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E ora chiamatela ‘Zona Inter’. Non nel senso di modulo, ma nel senso che la squadra di Luciano Spalletti è la più prolifica della serie A nell’ultimo quarto d’ora. In molti casi mortifera, a lancette del cronometro che stanno per arrivare al 90′, come nell’ultima in casa con il Genoa. Il Grifone che pensa ormai di farla franca, poi arriva il testone di D’Ambrosio ed è 1-0.

Dalla zona Cesarini alla zona Inter, insomma, il passo è breve. Su 12 realizzazioni in sei giornate, la formazione meneghina ben 8 volte ha colpito negli ultimi 15 minuti. E la cosa può essere vista e analizzata da due punti di vista almeno. L’Inter mantiene calma e lucidità necessarie a colpire l’avversario anche quando i minuti scorrono, dall’alto di una sorta di consapevolezza: siamo più forti e prima o poi un gol lo facciamo. Oppure, di riffa e di raffa e anche con un po’ di fortuna, un pallone nella rete entra. E poco importa se fin lì il gioco è stato farraginoso, se Handanovic ha rischiato, eccetera eccetera…

Qualcuno, visto anche che il giorno di Inter-Genoa e delle elezioni tedesche era lo stesso, ha paragonato questa Inter di Luciano Spalletti ad Angela Merkel. Ossia: vince, ma non convince. Il che è sufficiente, per ora, a tenersi stretto il terzo posto ad appena due punti dalla vetta (colpa del pari a Bologna, anche allora con un gol, su rigore, nell’ultimo quarto d’ora).

Altro dato da non dimenticare è che le reti segnate in zona Inter sono praticamente sempre pesanti perché l’Inter ha la miglior difesa d’Italia finora: appena due gol subiti. Una cassaforte. Certo non è questa l’Inter che pensava di modellare Spalletti, più propenso allo spettacolo che al risultato. Ma, alla fine, a questa squadra sono proprio i risultati che sono mancati nelle ultime stagioni. Dunque, va bene così, no? I puristi del calcio storceranno del naso, come del resto fanno i tifosi a San Siro fino al 75′. Poi, siccome ormai il golletto nel finale non è più un caso, una strana elettricità pervade lo stadio dal 76′ in poi. Quasi chiamando la rete. Insomma, i fischi (finora riservati ai singoli e e non alla squadra) paiono sempre essere vicini vicini. Una prodezza, di Icardi, Perisic o D’Ambrosio, è sufficiente per trasformare quei fischi in applausi e olè. Perché tutto il mondo è paese, dai, e pure quelli del loggione del Meazza, che neanche si accontentavano talvolta delle prodezze del Fenomeno Ronaldo o che criticavano lo stregone Mourinho. Insomma, anche quelli con la puzza sotto il naso, alla fine se ne vanno a casa contenti. Per un’altra vittoria arrivata in zona Inter.

E poi siamo al paradosso alla Catalano. Che cambia se segni al 1′ o al 90′? Sempre tre punti sono! Solo che se segni subito e poi amministri, sei una squadra matura. Se segni al 90′, sei una squadra che fatica tanto e risolve solo grazie alla dea bendata.

Ora è d’obbligo far seguire alle parole i numeri. Ecco la sequela di reti dopo il 75′ da parte della Beneamata. Il 3-0 alla Fiorentina dell’esordio è facile, al punto che la rete di Perisic al 79′ è solo il terzo squillo, con la doppietta di Icardi che aveva già indirizzato la partita nei primi 15′ (toh, che strano). Alla seconda, c’è la trasferta a Roma con i giallorossi: se è vero che Icardi pareggia al 67′, è altrettanto vero che i tre punti la squadra dell’ex Luciano Spalletti se li va a prendere proprio nei fatidici 15′ finali, con Icardi al 77′ e Vecino all’87’.

Alla terza c’è la Spal in casa: tutto facile, no? Sì e no: Icardi la sblocca su rigore al 27′, ma Perisic scaccia i fantasmi con il 2-0 all’87’. Alla quarta ecco la trasferta sul campo del Crotone, altro 2-0 per i nerazzurri: all’82’ Skriniar, al 92′ Perisic e il piatto è servito. Altri tre punti arrivati alla fine, dunque.

Alla quinta, a Bologna, arriva il primo stop per l’Inter: è 1-1, con i rossoblù che mettono sotto per larghi tratti l’Inter, andando anche in vantaggio con Verdi, ma ci pensa bomber Icardi, su rigore al 77′, a portare a casa un punto. La magia si ripete contro il Genoa, che si chiude bene in difesa e sfiora anche la rete, ma poi arriva il calcio d’angolo, la testa di D’Ambrosio, l’1-0 che ormai non stupisce più: questa squadra resta sempre sul pezzo. Concentrata.

Sapete come sarebbe la classifica dell’Inter fino al 75′? I nerazzurri avrebbero appena 9 punti, a -9 dalla vetta. Sapete, invece, se le partite durassero solo quel quarto d’ora? Calcolo facile. L’Inter sarebbe a punteggio pieno, con 18 punti nel carniere. Ecco perché questa è ora ufficialmente ‘Zona Inter’. Non resta che capire se gli avversari, da adesso in poi, rimarranno concentrati anche loro, contro Icardi e compagni, fino all’ultimo. Perché la paura fa 90′. Ma a volte anche solo 75′. Per gli altri, ovvio, non per Luciano Spalletti.

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Quattro vittorie, una sola rete al passivo, tanta grinta e un pizzico di fortuna. Unite questi ingredienti, tingeteli di nerazzurro e otterrete l’avvio di stagione della nuova Inter targata Luciano Spalletti. Un’annata avviata passeggiando su una Fiorentina in piena costruzione, poi rimontando a domicilio grazie anche all’aiuto di tre legni una Roma che nell’edizione 2016/2017 aveva staccato Candreva e compagni di 25 punti, e successivamente matando Spal in casa e Crotone allo “Scida” con lo stesso punteggio, 2-0. Radiografia di una squadra che ha imparato a soffrire ed essere concreta, in pieno “interismo”, e con un pizzico di qualità in più, derivata dalle menti pensanti di Spalletti in panchina e Borja Valero in campo e dall’integrazione dei muscoli di Dalbert, Vecino e Skriniar.

Luciano, poco Lucky

Aveva lasciato la Roma senza rimpianti. Stanco e svuotato dal dualismo con Totti e dalle polemiche con un ambiente esasperante e a volte anche esasperato. Luciano Spalletti non si è mai guardato indietro e non l’ha fatto nemmeno quando ha deciso di salire su un treno per Milano salutando la Capitale a cui ormai sentiva di non poter dare altro. E pazienza se le promesse maturate all’alba del calciomercato interista, da Nainggolan a Vidal passando per Di Maria e Schick, non sono state mantenute: tirare fuori le squadre dalle ceneri è stata spesso una specialità della casa.

Basti fare un salto indietro all’anno 2005:  Spalletti arriva a Roma dove trova una squadra vittima di scelte sbagliate da parte della società, incapace di uscire dal tunnel della mediocrità di due ottavi posti in tre anni. Non ha vinto molto,due Coppe Italia (’06/’07 – ’07/’08) e una Supercoppa italiana (2007), ma ha emozionato. Tanto.

A Milano, sponda nerazzurra, gli hanno chiesto di trovare una via di mezzo: cuore e risultati, con il vento d’Oriente smorzato dalla presenza dell’amico Walter Sabatini. Che ha garantito per lui al momento della scelta della nuova guida tecnica: non solo un allenatore, ma un leader della panchina.

Meno acquisti, più responsabilità

Un occhio al rettangolo verde e uno al portafogli. La nuova proprietà dell’Inter ha seguito un iter geometrico durante la campagna acquisti estiva: ad Appiano Gentile sono arrivati João Cancelo, Borja Valero, Skriniar, Padelli, Vecino e Dalbert, oltre ad operazioni minori come quelle riguardanti i giovani Zaniolo e Odgaard. I circa 83 milioni spesi in cartellini sono stati parzialmente ammortizzati dalle uscite anche dei vari Banega, Juan Jesus, Palacio, Medel e Felipe Melo, per un risparmio non sufficiente però a pareggiare gli investimenti ma di sicuro utile per determinare il cambio di rotta richiesto.

Nomi di grido? Pochi, in pieno stile Spalletti. Allenatore che spesso ha preferito il gruppo al singolo, come un demiurgo che predilige materiale da sgrezzare. In realtà, in casa Inter la qualità non mancava già nella scorsa stagione: servivano un direttore d’orchestra e dei rinforzi in difesa. Arrivati, con il coraggio di investire sulla loro voglia di diventare dei big e l’intenzione di svecchiare. Eccezion fatta per Borja Valero e un “secondo” come Padelli, parliamo di Under 25: sintomo di progetto.

Oh capitano, mio capitano

Un progetto al centro del quale, inutile ribadirlo, ci sono Mauro Icardi e il suo fiuto del gol. Nonostante la polemica ancora aperta con la Curva Nord (nella fanzine distribuita prima della sfida casalinga con la Spal si leggeva: «Non si fanno cori per Icardi. Quando segna, segna l’INTER. Quando lo speaker annuncia la formazione, evitate di urlare il nome di quell’infame argentino»), il numero 9 argentino ha una merce rara dalla sua parte: la capacità di andare in rete, spesso e volentieri. Cinque marcature in quattro incontri di campionato ne sono degna conferma: dal dischetto, di testa, con tap-in a pochi passi dalla linea di porta o danzando sul pallone all’interno dell’area di rigore. Se nella rosa di Luciano Spalletti c’è un inamovibile, quello è proprio Icardi. La conferma? L’assenza di un altro vero e proprio centravanti in organico.

https://www.instagram.com/p/BZJeuRcnc_K/

I suoi numeri con l’Inter sono spaventosi: 129 partite giocate e 76 reti in 4 stagioni e…uno spicchio. Così gli si può perdonare anche la zazzera bionda con la quale si è presentato alla Pinetina nella scorsa settimana: una scelta che ha spinto i compagni a prendere Icardi bonariamente in giro, come attestato dal fotomontaggio diffuso dal difensore Danilo D’Ambrosio, che ha postato su Instagram l’immagine dei giocatori dell’Inter «acconciati» con un biondo platino uguale a quello sfoggiato nei giorni scorsi da Icardi.

Settimana libera

Tornando in “cassa”, la società nerazzurra sarà chiamata anche in questa stagione 2017/18 a incamerare circa 60 milioni fra plusvalenze, eventuali aumenti dei ricavi e risparmi in stipendi e ammortamenti, per rispettare le richieste della UEFA. Per farlo, servirà anche tornare in Europa: un’assenza forzata, quella di quest’anno, che nasconde però dei vantaggi. Al momento l’Inter si ritrova in mano una rosa competitiva, che non sarà gravata dagli impegni infrasettimanali e dalla legge del turnover:  un punto a favore rispetto a Juventus e Napoli, che oggi con i nerazzurri condividono la vetta, ma anche Roma, Milan e Lazio, principali avversari per il podio. Nella prima stagione aperta a 4 posti tricolore per la zona Champions, ritrovare la coppa con le orecchie appare un obiettivo più che a portata di mano. Ma se l’effetto Spalletti sarà a lunga gittata, per Perisic e compagni guardare alla vetta non sarà più una mission impossible.

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Tu pensi a Patrick Schich e ad Andrea Belotti. Uno potrebbe arrivare, nonostante il cuore matto, l’altro è il sogno del Milan per completare un calciomercato di fuochi d’artificio. Altrimenti, beh, c’è sempre Kalinic che aspetta. Poi, però, guardi in casa tua e scopri che due attaccanti su cui contare magari ce li hai già: Andrea Pinamonti e Patrick Cutrone.

In comune hanno che sono molto giovani entrambi, che giocano vicino alla porta e che vestono le maglie delle due milanesi. Pinamonti con l’Inter, Cutrone per il Milan. Insomma, perché andare a cercare tanto lontano i bomber quando sono già sotto il tuo tetto?

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In questa estate di preparazione, alla ribalta è salito Cutrone. Contro il Bayern Monaco, quasi fosse un veterano lui che di anni ne ha 19 anni, ha infilato due volte la porta avversaria. Vero che di fronte non c’era Neuer, ma in panchina un certo Carletto Ancelotti. E davanti gente del calibro di Bernat, Rafinha, Alaba e Hummels, campione del mondo.

La doppietta ai tedeschi ha fatto gridare al miracolo tutti. Tranne chi nel settore giovanile rossonero lavora a stretto contatto con lui e con gli altri del vivaio. Sì, perché Patrick il gol ce l’ha nel sangue. Dopo gli esordi alla Paradiense, Cutrone è entrato nella famiglia rossonera. Nel 2012 gli addetti ai lavori si accorgono di lui al torneo ‘Gaetano Scirea’. Il Milan in finale affronta il Barcellona e Patrick segna una doppietta.

Il giovane puntero fa tutta la trafila delle giovanili milaniste, segnando 43 reti in 67 partite con la Primavera. Dal 2013 al 2016 gioca per la Nazionale, dall’Under 15 alla 19. Nel gennaio di quest’anno l’arrivo in prima squadra e il debutto in serie A all’85’, nel 3-0 al Bologna, al posto di Deulofeu. Quest’anno, per lui, l’idea dei dirigenti era di mandarlo a farsi le ossa in prestito. Ma dopo il Bayern qualcosa è cambiato.

cutrone_bayern

Cutrone è una prima punta potente, 183 centimetri per 75 chili. Eppure è anche veloce e tira di prima intenzione. Sa reggere da solo il reparto offensivo, si sacrifica per i compagni. È un destro naturale, è stato schierato pure più largo per accentrarsi e tentare la conclusione. Vincenzo Montella lo sta valutando attentamente e gli ha dato spazio nelle amichevoli. Aveva segnato un gol pure contro il Lugano e giocato piuttosto bene nel ko contro il Borussia Dortmund.

La via più facile è che vada in prestito, in A o in B, perché a quest’età conta giocare con continuità. Prima del prestito, però, c’è una questione urgente da risolvere: il contratto scade infatti nel giugno del 2018. Lui ha già detto la sua: “Io spero di rimanere al Milan”. Parlava del futuro ma, tutto sommato, anche del presente. Potrebbe dire la sua in prima squadra, anche se nel Milan stellare costruito dalla proprietà cinese rischierebbe davvero di trovare poco spazio.

Spostiamoci in casa Inter. Andrea Pinamonti era più conosciuto di Patrick Cutrone. Nonostante abbia un anno in meno, è parecchio tempo che si divide tra la Primavera e la prima squadra. Tanto è vero che ha già esordito pure in Europa, l’8 dicembre del 2016, a 17 anni, contro lo Sparta Praga nell’ultimo match del girone 2016/2017 di Europa League. Andrea giocò molto bene. Il 12 febbraio del 2017 c’è stata anche la prima presenza in serie A, nel 2-0 all’Empoli, parlando di una esperienza “indescrivibile”.

PInamonti campione

Il 2017 si è chiuso alla grande con la conquista dello scudetto Primavera, anche grazie a una sua rete, mentre con l’Under 17 dell’Italia ha partecipato agli Europei del 2016, segnando un gol. Il suo idolo è, manco a dirlo, Mauro Icardi, a cui dice di ispirarsi parecchio, e che nelle amichevoli di inizio stagione ha sostituito spesso per via dell’infortunio dell’argentino, tanto che in Cina è stato uno dei giocatori più acclamati dai tifosi. Proprio suo papà Massimo ha postato una foto di tifosi cinesi con in mano un’immagine del giovane attaccante.

Per lui non dovrebbe esserci il prestito, ma la prima squadra, dove agirà probabilmente da vice Icardi, col quale ha uno splendido rapporto e dal quale cerca di carpire i segreti di un attaccante da 20 e più gol a stagione. Solo se dovesse concretizzarsi l’arrivo di Patrick Schick in casa nerazzurra, Pinamonti verrebbe sacrificato per poter giocare con continuità.

Insomma, in questa stagione difficilmente vedremo il derby Cutrone vs Pinamonti, ma negli anni a venire i due sono destinati a scrivere pagine di derby a suon di gol. Pagine di storia, dunque. E, chissà, ai Mondiali del 2022 potrebbero anche essere nella spedizione azzurra. Quella maggiore, naturalmente.

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Negli ultimi giorni, quando è stato intervistato dai giornalisti che giornalmente seguono l’Inter, Luciano Spalletti è sembrato molto tranquillo. Sorrisi, battute (quelle, a dire il vero, non mancano mai), parole che esprimono fiducia nei confronti di Sabatini e Ausilio e del gruppo Suning. L’arrivo in Cina e la visita al quartier generale del colosso cinese, con la sua maestosità e i 25 mila uffici, sembra aver impressionato l’allenatore di Certaldo, che appare convinto delle potenzialità della macchina che gli è stata messa a disposizione da Zhang.

Anche la valutazione degli elementi della rosa attuale, dopo il ritiro a Riscone, sembra essere positiva, almeno nella maggior parte dei casi. Molti rimarranno, qualcuno partirà senza ombra di dubbio, ma Spalletti avrà il compito di recuperare diversi di quelli che lo scorso anno sono stati accusati di aver trascinato l’Inter in basso, per renderli protagonisti in un gruppo che dovrà essere compatto come non è mai stato negli ultimi anni. “Siamo qui per lavorare duro e con questi giocatori possiamo farcela. In questo tour dovremo riconoscere i meccanismi di squadra, mettere a punto il motore e creare un cuore” (il gergo spallettiano, da questo punto di vista, è sempre efficace nel comunicare al meglio una determinata situazione). Cuore, lavoro duro con i giocatori, la costruzione di una compattezza di squadra con quel il materiale umano a disposizione.

E il mercato? Quasi scomparso dalle dichiarazioni recenti. O almeno, negli ultimi giorni le risposte del mister nerazzurro sono sempre uguali, omologate (“bisogna chiedere alla società e ai direttori, non mi occupo io di queste cose, io penso ad allenare“) e vanno un po’ a cozzare con quelle delle prime conferenze stampa. Proprio in questa differenza è possibile captare qualche segnale di insofferenza dell’allenatore.

Le cose promesse bisogna portarle a casa, alcuni giocatori verranno acquistati. Come dicevo non sono più bravo di chi è venuto prima di me. Ci vogliono giocatori che vanno a integrare una rosa buona ma da integrare”. Quando è stato presentato Spalletti è stato molto diretto, facendo capire nemmeno troppo velatamente di aver accettato l’Inter (rinunciando anche alla Champions, quella che poi i calciatori nerazzurri gli dovranno “restituire”) anche per le promesse di un mercato importante.

Luciano Spalletti Leads His First Training Session As New As Roma Coach

Con il passare dei giorni però le dichiarazioni del tecnico sono cambiate, così come sembrano essere cambiate le prospettive di mercato della società nerazzurra. Nainggolan ha quasi rinnovato con la Roma, Di Maria non sembra raggiungibile, Sanchez non vuole tornare in Italia, Rudiger è andato al Chelsea. Dei nomi top iniziali nessuno sembra poter arrivare all’Inter, che finora è riuscita a portare a Milano solamente Padelli, Skriniar e Borja Valero. Ottimi giocatori, certo, ma sicuramente non in grado di cambiare una squadra che lo scorso anno è arrivata settima. Con il ridimensionamento del mercato, insomma, anche Spalletti sembra aver ridimensionato un po’ le sue aspettative. Almeno a parole. Ora la priorità sembra essere quelli che già c’erano. “La differenza la farà quello che daranno in più rispetto al campionato precedente i giocatori che c’erano già. Non i rinforzi che comunque arriveranno. Se poi arriverà il giocatore importante che può farci fare il salto di qualità non ci tireremo indietro“.

Quel “se poi arriverà” sembra un’ammissione consapevole del fatto che difficilmente arriveranno top player. Vecino è vicino, Keita e Schick sono giovani importanti, ma bastano per rendere l’Inter una squadra da primi 3-4 posti? Difficile dirlo. Il Milan ha comprato tanto e bene e sembra debba ancora portare a Milanello un centravanti di livello, la Juve dopo aver venduto Bonucci sta completando la rosa con giocatori funzionali e probabilmente farà un altro colpo importante, la Roma di Di Francesco si sta completando, il Napoli ha comprato poco ma bene e ha mantenuto tutti i migliori.

Spalletti è l’allenatore perfetto per i calciatori che vogliono mettersi in discussione, il peggiore per quelli che si sentono già arrivati, quindi molti dei calciatori della rosa nerazzurra con lui hanno la possibilità di migliorare il loro rendimento. Questo però non toglie che debba essere integrata con calciatori di livello in diversi ruoli. Il 31 agosto è ancora lontano, ma il campionato inizierà prima della fine del mercato e darà già qualche indicazione sul lavoro fatto da società e tecnico.

A me sono state promesse delle cose, se non vengono mantenute vengo qui e lo dico”, ha affermato durante la presentazione. Non ci resta che aspettare per capire se la tranquillità ostentata ultimamente è reale o solo di circostanza.

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Milano vuole tornare protagonista. Milan e Inter, da qualche anno ormai, lottano contro una mediocrità che danneggia la loro immagine. Stagioni difficili, tanti cambi in panchina ma pochi in campo. Il risultato è stato un purgatorio di frustrazioni, con quasi totale assenza di gioie.

san siro

Quest’anno, però, dopo Cardiff e l’ennesimo scudetto, la sensazione è che possa essersi chiuso anche il ciclo arrembante della Juventus e che si possa di nuovo giocare ad armi pari. Così, questa estate diventa passaggio cruciale per il futuro prossimo: le due milanesi sono chiamate a gettare solide basi per concorrere con Roma, Napoli e Juventus, appunto.

Ma come lo stanno facendo? Bisognerebbe chiederlo ai due tecnici, Montella e Spalletti, che con i ritiri estivi già partiti stanno testando i loro giocatori, vecchi e nuovi. E, se per il tecnico napoletano c’è soddisfazione, per quello toscano l’attesa è snervante.

montella

Il Milan sta conducendo una campagna acquisti faraonica, con 10 innesti e 200 milioni di euro già spesi. Sulla lista di Fassone&Co., però, c’è ancora mister X, un grande attaccante, che con ogni probabilità andrà a chiudere il cerchio e delineare anche gli ultimi contorni dello scacchiere di Montella.

Sulla sponda nerazzurra, invece, ci sono ancora lavori in corso. Solo 3 i giocatori arrivati alla corte di Spalletti, di cui uno svincolato, e sugli altri obiettivi c’è mistero. Tifosi e tecnico, però, si aspettano movimenti adeguati, la rosa ha bisogno di un mescolamento con forze nuove, non si può ripartire con la stessa Inter che è arrivata settima quest’anno.

Luciano Spalletti Inter

Ma a cosa puntano le formazioni meneghine? Sicuramente a tornare in Champions League, e quindi almeno a piazzarsi al quarto posto. Il Milan, in caso di superamento dei preliminari, dovrà dividersi tra campionato ed Europa League, la cui vittoria garantirebbe il salto diretto nella competizione massima per la stagione successiva. L’Inter potrà concentrarsi esclusivamente sul campionato e, come detto, puntare alle prime posizioni.

Per il Milan sarà sicuramente necessaria una fase di rodaggio, visti i tanti innesti. La società ha fatto il suo, ma starà a Montella dover assemblare i singoli e cercare la quadratura. Mettere insieme i pezzi è difficile almeno quanto il non averli a disposizione. Potenzialmente, però, la rosa è finalmente di livello, e con una punta centrale si potrà andare molto lontano.

Per l’Inter attuale, invece, sarebbe complicato puntare a grandi traguardi, nonostante l’ottimo acquisto di Borja Valero, che da solo può fare pochissimo. Da qui alla fine di agosto, però, c’è ancora tempo per ricostruire la squadra. Con le intuizioni giuste si può consegnare a Spalletti un undici competitivo.

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International Champions Cup

È cominciata anche quest’anno l’International Champions Cup, torneo amichevole estivo itinerante, giunto alla quinta edizione, che porta alcune delle principali squadre d’Europa a sfidarsi in altri continenti. Anche quest’anno ci sono più squadre italiane che prendono parte alla competizione: Inter, Juventus, Milan e Roma sino a fine luglio rappresenteranno la Serie A all’estero in partite di grande fascino.

Aubameyang Milan-Borussia Dortmund

TRE GRUPPI DIFFERENTI

La composizione dell’International Champions Cup è piuttosto particolare, perché oltre alla divisione in tre zone alcune squadre giocano un numero di partite inferiore rispetto ad altre. È il caso del Milan, che ha iniziato a Guangzhou perdendo 1-3 con il Borussia Dortmund (doppietta dell’ex Pierre-Emerick Aubameyang, obiettivo del faraonico mercato rossonero) e che giocherà di nuovo soltanto sabato col Bayern Monaco, perché poi dovrà fare ritorno in Italia per preparare il terzo turno preliminare di Europa League contro l’Universitatea Craiova (andata 27 luglio in Romania, ritorno il 3 agosto), facendo saltare il derby con l’Inter a Nanchino, casa di Suning. Sono tre le nazioni diverse che ospitano il torneo: tre partite a Singapore, quattro in Cina e le restanti dodici negli Stati Uniti, in quello che è il gruppo più corposo. I rossoneri giocano solo in Cina, l’Inter anche a Singapore, mentre Juventus e Roma sono nella zona americana e peraltro proprio un derby italiano in terra straniera chiuderà l’evento, domenica 30 luglio al Gillette Stadium di Foxborough.

Luciano Spalletti Inter

PRECAMPIONATO DI SPESSORE

Lo scopo dell’International Champions Cup è portare le grandi sfide fuori dai confini europei, specialmente negli Stati Uniti dove si riempiono stadi da centomila spettatori (tre anni fa Manchester United-Real Madrid al Michigan Stadium ha fatto registrare la cifra record di 109.318 presenti), ma è anche un modo utile per le squadre di avvicinarsi alla stagione giocando partite già di un certo prestigio. Il Milan ha ridotto la sua presenza, ma l’Inter giocherà con Lione, Bayern Monaco e Chelsea, test che serviranno a Luciano Spalletti per capire quanto dover migliorare la rosa dopo il fallimento dell’anno scorso. A Juventus e Roma tocca il meglio: i bianconeri sfideranno Barcellona e PSG prima del derby, i giallorossi apriranno la zona americana coi parigini e poi se la vedranno col Tottenham. Per non farsi mancare nulla sono in programma anche un derby di Manchester a Houston e soprattutto il piatto forte di quest’anno, il Clásico Barcellona-Real Madrid all’Hard Rock Stadium di Miami (notte fra il 29 e 30 luglio, 1.30 ora italiana). Amichevoli sì, ma di valore.