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Domenico Berardi

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Domenico Berardi è uno di quei casi che rientrano nei misteri e nelle altalene del calcio, ogni giorno diverso e mai uguale a se stesso. Potenzialmente a Berardi non manca nulla: giocate, assist, gol, visione di gioco, età. Tutto è dalla sua parte. Sembrava lo fosse anche il destino, da cui aveva preso in affitto un posticino dove far crescere il suo talento, perché quello è indubbiamente grande. Eppure le sue stagioni sono un’alternarsi di numeri importanti e di prestazioni anonime, tanto che ci si chiede: qual è il vero Berardi?

Quest’anno per lui un solo gol e diverse assenze, dovute a un infortunio al piede che lo ha costretto a saltare le gare contro Juventus e Cagliari. Poi il ritorno in campo col Bologna e l’inutile (per il Sassuolo) gol nella gara seguente contro la Lazio, persa per 6-1. Dopo, altri guai fisici, complici di un momento davvero difficile per l’attaccante. Il ragazzo ha certamente risentito anche della partenza di Di Francesco, suo mentore, che era riuscito a valorizzarlo gestendone anche i limiti caratteriali.

Ora Berardi in campo appare poco umile, gioca quasi con sufficienza, e questo amplifica in negativo il suo calo. Calo che è mostruoso, numeri alla mano: le sue marcature sono calate a picco dal 2013/14 ad oggi: prima 16, poi 15, quindi 7 e ad oggi 1.

Nell’ultima gara di campionato giocata a Benevento Berardi ha anche sbagliato un rigore, fallendo l’occasione di andare a segno e, magari, ricominciare. Ma cosa sta succedendo a un giocatore che era considerato un talento purissimo del nostro calcio, con al seguito una sfilza di pretendenti?

Sicuramente, come detto, l’assenza di Di Francesco pesa, visto che Bucchi non gli ha ancora trovato un ruolo, continuando ad alternarlo fra quello di seconda punta e quello di ala destra, che sarebbe poi la sua posizione naturale. Qualcos’altro, poi, andrebbe cambiato nella testa, visto che Berardi sembra aver perso un po’ di cattiveria sotto porta, necessaria per chiunque voglia fare la differenza.

Certo è che il suo caso è uno di quelli più ambigui e inspiegabili del calcio italiano odierno. Mezza Italia, e non solo, lo ha cercato ripetutamente, facendo a gara per accaparrarsi uno dei talenti più promettenti degli ultimi anni, e oggi invece Berardi è incapace di incidere e di confermarsi a quei livelli.

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Un’estate in bilico tra le voci di Inter, la voglia di restare a Sassuolo e la Juve sempre incombente alle spalle. Quante se ne sono dette sul conto di Domenico Berardi: “Ha paura di fare il grande salto. Non sarà mai un campione”. Oppure: “La Juve continua a lasciarlo in provincia sperando che maturi di carattere”.

Poi ricomincia il calcio giocato e lui, il Golden Boy Mapei, che fa? Cinque reti in cinque partite. Sempre decisivo, in Europa League e all’esordio in campionato su rigore. Tanto che Eusebio Di Francesco si lucida gli occhi e ringrazia i tentennamenti del suo fuoriclasse che gli permettono di allenarlo anche quest’anno: “Berardi incontenibile? L’ho preso in primavera e vederlo così maturo, anche negli atteggiamenti, è molto bello per me. Deve migliorare perché può essere più lucido sotto porta”. Vero: ci sono pali e traverse che avrebbero potuto essere altri gol. Ma intanto il Sassuolo sta un passo dietro le grandi. Solo un passo. Proprio grazie a Berardi, l’uomo che può permettere agli emiliani di entrare pure nei gironi di Europa League. Respirando dunque l’aria di quell’Europa che, con la Juventus, l’attaccante avrebbe assaggiato eccome. Ma forse più dalla panchina che da protagonista.

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IL BOMBER, L’ESTERNO, LA TESTA CALDA

E’ un bomber, ma in realtà non un centravanti. E questo già la dice lunga sul talento di Domenico Berardi, capace di giocare dove vuole. Anarchico, pure di carattere, ma in grado di rovesciare le partite se con la testa sul pezzo (il Milan ne sa qualcosa). Talento infinito, attaccamento alla maglia. Sì, più che paura questo ha spinto il giocatore a rimanere al Sassuolo, nonostante il corteggiamento di Juve e Inter. “Questo club mi ha cresciuto quando ero nessuno”. Uno sgarbo? No, impossibile. Per ora. Quando avrà ripagato la fiducia, forse volerà davvero in una grande, a meno che nel frattempo Squinzi non abbia raggiunto pure questo obiettivo: diventare una grande in pianta stabile.

Ha fatto discutere, e tanto, il mancato passaggio di Berardi in bianconero, visto che da due anni è nell’orbita della Signora e da due anni non fa il grande salto. Ma questa sembrava la volta buona, in particolare dopo la partenza di Morata. Invece niente. Si era fatta avanti pure l’Inter, a suon di milioni. Ma forse Berardi, ai nerazzurri, non ci è mai stato davvero vicino. E dire che la Juve avrebbe rimpolpato eccome le casse neroverdi, con 25 milioni di euro. E i cinesi avevano offerto pure di più. Ma il patto è un patto. La parola data pure.

Io resto, evito i comportamenti sconvenienti e vi faccio andare in Europa. Voi, più avanti, mi fate andare dove desidero io. Che potrebbe non essere Torino, visto che si è parlato di un Domenico innamorato pazzo del Biscione.

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L’ASTA 2017

Insomma, nell’estate del 2017 per lui potrebbe scatenarsi un’asta. La Juve mantiene la corsia preferenziale, ma chissà. Il prezzo non sarà più di 25 milioni, non è fissato. Chiunque, anche una squadra estera, potrà far suo il talento. Ma sarebbe un peccato perderlo per un altro campionato (piedi buoni in fuga), come successo per Verratti. Si supereranno, prevedibilmente, i 30 milioni di euro. Se Berardi non farà colpi di testa in questa stagione e confermerà l’inizio da leader. E non sarà un investimento al buio perché, nel frattempo, lui di esperienza ne sta facendo tanta.

Alla lista delle pretendenti, già in questa estate, si è aggiunto il Tottenham, spaventato però dalla richiesta di 30 milioni del Sassuolo. Tra dodici mesi, presumibilmente, questa sarà solo la base d’asta. E pure il club di Pochettino si siederà a trattare.

Gigi Riva

IL GRAN RIFIUTO DI GIGI RIVA

Il rifiuto di Berardi alla Juve? C’è chi l’ha paragonato a quello illustre di un certo Gigi Riva, l’uomo che portò lo scudetto a Cagliari, rendendo felice e orgogliosa tutta la Sardegna. ‘Rombo di Tuono’ era il rinforzo che Gianni Agnelli aveva individuato per riportare la Signora ai fasti di un tempo dopo un decennio – quello ’60 – ’70 – in cui i bianconeri avevano visto gli altri vincere, accontentandosi delle briciole.

E proprio dopo il titolo del Cagliari, al termine della stagione 1969-70, si consuma lo sgarbo alla Vecchia. Agnelli rompe gli indugi e offre un miliardo di lire pur di assicurarsi l’attaccante. Cento milioni in più di quanto fu offerto, nove anni prima, per provare a portare Pelè in Piemonte (qui fu l’intervento del presidente brasiliano a bloccare il clamoroso trasferimento).

Nel caso di Riva, il numero uno del Cagliari Arrica vacillò. Ma fu proprio l’attaccante, con il suo gran rifiuto, a porre fine alle voci di un trasferimento: “Grazie no, voglio restare a Cagliari. Per sempre”. Dopo aver portato il tricolore in Sardegna, questa frase legò per sempre Rombo di Tuono alla terra una volta dimenticata da tutti (forse anche da Dio). Questa volta, nessuno osò parlare di ‘fifa’ da parte della punta, ma di amore per una città, per un’isola. Per una maglia, onorata sempre, seppure il Cagliari non arriverà più a simili vette. E la Juve, pochi anni dopo, riprenderà il suo ciclo vincente.

Pietro Paolo Virdis

SULLE ORME DI ROMBO DI TUONO

Pietro Paolo Virdis ci era proprio nato in Sardegna. E per qualcuno era il degno successore di Gigi Riva. Di sicuro, era una punta che piaceva tanto alla Juve. Tanto che Giampiero Boniperti, nel 1977, decise di andare sull’isola per convincere di persona Virdis a trasferirsi. Lo inseguì per tutta l’isola, pensate. “Io scappavo” racconta l’ex giocatore, ma fu il presidente Delogu a gelarlo: “Ti abbiamo ceduto alla Juventus”.

Lui non si arrese: “Io non ci volevo andare alla Juve e il motivo era molto semplice: giocavamo in B, aveva perso gli spareggi per la serie A, volevo rimanere nella mia squadra, nella mia città. Io sono nato per caso a Sassari, io sono di Sindia. Mio padre Pietrino era ispettore agrario a Cagliari, io ero l’unico maschio della famiglia. Poi babbo è morto e io non me la sono sentita di andare via da Cagliari”. Il paragone è presto fatto: “Anche Riva aveva detto no alla Juve. Ma quella è un’altra storia. Io volevo continuare nella mia squadra che era stata la squadra di Riva. Poi la mamma mi ha convinto: “Pietro vai vai. Altrimenti, non ti fanno più giocare”.

E lui andò alla Juve, vincendo due scudetti, ma ingrigendosi: “Non sono stato bene. Prima la mononucleosi, poi i reumatismi articolari. Mi allenavo poco, era tutto molto difficile”. Eppure, a Torino conoscerà Claudia, la futura moglie.

Matteo Politano esulta dopo il gol all'Inter nell'ultima giornata di Serie A 2015-2016.

BERARDI, IL FUTURO NESSUNO LO CONOSCE

Berardi farà come Riva o come Virdis? O come nessuno dei due? In un periodo in cui le bandiere non ci sono più, l’attaccante del Sassuolo rischia di diventarlo proprio per i neroverdi. Ma probabilmente finirà che si trasferirà in una grande. E a Sassuolo la prenderanno bene perché sanno che quello lì può fare davvero la differenza. E forse diventare un fuoriclasse. Che quel Berardi per ora si accontenta dell’Europa League, ma domani non più.

Oppure resterà a Sassuolo davvero, dove i soldi e le ambizioni comunque non mancano. Dove l’Europa League può essere il trampolino di lancio. Per diventare una provinciale di lusso prima, una ‘sorella’ di Juve e Inter poi. Con Berardi esempio di chi vuole essere grande senza per forza trasferirsi in una grande.

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Se fosse un’opera d’arte, sarebbe la Gioconda: enigmatica, imperscrutabile, dalle origini incerte, ma di una bellezza che non ha bisogno di troppe spiegazioni; se fosse un animale, sarebbe probabilmente un gatto: sfuggente, capace di guizzi improvvisi, non sempre comprensibile dai più. E invece è un calciatore e di nome fa Domenico Berardi: calabrese di nascita, ma ormai sassolese d’adozione, sin da quando per un assoluto caso fortuito è stato adocchiato da un osservatore della società di Squinzi mentre dispensava meraviglie su un campo di calcetto, in compagnia di un cugino a cui aveva fatto visita dal profondo Sud.

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Lì è cominciata la storia incredibile di questo ragazzo del ’94, nato qualche settimana dopo il rigore sbagliato da Baggio a Pasadena, che a 22 anni ancora da compiere (il prossimo 1 agosto) ha già giocato quattro stagioni da professionista, contribuito alla storica promozione in A dei neroverdi con 11 gol, realizzandone altri 38 nei successivi tre campionati, fino alla storica qualificazione in Europe League. Ma non è tutto. Con quei numeri e il talento mostrato in maniera così sfacciata era inevitabile che arrivasse anche l’azzurro: prima le selezioni giovanili, poi la rapida scalata in Under21 di cui è un tassello imprescindibile e quindi in Nazionale maggiore, dove da settembre è atteso al salto di qualità con Ventura.

Ma nonostante il talento, i numeri e una carriera da top su cui sono in molti a giurarci, c’è qualcosa che non torna nella storia di questo ragazzo di Cariati. Una sorta di lato oscuro che sta facendo parecchio discutere. È il suo carattere che a una conoscenza più superficiale può apparire scostante, introverso, scorbutico, ma ad un approccio più profondo sembra più probabilmente una posa dietro la quale si cela molta riservatezza e un filo di timidezza. Almeno così spiega chi lo conosce davvero. Eppure questo atteggiamento, funzionale da un lato a resistere agli scossoni di una vita lontano da casa e non sempre facile, dall’altro gli è costato più di qualcosa.

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Prima la squalifica per nove mesi dalle Nazionali per non aver risposto alla convocazione dell’Under19, poi i complicati inizi con Di Biagio, infine qualche scintilla anche con Conte che pure stravede per lui e lo avrebbe voluto subito nella sua Juve, per tacere delle squalifiche collezionate in serie nelle tre stagioni di A. E adesso sono gli intrecci di calciomercato a riportare in primo piano gli spigoli della sua personalità. Il nuovo “no” alla promessa sposa Juventus, che da tempo lo controlla a distanza sulla base di un accordo col Sassuolo, ha fatto parecchio discutere. Si dice che Domenico sia poco incline a separarsi dal suo mentore Di Francesco, che preferisca un impiego continuo e sicuro all’anticamera a cui sarebbe costretto in una big, ma c’è chi sospetta che dietro queste motivazioni di comodo ci sarebbe anche una certa debolezza caratteriale (o un eccesso di personalità?).

Una situazione che l’AD del Sassuolo, Gianni Carnevali, ha motivato con altre argomentazioni. A suo dire, infatti, Berardi sarebbe un ragazzo poco incline ai cambiamenti e che troverebbe le sue certezze in facce amiche, persone stimate e ambienti conosciuti (si spiegherebbe il cattivo rapporto con Malesani nel breve periodo di allontanamento di Di Francesco al primo anno del Sassuolo in A). Un ragazzo allegro e molto partecipe alla vita dello spogliatoio, peraltro. All’orizzonte delle trattative di mercato, però, ecco stagliarsi una nuova variabile rappresentata dall’interessamento dell’Inter, la squadra del cuore di Domenico e nella quale avrebbe un posto quasi assicurato. Come reagirà adesso?

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Zero in condotta. In tutto, 71 partite in serie A, con 27 ammonizioni e tre cartellini rossi. Domenico Berardi è Pshycho o Bad Boy. Tutta colpa dell’ennesima follia in Genoa-Sassuolo, con l’espulsione per un fallo di reazione. Sì, perché il golden boy classe 1994 i suoi ‘rossi’ non li prende mai per aver inseguito l’avversario fino al limite della sua area di rigore: no, quello sarebbe quasi un pregio. Lui si fa espellere per reazioni, falli brutti, proteste.

Esuberanza o cattiveria

Il carattere fumantino rischia seriamente di sporcare la sua carriera. Che, a soli 21 anni, ha numeri unici pure in positivo: 31 gol realizzati nelle prime due stagioni in serie A. Nessun Under 21 in Europa come lui. Purtroppo, però, è pure il più sanzionato della nostra massima serie. Altro che Mario Balotelli o i duri difensori che picchiano. No, gli arbitri gli sventolano in faccia gialli e rossi come se piovesse. E non è che l’abbiano preso di mira. È proprio Domenico che agisce sempre e solo d’istinto. Cosa che lo porta a prodezze e a debolezze.

Forse è troppo giovane e il carattere maturerà? Se lo augura Eusebio Di Francesco, ma soprattutto Antonio Conte e le grandi squadre. La Juventus lo ha nel mirino da almeno tre anni, ma alla fine lo lascia sempre in Emilia, sperando che cambi. L’Inter ha fatto sapere di volerci provare; Conte difficilmente lo potrà portare all’Europeo dei grandi dopo l’ennesima lite di Marassi con Ansaldi. Ed è un peccato, perché Berardi ha il gol nel sangue.

Quel poker in faccia ad Allegri

Lo sa bene Max Allegri, che fu esonerato proprio dopo un Sassuolo-Milan con il suo avversario in rete addirittura quattro volte. Era il 12 gennaio del 2014 e la serie A stava scoprendo la prolificità del giovanotto. Intendiamoci, non è che in serie B Berardi fosse un tipo tranquillo: si era beccato già un’espulsione contro il Livorno, che lo portò ad osservare tre turni di stop. Salendo di categoria, però, ha proprio esagerato. Nel 2013-2014, infatti, ha saltato ben nove gare per squalifica, l’anno scorso cinque. In questa stagione, prima di Genova, aveva già rimediato quattro cartellini gialli.

SPLIT, June 11, 2015 -- Italy national team Nationalteam coach Antonio Conte attends a training session at Poljud stadium in Split, Croatia, June 11, 2015. Italy will play Euro 2016 Group H qualifying soccer match against Croatia on Friday. ) (SP)CROATIA-EURO 2016 QUALIFIERS-TEAM ITALY TRAINING SESSION MisoxLisanin PUBLICATIONxNOTxINxCHN Split June 11 2015 Italy National team National team Coach Antonio Conte Attends A Training Session AT Poljud Stage in Split Croatia June 11 2015 Italy will Play Euro 2016 Group H Qualifying Soccer Match Against Croatia ON Friday SP Croatia Euro 2016 Qualifiers team Italy Training Session MisoxLisanin PUBLICATIONxNOTxINxCHN

Lo ‘sgarbo’ a Conte

Fuori dal campo, Berardi non fa parlare di sé come Balotelli, ma di ‘berardate‘ ne ha combinate comunque. Nel 2013 rifiutò la convocazione in Under 19, la Federazione lo fermò per nove mesi e così slittò il suo salto in Under 21. Antonio Conte lo ha convocato una volta per la Nazionale maggiore, ma lui è tornato a casa per un problema fisico il giorno dopo essere arrivato in ritiro. La cosa ha indispettito il commissario tecnico, che ha parlato in conferenza stampa di quanto bisogni essere “adeguati’ “sentire” la maglia azzurra per poterci stare.

A Sassuolo lo amano

A Sassuolo resta comunque un idolo, nonostante la testa. È già il miglior marcatore della storia neroverde, insieme a Cristiano Luconi e Gaetano Masucci. Ma ora tutti si chiedono se potrà mai fare il salto in una grande, dove è anche più facile venire provocati dall’avversario di turno. La Juve avrebbe l’opzione per acquistarlo l’estate prossima, ma lo farà? A Torino non amano i giocatori con poca disciplina. E la storia insegna che cambiare carattere è davvero difficile (vedi pure Antonio Cassano). Un tipo così dovrebbe entrare in punta di piedi nello spogliatoio di una grande, non a piedi uniti sull’avversario sotto gli occhi dell’arbitro.

Rissa con Ceccherini

Come detto, già in serie B, nell’anno della promozione del Sassuolo, Berardi è leader. E forse, proprio per marcare il territorio, non si trattiene nel big-match contro il Livorno. Rissa con Ceccherini e primo cartellino rosso da professionista.

Rosso dopo un minuto

Passa un anno, siamo in serie A. Domenico Berardi entra in campo contro il Parma e, un minuto dopo l’apparizione sul terreno di gioco, rifila una gomitata a Molinaro. Arriva puntuale la sanzione del direttore di gara.

La gomitata a Juan Jesus

Stagione 2014-2015: il Sassuolo per il secondo anno consecutivo ne prende 7 dall’Inter, questa volta a San Siro. Domenico Berardi perde la testa e rifila una gomitata a Juan Jesus a palla lontana. Espulsione diretta e tre turni di stop. A cui vanno aggiunti i due per somma di cartellini gialli (saranno 13 a fine stagione).

Calcione ad Ansaldi

L’ultima ‘berardata’ a Marassi, con il 25 che subisce fallo e, cadendo, colpisce con un calcio Ansaldi. L’arbitro vede e sventola il cartellino rosso sotto il naso del giocatore, espellendo pure Perotti per il convulso dopo-fallo.

Un rosso pure in Under

Marzo 2015, Under 21: in amichevole, contro la Serbia, Berardi ha trovato il modo di uscire anzitempo dal campo per un’altra espulsione, somma di due gialli. Colpa del neo interista Perisic, con cui l’attaccante del Sassuolo si becca fin dall’inizio. Pestone al serbo (ammonizione), che ricambia con un’entrata niente male. Poco dopo, pestone in mezzo alle gambe a Perisic che è già a terra (l’italiano viene graziato dall’arbitro). Berardi non si accontenta e arriva in ritardo poco dopo: questa volta è secondo giallo.

Sarà il caso che gli allenatori che avranno alle loro dipendenze Berardi, cerchino di fargli capire come rischia di macchiare la sua carriera, prima ancora che inizi e come potrebbe mettere in serie difficoltà non solo i club per cui gioca, ma soprattutto se stesso. Difficile entrare davvero nel giro dei grandi senza disciplina. Come diceva quella pubblicità? “La potenza è nulla senza controllo”.