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De Rossi

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Si può passare in due settimane dagli applausi di buona parte dei calciofili italiani per l’orgoglio mostrato nel corso dello scialbo pareggio a reti bianche dell’Italia contro la Svezia, costata la partecipazione ai Mondiali 2018, con quel “Che mi fai entrare a fare? Metti un attaccante” rivolto all’ex ct azzurro Giampiero Ventura in piena partita, alla gogna mediatica per uno schiaffo in pieno volto rifilato a un avversario? La risposta è sì, se ti chiami Daniele De Rossi e la tua carriera è fatta di (tanti) onori e (pochi) momenti da dimenticare.

Vedo rosso

Schiaffone in faccia a un avversario a palla lontana, rigore ed espulsione. Il cartellino rosso incassato a Marassi, con conseguente calcio di rigore trasformato dal numero 10 del Genoa e due punti persi dalla formazione di Eusebio Di Francesco, è stata la quindicesima espulsione in carriera per De Rossi (in Serie A solo Ledesma e Paolo Cannavaro hanno fatto peggio): 12 di questi allontanamenti in partita sono arrivati con la maglia della Roma, due sono invece arrivati in Nazionale. A stupire, nel post-partita di Genoa-Roma 1-1, sono state però le modalità scelte da DDR per scusarsi:

L’episodio mi lascia dispiaciutissimo. Ci stavamo strattonando, poco da dire. Ho sbagliato e ho trovato quello che si è buttato: è andata così. Contro la Lazio, con Parolo e Bastos ce le eravamo date di santa ragione sui corner, sempre, ma non era accaduto niente. Chiedo scusa a mister, compagni e tifosi.

Un’ammissione di colpa netta, ma incrinata dal tentativo di individuare un colpevole: quel Gianluca Lapadula che si “è buttato”. Già, l’attaccante del Grifone è andato giù, vero, ma dopo aver incassato uno schiaffo. Lo stesso che molti tifosi della Roma hanno sentito in pieno volto nel vedere il loro capitano gettare al vento un successo che avrebbe rappresentato per i giallorossi la quattordicesima vittoria esterna consecutiva in Serie A. Salterà quindi le partite contro Spal e Chievo Verona, ma i numeri della carriera sono preoccupanti: il regista ha già accumulato 37 turni di stop per espulsioni o prove video. Quasi un intero campionato.

Da McBride a Lapadula, braccia alte e testa bassa

Della rassegna di colpi proibiti rifilati da De Rossi agli avversari di turno si potrebbe stilare una mini-classifica: a guidare l’elenco resta sempre il gomito alto su Brian McBride, attaccante degli USA, costato un profondo taglio all’altezza dello zigomo per l’americano e quattro turni di squalifica nei Mondiali 2006, chiusi con il ritorno in campo in finale e il calcio di rigore realizzato nella vittoria sulla Francia.

Altri casi in cui Daniele De Rossi ha visto rosso? Pugno a Srna dello Shaktar Donetsk in Champions League nel 2011, ceffone a Mauri nel derby d’andata della stagione 2011/2012, entrata a forbice su Chiellini in Juventus-Roma e il gancio in pieno mento a Icardi nell’annata 2013/2014. Fino all’espulsione che forse ha fatto più male in giallorosso: match di ritorno dei preliminari di accesso alla Champions League 2016/2017, piede a martello su Maxi Pereira in occasione di Roma-Porto con espulsione diretta e rovinosa eliminazione dei giallorossi. Daniele, però, si è sempre rialzato: testa bassa per ricevere il perdono della sua gente e prestazioni gagliarde in campo.

Dal Genoa a Genova

Eppure proprio contro il Genoa, nell’ultima domenica di maggio 2017, Daniele De Rossi aveva vissuto una delle domeniche più esaltanti ed emozionanti degli ultimi tempi in giallorosso: vittoria al fotofinish, accesso diretto ai gironi della Champions League in corso e rete. Il tutto nel giorno dell’addio al calcio di Francesco Totti.

Francesco e Daniele: due volti della stessa medaglia, la Capitale, uniti dalla carriera con una sola maglia sul petto, dall’amore viscerale per la Roma e dalla capacità di dimenticare in fretta gli errori. Così, al momento dell’avvicendamento nel ruolo di capitano giallorosso e del passaggio da “Capitan Futuro” a “Capitan Presente”, da De Rossi ci si attendeva una definitiva maturazione, a 34 anni compiuti.  Mai più colpi di testa. Purtroppo l’agonismo, la sua caratteristica maggiore che spesso e volentieri si è rivelata un pregio, lo ha tradito a Genova.

Che futuro?

Anche Eusebio Di Francesco, il suo allenatore, gli ha spiegato che non è più un ragazzino e che è il capitano della Roma. Tecnologia Var o no, il cartellino rosso è stata una costante negativa in una carriera di livello comunque molto elevato per uno degli interpreti più moderni nel ruolo di “volante”. Il gladiatore di Ostia avrebbe avuto tutti i numeri per diventare il più forte centrocampista difensivo del mondo,  ma nonostante 117 presenze in Nazionale e 574 caps con la Roma (è il calciatore giallorosso che conta più presenze e gol in nazionale) la sensazione è rimasta quella di un potenziale non sfruttato al 100%.

Il suo contratto con la Roma scadrà nel 2019 e forse sarà allora che De Rossi, dopo l’addio alla Nazionale, potrebbe lasciare il calcio, almeno quello italiano: ormai a fine carriera, è difficile pensare che il suo carattere possa cambiare. Più facile pensare, almeno dopo il “rosso” di Marassi, che a cambiare sia l’idea di calcio del numero 16: i gesti vigliacchi, che speravi potessero sfuggire all’arbitro, non sono più ammessi. Questo Daniele lo ha imparato sulla sua pelle.

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Graziano Pellè, il gigante buono di Lecce con l’animo da ballerino. Eder, l’oriundo su cui nessuno avrebbe mai puntato. Giaccherini, il tuttofare infaticabile. De Sciglio, il giovane campione ritrovato dopo anni in cui sembrava aver smarrito il talento. L’Italia di Antonio Conte, che ieri pomeriggio ha fatto palpitare i cuori di un intero paese e annientato la strafavorita Spagna, è un collage di storie di riscatto calcistico di un gruppo su cui fino a poche settimane fa aleggiavano dubbi a non finire. Escusi Buffon, i tre “bastardi” della difesa juventina e pochi altri, le certezze erano poche. E tra di esse di sicuro non c’era Daniele De Rossi.

Con Marchisio e Verratti fuori causa l’ipotesi che il mediano della Roma potesse tornare a giostrare al centro del campo ha fatto storcere molti nasi. Un campionato giocato a livelli non eccezionali, diversi infortuni e i quasi 33 anni non erano di certo dei presupposti beneauguranti. Il cuore dei campioni però non va mai sottovalutato, e De Rossi è uno di quelli che in quanto a cuore è secondo davvero a pochi. Il fisico risponde bene, le prime due gare del girone però non sono ancora degne di “Capitan futuro”. Ma nella partita finora più difficile, quella contro i funamboli iberici, Daniele ha tirato fuori una prestazione tutta fosforo e classe, a dimostrazione che è ancora in grado di essere un giocatore determinante ad alti livelli. E nonostante una gamba dolorante fin dall’inizio. Nei 54 minuti in cui è stato in campo, la Spagna non è mai riuscita a impensierire la nostra difesa e il possesso palla è stata praticamente alla pari. Senza di lui, con un Thiago Motta mai entrato in partita, le “furie rosse” hanno avuto vita molto più facile. E poi c’è quel tunnel a Iniesta

De Rossi grinta

Il primo tempo è nella fase finale, i centrocampisti iberici salgono a pressare per provare a recuperare quel pallone che tra i loro piedi non gira come al solito, al contrario della nostra Nazionale, che mai nelle prime tre gare è riuscita a fare un possesso tanto efficace. La sfera finisce proprio tra i piedi di De Rossi, che si ritrova circondato da maglie bianche e con Andres Iniesta pronto a soffiargli il pallone. Scaricare indietro? Rischioso. Lanciare lungo non si può, gli spagnoli gli sono addosso. Cosa rimane? Rischiare la giocata, e l’unica possibile in quella situazione è il tunnel. Proprio a Don Andres, il simbolo di questa Spagna, la classe fatta calciatore. In quei pochi secondi c’è il riassunto di tutta la partita, 90 minuti in cui l’Italia ci ha messo di più, ci ha creduto di più e alla fine ha portato a casa una vittoria limpida come l’acqua di un ruscello alpino.

Sabato ci aspetta la Germania, in una partita che odora tanto di storia. Motta è out per squalifica e le condizioni fisiche del romanista lasciano più di un dubbio sulla sua presenza in campo. Difficile prevedere ora quale sarà la formazione con cui affronteremo i Campioni del Mondo in carica, ma una cosa è certa: se la gamba sinistra farà ancora male ma gli permetterà di reggersi in piedi, Daniele De Rossi sarà lì in mezzo, a guidare la nostra Nazionale e a lottare su ogni pallone. In fondo il dolore, per chi ha un cuore grande come il suo, è ben poca cosa.