Tags Posts tagged with "Juventus"

Juventus

0 10

Se i problemi in campo di Paulo Dybala dipendevano dalla crisi sentimentale, i tifosi della Juventus possono stare tranquilli: l’argentino ha fatto infatti pace con Antonella Cavalieri. Perlomeno, la Joya ha ripreso a seguire su Instagram la fidanzata (ex?), dopo che la storia d’amore tra i due era terminata qualche mese fa. Guarda caso (o no?), proprio la fine del rapporto avrebbe conciso con un abbassamento del rendimento del numero 10 bianconero dopo una partenza sprint e gol.

Non bisognerà attendere molto per capire se era davvero la vita privata a condizionare il nostro. O se c’è dell’altro. Fin da domenica, nella trasferta di Bologna, dove Paulo potrebbe tornare titolare dopo la panchina contro l’Inter e gli ultimi 15′ concessigli da Massimiliano Allegri.

Non sono pochi quelli che giustificano l’argentino, spiegando che alla sua età – e dopo tanti anni insieme alla ragazza – una rottura possa effettivamente incidere pure sulle prestazioni lavorative. Seguendo i social, però, la tempesta pare ormai alle spalle: i due hanno ripreso a scambiarsi like alle foto. C’è dell’altro. I ben informati – gli amici chiacchieroni che sempre esistono in casi del genere – fanno sapere che per il recente compleanno di Dybala, Antonella gli abbia fatto arrivare a casa un regalo (forse di riappacificazione?). Continuate a seguire Instagram che presto la coppia potrebbe ufficializzare quello che ormai tutti immaginano: il ricongiungimento.

Certo, la barra delle prestazioni del fantasista di cui la Juve ha un gran bisogno ha fatto segnare nuvoloso, tempestoso negli ultimi mesi: appena 2 gol e tre assist nelle 13 uscite tra campionato e Champions (dove non segna dalla sfida di andata con il Barcellona dell’anno scorso, doppietta che parve consacrarlo definitivamente anche in campo europeo e mondiale).

Allegri, psicologo oltre che allenatore, contro l’Inter ha mandato Paulo in panchina. Un affronto, verrebbe da dire, per chi una partita del genere vorrebbe sempre giocarla. Un gesto che per altri niente ha a che fare con il cuore, ma che avrebbe invece molti legami con il portafogli. Dybala svogliato, abulico, poco produttivo, fuori dal gioco: perché? C’è l’ipotesi del mal di pancia alla Ibrahimovic perché l’argentino vuole trasferirsi, forse in Spagna. Con Barcellona e Real Madrid che sono pronti a fare ponti d’oro per arrivare alla stellina che, però, con prestazioni sottotono rischia di svalutarsi.

Pavel Nedved, bandiera bianconera, ha dato un buffetto dialettico al fantasista dopo i sorteggi per gli ottavi di Champions: “Dobbiamo accettare che abbia ancora degli alti e bassi. Gli consiglio di concentrarsi veramente sul calcio, di fare sacrifici nella vita privata e di fare veramente il calciatore. Che vorrà dire? Certo, è difficile immaginare un Paulo Dybala da notti brave ed eccessi. E allora?

Gli amici, di nuovo loro, giurano che Paolino sia un calciatore allenamento e casa. E allora, forse, davvero l’assenza di Antonella ha pesato così tanto? Dalla sede juventina spiegano che non c’è nulla da interpretare. Che il biondo Nedved ha voluto solo dire all’argentino di dare il 100 per cento in allenamento per ritrovare la forma forse perduta. La serenità, in particolare, scappata dopo i due errori consecutivi dal dischetto di qualche mese fa.

La terza via – dopo l’amore e il portafogli – potrebbe essere una questione …economica. Il calciatore, nel 2015, ha ceduto i suoi diritti d’immagine a una società di Malta, attraverso cui ha trovato l’accordo con la Puma, per dieci anni. Il fratello Mariano, da qualche mese, ha preso il posto di Pierpaolo Triulzi, suo procuratore. E avrebbe deciso di ridiscutere il contratto per i diritti d’immagine. All’orizzonte, e già in corso, ci sono azioni legali per cause milionarie (la Puma stessa avrebbe citato il calciatore). Anche questo può aver distratto la Joya?

Il vice presidente Pavel Nedved, uno che in quanto a vita sana da calciatore non può accettare suggerimenti da nessuno, due anni fa strigliò pure Paul Pogba: “Pogba è giovane, ha molto tempo per crescere, ma dovrebbe essere meno bello e più concreto”. Alla fine, come andò? Che Paul riprese a essere decisivo (10 gol e 16 assist in stagione) e la Juve più avanti incassò circa 100 milioni di euro dalla sua cessione in Inghilterra. Si ripeterà la stessa cosa adesso? Dybala tornerà a essere decisivo e poi la Juve lo darà via? I tifosi sperano che accada solo la prima delle due cose. La stagione è ancora lunga, i campioni d’Italia sono in corsa per tutti gli obiettivi. Ma non possono prescindere dalla Joya, forse ora di nuovo di buon umore dopo che Antonella è tornata a Torino. Per il futuro ci sarà tempo. E se proprio la fidanzata chiederà a Paulo di potersi affacciare tutti i giorni e guardare il mare, questa volta non sarà come per la signora Zidane, che disse di volersi trasferire a Madrid per lo stesso motivo. Barcellona il mare ce l’ha davvero. E c’è un certo Leo Messi

0 275

Ricordate Flash Gordon, il personaggio immaginario protagonista dell’omonima serie a fumetti di fantascienza ideata da Alex Raymond inugurata il 7 gennaio 1934 e pubblicata per quasi settant’anni negli Stati Uniti? A più di 80 anni di distanza, sta riprendendo forma nella Torino bianconera, con la maglia numero 11 sulle spalle e un nome esotico: Douglas Costa.

Da mistero a certezza

Già, perchè il soprannome di questo brasiliano nato e cresciuto a Sapucaia do Sul, nello Stato del Rio Grande do Sul, passato per il freddo di Donetsk e quello di Monaco di Baviera, è legato proprio alla creatura dell’immaginazione che in Italia trovava spazio sull’Avventuroso con il nome di Gordon Flasce. I motivi? Facile comprenderli. Legati alla velocità e al doppio passo, armi fondamentali nel bagaglio tattico di questo 27enne, sul quale la Juventus ha attivato uno degli investimenti più importanti dei tempi recenti: 6 milioni di euro per il prestito oneroso, 40 per il riscatto. Mezzo Higuain, per intenderci.

Il pianeta Mongo di Douglas, quello che nel fumetto Flash Gordon e Dale Arden abitavano per quasi 10 anni, fa rima con Allianz Stadium. Nei panni del dottor Zarkov c’è Massimiliano Allegri: è lui il demiurgo che sta cercando di plasmare le caratteristiche offensive del suo numero 11 nel concetto di gioco della Juventus: quello nel quale tutti, anche le stelle, devono sacrificarsi. Chiedere a Dybala, segugio di Jorginho a Napoli, per conferme.

Costa…tanto?

Sul gioco di parole si erano spesi in tanti dopo le prime prove di Douglas in bianconero: spezzoni di partita,  la prima da titolare in Serie A a settembre inoltrato nel derby contro il Torino e due prove di Champions League senza spunti tra il Camp Nou di Barcellona e l’Olympiacos avevano inaugurato la sagra del dubbio. “È veramente più forte di quei quattro là davanti?” si chiedevano in tanti. Dove per “quei 4” si intendeva Cuadrado, Dybala, Mandzukic e Higuain. Superare e abbattere, avversari e preconcetti, è stata sempre materia del 27enne verdeoro: prima rete in A (sin qui l’unica) alla Lazio il 15 ottobre, in una delle due sconfitte in campionato della Juventus.

Goleador, però, non lo è mai stato (7 centri al massimo fra campionato brasiliano, ucraino e tedesco): 38 reti in 202 partite con lo Shakthar, 14 su 77 caps con il Bayern Monaco, 2 in 30 incontri con il Gremio. La sua disciplina preferita è l’assist: cross tagliati o palloni filtranti che siano, in carriera ne ha serviti ben 78 vincenti con la maglia di club in 328 partite ufficiali. Uno ogni 4 incontri.

Corsia di sorpasso

I freddi numeri, però, non sono sufficienti per raccontare le potenzialità che il numero 11 può mettere sul piatto della Juventus: Allegri sta usando con lui bastone e carota. A volte ai dribbling sconquassanti che lo portano a liberare il mancino, Douglas ha imparato a sostituire il ripiegamento nell’azione difensiva (un recupero su Insigne all’altezza della bandierina a Napoli ne è esatta dimostrazione), elemento fondamentale nel 4-2-3-1, senza però dimenticare l’uno contro uno. “Senza doppia fase, qui difficilmente giocherai” è stato il messaggio dell’allenatore nelle stanze di Vinovo. Il brasiliano ha raccolto e studiato, tanto: soprattutto Cuadrado, altro sudamericano con la voglia di saltare l’avversario nelle corde, a volte adattato anche da terzino all’occorrenza, e Mario Mandzukic, il simbolo della lotta a tutto campo in casa bianconera. E allora tornano alla mente le parole pronunciate da Douglas al suo arrivo a Torino:

Questa squadra è fatta per vincere: credo di essere arrivato nel posto giusto al momento giusto.

Torino chiama Brasile

Il posto giusto, dove Allegri gli ha fatto assaggiare il campo come quasi nessuno:  19 presenze stagionali in tutte le competizioni, appena dopo Dybala (22), Higuain (21), e come Matuidi (18). Dietro ci sono tutti gli altri. A variare, però, è stata la qualità delle giocate: sono aumentate le occasioni create (2,17 di media contro 1,33), i dribbling riusciti (3 contro 2,17), i duelli in generale (7,83 contro 6) e quelli vinti (4,50 contro 3,67), così come i palloni recuperati (3,83 contro 2,50). In soldoni, la capacità di essere imprescindibile: quello che Douglas Costa vuole diventare per la Vecchia Signora e il Brasile: in Nazionale non trova posto dallo scorso giugno e i Mondiali 2018 sono nel mirino. Che nella fredda Torino questo brasiliano atipico possa anche trovare la rampa di lancio verso la Russia?

0 126

In quell’estate del 2015, il centrocampista serbo Sergej Milinkovic-Savic aveva deciso di sbarcare in Italia. Su di lui avevano messo gli occhi parecchie squadre, ma il giocatore – allora 20enne – aveva scelto la Fiorentina. Fino al clamoroso voltafaccia, nella sede viola, con tanto di lacrime e di un “Non posso, davvero” con motivazioni personali annesse.

Un cambio improvviso, da Firenze a Roma, maglia Lazio. Una magia di Claudio Lotito dicono i fan del presidente biancoceleste. Che, a distanza di due anni e mezzo da allora, può effettivamente dire di avere in casa un campione, sempre più decisivo nella stagione che la squadra di Simone Inzaghi sta conducendo, a pochi passi dal primo posto, con la Supercoppa italiana in bacheca.

Sergej Milinkovic – Savic già da un paio d’anni sta dimostrando di essere uno dei migliori nel suo ruolo. Si dice che su di lui abbia messo una bella ipoteca la Juventus. Gran fisico, ottimo negli stacchi aerei, bravissimo a inserirsi in area di rigore. Questa è la freccia in più nell’arco di Inzaghino. Anche contro la Sampdoria, il serbo ci ha messo lo zampino firmando il gol dell’1-1, che ha dato il via alla rimonta completata da Caicedo (su assist sempre di Sergej). E la Samp sempre aveva vinto a Marassi fino a domenica sera.

Ma andiamo meglio a scoprire chi è la mezzala laziale. Serbo, ma con passaporto spagnolo, alto ben 191 centimetri. Dopo gli esordi con il Vojvodina, in Belgio con il Genk si fa notare dagli osservatori italiani. Suo fratello gioca nel Torino, come portiere. Lui, con il Genk, gioca una sola stagione, come del resto aveva fatto da ‘pro’ con il Vojovodina. Trasferitosi in Belgio per 400 mila euro, Il 6 agosto del 2015, passa alla Lazio per 10 milioni di euro. Cifra che adesso è grandemente aumentata.

Ha già esordito con la Nazionale maggiore serba e la Federazione ha deciso di mandar via il commissario tecnico perché pare lo vedesse comunque poco. Il suo procuratore è l’ex attaccante Mateja Kezman. Difficile paragonarlo con qualche giocatore del passato: è un carrarmato alla Ibrahimovic, ha movenze alla Pogba, e grazie alle ottime doti di palleggio, non si fa problemi se viene schierato come trequartista. Ha conquistato definitivamente i tifosi della Lazio segnando due gol in semifinale di Coppa Italia, la stagione passata, addirittura nel derby contro la Roma.

Lo chiamano il Sergente, non ama le parole – infatti troverete poche sue interviste in giro sul web – ma preferisce i fatti. Le giocate. Quando si dice che è un centrocampista che sa far tutto, moderno dunque, non si dicono fesserie: a Marassi contro la Sampdoria ha giocato 79 palloni, ha vinto 25 duelli (11 più di ogni altro compagno di squadra), di cui 10 aerei, ha recuperato 13 palloni. Immarcabile, irrefrenabile, incontenibile. Cuore selvaggio e tecnica sopraffina. Lotito probabilmente sorride, e non solo perché Sergej sta guidando la Lazio in posizioni altissime di classifica, ma anche perché pensa alla miniera d’oro che si ritrova in casa. Quando e se lo venderà. Dove lo trovi oggi un mediano con i piedi da trequartista?

In 14 partite di serie A, il nostro ha vinto 104 duelli: nessuno come lui. Lo sguardo da duro, ma non cattivo, il fisicaccio a protezione della palla. Recentemente, dalla Premier League, si sono scomodati gli scout di Manchester City e Manchester United per lui. I secondi già sognano la coppia Pogba – Milinkovic-Savic. Per portarlo via da Roma, bisognerà sborsare tra gli 80 e i 100 milioni di euro. Per pochi, insomma.

Lo stipendio in biancoceleste dice un milione e mezzo di euro, che arriva a due milioni con i bonus. Dovesse arrivare un’offerta indecente – anche se con Lotito è sempre difficile trattare – difficilmente avremo ancora il serbo nel nostro campionato l’anno prossimo. Benché, bisogna dirlo, nella capitale viva da pascià. Abita a 500 metri in linea d’aria da Formello, in una villa con piscina. Ha una Mercedes Gla di colore bianco. Non ostenta, questo è vero. Anzi, ha portato in Italia due amici d’infanzia, che vivono con lui e lo aiutano nella gestione della casa e delle faccende di tutti i giorni: Vladimir e Nikola. Quando si dice che non si dimenticano le radici neanche quando si diventa famosi.

Non ha problemi con le belle donne, almeno così pare. Dopo la fine della relazione con Andreja Travica, accanto a lui è apparsa la bellissima Natalija Ilic. Come tutti i ragazzi di 22 anni, ama la musica, specialmente la dance e il turbo-folk, musica nata dalla commistione tra folk e l’idea di forza e modernità del concetto ‘turbo’. Un genere che andava molto di moda in Serbia negli anni ’90, ma che è ancora cool.

Se state pensando che l’Italia sia stata veramente l’America per lui, ci andate abbastanza vicini. Ma se un giorno la lascerà, non si dispiacerà troppo per il cibo. Sergej è infatti un amante della cucina giapponese, va matto per il sushi.

A proposito di calciomercato, Claudio Lotito pare aver già aperto l’asta: “La Juve non ha i soldi per prenderlo e non me l’ha mai chiesto”. Forse la Premier League è più stuzzicante per il presidente, in attesa che chiedano della sua gallina dalle uova d’oro anche in Spagna.

0 118

Un ribaltone nelle ultime ventiquattro ore. Fino a ieri mattina la presenza di Gonzalo Higuaín al San Paolo era in fortissimo dubbio, poi il Pipita è stato definito recuperato da Massimiliano Allegri in conferenza ed è stato incluso nell’elenco dei convocati. Stasera potrebbe persino partire titolare nella supersfida fra Napoli e Juventus, sarebbe la sua quinta volta da acerrimo nemico e la terza nello stadio dove si è laureato miglior marcatore di sempre in una singola stagione di Serie A.

Gonzalo Higuaín Sampdoria-Juventus

DA ESCLUSO A PROBABILE TITOLARE

Quando domenica è uscita la formazione ufficiale della Juventus per la partita col Crotone la panchina di Higuaín sembrava normale riposo, ma già prima del fischio d’inizio la società bianconera aveva fatto sapere che il motivo era un trauma al terzo raggio metacarpale della mano sinistra. Allegri, nelle interviste del dopogara, ha lanciato l’allarme per la trasferta di Napoli, diventata sicura assenza lunedì quando è venuto fuori che il trauma era in realtà una frattura che necessitava di intervento chirurgico. Operato nel pomeriggio sembrava a rischio pure per le altre due sfide decisive, contro l’Olympiakos in Champions League e l’Inter, ma a conclusione della giornata è arrivato il primo spiraglio: l’ha dato Giuseppe Marotta, intervistato durante il Gran Galà del Calcio AIC a Milano, dove ha dato il 50% di possibilità di vederlo in campo al San Paolo. Sembrava pretattica, invece era tutto vero: al post su Instagram dove annunciava l’esito dell’operazione Higuaín ha fatto seguire un graduale rientro in gruppo in allenamento, fino alla convocazione di ieri pomeriggio. Considerato che un infortunio ha messo fuori causa Mario Mandžukić ora è probabile che parta addirittura titolare assieme a Douglas Costa e Paulo Dybala, a chiudere cinque giorni pieni di colpi di scena.

Gonzalo Higuaín Napoli-Juventus

IL PIÙ ODIATO DI NAPOLI

Il 4-0 al Frosinone del 14 maggio 2016 è ormai lontanissimo. Quella sera Higuaín aveva tutta Napoli ai suoi piedi, che lo celebrava per la magnifica tripletta con cui aveva stabilito il record assoluto di gol in un singolo campionato, trentasei. È stata anche la sua ultima in maglia azzurra: il clamoroso passaggio in estate alla Juventus per i novanta milioni della clausola rescissoria l’ha fatto diventare in un colpo da idolo a nemico giurato, core ‘ngrato anche più di José Altafini che aveva fatto lo stesso percorso nel 1972. Da lì per il Napoli non è andata per niente bene quando si è rifatto vivo: un gol (decisivo, senza esultare) nel 2-1 del 29 ottobre 2016, un altro nel 3-1 del 28 febbraio (andata delle semifinali di Coppa Italia) e soprattutto i due del 5 aprile, nel match di ritorno proprio al San Paolo, dove l’esultanza c’è stata e pure rabbiosa, indicando in tribuna Aurelio De Laurentiis ritenuto il responsabile del suo addio al Napoli. Quattro gol in quattro presenze, solo nell’1-1 del 2 aprile (unico incrocio a Fuorigrotta in Serie A) è andato a secco ma anche lì il risultato è stato positivo per la sua attuale squadra: alle 20.45 ci sarà il quinto faccia a faccia, i fischi sono scontati e pure qualcosa in più, ma tutta Napoli si augura che stavolta il risultato sia diverso. Perché oggi vale molto di più.

0 239

Cristian Zapata e Fabio Quagliarella come Gianluca Vialli e Roberto Mancini. Non prendeteci per folli, lo dicono i numeri. Non per i singoli, ma per la squadra che rappresentano. Già, perché le statistiche della Sampdoria edizione 2017/2018 sono in linea con quella che all’alba degli anni ’90 faceva sognare il calcio italiano, capace di tanto in tanto di regalare favole fatte di scalate ai vertici da parte di novelli Davide al cospetto dei Golia del dio pallone.

Il fattore Marassi

Con una partita ancora da recuperare, quella del terzo turno contro la Roma, la Sampdoria può già farsi forte di un record. Cinque vittorie consecutive a Marassi, davanti al pubblico amico. Così bene i blucerchiati non avevano reso neppure 27 anni fa, nella stagione dell’unico scudetto: all’epoca gli scalpi furono eccellenti, con i nomi di Fiorentina, Parma, Juventus, Milan e Napoli che uscivano sconfitti dallo stadio di Genova. Quest’anno le vittorie sono arrivate contro Benevento, Milan, Atalanta, Crotone e Chievo: poco cambia nei risultati, con il sesto posto e 23 punti in cascina, un portfolio in grado di proiettare oggi la Samp in piena zona Europa League. Dove i ragazzi allenati da Marco Giampaolo hanno ampiamente dimostrato di poter stare. Adrenalina alla quale va sommata quella post-derby: due settimane fa, con il 2-0 rifilato al Genoa, è arrivata una vittoria storica. Ora sono tre su tre. Marco Giampaolo e la sua Sampdoria stanno incidendo a caldo il proprio nome nella stele dei derby della Lanterna. Tanti risultati utili così di fila non si vedevano dai tempi di Novellino (ma allora era cadetteria). Per trovare un tris in Serie A si deve ritorna ai primi anni 50, al 1953.

Mezze misure mai

Questa partita lascia emozioni addosso indescrivibili, poi se lo vinci dormi sereno. La mia soddisfazione è di aver creato un gruppo che vuole far bene. Questa squadra la sento mia

Le riflessioni successive al Derby della Lanterna a firma di Marco Giampaolo sono quelle di un allenatore che non conosce affatto mezze misure: o sul punto di abbandonare i vertici del calcio italiano o in copertina. È successo ad Ascoli, a Cagliari, a Empoli e ora nella Genova blucerchiata. Da uomo di mare, fatalista, si muove dove c’è un progetto. E a Genova ha trovato la sua dimensione, quasi metafisica. A 50 anni, vive il calcio come lavoro, allenamento, ricerca, studio. I tempi in cui a Brescia non dava notizie di sé per giorni sono lontani, quasi cancellati: oggi Giampaolo ha costruito una Sampdoria che gioca un calcio piacevole, arioso, attacca con almeno 6 calciatori e si permette un trequartista (Praet) sulla linea di centrocampo, uno tra Ramirez e Alvarez e due attaccanti. Se la Samp è un laboratorio, lui è l’artigiano. Di una mini-bottega di lusso: quest’estate il club ha chiuso il mercato con un attivo di 42 milioni tra acquisti e cessioni, quinto miglior dato d’Europa.

Il penta-partito doriano

Nell’estate della cessione più redditizia (Schick alla Roma) e dell’acquisto più costoso (Zapata dal Napoli) della storia blucerchiata si sono mossi in cinque: il presidente Ferrero, il direttore sportivo Osti, il responsabile dell’area tecnica Pradè, il direttore sportivo del settore giovanile Pecini. E ovviamente l’avvocato Antonio Romei, da collaboratore molto stretto di Ferrero a uomo dei conti, del bilancio, delle trattative. Un mercato da record con diversi padri. Nel quale già si intravede la prossima stella: risponde al nome di Lucas Torreira, centrocampista classe 1996 che ha preso le redini della mediana nell’estate 2016 e non le ha più mollate. Torreira è stato uno dei nomi caldi del primo mese di voci di mercato dopo la chiusura del mercato vero. È già stato accostato a Roma, Inter, Siviglia e Atletico Madrid.  La curiosità? È il calciatore che nella Serie A in corso ha subito il maggior numero di falli: attestazione di “stima” da parte degli avversari, che ben conoscono l’importanza della fonte di gioco della Sampdoria. Sulla stella del futuro doriano, però, dalle parti di Bogliasco non hanno dubbi: tutti indicano David Kownacki, attaccante polacco. Vent’anni, ancora poco inserito negli schemi ma potenzialmente fortissimo. “Nel medio periodo esploderà” giurano gli addetti ai lavori.

Arriva la Vecchia Signora

L’umore è buono, la gioia per il derby vinto è ancora fresca. Il calendario ora propone un’altra sfida di lusso: domenica a Marassi arriverà infatti la Juventus. C’è una classifica che profuma d’Europa da mantenere. L’obiettivo finale è quella che un tempo si definiva la “parte sinistra della classifica…”. La forza principale della Samp edizione 2017/2018 resta la cultura del lavoro, matrice di un’identità di gioco ben precisa. È un buon punto di partenza. La banda di Giampaolo suona il rock, come quella di Boskov che nell’annata 1990/91 fece lo scherzetto alla Vecchia Signora del calcio italiano. Altri tempi, vero: oggi i rapporti di forza sono mutati, ma Genova “per gli altri”, quando si parla blucerchiato, è diventata un fortino.  Guardi il gruppo blucerchiato e sembra quasi di sentirlo, quel genovese doc di Ivano Fossati con la sua musica: “Oh, non svegliatevi, oh, non ancora”.

0 293

“Quanto ci eri mancato, Sami”

Sarà stato il pensiero unanime di milioni di tifosi della Juventus alle 20 di domenica scorsa, fischio finale del match del “Friuli” nel quale la Vecchia Signora ha superato in rimonta con un rotondo 6-2 l’Udinese, elaborando nuove certezze e minando la solidità della panchina di Gigi Delneri, ex che dalle parti di Torino non ricordano per i brillanti risultati. Se un altro Gigi, Buffon, al fischio finale, ha spiegato candidamente che non è con i risultati tennistici che si vincono gli scudetti, possiamo immaginare che Khedira –il Sami in questione- si stesse godendo il ritorno alla vittoria in campionato e una tripletta inedita. O quasi.

Tre volte, la prima volta: o quasi

Già, perchè al fischio finale di Udinese-Juventus 2-6 in tanti si sono scatenati alla ricerca della statistica definitiva: per Khedira, centrocampista con il vizietto del gol si trattava di una prima quanto storica tripletta? Stando a sentire il diretto interessato, sì.

Per me è una giornata speciale perché non avevo mai fatto una tripletta in carriera, ma lo è soprattutto per la squadra e per come ha reagito dopo essere rimasta in dieci: puntiamo a vincere ancora lo scudetto, ma la stagione è lunga e dobbiamo essere sempre molto concentrati

Dichiarazioni da leader, certo, ma non assolutamente esatte dal punto di vista degli amanti di almanacchi: già, perchè Khedira una tripletta l’aveva già messa a segno. 25 marzo 2008, maglia dell’Under 21 tedesca, 6-0 al Lussemburgo: Sami segnò le reti dell’1-0, del 2-0 e del 5-0, in una nazionale completata da nomi del calibro di Ozil e Hummels, oltre all’attuale compagno di squadra Benedikt Höwedes. Il bianconero, evidentemente, porta bene a questo calciatore nato in Germania da padre tunisino emigrato per amore, che in campo così come nella vita ha sempre anteposto la conoscenza ai pregiudizi. Gli stessi che avevano accolto le sue qualità in campo al momento dell’arrivo in Italia: arrivato a Torino a costo zero per sostituire Vidal, partito in direzione Monaco, il suo primo anno in bianconero è stato condizionato molto da infortuni di natura muscolare. Khedira, da buon diesel, ha risposto a lungo termine.

Da “lavatrice” a uomo in più

Ai primi passi in maglia bianconera, nell’estate 2015, Khedira non era stato gradito da tifosi e critici: il suo acume tattico era stato scambiato per lentezza, la sua saggezza nel dosare gli inserimenti per assenza di dinamismo. I dati dicono altro: Sami è uno dei centrocampisti europei che in campo percorre il maggior numero di chilometri per partita. Tanta corsa orizzontale a coprire i buchi della mediana, altrettanti spunti verticali per far sentire il proprio contributo in zona gol. Così alla prima stagione in Italia ha messo a segno comunque ben 5 reti in campionato, mentre nella sua seconda stagione è stato un autentico trascinatore: ha giocato quasi tutte le partite senza nessun problema fisico e ha dato contribuito alla squadra a suon di assist e gol. Lo stop accusato all’alba dell’annata 2017/2018 e l’ottimo inserimento di Matuidi avevano sollevato dubbi circa l’insostituibilità del numero 6, presto fugati dal tris di Udine.

Leader silenzioso

71 presenze con la Nazionale tedesca, un Mondiale vinto, tre terzi posti tra Coppa del Mondo e Europei, un campionato tedesco (2007), un campionato spagnolo (2012), 2 Coppe del Re (2011 e 2014), una Supercoppa di Spagna (2012), 2 campionati italiani (2016 e 2017), 2 Coppe Italia (2016 e 2017), una Supercoppa italiana (2015), la Champions League 2013-2014, la Supercoppa UEFA 2014 e il Mondiale per club 2014. La bacheca dei trofei conquistati dal 30enne Khedira parla da sè: oggi Sami è un centrocampista completo in grado di comandare il centrocampo sia in fase offensiva che in fase di copertura e anche in fase di realizzazione.

Lui e Mandzukic sono state le architravi sulle quali Allegri ha fondato il passaggio della Juventus al 4-2-3-1 a trazione anteriore nello scorso gennaio. Corsa, quantità, centimetri e qualità, oltre alla capacità di tollerare elevate pressioni: non a caso in due anni con lui in rosa, la Vecchia Signora ha raggiunto la finale di Cardiff, interrompendo il cammino nella Champions 2015/2016 nella sfortunata notte di Monaco di Baviera. Da 2-0 a 2-4, con un crollo acuito dalla sostituzione del centrocampista quando Morata e compagni erano avanti di una rete. Sami assapora il momento e lancia la rincorsa, in un italiano timido che lascia il posto a un convinto inglese:

Amazing feelings

Futuro negli Usa?

Domenica si è portato a casa il pallone nel modo migliore: contribuendo in maniera decisiva alla goleada bianconera, in rimonta, in una partita difficile come quella di Udine. L’infortunio è ormai alle spalle, la condizione (mancata contro la Lazio) sta tornando quella ideale. Verso una stagione nella quale Khedira si vede protagonista, che il compagno di reparto si chiami Pjanic, Matuidi, Marchisio o Bentancur. Troppo allettante l’idea di poter vincere la Champions e difendere il titolo mondiale con la Germania: tutto questo non sarebbe stato possibile andando in Usa o in Cina, sirene che avevano suonato alle sue porte nella scorsa estate. Il suo contratto con la Juventus scadrà nell’estate 2019: uno dei nomi sui quali si punterà forte per affiancarlo o fargli da successore è certamente quello di Emre Can. Progetti per un futuro troppo lontano, nel quale Sami si vede “in viaggio”. Verso gli Stati Uniti? Chissà. Per pensarci ci sarà tempo: ora è il momento di confermarsi leader 2.0, capace anche di segnare triplette. Ma non fateci l’abitudine.