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Disastro Ferrari. Si può già dire? Sì, anche se la stagione è appena cominciata se ne sono viste già di tutti i colori in quattro gare: errori dei piloti, sfortuna, strategia sbagliata, cambi motore penalizzanti. In tutto questo, la costante è stata la Mercedes: imprendibile. I presupposti per un’altra stagione di purgatorio/inferno sono lì, nonostante i proclami, anche questi puntuali come ogni anno.

Nico Rosberg

Rosberg, quattro su quattro

Le Frecce d’Argento sfrecciano. Le parole di Maurizio Arrivabene, capo di Maranello, suonano come una resa già ora, dopo quattro Gran Premi: “Rosberg passeggia sempre”, mentre a Hamilton “non è facile resistere”. Frasi estrapolate da un contesto, quello della pista di Sochi, dove le Rosse erano arrivati con il chiaro intento di invertire la tendenza e quindi di vincere. E invece, Kimi Raikkonen è arrivato terzo, dietro a Rosberg e ad Hamilton. E il podio non può bastare alla Ferrari, soprattutto se parti ad handicap e devi inseguire da subito.

Tifosi della Ferrari

Barcellona, la pista del riscatto?

Diciamo la verità: Barcellona ha già il sapore del ‘dentro o fuori’. Una quinta vittoria Mercedes sarebbe la resa delle armi e del Mondiale. Anche perché Arrivabene alza l’asticella: “Vedrete finalmente un vero e proprio salto di qualità. Quella è una pista in cui possiamo vincere”. Incurante della pressione che potrebbe cadere sulle teste del tedesco e del finlandese che, a loro volta, si giocano il loro futuro a Maranello.

C’è anche chi allunga un po’ la vita della Rossa, chiedendo di attendere almeno Montecarlo. Quello sarà l’esame di laurea. Se la Ferrari sarà competitiva e riuscirà magari a vincere nel Principato, allora si potrà parlare di campionato ancora aperto. Altrimenti, bisognerà cominciare a pensare alla prossima stagione, ma questa volta per davvero.

Maurizio Arrivabene

Se i capi si fanno sentire

Proclami, ma anche parole dure. I capi cercano di farsi sentire da meccanici, ingegneri e piloti. Se Sergio Marchionne, presidente della Ferrari, fa il nostalgico: “Dobbiamo colmare il gap alla velocità della luce, io ero abituato a vedere la Ferrari di Schumacher, vederla soffrire così mi rompe l’anima”, Arrivabene va dritto al cuore dei problemi: “Per essere più mostri dei mostri, dobbiamo diventarlo anche noi”.

Poi accusa anche se stesso: “Per diventare mostri, abbiamo spinto al massimo nello sviluppo, abbiamo azzardato sapendo di correre dei rischi sul piano dell’affidabilità. Se le rotture sono più frequenti, la colpa è mia: sono io che ho detto di andare oltre il limite. Poi ci sono stati gli errori, che adesso non dobbiamo commettere più. In Cina, alla prima curva, avevano sbagliato i nostri piloti, la colpa era di Vettel, che aveva aperto la porta a Kyvat e poi era finito addosso a Raikkonen. A Sochi, è stato diverso, ha fatto tutto il russo con manovre allucinanti. Da Raikkonen, in Russia, era lecito attendersi qualcosa in più. Il podio non è mai da buttare, ha disputato una buona gara, ma dopo l’ingresso della safety car ho visto un atteggiamento troppo arrendevole”.

Come dire che sbagliare perché si va oltre il limite ci sta, fare gara di conservazione è sbagliato.

Sepang International Circuit Sepang Kuala Lumpur Malaysia Sunday 29 March 2015 Sebastian Vette

L’Australia, l’illusione

L’illusione di una Ferrari padrona è durata 19 giri, in Australia, nel primo Gp della stagione. Sebastian Vettel è stato al comando, la SF16-H ha fatto sognare i tifosi. Sbagliata è stata però la strategia, ossia insistere con le gomme super morbide al pit-stop dopo la bandiera rossa per un incidente tra Alonso e Gutierrez. Naturalmente, chi ha beneficiato della strategia errata? Le Mercedes, che chiuderanno davanti con Rosberg primo e Hamilton secondo. Solo terzo Vettel. Raikkonen ritirato con fiamme dal motore dopo 25 giri. Una volta la Ferrari brillava per l’affidabilità. Una volta.

Ferrari ferma

Bahrain, anche le Ferrari si rompono

Purtroppo in Bahrain arriva la conferma: le Rosse non sono affidabili. Mentre Rosberg vince ancora. Vettel, addirittura, esce di scena al giro di ricognizione con fumo dal pennacchio. Ma fa sperare la seconda posizione di Raikkonen, che precede Hamilton, rallentato da un incidente più che dal potere del finlandese.

Più che la seconda piazza, però, a far sorgere dubbi è quel fumo. Inutile nascondersi, la Ferrari punta soprattutto su Vettel per l’assalto al Mondiale. E invece, Rosberg se ne va in fuga. La Rossa non solo non ha raggiunto la Mercedes, ma ora si rompe pure.

Ferrari scontro

Cina, le Rosse in autoscontro

Incredibile quello che succede al via: Vettel e Raikkonen si fanno male a vicenda in Cina. Il secondo chiude anzitempo la gara, il tedesco è autore di una bellissima rimonta che lo porterà sul podio, al secondo posto, dietro al solito Nico Rosberg. Una volta tanto una Freccia d’Argento non c’è sul podio, con Hamilton che, in Mercedes, pare questa volta avere il ruolo di comprimario. In Cina finisce infatti addirittura settimo.

Vettel, dopo la fine del Gp, andrà a strigliare Kyvat, secondo alla fine, accusato di aver innescato in avvio l’incidente che ha tolto di scena Raikkonen e costretto Vettel a ripartire da molto dietro. La classifica a punti, intanto, è impietosa: Rosberg 75 punti, Hamilton 39, Ricciardo 36, Vettel 33, Raikkonen 28. Quella costruttori fa ancora più riflettere: Mercedes 114 punti, Ferrari 61.

Podio Sochi 2016

Sochi, la Ferrari dov’è?

A Sochi la Ferrari arriva con la voglia di spaccare e con tante novità (power unit e aerodinamica) che dovrebbero portarla ad assottigliare il margine dalle Mercedes. Nelle libere, però, si rende necessario modificare il cambio di Vettel che, quindi, pur secondo dopo le prove ufficiali, è costretto a partire dalla settima posizione in griglia. E il tedesco, in gara, è vittima dell’incoscienza di Kyvat dopo pochissimo. Di Raikkonen già abbiamo detto: finisce terzo, non dando mai la sensazione di poter o voler attaccare le due battistrada targate Mercedes. Rosberg primo, Hamilton secondo. Con il muretto Mercedes che ormai pare aver già deciso a chi dare la precedenza tra i due per il titolo.

Del resto, il campione del mondo ha già 43 punti di ritardo da Nico. Mentre Vettel è uscito in due gare su quattro e, a sorpresa, in classifica si trova dietro al suo compagno di squadra. Ma pensare a una battaglia tra i due ferraristi è come immaginare una guerra tra poveri per il terzo gradino del podio, l’obiettivo massimo a cui pare poter puntare Maranello quest’anno.

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L‘Italia dovrà dire addio al Gran Premio di Formula Uno di Monza, uno dei più seguiti dell’intero circus? Pare di sì. Il contratto scade quest’anno e la trattativa è in stallo. Il 4 settembre del 2016 i bolidi di F1 potrebbero dunque sfilare per l’ultima volta sul tracciato brianzolo.

Le possibilità che la trattativa non riprenda positivamente sono talmente alte che già si pensa all’alternativa, ossia a riportare la Formula Uno a Imola, dove non si corre più dal 2006. Le parole del presidente di Aci Italia, Angelo Sticchi Damiani, non sono incoraggianti per quanti amano Monza e la sua veloce pista: “Io ho un mandato chiaro, dal Coni attraverso il Governo: che il GP d’Italia si faccia in Italia, meglio se a Monza. Ma se a Monza non è possibile, dobbiamo risolvere il problema in altro modo”.

La Romagna, da parte sua, è pronta a fare ponti d’oro per rivedere da vicino Hamilton, Rosberg, Vettel e Raikkonen. E in Italia non esistono alternative: il Mugello ha problemi di logistica praticamente impossibili da superare. Pure Imola avrebbe bisogno di un grande maquillage, ma la partita ormai si gioca qui. L’autodromo ‘Enzo e Dino Ferrari’ come sede per il Mondiale potrebbe essere il modo più veloce per cambiare i vertici della Sias, la società che gestisce il circuito di Monza.

Gp Monza

La battaglia politica

Una battaglia politica, insomma, che rischia di eliminare l’appuntamento che tutti aspettano. Bernie Ecclestone, patron della Fom, ha chiesto la testa del presidente Andrea Dell’Orto e del direttore generale Francesco Ferri. Le divergenze sono insanabili tra Ecclestone e il management monzese, che ha scelto di portare la Superbike e la Formula E in Brianza, nonostante il severo no da parte del tycoon. “La Formula Uno costa” ripete come un mantra quest’ultimo, pensando che invece Dell’Orto e Ferri distraggano fondi dalla F1 per avere altre gare.

E dire che l’accordo aveva portato a un maxi sconto. Sticchi Damiani aveva ottenuto una tariffa favorevole, 19 milioni di dollari l’anno, con due terzi pagati dall’Aci e un terzo dalla Sias. A fine 2015, Monza era praticamente salva, poi è successo qualcosa, riassumibile nelle parole di Sticchi Damiani: “Non è solo un problema di soldi”. Cosa? A fine dicembre è scaduto il contratto di consulenza di Federico Bendinelli, uomo di fiducia di Ecclestone che quest’ultimo vedrebbe bene proprio alla guida dell’autodromo. La decisione finale – e la ghigliottina per chi deve andare via – spetta all’Aci. Ma finora nulla si è mosso. E se le cose non cambieranno, a rimetterci saranno solo gli sportivi.

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La Sias tiene aperta la porta

Chissà se per convinzione o per necessità aziendale, la società che gestisce l’Autodromo di Monza tiene ancora aperta la porta alla speranza: “Non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione relativa al fallimento della trattativa per rinnovare l’accordo con la Fom” si legge sulla pagina Facebook della Sias. “Non possiamo quindi che ribadire la nostra fiducia in Angelo Sticchi Damiani, che si sta impegnando per far sì che Monza possa continuare a essere la naturale sede delle gare di F1 nel nostro Paese. Noi stessi metteremo a disposizione parte delle nostre risorse economiche, portando avanti il piano di risanamento per cui abbiamo ricevuto mandato”.

Superbike

I politici monzesi ci tengono davvero?

La questione GP di Monza è ovviamente finita anche sui tavoli dei consiglieri comunali del capoluogo brianzolo. Roberto Scanagatti, il sindaco, ha però espresso dubbi lui stesso sull’opportunità di fare la guerra per mantenere la gara in città: “L’obiettivo è di mantenere il Gran Premio. Monza e l’Autodromo sono parte fondamentale della storia di questo sport. Il problema è di natura economica naturalmente: sono mutate una serie di condizioni e Sias ha dovuto trovare altri soggetti per corrispondere la cifra che viene richiesta. Ma bisogna capire se è vero che Ecclestone abbia chiesto un turnover del management di Sias”. E ancora: “È necessario inoltre comprendere se effettivamente le modifiche al tracciato, richieste per la Superbike, non siano in contrasto con il GP, modifiche che non hanno ancora avuto autorizzazione da parte di nessun ente”.

Chiude: “Io continuo a confidare che ci sarà il rinnovo del contratto a Monza. Ma fino a che punto le richieste di Ecclestone sono effettivamente compatibili? Si parla di cifre enormi e non possiamo non riflettere se alla fine le valga davvero la pena”.

Roberto Scanagatti

Dell’Orto: “Io non mi dimetto”

Il presidente di Sias, Andrea Dell’Orto, tiene duro e ribadisce: “Non ho intenzione di dimettermi. Faccio fatica a pensare che il rinnovo di una concessione dipenda dai rapporti personali tra me ed Ecclestone. Forse mi stanno attribuendo troppa importanza, forse sono il capro espiatorio”.

Prosegue il numero uno della Società: “Sono stato nominato un anno e mezzo fa. L’obiettivo era ristrutturare e rilanciare l’Autodromo. Ho ereditato una situazione pesante, economicamente parlando. Al 31 dicembre 2015 abbiamo registrato un risultato negativo di quasi un milione e mezzo, ma abbiamo presentato un ampio dossier che illustra la situazione in maniera dettagliata. Inoltre, quello dello scorso settembre è stato uno dei GP meglio riusciti degli ultimi tempi. Se vogliono allontanarmi, dovranno dare delle spiegazioni”.

Podio Monza

Rai sul piede di guerra

La cancellazione dal calendario del GP di Monza avrebbe ripercussioni serie pure sul palinsesto della Rai. Il neodirettore di RaiSport, Gabriele Romagnoli, potrebbe infatti decidere di non trasmettere più la Formula Uno in caso di assenza del circuito brianzolo o comunque del Gran Premio d’Italia.

L’inserimento del GP italiano nel calendario 2017 permetterebbe alla tv pubblica di contenere i costi anche il prossimo anno. Il budget non è alto per la Formula Uno, anche perché il Mondiale viene trasmesso solo parzialmente in diretta dalla tv di stato, che per metà dei gran premi si deve affidare alla differita. Se la Rai dovesse passare la mano, quasi sicuramente la trasmissione dei gran premi in chiaro finirà su Tv8, la tv in chiaro di Sky.

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Domenica comincia il Mondiale di Formula 1 2015. L’attesa è forte: riuscirà la Ferrari a riprendersi il ruolo di macchina vincente con la coppia VettelRaikkonen? Sarà ancora una volta dominio Mercedes? La McLaren che farà? Tanti interrogativi che in Australia troveranno le prime risposte.

La F1, nella storia, ha vissuto di sfide emozionanti e tanti sono i Gran Premi che gli appassionati ricordano. Con sorpassi mozzafiato e imprese che hanno reso alcuni piloti leggendari. Abbiamo scelto i cinque più emozionanti. Sperando che, quest’anno, la classifica venga rivoluzionata con duelli all’ultimo giro e arrivi al fotofinish.

Gran Premio di Francia 1979

Sul primo gradino del podio va Digione 1979. È il Gp di Francia, si corre il primo luglio. Il duello più bello non riguarda la prima posizione, che sarà di Jean-Pierre Jabouille, ma il secondo posto. Se lo giocano la Renault di René Arnoux e la Ferrari dell’indimenticato Gilles Villeneuve. Gli ultimi giri sono al cardiopalma, con continui sorpassi tra i due. Alla fine, sarà il ferrarista a spuntarla. Uno che non smetteva mai di tenere pigiato il piede sull’acceleratore. A proposito, la Renault si prende comunque il primo e il terzo posto. Ed è la prima volta che un motore turbo vice in Formula 1.

Gran Premio d’Europa 1993

Questa volta siamo alla terza gara della stagione, si corre a Donington ed è l’11 aprile. Entra in scena Ayrton Senna, il brasiliano della McLaren. Nonostante una monoposto inferiore, approfitta della pioggia per superare – nel primo giro – tre del calibro di Damon Hill, Alain Prost e Michael Schumacher. Le prime sono due Williams, Schumi corre con la Benetton. Senna arriverà al traguardo con un vantaggio di un minuto e 23 secondi su Hill. Alain Prost, anche lui sul podio, viene addirittura doppiato dallo scatenato sudamericano.

Gran Premio d’Europa 1997

Siamo a Jerez, è il 26 ottobre del 1997 ed è l’ultima gara del Mondiale. La Ferrari di Michael Schumacher arriva con un punto di vantaggio sulla Williams di Jacques Villeneuve che, però, conquista la pole position, pur avendo finito con lo stesso tempo, al millesimo, del tedesco, e del compagno di squadra Heinz-Harald Frentzen. Questa volta sono i box a determinare sorpassi e contro sorpassi. Al 47 esimo giro, Schumi è davanti, ma viene superato dal canadese; la Ferrari scalpita e Michael sperona proprio Villeneuve, mettendo fine ai sogni di gloria. Sarà quest’ultimo a vincere il Mondiale. Schumacher e la Rossa si riscatteranno gli anni successivi.

Gran Premio d’Olanda 1973

Facciamo un salto indietro di 20 anni. Zandvoort, Olanda, fa caldo: è il 29 luglio. Emozioni e anche lacrime. All’ottavo giro del suo secondo Gp, Roger Williamson (March) esce di pista e muore per asfissia, intrappolato nel suo abitacolo in fiamme. Dei 19 piloti rimasti in gara, uno si ferma per soccorrerlo. È il compagno di marca, David Purley. I commissari di percorso, però, non hanno sufficienti estintori per spegnere il fuoco e impediscono all’eroe Purley di avvicinarsi al compagno.

Gran Premio di Monaco 1982

Non può mancare in questa classifica Montecarlo, la classicissima della Formula 1. A due giri dal termine, la gara si accende. Esplode letteralmente a causa della pioggia che comincia a cadere. Alain Prost, su Renault, è in testa al gran premio. Ma esce di pista. Al comando passa Riccardo Patrese, su Brabham, che però spegne il motore poco dopo. Arriva dunque Didieri Peroni, su Ferrari, a cui si spegne la batteria. È la volta di Andrea De Cesaris, su Alfa Romeo, che si ritrova senza benzina. Derek Daly, Williams, va a sbattere contro le barriere. A chiudere la corsa, l’unico, è Patrese, che è riuscito nel frattempo a ripartire. Vince. Era dal 1975 che un italiano non ci riusciva in Formula 1.