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Un pugno, sferrato dopo un contatto sotto canestro a un avversario contro cui non c’era nulla in gioco. Una semplice amichevole di preparazione a un Europeo atteso un anno, per poter riscattare la bruciante sconfitta con la Croazia nel preolimpico della scorsa estate. Quello giocato a Torino, in casa propria, vantaggio che non è servito a regalare una gioia in uno sport come il basket in cui l’Italia è da troppo tempo relegata a un ruolo da comparsa, dopo gli anni ruggenti culminati con un indimenticabile argento Olimpico.

Quel pugno di Gallinari al carneade olandese Kok non è solo un gesto insensato, da parte del giocatore che, grazie alla sua immensa classe, avrebbe dovuto essere il trascinatore del gruppo. È la metafora che riassume la frustrazione di una generazione di giocatori troppe volte etichettata come “la più forte di sempre“, con tre giocatori in grado di arrivare in Nba, ma che poi alla prova dei fatti non è mai riuscita a raggiungere risultati degni del valore che le è stato attribuito. Un gruppo capace di singole prestazioni di livello assoluto, come la vittoria con la Spagna agli Europei del 2015, ma mai in grado di fare il salto di qualità in grado di portarlo a competere per una medaglia.

La generazione di Bargnani e Gentile, neanche convocati per i prossimi europei. Uno, prima scelta assoluta in Nba, giocatore etichettato come erede di Nowitzki per la sua capacità di tirare da fuori e per la coordinazione incredibile per uno della sua altezza, poi smarritosi tra infortuni e limiti caratteriali mai superati (ad oggi è senza squadra). L’altro, prima giovane capitano dell’Olimpia Milano scudettata, poi mandato in prestito in giro per l’Europa a causa dei dissapori con ambiente e società e ora a Bologna per provare a rilanciarsi insieme alla Virtus.

La generazione di Belinelli, sempre ottimo comprimario Nba e vincitore di un anello a San Antonio, che in maglia azzurra non è mai stato capace di diventare trascinatore, anche se è tra quelli che hanno sempre dato tutto alla maglia (come ha spiegato Messina nella sua intervista più recente, “dipende se hai vinto con ruolo da protagonista o meno, non è la stessa cosa. Posso essere stato molto bravo in un team dove c’erano due giocatori che erano punto di riferimento, ma non è detto che quando tocca a me essere il faro io ne sia in grado“)

La generazione mai capace di sfornare un lungo vero, in grado di battagliare sotto canestro con i top mondiali (anche se Cusin, con tutti i suoi limiti, è sempre risultato tra i migliori) e che ha cambiato tanti playmaker senza mai trovarne uno in grado di interpretare il ruolo nel modo giusto. Neanche l’esperimento Travis Diener, agli Europei del 2013, ha sortito effetti positivi.

La sconfitta ai quarti degli Europei del 2013, forse la più bruciante della storia recente, nella partita che poteva cambiare le sorti della Nazionale azzurra
La sconfitta ai quarti degli Europei del 2013, forse la più bruciante della storia recente, nella partita che poteva cambiare le sorti della Nazionale azzurra

Di questa generazione Gallinari avrebbe dovuto diventare faro e uomo principale, per doti caratteriali e cestistiche. Gli infortuni spesso gli hanno impedito di esprimersi al meglio, ma il “Danilo step back” (Flavio Tranquillo docet) contro la Germania di due anni fa, il tiro che all’ultimo secondo ci ha portato ai supplementari di una partita fondamentale degli Europei 2015 (poi vinta), sembrava aver certificato la leadership finalmente acquisita da un giocatore che in Nba ha raggiunto lo status di quasi-stella (e che quest’anno, col passaggio ai Clippers, è diventato lo sportivo italiano più pagato di sempre). La sua rabbia dopo la sfortunata sconfitta con la solita Lituania (diventata l’incubo azzurro nelle ultime competizioni) nella stessa competizione, sempre ai supplementari, il suo “mi sono rotto le p..le di perdere sempre” poteva significare voglia di riscatto. Invece, in una calda serata estiva, in un’amichevole senza nulla in palio, Gallinari con quel pugno e con la frattura alla mano ha buttato all’aria una delle ultime grandi opportunità che poteva avere con la Nazionale.

Nelle parole di Messina traspare la delusione di chi si aspettava tanto dal Gallo, da chi si è sentito tradito prima umanamente e poi sportivamente: “Ha chiesto scusa, era mortificato. Ma io non avevo molta voglia di parlargli. È difficile spiegare a un uomo di 30 anni concetti come lealtà e responsabilità”. Gallinari ha provato a scusarsi, anche se parzialmente ha incolpato gli avversari rei di averlo provocato. I campioni però sanno resistere alle provocazioni, e lui in Nba avrà preso e dato colpi anche più forti di quella mezza gomitata di Kok. 

gallinari kok

All’Italia non resta che affidarsi a chi rimane. La squadra azzurra rimane ancora in grado di dire la sua, nonostante la situazione che si è creata. Con Datome che finalmente avrà un ruolo da titolare dopo la vittoria dell’Eurolega, Melli pronto a dimostrare in azzurro i progressi incredibili degli ultimi anni, Belinelli desideroso di riscatto e tutto il gruppo compatto gli azzurri devono puntare a giocarsela con tutti. Nel 2003, con una squadra operaia molto meno talentuosa di questa, Recalcati e i suoi arrivarono al bronzo.

Il riscatto azzurro passa proprio da qui. A Messina il compito di creare l’alchimia giusta e di motivare un gruppo di giocatori sempre perdente nei momenti importanti. Senza il Gallo, ma con la rabbia giusta, il riscatto è ancora possibile.

Gli Europei di Atletica Leggera arrivano a un mese scarso dalle Olimpiadi di Rio. Si parte il 6 luglio, con conclusione il 10. Nonostante la vicinanza con i Giochi brasiliani, ci sono molti big, che sfrutteranno la rassegna continentale per ‘fare la gamba’. E magari aggiungere qualche medaglia al palmares. Non solo: ci sono pure quelli che ancora devono strappare il tempo minimo per andarci, in Brasile.

Come da regolamento, mancheranno le prove di marcia e su strada si percorrerà soltanto la mezza maratona. La pattuglia italiana è composta da parecchi giovani e l’obiettivo è riscattare un Mondiale 2015 davvero deludente. Rai Sport ed Eurosport trasmetteranno l’intera competizione, con inizio mercoledì 6 luglio alle 10.45 con le qualificazioni del lancio del martello femminile.

Lavillenie

I FAVORITI D’OLTRALPE

Il più atteso è il francese Renaud Lavillenie, detentore del record mondiale del salto con l’asta e campione olimpico in carica. Ad Amsterdam cercherà l’ottava meraviglia europea (quattro indoor e tre all’aperto). Un altro transalpino sarà da seguire nei 100 metri: Jimmy Vicaut ha corso in 9”86, eguagliando per due volte il record europeo che fu del portoghese Francis Obikwelu. Amsterdam è l’occasione per diventare l’unico.

Tanta Francia tra i maschi. Negli 800 metri, favorito Pierre-Ambroise Bosse, nei 3 mila siepi Mahiedine Mekhissi-Benabbad. Due anni fa, incorse nella squalifica per essersi tolto la maglia prima del traguardo. Sulle distanze più lunghe mancherà il britannico Mohamed Farah, che preferisce prepararsi a Rio da solo. Un po’ d’Italia ‘favorita’ nel salto in alto, con Gianmarco Tamberi che guida in Europa con 2.36 metri. Anche perché non ci sarà l’ucraino Bohdan Bondarenko. Nel salto in lungo, favori del pronostico per il britannico Greg Rutherford, campione olimpico in carica.

Pawel Fajdek

LANCIO POLACCO – TEDESCO

Nei lanci, i polacchi e i tedeschi davanti a tutti. Pawel Fajdek è il favoritissimo nel martello (è campione mondiale in carica e protagonista di una divertente ‘parentesi’ post gara quando, ubriaco, prese il taxi a pagò con la medaglia appena vinta), mentre nel disco assenze pesanti quelle di Piotr Malachowski e del tedesco Robert Harting. Il tedesco Thomas Rohler, reduce dal 91.28 che è la miglior prestazione mondiale del 2016, morde il freno nel giavellotto. David Storl, anche lui tedesco, cerca la conferma nel peso.

Dafne Schippers

L’OLANDESINA VOLANTE

Dafne Schippers, olandese, è la numero uno davanti al pubblico di casa. Proverà a prendersi un altro oro, ma gareggerà solo nella staffetta veloce. Sui 100, quest’anno, è l’unica europea a essere scesa sotto gli 11 secondi (10 secondi e 83). Nei 200 ha fatto 21”93. L’Olanda avrà un’altra freccia al proprio arco nei 1.500, con Sifan Hassan, finora mai in gara nel 2016. Nel giro di pista, merita attenzione la francese Floria Guei.

Nel mezzofondo, ci si attende il dominio della kenyana naturalizzata turca, la 19enne Yasemin Can. Chi riuscirà a fermarla nei 5 mila e nei 10 mila? Nel salto in lungo, riflettori per la serba Ivana Spanovic, che approfitta dell’assenza della numero uno 2016, Sosthene Taroum Moguenara (l’unica sopra ai sette metri quest’anno).

Christina Swanitz

LANCIO MADE IN GERMANY

Parla tedesco pure tra le donne il lancio. Christina Schwanitz è esperta e punta al peso. Nel disco, invece, viene considerata praticamente imbattibile la croata Sandra Perkovic. La primatista del martello, la polacca Anita Wlodarczyk, e la ceca Barbora Spotakova, nel giavellotto, sono le altre sicure protagoniste ad Amsterdam.

Gianmarco Tamberi

L’ITALIA PER LA RIVINCITA

L’Italia presenta una selezione giovane. Con alcune punte di diamante e, soprattutto, ben 75 atleti presenti (40 uomini e 35 donne). Detto di Tamberi nell’alto, i tecnici azzurri parlano bene dei nostri. Massimo Magnani, il direttore tecnico: “Ad Amsterdam portiamo tutti quelli che se lo sono guadagnato, che hanno dimostrato capacità di battersi sul campo. Questi Europei segneranno la nascita di una nuova generazione”. Gli fa eco il presidente federale, Alfio Giomi: “Sarà un’esperienza formativa”.

Due anni fa a Zurigo fu un flop, con due medaglie d’oro – Meucci nella maratona e Grenot nei 400 – e una d’argento – Straneo nella maratona. Fare meglio non appare impossibile.

Lamont Marcell Jacobs

UOMINI E SORPRESE

Ci si attende molto da Lamont Marcell Jacobs, classe 1994, texano ma arrivato in Italia da bambino. Nel lungo, ha un personale di 8,03 e un 8.48 con un po’ troppo vento (2,8). È veloce, 10”23 nei 100, è allenato da Paolo Camossi. Tutte cose che fanno credere che stupirà agli Europei.

Nello sprint, l’Italia lancia segnali di risveglio. Filippo Tortu, classe 1998, ha il primato italiano nei 100 Allievi (10”33) e Juniores (10”24). Un anno fa, a Nanchino, cadde fratturandosi radio e ulna di entrambe le braccia. Ha ripreso a combattere. Nei 200 c’è Eseosa Desalu, famiglia nigeriana. Ha 22 anni. Agli Assoluti di Rieti, una settimana fa, si è preso il pass per i Giochi con 20”31 ed è diventato il terzo italiano più veloce di sempre dopo Mennea e Howe. Due anni fa, a Zurigo, si fermò in semifinale. Nella mezza maratona, Daniele Meucci proverà a confermarsi. Nei 400 speranze affidate a Matteo Galvan.

Desirée Rossit

DONNE D’ITALIA

Spesso le donne portano medaglie e onori al nostro Paese. E allora sarà il caso di seguire Desirée Rossit, friulana doc, che ha fatto tanti sport prima di dedicarsi al salto in alto. Ha 22 anni e ai campionati nazionali Promesse di Bressanone ha superato l’1,97, quinta misura italiana di sempre. Con lei, in pedana ci saranno Alessia Trost (23 anni) ed Erika Furlani (20). La prima punta in alto.

Nella mezza maratona spariamo i colpi Anna Incerti e Valeria Straneo, medaglia d’oro sulla distanza doppia a Zurigo. In Germania, dopo una lunga assenza dalle gare, è tornata a vincere con un tempo piuttosto alto. Incerti, palermitana, ha in bacheca un oro europeo nel 2010.

Nei 400 c’è Libania Grenot, campionessa in carica nei 400 e con una stagione di alto livello alle spalle.