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Lewis Hamilton è a un passo dal Mondiale di Formula Uno, con la Ferrari di Sebastian Vettel ha una remotissima possibilità di riaprire la corsa. Il verdetto è arrivato ad Austin, dove la Mercedes del britannico ha vinto, precedendo sul traguardo proprio il tedesco.

Ma che l’ultimo week end sia stato nero per i colori italiani dei motori lo conferma anche la Ducati in MotoGP. Qui, lo spagnolo Marc Marquez ha vinto, consolidando la sua posizione di capo classifica, con Andrea Dovizioso precipitato a -33 punti dopo un fine settimana infernale in Australia, mentre Valentino Rossi andava a prendersi il secondo posto.

Insomma, le Rosse a due e a quattro ruote stanno per chiudere la stagione a mani vuote. I rimpianti sono soprattutto per la Ferrari, a un certo punto della stagione in lotta serrata per conquistare il titolo piloti. Adesso, dopo le due vittorie consecutive di Hamilton, i punti di ritardo di Vettel sono 66, così a Città del Messico o poco dopo, sarà trionfo Mercedes. Manca solo il sigillo, buono per le statistiche. Non solo: anche il titolo costruttori è nelle mani della Casa tedesca.

Ad Austin, Vettel avrebbe potuto vincere e tenersi ancora un piccolo spiraglio e non consola il fatto che sul podio ci fosse anche l’altro ferrarista, Raikkonen. Ma la doppietta non deve ingannare: è stata solo la grande partenza di Vettel a impedire una doppietta sì, ma d’argento. È l’ultima parte del campionato, in particolare, quella in cui la Ferrari ha sbagliato molto, ha lasciato punti per strada che si sono tramutati in rimpianti.

Siccome siamo quasi a fine stagione, l’arretramento della Ferrari nei confronti della Mercedes non è un bel segnale neanche per il prossimo Mondiale. Quanto lavoro bisognerà fare per ripresentarsi a marzo alla pari se non davanti alla Mercedes? Quanto è distante il Cavallino?

Intanto, a Città del Messico, ad Hamilton sarà sufficiente arrivare tra i primi cinque per portare a casa un altro trofeo, visti 1 10 punti mancanti per chiudere il discorso. Anche se Hamilton facesse cilecca, Vettel potrebbe tenere aperto il Mondiale solo arrivando primo o secondo.

Spostiamoci alla MotoGP. Dovizioso non vuole mollare, anche perché ha la metà dei punti di distacco da Marquez rispetto a quelli di Vettel da Hamilton. Ma la festa Rossa Ducati pare essersi allontanata dopo l’Australia. La corsa di Sepang è vicina, il forlivese deve scalare una montagna e lo sa: “Ho perso molti punti a Phillip Island e adesso la mia corsa per il titolo sembra compromessa. Però penso positivo, la Malesia è una pista molto impegnativa, anche a causa del caldo. L’anno scorso qui ho vinto e tutto può ancora succedere”.

Tutto potrebbe succedere se Marquez rallentasse, ma lo spagnolo non pare proprio averne intenzione. Mancano due gare alla fine, Dovizioso non ci vuole pensare: “Noi a questo punto dobbiamo solo cercare di portare a casa il massimo risultato e ce la metteremo tutta”. Con 50 punti ancora disponibili, recuperarne 33 pare follia. Soprattutto con l’immagine del Dovi tredicesimo e Marquez che taglia per primo il traguardo.

Diciamo la verità: forse ci eravamo illusi, sia in Formula Uno e in MotoGP, con il sogno delle Case italiane davanti a tutti. Questa volta senza Valentino Rossi a portare in alto il vessillo tricolore, ma addirittura con un pilota italiano (Dovizioso) su una moto italiana (la Ducati). Ci abbiamo sperato. Le possibilità ci sono state. In F1, mai come quest’anno, è parso possibile fare lo scherzetto alla Mercedes, che ha dovuto spingere a fondo per comandare ancora. Non è sufficiente a Maranello aver insidiato così a lungo le monoposto argentate, e non potrebbe essere altrimenti visto che la Rossa è abituata a vincere (anche se il successo manca da un po’).

In MotoGP, quando Rossi si è fatto male, stavamo abdicando. Ma è spuntato il sole rosso fuoco della Ducati, che ha tenuto letteralmente svegli i tifosi italiani, disposti ad alzarsi all’alba pur di vedere cosa avrebbe fatto Dovizioso. Se solo in Australia avesse confermato il quarto posto dell’anno scorso, chissà. Invece, la Ducati ha trovato la sua giornata nera. Inspiegabile. Del resto, la tecnologia moderna rende auto e moto praticamente perfette, ma poi c’è sempre l’episodio, l’errore umano che può cambiare le carte in tavola.

Aspettiamo l’anno prossimo, quindi. Bisognerà lavorare ancora più duro in Ferrari e in Ducati. Ma statene certi, nessuno ha intenzione di mollare. Dai meccanici agli ingegneri. La fame di successo è tanta.

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Jorge Lorenzo ha le palle. Per dirla con Valentino Rossi, che rischia adesso di doversi rimangiare la frecciata di inizio stagione (“Per andare alla Ducati bisogna avere le palle. E quindi resta alla Yamaha“, aveva detto commentando le voci di motomercato che volevano il collega in procinto di cambiare aria), il pilota maiorchino ha dimostrato la giusta dose di carattere per accettare, a quasi 29 anni e con cinque titoli Mondiali vinti in carriera, la sfida della rossa di Borgo Panigale. Dal 2017 correrà per l’italiana Ducati con un contratto biennale che lo renderà il pilota più pagato del Motomondiale.

Ha avuto 25 milioni di buone ragioni (12,5 l’anno) per abbracciare il tricolore nostrano, ma alla base della scelta non c’è soltanto la ricerca di una posizione contrattuale migliore anzi, forse al contrario, c’è soprattutto la ferma volontà di cercare altrove quei riconoscimenti che, pure a fronte di titoli e numeri importanti, gli sono sempre mancati in Yamaha. Almeno nella sua percezione. Dopo aver costretto Rossi a emigrare in Ducati nel 2011-2012, dunque, stavolta è il suo turno. Ha salutato tutti per sfuggire dall’ombra ingombrante del compagno più esperto, più famoso, più amato. Anche all’interno dello stesso box. Una circostanza che ha fatto fatica a mandar giù sul finire dello scorso campionato, quando ha avvertito che buona parte del team fosse al fianco del Dottore e diventata insopportabile, in avvio di quest’anno, alla notizia della firma del prolungamento tra il numero 46 e la casa di Iwata.

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La misura era colma e ha scelto così di cedere alle lusinghe del direttore generale della Ducati, Luigi Dall’Igna, che gli ha prospettato il binomio: miglior pilota del momento sulla moto più cresciuta a livello di prestazioni negli ultimi anni. Ma non solo. Ciò che probabilmente ha fatto maggiore leva sull’orgoglio e il desiderio di rivincita di Lorenzo è stata la possibilità di imporsi e vincere, lì dove Rossi ha fallito tornando, dopo due stagioni parecchio negative, in Yamaha. E in effetti, a proposito del valore della moto, i primi Gp sono lì a fornire buone conferme. Senza le mosse azzardate di Iannone e la sfortuna di Dovizioso (messo ko non solo dal compagno, ma anche da Pedrosa), le rosse sarebbero comodamente al secondo posto della classifica generale e subito dietro Marquez in quella individuale.

E Dall’Igna può così godersi il colpaccio, in vista del prossimo anno: “Un campione ti toglie tanti dubbi – ha detto ai microfoni di Sky – e un pilota come Giorgio (lo chiama proprio così, ndr) può togliere anche l’ultima scusa che uno può avere. Noi siamo qua per vincere il campionato del mondo, è la persona giusta per dimostrare se potremo riuscirci o meno. Giorgio ha uno stile di guida tutto suo e una velocità di percorrenza di curva solitamente superiore a tutti gli altri. Una moto da corsa ha tantissime regolazioni e credo che troveremo sicuramente il modo di adattarla al suo stile come è anche vero che il pilota dovrà capirla e gestirla. Non è mai qualcosa di unilaterale, ma un matrimonio alla pari”.

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Nel frattempo, però, ha a disposizione quasi un intero Mondiale per sciogliere i dubbi attorno a un’altra scelta non da poco: il futuro compagno di squadra di Jorge. Se in partenza sembrava scontato che l’indicazione ricadesse sul più giovane e rampante Iannone, dopo i disastri dei primi Gp, l’equilibrio e l’esperienza di Dovizioso sono tornati prepotentemente in auge e sembra che anche il prossimo ducatista abbia espresso una preferenza per quest’ultimo. Di sicuro sarebbe un compagno meno imprevedibile e più controllabile, ma poi al resto dovrà pensarci tutto da solo. Soprattutto a dimostrare, ancora una volta e in pista, l’assunto di cui sopra: che lui ha le palle.