Tags Posts tagged with "Coppa d’Africa"

Coppa d’Africa

0 768

Quando al minuto 22 del primo tempo della finale di Coppa d’Africa il talentuoso Elneny, su assist di Salah, ha portato in vantaggio l’Egitto, qualcosa sembra poter cambiare nel destino di Hector Cuper. La sua carriera da allenatore è una collezione di sconfitte in finale e partite decisive perse, l’opposto di quella da calciatore, nella quale ha guidato per ben due volte il piccolo Ferro Carril alla vittoria del titolo argentino. Troppe volte secondo Don Hector, troppe volte vicino a raggiungere il successo per non riuscirci almeno una volta.

Le condizioni ci sono tutte: grandi talenti dalla sua parte come Salah, Hegazy e lo stesso Elneny, una Nazionale che negli anni 2000 ha vinto per 3 volte la competizione e che è pronta a riprendere la leadership continentale, un Cameroon con tanti giocatori che hanno rinunciato alla Coppa d’Africa per interessi personali e che non troppo tempo fa cercava il suo allenatore pubblicando un annuncio su twitter, dopo anni di gestioni catastrofiche. Eppure alla fine, in un modo o nell’altro, quando si tratta di vincere una finale o una partita decisiva per la vittoria, le squadre guidate da Cuper finiscono inevitabilmente per soccombere, buttando via occasioni straordinarie (e tante volte inattese) e stagioni quasi perfette in pochi minuti. Una vera maledizione.

Egitto

Tutto è iniziato nel ’94, anno in cui il tecnico di Chabas perse il torneo di Clausura all’ultima giornata, con il suo Huracan che nello scontro diretto con l’Indipendiente prese 4 gol senza riuscire a opporre resistenza. Una storia che si è ripetuta anche in Europa e che è diventata il leitmotiv della sua vita. La sconfitta in finale di Supercoppa di Spagna contro il Barcellona e la finale di Coppa delle Coppe persa con la Lazio di Vieri e Nedved ai tempi del Maiorca (squadra condotta per la prima volta nella sua storia al terzo posto), le due finali di Champions perse a Valencia, il 5 maggio, la finale di Coppa di Grecia persa alla guida dell’Aris Salonicco.

La finale col Cameroon è solo l’ultima di una serie di sconfitte che hanno reso Cuper l‘allenatore perdente per eccellenza, a volte anche oltre i suoi demeriti. Perché tolta quell’ultima partita, se si guarda un po’ oltre la sconfitta, il tecnico di Chabas ha quasi sempre modellato squadre eccellenti, valorizzato i suoi giocatori (anche quelli che fino all’anno prima erano illustri sconosciuti, per la gioia dei Presidenti) e guidato splendide cavalcate. L’Huracan prima di lui non era di certo una squadra da vertice, il Maiorca era una neopromossa di belle speranze, il Valencia un gruppo di buoni giocatori senza una tradizione nel grande calcio europeo, l’Inter una squadra che non arrivava da tantissimo a una semifinale di Champions e che lui ha tenuto in testa anche quando davanti c’erano Ventola e Kallon.

kallon abbiati

Gli déi del calcio però non vogliono bene a Don Hector. Come Sisifo, condannato per l’eternità da Ade a trascinare un masso lungo un pendio che poco prima della cima cade e torna a valle spinto da una forza superiore, sembra destinato ad arrivare sempre a un passo dalla cima e a tornare in basso, ricominciando di nuovo quel percorso verso la una meta che non raggiungerà mai.

Solo per la tenacia e l’umiltà che lo hanno contraddistinto, nonostante tutto, non si può non stimare Cuper. Un uomo che ha sempre accettato con dignità la sconfitta, senza mai accampare scuse, e che ha avuto ogni volta la forza di riprendersi e ricominciare da capo. Sempre in piedi, come un vero Hombre Vertical.

0 736
El-Hadary Salah Egitto

Dopo tante sorprese la finale di Coppa d’Africa presenta due delle big del continente. Alle 20 di domenica a Libreville si sfideranno Egitto e Camerun, rispettivamente la nazione più vincente nella storia del torneo con sette successi e la seconda, assieme al Ghana, con quattro. Solo all’apparenza però si tratta di un verdetto rispettato: alla vigilia le più accreditate erano Algeria e Senegal, una uscita già nella prima fase e l’altra ai rigori ai quarti, ma il generale questa Coppa d’Africa ha stravolto i pronostici e messo in mostra giocatori che fin qui si erano fatti notare poco o niente fuori dal continente. Anche per questo domenica vietato indicare una favorita d’obbligo: nei 90′ (o più) di gioco può succedere di tutto.

Héctor Cúper

HÉCTOR CÚPER CONTRO LA MALEDIZIONE IN FINALE

Héctor Raúl Cúper, CT dell’Egitto, non è certo un uomo fortunato. Quella di domenica sarà la sua nona finale in carriera: ne ha vinte tre, l’ultima nel 1999 (Supercopa de España col Valencia), mentre le altre cinque le ha perse in maniera più o meno rocambolesca, tra cui due finali consecutive di Champions League, e in aggiunta ci sono i campionati persi all’ultima giornata con Huracán e ovviamente Inter, nel celebre 5 maggio 2002. Ora, a sessantuno anni, gli capita l’ennesima (forse ultima?) occasione in carriera, perché ha portato l’Egitto a rigiocarsi la finale dopo tre mancate qualificazioni di fila, che seguivano invece i tre successi fra il 2006 e il 2010. El Hombre Vertical può tornare a vincere qualcosa dopo diciassette anni e renderebbe la sua storia un po’ meno “perdente” riscattando le tante sconfitte, ma serviranno le mani di un altro grande protagonista.

Essam El-Hadary è già diventato, da mercoledì sera, l’eroe del popolo egiziano, ma dovesse arrivare il trionfo in finale guadagnerebbe uno status pressoché immortale. Il portiere nato il 15 gennaio 1973 non doveva nemmeno prendere parte a questa Coppa d’Africa, poi Cúper l’ha inserito nei ventitré ma come riserva di Ahmed El-Shenawy, infortunatosi nella gara inaugurale contro il Mali. Il suo ingresso, coinciso con il record di giocatore più anziano a giocare nel torneo, è stato decisivo: ha subito solo un gol, in semifinale contro il Burkina Faso, ma soprattutto ha parato i due rigori che sono valsi l’accesso in finale. Più determinante di Mohamed Salah, stella annunciata, o di Mahmoud Kahraba, che ha firmato il successo nei quarti sul Marocco, il quarantaquattrenne estremo difensore e capitano è il leader dei Faraoni e punta a chiudere in grande stile.

Camerun Coppa d'Africa

IL CAMERUN, RIVELAZIONE CON I VOLTI NUOVI

Ibrahim Amadou, Guy N’dy Assembé, Jean-Eric Maxim Choupo-Moting, Joël Matip, Allan Nyom, André Onana, Maxime Poundjé, André-Frank Zambo Anguissa. Questi giocatori hanno avuto l’idea non proprio geniale di rifiutare la convocazione per la Coppa d’Africa, pur essendo (almeno la metà) dei probabili titolari, preferendo continuare la stagione coi rispettivi club. Il CT Hugo Broos ha dovuto puntare su un nuovo corso, visto che la squadra guidata per oltre quindici anni da Samuel Eto’o era ormai priva di grandi nomi, ma alla fine ha avuto ragione lui. I Lions Indomptables, con il solo Sébastien Siani trentenne, sono partiti in sordina crescendo col passare della manifestazione (zero gol subiti fra quarti e semifinali dopo il secondo posto nel girone dietro al Burkina Faso) e ora se la giocano alla pari con l’Egitto, cercando di vendicare le finali perse nel 1986 e 2008.

Senza grandi stelle, più che dei tre “esperti” (Vincent Aboubakar, Benjamin Moukandjo e Nicolas N’Koulou), la ribalta è stata di giocatori fino a un mese fa più o meno sconosciuti. Il portiere, Fabrice Ondoa, è stato di proprietà del Barcellona ma ora gioca nella squadra B del Siviglia, in prestito dal Gimnàstic, e pur avendo pochissima esperienza ha compiuto una serie di parate sensazionali per trascinare i suoi, su tutte quella sul rigore di Sadio Mané nella serie finale ai quarti col Senegal. Christian Bassogog ha firmato il 2-0 sul Ghana in semifinale coronando un’ottimo torneo (in nazionale ha debuttato a novembre), ma sugli scudi c’è finito Michael Ngadeu-Ngadjui, unico a quota due gol (da difensore) a segno sia nel girone col 2-1 sulla Guinea-Bissau (decisivo poi per eliminare il Gabon padrone di casa) sia con l’1-0 in semifinale. Il nuovo corso è loro.

0 803
Mohamed Salah dell'Egitto.

Sarà una Coppa d’Africa all’insegna della nuova linfa. L’edizione numero trentuno della manifestazione per eccellenza del calcio africano segna un passaggio di consegne fra generazioni, perché dopo oltre un decennio in cui a farla da padrone sono stati i vari Didier Drogba, Samuel Eto’o e Yaya Touré adesso i “grandi vecchi” non ci sono più, con tanto spazio per delle affermazioni fin qui inespresse o per la definitiva consacrazione di giocatori fin qui ritenuti un gradino sotto i campioni appena citati. Dal 14 gennaio al 5 febbraio saranno tre settimane di battaglia in un torneo che spesso rivela al mondo personaggi poco conosciuti: ecco, girone per girone, i calciatori che andranno a guidare le rispettive nazionali verso la gloria.

Pierre-Emerick Aubameyang del Gabon
Pierre-Emerick Aubameyang del Gabon
GRUPPO A

Girone all’apparenza facile per il Gabon padrone di casa, che spinto dall’appoggio del proprio pubblico potrà guadagnare terreno pur senza avere una squadra alla pari delle big. Nella rosa di José Antonio Camacho c’è una delle principali stelle, Pierre-Emerick Aubameyang: è sull’attaccante del Borussia Dortmund (autore di sedici gol in Bundesliga più quattro in Champions League nella prima parte di stagione) che si appoggia tutto il paese, da lui passano le fortune gabonesi perché gli altri sono piuttosto giovani col solo Mario Lemina, centrocampista della Juventus, già affermato.

Il principale avversario sarà il Camerun, ormai privo di Eto’o e dei vecchi senatori: una squadra in rinnovamento ma occhio alla voglia di riscatto di alcuni elementi non sempre all’altezza, da Benjamin Moukandjo (disastroso ai Mondiali del 2014) a Vincent Aboubakar (non bene pure al Beşiktaş dopo il flop al Porto) e con Nicolas N’Koulou leader difensivo.

Poche carte per il Burkina Faso, che conta ancora su Jonathan Pitroipa, ora negli Emirati Arabi Uniti, e Bertrand Traoré dell’Ajax (in prestito dal Chelsea), ancora meno il debuttante Guinea-Bissau dove gioca Idrissa Camará dell’Avellino.

GRUPPO B

Testa a testa fra Algeria e Senegal. I primi sono i grandi favoriti del torneo, con una rosa piena di talento in ogni reparto. In porta Raïs M’Bolhi punta a confermarsi dopo le buone prestazioni agli scorsi Mondiali; in difesa è una garanzia Faouzi Ghoulam del Napoli, ma è da centrocampo in su che la qualità abbonda: con Nabil Bentaleb (ritrovatosi allo Schalke 04) e Rachid Ghezzal in mezzo più le due punte Islam Slimani ed El-Arabi Soudani la potenza algerina è difficile da arginare. In aggiunta, e qui si va sui pezzi forti, ci sono gli esterni Yacine Brahimi e soprattutto Riyad Mahrez: l’ala del Leicester City, dopo l’impresa in Premier League, ha vinto il premio di miglior giocatore africano del 2016 e non può che essere uno dei più attesi.

Il Senegal punta più che altro sulla solidità, con l’altro azzurro Kalidou Koulibaly a comandare la difesa e l’ottimo scudo davanti a lui formato da Idrissa Gueye e Cheikhou Kouyaté; davanti la fantasia è garantita da Sadio Mané e dall’ultimo arrivato, Baldé Diao Keita della Lazio, con Moussa Sow centravanti.

Un passo indietro la Tunisia (con Wahbi Khazri, discontinuo al Sunderland, e Aymen Abdennour, disastroso al Valencia) e lo Zimbabwe.

Riyad Mahrez dell'Algeria
Riyad Mahrez dell’Algeria
GRUPPO C

Anche qui due squadre su tutte ma è il girone più equilibrato. La Costa d’Avorio è campione in carica, nel 2015 ha chiuso un digiuno lungo ventitré anni, ma sarà dura riconfermarsi senza Drogba e i fratelli Touré. Della vecchia generazione è rimasto Salomon Kalou, sempre determinante a Berlino, e poi spazio alle forze fresche con Franck Kessié dell’Atalanta e Wilfried Zaha, che ha preferito la nazionalità ivoriana a quella inglese, in rampa di lancio. Ha fatto molto bene al Manchester United Eric Bailly, difensore centrale, così come il centrocampista Jean Seri del Nizza; da valutare il momento di Serge Aurier, Wilfried Bony e Max Gradel.

Segue il Marocco, che non ha una vera e propria stella ma è guidato da chi ha vinto due delle ultime tre edizioni, Hervé Renard. Il grande nome è lo juventino Medhi Benatia, poi tanti giocatori da alti e bassi: il top è Sofiane Boufal ma al Southampton ha giocato poco; dovessero far bene i vari Nordin Amrabat, Nabil Dirar, Karim El-Ahmadi, Youssef El-Arabi e Fajçal Fajr…attenzione ai marocchini!

La Repubblica Democratica del Congo si affida quasi in toto a Cédric Bakambu, punta del Villarreal, perché gli altri vengono da anni negativi (su tutti Paul-José M’Poku e Dieumerci Mbokani, in parte Youssouf Mulumbu e Chancel Mbemba); nel Togo del genoano Serge Gakpé c’è poi il capitano e svincolato Emmanuel Adebayor, che non gioca da maggio.

GRUPPO D

Difficile che Egitto e Ghana manchino la qualificazione. Nelle Black Stars spiccano i figli di Abedi Pelé, André e Jordan Ayew, poi i centrocampisti Thomas Partey (uno dei primi cambi dell’Atlético Madrid) e Mubarak Wakaso garantiscono quantità e qualità a una squadra che vedrà probabilmente per l’ultima volta Asamoah Gyan, la cui carriera si è arenata prestissimo per delle scelte discutibili.

Gli egiziani, che come CT hanno l’ex Inter Héctor Cúper, tornano dopo tre edizioni d’assenza e hanno vinto più di tutti, sette volte. Dal romanista Mohamed Salah passano gran parte dei (tanti) sogni di gloria: sarà il giallorosso a dover trascinare una squadra che comunque ha qualche altro nome molto interessante, fra cui Mohamed Elneny e Ramadan Sobhi che giocano in Premier League e Ahmed Hassan Koka del Braga. C’è anche il giocatore più anziano: il portiere Essam El-Hadary compirà 44 anni domenica, due giorni prima dell’esordio.

Poca cosa il Mali di Alain Giresse, che ha solo qualche arma offensiva con Moussa Marega, Bakary Sako e Adama Traoré, e l’Uganda.

0 1050

Dopo un 2016 da abbuffate sportive – Europei di calcio e Olimpiadi brasiliane su tutti – il 2017, come la maggior parte degli anni dispari, lascia tirare un po’ il fiato, non proponendo eventi planetari come possono essere la manifestazione continentale del pallone e i cinque cerchi. Ci sono, però, alcuni avvenimenti sportivi che ci terranno compagnia lungo tutto l’arco dell’anno appena iniziato.

Partendo dal calcio – noblesse oblige – a giorni inizierà la Coppa delle nazioni africane. È il Gabon a ospitare una manifestazione che, con il tempo, ha smesso di essere la cenerentola delle competizioni calcistiche e che oggi gode anche della copertura televisiva integrale (Fox Sports per il nostro Paese). Si comincia il 14 gennaio, con finale il 5 febbraio. Inutile dire che tanti protagonisti del campionato italiano e dei principali tornei europei saranno in Gabon. Due anni fa, la vittoria è andata alla Costa d’Avorio, alla seconda affermazione della sua storia.

Sempre per quanto riguarda il calcio, dal 17 giugno al 2 luglio ecco le prove generali del Mondiale in programma nel 2018, con la Confederations Cup ospitata dalla Russia. Partecipano i padroni di casa, la Germania campione del mondo in carica, l’Australia che ha vinto il Campionato asiatico 2015, il Cile che ha conquistato la Coppa America, il Messico quale detentore della Concacaf, la Nuova Zelanda che ha vinto la Coppa delle nazioni oceaniche, il Portogallo campione d’Europa e la squadra che vincerà la prossima Coppa d’Africa.

Ancora per il pallone, dal 7 al 21 giugno Europei Under 21 in Polonia; dal 16 luglio al 6 agosto Campionati europei femminili in Olanda. Proseguiranno, naturalmente, le qualificazioni ai Mondiali maschili del 2018.

europei-di-basket

Tutto da seguire anche il Campionato europeo maschile di pallacanestro, dal 31 agosto al 17 settembre. Se Istanbul ospiterà la fase finale, la prima fase avrà più sedi: Helsinki (Finlandia), Cluj (Romania), Tel Aviv (Israele) e la stessa Istanbul. Ci sarà anche l’Italia, a caccia di un buon risultato. La pallavolo, altro sport di squadra seguitissimo, vedrà svolgersi sia gli Europei maschili (in Polonia), sia quelli femminili (in Azerbaigian e Georgia). Altre manifestazioni di sicuro richiamo: le Universiadi invernali di Almaty, dal 28 gennaio all’8 febbraio, i Giochi del Mediterraneo di Tarragona (dal 30 giugno al 9 luglio), le Universiadi di Taipei (dal 19 al 30 agosto), i Giochi dei piccoli Stati d’Europa di San Marino dal 29 maggio al 3 giugno.

L’Atletica leggera vivrà il suo clou a Londra, dal 5 al 13 agosto, con i Campionati del mondo 2017, ma l’antipasto ci sarà già a marzo, dal 3 al 5, con gli Europei di atletica indoor a Belgrado. Lo Sci alpino attende tutti al varco con i Mondiali di Saint Moritz dal 6 al 19 febbraio; quello Nordico di Lahti dal 22 febbraio al 5 marzo.

Pure il Rugby a 13, nel 2017, vedrà scendere in campo le nazionali più forti nella Coppa del mondo, ospitata da Australia, Nuova Zelanda e Papua Nuova Guinea. Appuntamento dal 26 ottobre al 2 dicembre; le donne saranno impegnate nel torneo a 15 in Irlanda e Irlanda del Nord dal 9 al 26 agosto. Tempo di Mondiali per la pallamano maschile dall’11 al 29 gennaio in quel della Francia.

Il bob vivrà sia gli Europei (14 e 15 gennaio a Winterberg) sia i Mondiali (17–26 febbraio a Schonau am Konigssee). Svezia e Danimarca ospiteranno le qualificazioni al Campionato europeo di football americano 2018. Per la Ginnastica artistica doppio appuntamento: 19–23 aprile XVII Campionati europei individuali (a Cluj – Napoca), 2–8 ottobre Mondiali e Montreal. La Ginnastica ritmica, dal 30 agosto al 3 settembre, assegnerà il titolo iridato a Pesaro.

E ancora, ecco lo Skeleton: 14–15 gennaio a Winterberg Campionati europei 2017, 19–26 febbraio Campionati mondiali 2017 a Schonau am Konigsee; e il Trampolino elastico, Mondiali dal 9 al 12 novembre a Sofia.

mondiali-ciclismo

Formula Uno e MotoGp vivranno, come tutti gli anni, i Mondiali. Il ciclismo affronterà le grandi corse a tappe, Giro d’Italia, Tour de France e Vuelta di Spagna, e i Mondiali, dal 17 al 24 settembre a Bergen, in Norvegia. Il rugby avrà il consueto appuntamento con i fiocchi del Sei Nazioni. Il Nuoto vivrà gli Europei in vasca corta a dicembre, dal 13 al 17, a Copenaghen. Dal 23 al 30 luglio ci saranno invece i Mondiali a Budapest. Mondiali pure per la pallanuoto, dal 15 al 30 luglio, sempre in Ungheria. Dal 17 al 27 giugno, alle Bermuda, spettacolo assicurato con la America’s Cup di Vela.