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Juventus

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Le partite vanno giocate e basta, non ho bisogno di replicare a Sarri. A me portano il calendario, guardo le partite e le giochiamo, punto.

Le parole sono di Massimiliano Allegri, allenatore della Juventus. Il testo, probabilmente, è a firma dell’intera dirigenza bianconera. La musica è quella stridente, che suona quando tra le contendenti per la vetta della classifica c’è un solo punto. Storie di vetta, come quelle tra l’allenatore livornese e Maurizio Sarri. Eterni rivali, tra ironia pungente e voglia di vincere.

Il pomo della discordia

Lo ha dichiarato a chiare lettere Sarri al fischio finale di Atalanta-Napoli, partita decisa dal gol di Mertens, per una vittoria dal peso specifico elevato che ha consentito a Reina e compagni di restare in vetta alla classifica di serie A. Nasce tutto dal calendario, che nelle prossime 9 giornate di campionato vedrà di fatto la Juventus giocare sempre prima dei partenopei: un vantaggio competitivo non da poco, coincidente con la possibilità di mettere pressione su chi precede i bianconeri in classifica, che a Sarri non è andato affatto giù.

Si tratta di un errore mastodontico, fatto sicuramente in buonafede: però un minimo di dubbio sulle capacità di chi dovrebbe decidere queste cose mi viene.

I mezzi termini, lo sappiamo, non fanno parte del vocabolario dell’allenatore del Napoli. Non li ha usati in occasione dei contrasti con il suo presidente, figurarsi se poteva farlo quando c’era da porre in evidenza uno sfavore, o presunto tale. Una strategia chiara: murare la squadra in una trincea fatta di silenzi, polemiche proiettate all’esterno e fari puntati sull’avversario, in nome di un obiettivo da raggiungere. Lo scudetto.

L’effetto Europa

Alle accuse piccate di Sarri, aveva replicato il burocratese della Lega di Serie A. Numeri, dati e statistiche sciorinate per legittimare le scelte operate in sede di composizione del calendario e allontanare ogni barlume di faziosità dalle stanze del potere.

È del tutto alla pari la turnazione prima/dopo tra Juventus e Napoli, visto che proprio gli azzurri arrivano da 5 giornate consecutive in cui sono scesi in campo prima della Juventus.

Ciò che Sarri ha probabilmente dimenticato,  complici anche i marosi dell’immediato post-partita, è l’effetto Europa. Mentre il Napoli ha salutato la Champions League prendendo l’uscita secondaria dell’Europa League, la Juventus disputa ancora la massima coppa continentale per club. Contrasto letale, almeno per il calendario. Chi gioca in Champions e in Coppa Italia (competizione dalla quale il Napoli è stato eliminato), infatti, solitamente è soggetto all’anticipo, mentre posticipo fa spesso rima con Europa League. Di qui il cocktail di combinazioni che non è andato giù all’allenatore azzurro.

Napoli svelata

Analizzando il calendario, in effetti,  si scopre che al netto delle prime due giornate di agosto, quando la programmazione serale estiva è sempre “ballerina”, il Napoli ha giocato prima della Juventus 14 volte su 19. Più del doppio. Una media della quale l’allenatore non sembra aver tenuto conto. Allora, quella di “Don Maurizio”, che a Napoli per tutti è un riferimento e sta facendo del Sarrismo uno stile di vita oltre che di bel gioco, potrebbe essere una polemica strumentale? Un tentativo di lottare, oltre che con la tecnica, anche con i nervi, contro gli avversari, sulla solfa di un maestro della comunicazione in panchina come José Mourinho? L’idea appare tutt’altro che balzana. Pochi mesi fa, lo stesso Sarri si era lamentato dell’esatto contrario: ovvero, del fatto che la sfida scudetto tra Napoli e Juventus edizione 2016/2017 si sarebbe giocata con diverse gare con il risultato dei partenopei già acquisito.

Stop agli alibi

Probabilmente, per chi ha totalizzato 168 punti nei precedenti due campionati, arrendendosi solo a una Juventus capace di lasciare per strada appena 46 punti sui 228 a disposizione,  la strategia dell’accerchiamento è una scelta ben precisa. Sarri concentra su di sé le attenzioni mediatiche, libera la squadra – oggettivamente meno “profonda” quanto a rosa rispetto ai bianconeri, ma certo non inferiore negli 11 titolari – dalla pressione e tenta di logorare lentamente con la dialettica la mente dell’avversario. Di una cosa siamo certi: chi non ama il logorio del pallone moderno preferisce il maestro di calcio quando dirige l’orchestra del Napoli piuttosto che quando sviolina la Lega. Prosit.

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Le tre giornate di Serie A durante le feste hanno determinato il progressivo allontanamento dalla vetta di Inter, Lazio e Roma (le due romane devono recuperare una partita, ma il distacco resta comunque pesante), riducendo così la corsa per il titolo alle sole Juventus e Napoli, come negli ultimi anni. Domenica riprende il campionato dopo la pausa, sarà un mese intenso prima che si rigiochi anche in campo internazionale e le due rivali possono ulteriormente fare il vuoto per poi gestire le energie.

Higuaín Dybala Napoli-Juventus

UNA CONTRO L’ALTRA, ANCORA UNA VOLTA

Napoli 51, Juventus 50. Il campionato ricomincia dalle prime due della classifica, che hanno conquistato centouno punti su centoventi disponibili nelle venti giornate fin qui disputate. Numeri strepitosi che rischiano di riscrivere i record assoluti della Serie A (quota 102 dei bianconeri nel 2013-2014, torneo dove la Roma finì seconda a ottantacinque).

Come due anni fa è la squadra di Maurizio Sarri ad arrivare a questo punto della stagione in testa: alla ventesima giornata del 2015-2016 aveva 44 punti contro i 42 della Juventus, che effettuò il sorpasso al venticinquesimo turno nello scontro diretto grazie al gol di Simone Zaza nel finale, chiudendo poi a +9. Stavolta però lo “spareggio” si disputerà molto più avanti, alla quintultima giornata nel weekend del 22 aprile, quando potrebbe davvero valere il tricolore in una sfida senza appello: il ricordo del gol di Gonzalo Higuaín è ancora freschissimo, in quella che a oggi resta l’unica sconfitta di un Napoli che per il resto ha fatto solo tre 0-0 (Chievo, Fiorentina e Inter) e poi tutte vittorie.

Koulibaly Napoli-Verona

CALENDARIO CHIAVE

Le coppe europee riprenderanno il 13 febbraio con Juventus-Tottenham di Champions League, due giorni dopo RB Lipsia-Napoli di Europa League. Prima ci sono quattro giornate di campionato che il duo di testa può sfruttare per ottenere vantaggi nei confronti dell’avversario, in modo da poter gestire meglio il doppio impegno (la Juventus ha in mezzo anche la Coppa Italia, semifinale d’andata con l’Atalanta).

Cruciale quindi il calendario del prossimo mese, che sembra dare una mano a Massimiliano Allegri: Genoa in casa, Chievo in trasferta e Sassuolo di nuovo all’Allianz Stadium sono avversari con cui questa Juventus raramente perde punti. I bianconeri hanno l’obbligo di fare bottino pieno perché poi ci sarà una serie di partite molto meno abbordabili contro Fiorentina, Torino, Atalanta e Lazio.

Il Napoli invece ha una prova di forza: riparte dall’Atleti Azzurri d’Italia, per vendicare la sconfitta in Coppa Italia di due settimane fa contro l’Atalanta, poi ha il Bologna al San Paolo, va in casa del Benevento e ospita la Lazio. Se gli azzurri dovessero essere ancora in testa dopo questo ciclo potranno cominciare a fare qualche calcolo a medio termine, con l’aggiunta del rientro di Arkadiusz Milik e Faouzi Ghoulam, due opzioni in più nella corsa a quel titolo che manca dal 1990.

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19 novembre 1995: stadio “Ennio Tardini” di Parma,  arriva il Milan. Nevio Scala, allenatore dei ducali in quella stagione, ha un dubbio da risolvere. Luca Bucci, portiere titolare, si è infortunato all’alba della settimana in allenamento. La sua riserva naturale è l’esperto Alessandro Nista, ma un ragazzino delle giovanili dal cognome noto e dal rendimento monstre con i suoi coetanei si sta mettendo in luce con i “senior”. Para tutto al mercoledì: stesso film nei due allenamenti successivi. Fino alla scelta di Scala, presa in accordo con il preparatore dei portieri Enzo Di Palma. Contro i rossoneri tocca a lui, Gianluigi Buffon. Neppure maggiorenne, il ragazzino sbarra la strada a Roberto Baggio e George Weah, meritando la palma di migliore in campo. In pochi sanno che sarà l’avvio di una carriera da record, fino a diventare il primo al mondo.

L’ultimo Capodanno tra i pali

Il cognome di quel 17enne, d’altronde, parlava chiaro. Il riferimento è a Lorenzo Buffon, classe 1929, cugino del nonno di Gigi e storico portiere degli anni ’50 e ’60, cinque volte campione d’Italia (4 con il Milan, una con l’Inter) e considerato uno dei più grandi estremi difensori della storia del nostro calcio. Gigi, non ce ne voglia il suo avo, è diventato però il più famoso, e anche il più forte, in famiglia: oggi, 1033 partite ufficiali dopo tra Parma, Juventus e Nazionale, il numero 1 bianconero è alla soglia dei 40 anni (li celebrerà il 28 gennaio) e ha preso una decisione, probabilmente irremovibile: a fine stagione addio al calcio giocato e guantoni appesi al chiodo.

“Molto probabilmente smetterò. Ho quasi 40 anni, sento il dovere di dar spazio agli altri. Sono comunque a disposizione della Juve e della Nazionale, mi sento come un soldato al servizio della mia squadra e del mio Paese”

Parole rilasciate in Germania al Der Spiegel, che hanno la sensazione di una respinta sicura, di quelle che Buffon ha fatto a migliaia in carriera, alle voci di un clamoroso ripensamento del gigante di Carrara: così, l’anno solare che ha avuto il via da pochi giorni potrebbe – anzi, dovrebbe – essere l’ultimo con il Gigi nazionale tra i pali.

Chi dopo Buffon?

L’interrogativo vien quasi naturale, per gli addetti ai lavori che per tre lustri hanno compilato la formazione della Juventus ponendo quasi in automatico tra i pali quel numero 1 accompagnato da 6 lettere – BUFFON – o che in venti anni di Nazionale italiana hanno visto Gigi come la regola e gli altri colleghi come l’eccezione. Le lacrime versate davanti alle telecamere Rai dopo la clamorosa eliminazione dell’Italia dalla corsa ai Mondiali per mano della Svezia resteranno le ultime di Buffon in Azzurro, dove è primatista di presenze (175) e titolare di una Coppa del Mondo conquistata senza mai incassare reti da avversari su azione.

La risposta all’interrogativo sul suo successore è quasi scritta tra le pieghe degli scorsi mesi: Gianluigi Donnarumma, che oltre a condividere con Buffon il nome di battesimo, ne ricorda la precocità. Titolare addirittura a 16 anni con il Milan, spesso difeso a mezzo stampa dal capitano della Juventus.  Già, perchè, Buffon dixit, “quello che fa la differenza è ciò che ti vibra dentro l’anima”. Una sensazione trasmessa come consiglio al giovane collega.

A Torino porta chiusa

Se Buffon ha suggerito a Donnarumma la Juventus, nella Torino bianconera sembrano aver selezionato già il successore: già, perchè l’erede designato di Buffon è Wojciech Szczęsny. Il portiere polacco classe 1990, arrivato dall’Arsenal in estate dopo il biennio alla Roma, sta confermando il proprio profilo internazionale anche tra i pali della Vecchia Signora. Così, anche quando Buffon deve fermarsi per infortunio – vedi nell’ultimo mese, dopo la sfida vinta a Napoli – Massimiliano Allegri può dormire sonni tranquilli, come la sola rete incassata nelle ultime sei uscite ufficiali tra serie A, Champions League e Coppa Italia confermano. Il polacco si è dimostrato quindi pronto a raccogliere la pesante eredità del suo capitano. Con le spalle coperte, a Buffon non resta che concentrarsi su quella che potrebbe essere l’ultima delle sue 17 stagioni con la Juventus, in cerca del settimo successo consecutivo in Serie A e della tanto agognata Champions League, unico grande trofeo che manca nella sua bacheca.

Il Mondiale per Club, l’eccezione alla regola

Allora, quello che ha appena avuto il via sarà l’ultimo anno con Gigi Buffon tra i pali della Juventus: alla sua serie di vittorie, fatta di 8 campionati di Serie A – record per un portiere –, 1 di Serie B, 6 Supercoppe italiane, 4 Coppe Italia e una Coppa UEFA, manca però un trofeo. La Champions League. L’immagine di Buffon che sfila accanto alla coppa con le orecchie a Cardiff il 3 giugno è stata una delle più ripetute nel 2017. Il ko contro il Real Madrid, sommato a quelli con Barcellona (2015) e Milan (2003) è nel cassetto dei brutti ricordi del portiere maremmano. A febbraio si ripartirà, con il Tottenham quale avversario per gli ottavi di finale e il trofeo nel mirino. L’unica chance per vederlo ancora in campo è vincerlo: già, perchè come lo stesso Buffon ha assicurato alla Gazzetta dello Sport, “voler giocare il Mondiale per Club sarebbe l’unico motivo per giocare anche nella prossima stagione”. Un monito a sè stesso e ai compagni, all’alba dell’ultima stagione tra i pali. O forse no.

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Gli ultimi 6 mesi del 2017, anche per un ragazzo giovane, talentuoso e con la testa sulle spalle come Patrick Schick, sono stati tutto fuorché come ci si aspettava. La stagione da rivelazione con la maglia della Sampdoria, gli 11 gol segnati giocando spesso spezzoni di partita, la voglia di consacrarsi come uno dei maggiori talenti emergenti del calcio mondiale ha attirato su di lui l’interesse di grandi club italiani e stranieri. Alla fine sembrava averla spuntata la Juve, tanto che il calciatore ceco aveva già ricevuto la benedizione di Pavel Nedved e si era fatto fotografare mentre svolgeva le visite mediche.

Sorrisi, dichiarazioni di circostanza, tutto come da copione. Quando sembrava tutto fatto però è accaduto l’imponderabile: la diagnosi di un’infiammazione cardiaca, la Juve non più convinta di prenderlo, la ricerca di altre soluzioni in attesa che quel problema fosse risolto. Schick si è ritrovato in una situazione anomala, spiazzante, senza certezze di alcun tipo. Alla fine è arrivata la Roma, che ha scelto di soddisfare le richieste di Ferrero pur di fargli vestire subito la maglia giallorossa, convinta in ogni caso che quel problema temporaneo non avrebbe creato troppi fastidi.

Poi però, quando sembrava in rampa di lancio, ci hanno pensato un paio di fastidiosi infortuni muscolari a frenare il suo inserimento. Dopo qualche partita da subentrante e l’esordio da titolare nello sfortunato 0-0 contro il Chievo è arrivato anche il primo gol, anche se non è servito ad evitare l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano del Torino. Quando stava per raggiungere la fine del lungo tunnel di difficoltà, ecco poi l’incredibile gol sbagliato all’Allianz Stadium, contro quella Juventus che sembrava prima averlo scelto e che poi ha preferito ritornare sui suoi passi.

Ormai quell’azione è stata vista, vivisezionata, e ha lasciato un segno nell’ambiente giallorosso. I bianconeri sono l’avversario per eccellenza, la rivale che da troppi anni vince e lascia le briciole agli altri. A Torino poi la squadra allenata da Di Francesco non vince da troppo tempo (la Juventus, prima dell’ultima sfida, veniva da sei vittorie consecutive in casa contro i giallorossi, vittorie nelle quali per ben 4 volte non hanno subito neanche una rete. Il trend, quindi, è stato più che confermato) e un pareggio, nell’ottica di un campionato combattuto come mai negli ultimi anni, avrebbe significato tantissimo.

Dopo quella sera Schick è diventato una specie di capro espiatorio, il bersaglio di critiche preferito di molti dei suoi stessi tifosi. Il giocatore costato più di 40 milioni, il miglior talento giovane espresso dalla Serie A, nei pochi secondi intercorsi tra l’errore di Benatia e Alex Sandro e il pallone tirato sui piedi di Szczesny è passato da possibile eroe a sopravvalutato/scarso. Come può uno così sbagliare un gol del genere? In fondo è il calciatore più pagato nella storia del club, quindi dovrebbe essere quasi infallibile. E via con i dubbi sul suo reale valore e con offese varie. Come se quell’errore dovesse essere l’unico elemento di giudizio per un ragazzo alla sua seconda stagione vera tra i professionisti.

Si, Patrick Schick è un ragazzo, che ha passato dei mesi molto difficili che sta provando a mettersi alle spalle, e metterlo alla berlina in questo modo è davvero ingiusto. In molti hanno dimenticato i suoi problemi, i periodi di inattività dovuti prima al cuore e poi alla fibrosi muscolare che ne ha complicato il recupero in questi mesi. Hanno dimenticato anche la lezione avuta con Dzeko, etichettato già come fallimento di mercato e diventato poi capocannoniere della Serie A e finalista nella classifica del Pallone d’oro.

Per tornare il giocatore capace di incantare l’Olimpico a suon di numeri da giocoliere e gol da bomber vero, per sviluppare al meglio il suo incredibile potenziale, il ragazzo di Praga ha bisogno di essere sostenuto da tutte le parti in causa, anche dai tifosi. Ha la totale fiducia di Di Francesco (c’è chi dice che stia pensando a un modulo con il doppio attaccante, con lui e Dzeko accentrati e due esterni offensivi a supporto), così come dei suoi compagni e della società. La Roma ha la miglior difesa del campionato, è solida ed equilibrata, ma lì davanti con la partenza di Salah e il periodo di appannamento del bomber bosniaco il bilancio non è dei più positivi.

Proprio per questo, nella lunga corsa che si prospetta da qui a maggio, poter contare sul talento di Patrick Schick al meglio può fare la differenza tra l’ennesimo buon piazzamento finale e la vittoria tanto rincorsa.

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Non può mai essere banale Juventus-Roma. Dai centimetri di Turone in poi, è sempre stata accompagnata da rivalità feroce. Quasi come un derby. Da una parte, come al solito, il Nord potente e supponente, dall’altra la capitale d’Italia che però, raramente, lo è stata nel mondo del calcio. Da una parte il ‘rigore’ (assolutamente tra virgolette) e i soldatini sabaudi, dall’altra il chiasso e la passione di una città che prima fu impero e poi prese il titolo, l’onere e l’onore di provare a unire Italia e italiani.

Juventus-Roma, anche questa volta sarà partita di altissima classifica. Come spesso negli ultimi anni, come accadeva regolarmente in quegli anni ’80 in cui Dino Viola e Giampiero Boniperti discutevano di metro, centimetro e scudetto sfumato per colpa degli arbitri. Di quando Re Falcao riuscì a scucire il tricolore dalle maglie bianconere dei 6 campioni del mondo, riportandolo a Roma 40 anni dopo. Dovrà arrivare un friulano rigido e senza svolazzi, tale Fabio Capello, per riuscire a fare lo stesso, trasformando il Circo Massimo in un Circo, facendo spogliare persino Sabrina Ferilli.

Altri tempi? Forse. Oggi, però, qualcosa di simile accade. C’è Massimiliano Allegri, che i critici dipingono come unicamente attento al risultato. E coloro che lo appoggiano, pure, ma non con accezione negativa, bensì come capacità di adeguare continuamente squadra e uomini all’avversario che ha di fronte. E scusate se è poco. Dall’altra c’è Eusebio Di Francesco, uscito dalla scuola zemaniana, ma più accorto in difesa. Uno che, però, mette al primo posto gli schemi e poi gli uomini. E che di gavetta ne ha fatta parecchia, lanciandosi nel bel mondo calcistico con il Sassuolo prima di assaggiare una grande.

Juventus-Roma sarà la prima Juve-Roma senza Francesco Totti dopo 20 anni. Quello del ‘4, a casa’. Uno dei tanti aneddoti della partitissima, che andremmo ben oltre Natale e Capodanno se dovessimo parlarne. Vi basti ricordare i guanti di Aldair, l’aiutino del guardalinee e il gol di Ravanelli, il violino di Rudy Garcia. Ma pure i rigori di un incredibile match che la Roma prima stava perdendo, poi vincendo, poi pareggiando e, infine, che ha perso per un missile all’ultimo minuto da parte di Leonardo Bonucci, che all’epoca gli equilibri li spostava eccome.

Avrete capito, insomma, che se date del normale a Juve-Roma da entrambi i campanili ci si arrabbia. Ma oggi, che cos’è Juventus-Roma? Virtualmente alla pari in classifica, è la partita che dovrebbe sorteggiare l’avversaria del Napoli per lo scudetto. Tutti puntano di nuovo sulla Signora, dopo che ha chiuso la saracinesca in difesa. Sette partite in cui il pallottoliere ha smesso di contare quanti palloni entravano nella porta dei campioni d’Italia. E non capitava da febbraio del 2016. Se prima ci si divertiva a contare pure quelli fatti, da un po’ di tempo a questa parte ci sono stati fior fiori di 1-0 (vedi quello di Napoli) e pure due 0-0 (con Inter a Barcellona). Con questo, Higuain e compagni sono ancora il miglior attacco del campionato. E sfidano la miglior difesa di serie A e terza meno battuta d’Europa. Chi aveva paura che con DiFra i giallorossi potessero aprire la porta, si sono dovuti ricredere. Dieci gol subiti in 16 partite di campionato, il brasiliano Alisson – fino a 12 mesi fa quasi un carneade pur essendo titolare del Brasile – che nove volte ha tenuto la porta inviolata.

E allora, ci si prospetta un noioso 0-0 come Napoli-Inter o Juventus-Inter? In Coppa Italia, i destini delle due antagoniste sono stati opposti. La Signora ha regolato il Genoa, ritrovando gol e sorrisi di Paulo Dybala. Dall’altra parte, la Lupa non è riuscita a concedersi un quarto di finale da urlo proprio contro i bianconeri, incappando nell’1-2 dell’Olimpico contro il Torino. Ha trovato però il primo gol di Patrick Schick, che per la Juve aveva firmato l’estate scorsa, prima dei problemi di salute, del ritorno sul mercato e dell’assalto finito bene da parte della Roma, che ha speso 40 milioni per portare l’ex Samp a Trigoria.

Arrivano entrambe in forma all’appuntamento dell’Allianz Stadium. Gli ospiti dovranno evitare di sentire la ‘paura’ che negli ultimi anni spesso ha giocato un ruolo fondamentale nelle visite a Torino. Di Francesco potrebbe anche giocare per il pari, ma non è il tipo. Dopo l’ampio turnover di Coppa, schiererà i migliori. Allegri non potrà perché in infermeria ci sono diversi pezzi pregiati: da Buffon e De Sciglio (sicuri assenti) ai malandati Cuadrado e Mandzukic. In porta l’ex, Szczesny, che sta contribuendo a riportare la difesa di Madama tra le migliori (e senza questa, in Italia, difficilmente si mettono le mani sullo scudetto). A centrocampo e in difesa altri due ex, Pjanic e Benatia, due che possono far pendere l’ago della bilancia dalla parte juventina.

Già, centrocampo e difesa: dicono che qui si giocherà la partita. Matuidi contro Nainggolan, Chiellini contro Dzeko, Fazio contro Higuain. Ma attenzione alle fasce: Kolarov o Douglas Costa? Qui i centimetri che uno saprà dare all’altro durante le fughe potranno veramente decidere chi vincerà. E poi: Dybala o Schick? Quanti duelli! Juve-Roma è partitissima, forse non fondamentale per le sorti del campionato, ma chi vincerà si prenderà un bel vantaggio, non solo e non soprattutto di classifica, ma psicologico.

Si gioca a 48 ore da Natale, chi lo passerà in bianco? Babbo Natale sarà parsimonioso con Max o Eusebio? Al Polo Nord (nessun riferimento al Nord Italia, naturalmente) sarà arrivata prima la letterina di uno o dell’altro? E Tagliavento, saprà evitare scivoloni come l’ultimo del mani di Torreira non visto? Ci sarà il Var, anch’esso invitato a mangiare il panettone. Benché qualcuno storca il naso, ci sarà fino a fine stagione. E probabilmente anche oltre. Esonerare lui non si può. Per vendicare i tanti Turone della storia, dicono. Leggi: per togliere i veleni. Ma Juve-Roma potrà mai essere solo e semplicemente una partita di calcio in cui vince il migliore? Andate al Testaccio, chiedete in via Po: scuoteranno tutti il capoccione. Noi speriamo però di godercela Juve-Roma. In mancanza del prossimo Mondiale, è qui che si fa il prossimo campione d’Italia. O, perlomeno, lo sfidante per Sarri.

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Se i problemi in campo di Paulo Dybala dipendevano dalla crisi sentimentale, i tifosi della Juventus possono stare tranquilli: l’argentino ha fatto infatti pace con Antonella Cavalieri. Perlomeno, la Joya ha ripreso a seguire su Instagram la fidanzata (ex?), dopo che la storia d’amore tra i due era terminata qualche mese fa. Guarda caso (o no?), proprio la fine del rapporto avrebbe conciso con un abbassamento del rendimento del numero 10 bianconero dopo una partenza sprint e gol.

Non bisognerà attendere molto per capire se era davvero la vita privata a condizionare il nostro. O se c’è dell’altro. Fin da domenica, nella trasferta di Bologna, dove Paulo potrebbe tornare titolare dopo la panchina contro l’Inter e gli ultimi 15′ concessigli da Massimiliano Allegri.

Non sono pochi quelli che giustificano l’argentino, spiegando che alla sua età – e dopo tanti anni insieme alla ragazza – una rottura possa effettivamente incidere pure sulle prestazioni lavorative. Seguendo i social, però, la tempesta pare ormai alle spalle: i due hanno ripreso a scambiarsi like alle foto. C’è dell’altro. I ben informati – gli amici chiacchieroni che sempre esistono in casi del genere – fanno sapere che per il recente compleanno di Dybala, Antonella gli abbia fatto arrivare a casa un regalo (forse di riappacificazione?). Continuate a seguire Instagram che presto la coppia potrebbe ufficializzare quello che ormai tutti immaginano: il ricongiungimento.

Certo, la barra delle prestazioni del fantasista di cui la Juve ha un gran bisogno ha fatto segnare nuvoloso, tempestoso negli ultimi mesi: appena 2 gol e tre assist nelle 13 uscite tra campionato e Champions (dove non segna dalla sfida di andata con il Barcellona dell’anno scorso, doppietta che parve consacrarlo definitivamente anche in campo europeo e mondiale).

Allegri, psicologo oltre che allenatore, contro l’Inter ha mandato Paulo in panchina. Un affronto, verrebbe da dire, per chi una partita del genere vorrebbe sempre giocarla. Un gesto che per altri niente ha a che fare con il cuore, ma che avrebbe invece molti legami con il portafogli. Dybala svogliato, abulico, poco produttivo, fuori dal gioco: perché? C’è l’ipotesi del mal di pancia alla Ibrahimovic perché l’argentino vuole trasferirsi, forse in Spagna. Con Barcellona e Real Madrid che sono pronti a fare ponti d’oro per arrivare alla stellina che, però, con prestazioni sottotono rischia di svalutarsi.

Pavel Nedved, bandiera bianconera, ha dato un buffetto dialettico al fantasista dopo i sorteggi per gli ottavi di Champions: “Dobbiamo accettare che abbia ancora degli alti e bassi. Gli consiglio di concentrarsi veramente sul calcio, di fare sacrifici nella vita privata e di fare veramente il calciatore. Che vorrà dire? Certo, è difficile immaginare un Paulo Dybala da notti brave ed eccessi. E allora?

Gli amici, di nuovo loro, giurano che Paolino sia un calciatore allenamento e casa. E allora, forse, davvero l’assenza di Antonella ha pesato così tanto? Dalla sede juventina spiegano che non c’è nulla da interpretare. Che il biondo Nedved ha voluto solo dire all’argentino di dare il 100 per cento in allenamento per ritrovare la forma forse perduta. La serenità, in particolare, scappata dopo i due errori consecutivi dal dischetto di qualche mese fa.

La terza via – dopo l’amore e il portafogli – potrebbe essere una questione …economica. Il calciatore, nel 2015, ha ceduto i suoi diritti d’immagine a una società di Malta, attraverso cui ha trovato l’accordo con la Puma, per dieci anni. Il fratello Mariano, da qualche mese, ha preso il posto di Pierpaolo Triulzi, suo procuratore. E avrebbe deciso di ridiscutere il contratto per i diritti d’immagine. All’orizzonte, e già in corso, ci sono azioni legali per cause milionarie (la Puma stessa avrebbe citato il calciatore). Anche questo può aver distratto la Joya?

Il vice presidente Pavel Nedved, uno che in quanto a vita sana da calciatore non può accettare suggerimenti da nessuno, due anni fa strigliò pure Paul Pogba: “Pogba è giovane, ha molto tempo per crescere, ma dovrebbe essere meno bello e più concreto”. Alla fine, come andò? Che Paul riprese a essere decisivo (10 gol e 16 assist in stagione) e la Juve più avanti incassò circa 100 milioni di euro dalla sua cessione in Inghilterra. Si ripeterà la stessa cosa adesso? Dybala tornerà a essere decisivo e poi la Juve lo darà via? I tifosi sperano che accada solo la prima delle due cose. La stagione è ancora lunga, i campioni d’Italia sono in corsa per tutti gli obiettivi. Ma non possono prescindere dalla Joya, forse ora di nuovo di buon umore dopo che Antonella è tornata a Torino. Per il futuro ci sarà tempo. E se proprio la fidanzata chiederà a Paulo di potersi affacciare tutti i giorni e guardare il mare, questa volta non sarà come per la signora Zidane, che disse di volersi trasferire a Madrid per lo stesso motivo. Barcellona il mare ce l’ha davvero. E c’è un certo Leo Messi