa difficoltà di una delle 12 fatiche di Ercole. 

Alla fine però il ragazzo senegalese è rimasto a Roma, ed è stata la sua fortuna. Lo stesso Simone Inzaghi che lo aveva criticato si è rivelato poi l’uomo del destino, quello che probabilmente gli ha cambiato la carriera.

Inzaghi keita

L’uomo del destino

Il tecnico di Piacenza ha lavorato in maniera certosina, un po’ alla volta, e con un’opera di convincimento quotidiano gli ha fatto capire che stava buttando via un’altra stagione e che senza rispettare le regole del gruppo avrebbe solo messo i bastoni tra le ruote a tutta la squadra (diversi senatori non lo sopportavano più, e non solo loro). Non solo lavoro psicologico, ma anche un cambiamento di posizione: ora gioca al fianco di Immobile, da seconda punta, più vicino alla porta, dove può sfruttare al meglio tutte le sue qualità (una mossa che ricorda, anche per le affinità tra i due giocatori, quella di Sarri con Dries Mertens). Ora il giocatore che entrava a partita in corso e che giocava solo per se stesso non è più un corpo estraneo, ma un elemento perfettamente integrato in un meccanismo di squadra ben oliato.

E pensare che il tecnico non doveva neanche esserci su quella panchina, riservata a quel Bielsa che poi non è mai arrivato (dimostrandosi più che mai “Loco”) mentre lui era in vacanza e in attesa di firmare con la Salernitana. Alla fine il calcio è anche casualità: con l’intransigente allenatore argentino probabilmente Keita sarebbe stato messo in disparte o ceduto, Inzaghi invece ha continuato il lavoro iniziato nell’ultima parte della scorsa stagione, domando le sue bizze e rendendolo un giocatore che fa la differenza, un giocatore in grado di trascinare la Lazio alla vittoria di un Derby.

Con il contratto in scadenza nel 2018 e la corte di tante squadre importanti Keita però potrebbe andar via. I rapporti con la società sono sempre un po’ tesi e l’esultanza sotto la tribuna di Tare e Lotito, poco prima di lasciare il campo a Djordjevic e raccogliere gli applausi scroscianti dei circa 7000 sostenitori biancocelesti, non sembra casuale. Lui adora l’allenatore e sta bene a Roma. e con uno sforzo della società rimarrebbe volentieri nella Capitale, la città che lo ha accolto quando era solo un ragazzino, per puntare a obiettivi ancora più importanti. Il meglio di Keita deve ancora venire, sarebbe un delitto perderlo proprio ora.

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Quello di domenica sarà il primo derby di Roma in programma alle ore 12.30, ripetendo così l’esperimento fatto lo scorso 15 aprile con la stracittadina di Milano, tra Inter-Milan terminata 2-2. È la quarta volta che le due formazioni capitoline si affrontano nel corso di questa stagione, ma rispetto alle altre tre partite già disputate si ha l’impressione che abbia un valore leggermente inferiore al solito, visto che non c’è in palio un posto in finale come accaduto in Coppa Italia o un trofeo o un piazzamento migliore. È proprio così, o la volontà di ribadire la supremazia cittadina avrà la meglio e porterà a un derby scintillante?

Roma-Lazio Coppa Italia

POSIZIONI GIÀ DELINEATE?

Roma e Lazio possono fare meglio (o peggio) di quanto già ottenuto? Difficile. La vittoria dei giallorossi lunedì sul Pescara ha portato a quattro i punti di vantaggio sul Napoli, un tesoretto da gestire in questo trittico di partite pesanti (dopo il derby ci sono Milan in trasferta e Juventus in casa) per mantenere il secondo posto. Quasi impossibile che la squadra di Luciano Spalletti possa riprendere i bianconeri in testa, ma un successo domenica sarebbe comunque utile per blindare la qualificazione diretta alla fase a gironi di Champions League, sfumata ad agosto nei play-off col Porto.

Molto simile anche il discorso dei biancocelesti: il 6-2 al Palermo ha quasi certificato la partecipazione in Europa League, con molta probabilità senza dover fare i turni preliminari (e c’è anche la finale di Coppa Italia da giocare), ma allo stesso tempo è difficile pensare di fare otto punti in più del Napoli in queste ultime cinque giornate per prendersi il terzo posto. Se però c’è ancora una possibilità passa da domenica: serve vincere e tifare Inter di sera per le residue speranze.

Strootman Lazio-Roma

TEMPO DI RIVINCITE

Il fatto che sia il quarto derby stagionale regala nuovi significati che, rifacendosi alla domanda iniziale, portano a rispondere che sarà un derby in tono minore solo all’apparenza. La Roma ha interesse a vendicare l’eliminazione subita nelle semifinali di Coppa Italia (il complessivo 4-3 che ha mandato i rivali a giocarsi il trofeo con la Juventus); la Lazio invece ha da rendere lo 0-2 dell’andata causato da uno svarione di Wallace, con tanto di polemiche dentro e fuori dal campo (Kevin Strootman che lancia dell’acqua addosso a Danilo Cataldi e le parole di Senad Lulić su Antonio Rüdiger), e punta a ritrovare un successo che in Serie A manca dall’11 novembre 2012 (3-2).

C’è poi la variabile Francesco Totti: sarà davvero il suo ultimo derby? Pare di sì, di certo il capitano non vorrà lasciare con un risultato negativo, ma di contro Simone Inzaghi ha l’ultima occasione per ottenere un successo contro le prime tre della classifica (fin qui ha racimolato soltanto un punto su cinque partite, a novembre a Napoli).

Ecco che, a questo punto, il derby assume un valore nuovo.

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Illusione di una notte di mezza estate. Potrebbe essere il titolo del film sulla Lazio. Ma solo del primo tempo. Protagonista (in negativo): Marcelo Bielsa. Detto altrimenti ‘El Loco’, ossia ‘Il matto’. Quando rifiuta la panchina biancoceleste all’improvviso, mandando su tutte le furie Claudio Lotito e in depressione il popolo che ama la squadra capitolina – siamo all’inizio di luglio – lo è parecchio ‘loco’. Forse, però, questa sarà la fortuna della Lazio, come vedremo meglio adesso. Perché l’Oscar – contrariamente a tutti i pronostici di quella famosa notte di mezza estate – andrà a colui che nessuno si sarebbe mai aspettato, ovvero Simone Inzaghi.

‘El Loco’ mancato

Marcelo Bielsa

Quando tutto pare in dirittura d’arrivo, ossia Marcelo Bielsa nel campionato italiano, alla Lazio, invece salta tutto. L’allenatore argentino fa sapere a Claudio Lotito che non ha intenzione di accettare l’offerta: è la notte del 7 luglio 2016. Il presidente annuncerà in seguito di voler intentare una causa contro Bielsa e intanto si gioca l’asso nella manica: richiama Simone Inzaghi, che aveva allenato la Lazio nella parte finale della stagione precedente. Salta l’annuncio di Inzaghi jr. alla Salernitana, di conseguenza.

Il pubblico laziale contesta: “È l’ennesima umiliazione”. Dopo aver scritto una lettera di benvenuto al tecnico sudamericano. Persino la Lega calcio di serie A aveva dato per fatto il matrimonio dell’ex Athletic Bilbao e Marsiglia dopo che la Società di Lotito aveva depositato il contratto.

Cosa aveva chiesto Bielsa

Claudio Lotito

Bielsa aveva chiesto a Claudio Lotito acquisti di qualità. Almeno sette giocatori nuovi e in fretta. Da Morel al difensore Llorente, dal portiere Mandanda a Mendy. Da Alexandre Pato a Oscar De Marcos, un fedelissimo del ‘Loco’. Fino a Rodrigo Caio, difensore del San Paolo. E la Lazio si era messa in moto. Non solo. Bielsa aveva fatto altre richieste, forse sperando alla fine che l’affare saltasse. Voleva i soldi in dollari, biglietti aerei per l’Argentina in prima classe per cinque persone, cinque telefonini, bolletta illimitata. Hotel a cinque stelle, sempre. Voleva sagome per la barriera, ma assolutamente tedesche. Di tutto, di più. La luna, praticamente.

Inzaghi, l’uomo della provvidenza

Lazio-Roma 2-0, coppa Italia

Per rianimare i tifosi della Lazio, dopo il no del ‘santone’ argentino, Claudio Lotito richiama Simone Inzaghi. Che ha poca esperienza, che non fa voli pindarici. Ma che, nei fatti, si è arrampicato fino al quarto posto della classifica di serie A, con vista addirittura sulla Champions League dopo il 2-0 di Bologna. E siamo a inizio marzo. Nessuno, neanche il più ottimista dei fan della Curva Nord avrebbe sognato tanto dopo il pasticcio dell’estate. Con la Lazio che ora ha pure un piede e mezzo in finale di Coppa Italia, grazie al 2-0 rifilato alla Roma nel derby di andata.

Da ‘servo’ di Lotito a leader

È lui il leader, Simone Inzaghi, Più di bomber Ciro Immobile o di Milinkovic–Savic. Eppure, in estate, veniva bollato dagli stessi tifosi che ora lo osannano come il ‘servo’ di Lotito. Il ‘signor sì’, pronto a ogni bisogna, come andare ad allenare appunto la Salernitana. E invece, ha 53 punti dopo 27 giornate e ha costruito un gioiello con ciò che aveva a disposizione. A Bologna, i tifosi lo hanno acclamato, confermando quanto il calcio sia figlio dei risultati. Solo dei risultati. Calma e serenità: le doti di Inzaghino sono state trasmesse alla squadra. Altrimenti, dopo il derby vinto, chissà cosa sarebbe successo.

L’entusiasmo c’è, si sente, ma più nel pubblico che nei giocatori, che sanno che devono continuare a pedalare. Per tentare pure l’impossibile, ovvero fare meglio di una delle migliori tre tra Juventus, Napoli e Roma.

La patata bollente Keita

Inzaghino ha gestito nel miglior modo possibile pure la patata bollente Keita. L’uomo che doveva partire, che è rimasto, che è stato fuori rosa, che è stato reintegrato e che gioca molto di più per la squadra che per se stesso. Anche se proprio a Bologna ha avuto un litigio con Milinkovic–Savic che potrebbe in qualche modo riaprire il caso. Ma le premesse erano peggiori, visto che ad agosto l’attaccante era finito fuori rosa, pronto ad andare da un’altra parte. E la Lazio avrebbe comunque perso un grande talento, senza guadagnare molto dalla sua cessione.

Immobile e Milinkovic-Savic, i trascinatori

Ciro Immobile

Ciro Immobile segna, il serbo Milinkovic–Savic risolve le partite complicate e, se partirà a fine campionato, regalerà a Claudio Lotito una notevole plusvalenza. Sono loro le armi che Inzaghi ha saputo spolverare ben bene, rendendole ora affilatissime. Il gol nel derby di Coppa Italia, contro la Roma, ha sancito l’immortalità del serbo nella curva laziale. Quasi di più di tutte le reti che Immobile continua a segnare, dimostrandosi il miglior bomber italiano dopo il ‘Gallo’ Belotti.

Non va poi dimenticato Felipe Anderson, seppure a corrente alternata. Anche lui pareva definitivamente perso l’anno scorso, e invece sta risalendo la corrente. Con questi giocatori, Simone Inzaghi sa di potersi giocare lo sprint finale. Con un occhio (o forse anche due) pure alla Coppa Italia, con la possibilità di giocarsi la finale in casa.

Il ‘Loco’ è proprio lontano. La Lazio ha la serenità e la forza di Simone Inzaghi, uno che doveva essere in serie B perché considerato immaturo per allenare in A. Il calcio è proprio come le sliding doors. Basta un attimo per cambiare la storia di una squadra o di una persona. Basta un secondo per andare a caccia dell’Oscar, sperando che non scelgano la busta sbagliata.

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A guardarlo oggi, mentre è a lavoro, non sembra di avere di fronte uno dei migliori realizzatori della Champions League. Uno che in una partita sola ha segnato 4 reti (all’Olympique di Marsiglia, ultima squadra di Bielsa). E nemmeno il giocatore che ha realizzato più gol di tutti, 20 per la precisione, con la maglia della Lazio. Inzaghino, fratello minore di Pippo, ha sempre vissuto all’ombra di qualcuno. Del fratello bomber, di una moglie troppo famosa, di un vate del calcio da sostituire all’ultimo minuto. Già, el Loco Bielsa. Era tutto pronto, e mentre la stampa e le radio romane si stavano già sfregando le mani, è saltato tutto.

L’argentino sarebbe stato l’allenatore che avrebbe portato a Roma capacità dialettica, filosofia, un profilo internazionale dopo anni di low profile mediatico. E infine un’idea precisa di gioco. Nel frattempo Simone Inzaghi viene congelato, dopo un finale di stagione ben oltre le aspettative. Fino a quando non salta tutto, e lui, Inzaghino, viene richiamato al timone della Lazio. “Non sono un ripiego”, chiarisce, ma accetta. Deciso a dimostrare che lui quella panchina se l’è guadagnata sul campo, e non in conferenza stampa. Il merito di Simone Inzaghi è stato certamente quello di non aver cercato di scimmiottare nessuno, di essere se stesso ma senza forzare la mano: nel confronto dialettico avrebbe perso. Se Guardiola ha definito Mourinho “El puto jefe“, riferendosi ai continui duelli persi in sala stampa – ma raramente in campo – cosa avrebbe dovuto dire Inzaghi di Bielsa? Nulla, è così è stato.

marcelo-bielsa

Inzaghino è lo stesso allenatore degli Allievi Nazionali biancocelesti, e della Primavera che fu di Alberto Bollini. Quello che ha riportato Coppa Italia e Supercoppa Primavera ai giovani della Lazio. Un allenatore aziendalista, ma con stile. Alla Lazio, prima di Cragnotti e poi di Lotito, deve molto. Deve la più belle stagioni della sua carriera da centravanti, compreso uno scudetto (7 gol in quella stagione) e una Coppa delle Coppe, alla Lazio deve la sua crescita come allenatore, a Roma è nato il figlio Tommaso, la cui madre è l’ex conduttrice del Grande Fratello Alessia Marcuzzi.

alessia marcuzzi

Strana storia questa. Perché Inzaghi è uno di quegli ex calciatori che hanno dovuto accettare l’idea di una compagna quasi più famosa di loro, come Stefano Bettarini con Simona Ventura, e lui con la Marcuzzi. Che ha condotto per tantissimo tempo il Grande Fratello, grande come Filippo, e tutto torna. Come se non bastava essere già il piccolo Inzaghi, il clone di un fratello che in Serie A ci era arrivato prima, a suon di gol. Ma almeno come allenatore, Simone, non vive all’ombra di nessuno. Né di Pippo, che oggi prova a rilanciarsi da Venezia, in Lega Pro, né tantomeno di quel Loco Bielsa che oggi in pochi rimpiangono, a Roma. E quei pochi sono quasi tutti giornalisti.

filippo inzaghi al venezia

Perché Inzaghi non è così mediatico, non ama molto i microfoni e le interviste, non siede su un termos lontano dalla panchina e non avanza pretese nei confronti della società. Ma ha le idee chiarissime. Quando ad inizio stagione Keita faceva i capricci, l’ha tenuto fuori dichiarando che il giocatore avrebbe dovuto riconquistare prima la stima dei compagni e solo dopo la sua. A giudicare dalle prestazioni, sembra proprio che l’abbia fatto. La Lazio gioca bene, forse il miglior calcio di questo inizio di stagione, ma chissà perché se ne parla sempre troppo poco. Eppure ha perso Candreva ed è rimasta orfana, prima ancora di iniziare, di quello che sarebbe dovuto essere il suo miglior acquisto: Bielsa.

Keita Balde

Ma Inzaghi si è rimboccato le maniche (della camicia), ha stretto il nodo della cravatta – da buon aziendalista non indossa la tuta, non è un hombre triste, solitario y final, uno che lotta contro tutto e tutti – e si è messo a lavorare. Puntando sul gruppo e sul riscatto di giocatori che, nella sua filosofia, sono più importanti dell’allenatore, si chiami questo Bielsa o Simone Inzaghi. E a giudicare dai primi risultati, la strada sembra davvero quella giusta. All’ombra dei suoi stessi giocatori Inzaghi si gode la brezza di un inizio di campionato ben oltre le aspettative.