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Un gol da museo del calcio. La magia con la quale Luis Alberto ha aperto le marcature nel pokerissimo della Lazio sul campo della SPAL è stato il dolce più pregiato pescato dalla Serie A nella calza dell’Epifania. In grado di unire eleganza, geometria e poesia. Una palla che spiove sulla trequarti, lo sguardo fisso con il pallone e un controllo orientato che disorienta un avversario, poi il controllo di suola per evitarne altri due, sbilanciati dalla bellezza di un gesto tecnico fuori dal comune. Laddove il 99% dei suoi colleghi avrebbe calciato al volo o stoppato per ragionare sul da farsi, il 25enne spagnolo ha preferito osare: missione riuscita, con tocco preciso a battere Gomis. Una giocata che ai nostalgici ha ricordato una rete simile, realizzata da Zinedine Zidane in uno Juventus-Ajax del 1997. Questa volta Luis è andato oltre: Zizou infatti controllava una palla rasoterra, il fantasista della Lazio ha dovuto addomesticarla in volo.

La riscoperta dell’eleganza

Tocchi verticali, testa alta e concretezza. Il Luis Alberto 2.0 in casa Lazio non è più quel talento impaurito della scorsa stagione, incapace di dare una direzione e una svolta alle sue qualità, emerse solo in parte nel finale di stagione. La seconda parte del 2017 ha messo in luce un calciatore versatile, in grado di coprire gli ultimi 40 metri di campo da seconda punta, trequartista, mezzala e all’occorrenza anche playmaker. Un riscatto arrivato anche “grazie” alla partenza di Keita in direzione Montecarlo e all’infortunio che ha tenuto a lungo fuori dai giochi Felipe Anderson. Già, proprio il ko del numero 10 brasiliano, paradossalmente, ha permesso a Luis di vivere con meno frenesia e pressioni inferiori il suo ruolo nel 3-5-1-1 di Simone Inzaghi, cucito sulle sue spalle e su quelle di Ciro Immobile. Un abito che piace e funziona, come il quarto posto (con una partita da recuperare) in serie A e il secondo miglior attacco alle spalle della Juventus raccontano.

Formello e famiglia

I meriti di questa rinascita? Da dividere equamente tra calciatore, società e famiglia di Luis Alberto. È infatti anche grazie al sostegno della moglie Patricia e della loro figlioletta Martina, sempre presenti sugli spalti dello stadio Olimpico, che il calciatore originario di San José del Valle, Andalusia, ha allontanato dalla propria mente uno spettro che si era generato e stava prendendo concretezza un anno fa, di questi tempi: l’addio prematuro al calcio giocato. Capita quando disponi di un potenziale così elevato ma non riesci a tradurlo in emozioni e qualità, per te,  i tuoi compagni e il tuo tifo. Un’ipotesi nefasta, allontanata grazie anche a Simone Inzaghi e alla vicinanza del ds della Lazio Igli Tare, riferimenti immancabili nella sua quotidianità. Infine di Juan Campillo, esperto in ‘coaching’ sportivo che ha lavorato sulla sua mentalità. Da oggetto misterioso, con la sensazione di non aver mantenuto le promesse accese negli anni in Liga, tra Deportivo La Coruña e Malaga, ad architetto della Lazio. E chissà, anche della Nazionale spagnola che guarda ai Mondiali 2018: già, perchè a novembre è arrivata la chiamata del Ct della Roja Lopetegui. Una convocazione che gli mancava da più di 4 anni. 5 febbraio 2013: prima e ultima chiamata con l’Under 21.

Quanto vale Luis Alberto?

È la domanda che gli operatori di mercato di mezza Europa si stanno ponendo in vista della prossima estate. Già, perché non è semplice quantificare il valore di un calciatore che in pochi mesi è passato dal dimenticatoio alle copertine, eguagliando già a metà stagione i suoi personali record fissati in Liga con il Deportivo de La Coruña nella stagione 2015/16. Una crescita inimmaginabile forse anche per il diretto interessato, che fino a 12 mesi fa ancora non era in grado di capire che, con quei piedi, poteva fare la differenza in ogni momento. Un difetto ammesso dallo stesso calciatore.

Facevo cose buone per 20 minuti poi scomparivo. Credo di aver buttato via 2/3 anni della mia carriera

Il Barcellona lo ha già visionato quest’anno in ben tre occasioni: può essere un’idea per l’estate, quando sarà tempo di decifrare il futuro di un totem blaugrana come Iniesta. E allora sarà tempo di dare una quotazione a un calciatore che per unicità oggi appare quasi inestimabile: per Lotito, patron della Lazio, si potrà iniziare a ragionare dai 40 milioni in su.

La Lazio lo blinda

Nessun braccio di ferro, ma la voglia di rendere Luis Alberto un patrimonio economico oltre che tecnico. In quest’ottica la Lazio mira al prolungamento e all’adeguamento del contratto del suo numero 18, in scadenza nel 2021. Tanti anni? No, se parliamo di calcio e legami.  A confermare la trattativa è stato l’agente del calciatore, Alvaro Torres:

È possibile che molto presto ci incontreremo con il club per analizzare un rinnovo di contratto. La Lazio è contenta di lui e lui della Lazio

La strada da fare con la Lazio potrebbe essere ancora tanta. Luis Alberto ha ufficialmente ripreso quel cammino avviato a 12 anni, quando con i genitori percorreva ogni giorno 240 chilometri tra andata e ritorno, cinque giorni su sette, per raggiungere i campi del Siviglia e allenarsi. Con vista sulle vette d’Europa.

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Chi farà il botto? Non di Capodanno, ma del mercato di riparazione che, per il calcio, prende il via il 3 gennaio per concludersi il 31 gennaio alle ore 23. Le trattative, ufficialmente, si svolgeranno all’hotel Melià di Milano, in zona San Siro, e mai luogo fu più simbolico perché proprio Milan e Inter paiono le più bisognose di ritocchi.

Già, il calciomercato invernale è proprio quello del ritocchino. Se in estate si fa una vera e propria plastica, a gennaio ci si ‘accontenta’ di chi lascia andare qualche campioncino che non ha trovato spazio tra i titolari. Più facilmente arrivano giocatori che possono far rifiatare i titolari o allungare la panchina in vista dei tanti impegni in primavera. Dunque, non è facile attendersi fuochi d’artificio, ma qualcosa accadrà. Sono in particolare le squadre immediatamente dietro alle big a rivoluzionare il proprio organico in questo periodo. Cosa dobbiamo aspettarci, dunque?

Iniziamo con il togliere dal tavolo delle trattativa un difensore che faceva gola a diversi club, anche italiani, forse per giugno. Si tratta dell’olandese Virgil van Dijk, del Southampton. Su di lui, secondo il ‘Telegraph’, il Liverpool avrebbe già messo entrambe le mani grazie a un’offerta inarrivabile: 84,5 milioni di euro.

Passando al mercato italiano vero e proprio, si attendono movimenti dal Napoli. Emanuele Giaccherini ha chiesto la cessione e sarà accontentato. Per l’ex Juve solo spiccioli di partite: impossibile restare sotto il Vesuvio. Pure Tonelli potrebbe salutare tutti. Su entrambi, il Crotone ha mostrato interesse. De Laurentiis stringe i tempi per Simone Verdi, talento esploso nel Bologna. Il suo agente per ora ha risposto che se ne riparlerà a giugno, quando anche Roma e Inter potrebbero iscriversi all’asta.

Arriverà sicuramente Inglese, dal Chievo, l’attaccante che dovrà far tirare il fiato ai titolarissimi, in attesa che torni abile e arruolato pure Milik. Ma il Napoli cerca anche di puntellare la fascia: Sime Vrsaljko è stato dichiarato incedibile da Diego Simeone, ma se l’Atletico Madrid dovesse trovare un sostituto… altrimenti, le opzioni alternative sono Darmian (Manchester United) e Fares (Verona). L’Inter dovrà invece vendere un big per farne arrivare un altro: a partire potrebbe essere Joao Mario, il gran colpo potrebbe essere Javier Pastore, che ha fatto sapere di avere una vera e propria cotta per la maglia nerazzurra. In difesa, per 5 milioni, dal Lione potrebbe accasarsi in nerazzurro Mapou Yanga-Mbiwa. Luciano Spalletti può fare affidamento solo su tre centrali: Skriniar, Miranda (ora infortunato) e Ranocchia. Timido interesse pure della Fiorentina per il difensore francese.

E il Milan che fa? I 240 milioni spesi in estate sono stati davvero tanti, dunque è difficile attendersi qualcosa dalla società rossonera, ma l’ultimo messaggio proveniente dalla Cina lascia presagire un altro tentativo di rinforzare il Diavolo. Theo Walcott, esterno inglese dell’Arsenal, non è praticamente mai sceso in campo e ha paura di perdere il treno per i Mondiali 2018. Ecco allora che la soluzione Milan potrebbe essere quella buona. A fare le valigie, forse, il trequartista turco Hakan Calhanoglu. In vista dell’addio di Donnarumma, ci sarebbe un accordo con Pepe Reina del Napoli (per giugno).

In difesa potrebbe muoversi eccome la Roma, che punta allo scudetto. E allora indiscrezioni vogliono Aleix Vidal, Barcellona, in rotta giallorossa. La squadra capitolina punta al prestito: dovesse fallire l’assalto, le alternative sono Darmian e Zappacosta. In partenza Bruno Peres, Under (in prestito al Sassuolo per Politano?) e Skorupski (piace al Genoa per il dopo Perin). La Juventus continua nella corte serrata al centrocampista del Liverpool Emre Can, ma l’obiettivo è portare il tedesco in bianconero a giugno e a parametro zero. Potrebbe partire in prestito Marko Pjaca, che andrebbe a giocare con regolarità in una delle Società amiche in serie A (Genoa, per esempio, o Sassuolo).

Ancora una grande, la Lazio, alle prese con la grana De Vrij, che piace a tanti, troppi. Gennaio è l’ultimo momento disponibile per venderlo incassando qualcosa. Altrimenti, probabile l’addio a giugno a parametro zero. Arriverà Martin Caceres, parcheggiato al Verona fino a ora. Rodrigo Caio, del San Paolo, è l’obiettivo per giugno. Potrebbe invece fare molto la Fiorentina nel mercato di riparazione: chi arriverà sulla fascia sinistra visto che Maximiliano Oliveira partirà? Luca Antonelli o Adam Masina sono i due nomi di spicco. Dal Nantes si studia Leo Dubois (a giugno?). Infine, dal Chelsea, potrebbe arrivare a Firenze Rahman Baba.

E le altre? Filip Djuricic lascerà la Sampdoria per la Stella Rossa. Il Benevento fa sapere che Amato Ciciretti non è sul mercato, anche se il Napoli insiste. In attesa dell’esito delle visite mediche è in città Sandro, sempre per il Benevento. Oscar Hiljemark potrebbe tornare al Genoa perché il Panathinaikos è in cattive acque finanziarie. L’Inter potrebbe mandare in serie B il giovane attaccante Pinamonti, che piace al Parma. E il Foggia, sempre in B, ha il sogno Mirko Vucinic.

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Quando l’avanzamento della trattativa Bonucci-Milan ha iniziato a circolare tra le notizie principali del calciomercato estivo, in pochi credevano che alla fine sarebbe andata davvero in porto.  Andare via da Torino per giocare in una delle rivali principali della Juventus, senza la Champions, pareva davvero uno scenario impraticabile. Alla fine però i dissapori con Allegri e la voglia di Leonardo di essere ancora al centro di un progetto, e non più uno fra tanti, ha prevalso su tutto, e in pochi giorni si è concretizzata una trattativa che sembrava davvero quasi impossibile.

Sul momento entrambe le parti avevano motivi per ritenersi più che soddisfatte: la Juventus ha incassato più di 40 milioni per un difensore di 30 anni, scontento della sua situazione, mantenendo però in rosa tutti gli altri protagonisti principali della retroguardia delle ultime stagioni (e acquistando anche il tedesco Howedes come ulteriore rinforzo nel ruolo), Bonucci è andato in una squadra che ha riconosciuto lo status da difensore top che si è guadagnato negli anni con un contratto faraonico, che lo ha subito eletto capitano e guida di un gruppo che punta fin da subito ad essere protagonista, sia in Italia che in Europa.  A distanza di qualche mese, paradossalmente, le cose non sono andate proprio come le due parti avrebbero sperato, o almeno non per ora.

La Juventus, dopo 8 giornate, ha già 5 punti di ritardo dalla vetta e ad ogni partita mostra lacune difensive che nei 6 anni precedenti non aveva mai fatto intravedere.  Sono già 13 i gol subiti in 11 partite ufficiali tra Supercoppa, campionato e Champions, un numero inusuale per una squadra che ha sempre fatto della tenuta difensiva il suo principale punto di forza. Barzagli a 36 anni viene impiegato con parsimonia per sfruttare le sue doti su meno partite, Rugani non ha ancora fatto quel salto di qualità a livello mentale che gli permetterebbe di essere titolare fisso, Benatia va a fasi alterne e Howedes non si è ancora visto causa infortunio. L’unica certezza si chiama Giorgio Chiellini, ma da solo non può reggere un intero reparto, soprattutto in una squadra che gioca 2 competizioni.

Bonucci di quella difesa era la guida, e a sua volta veniva “protetto” da Chiellini e Barzagli. La loro intesa straordinaria, forgiata da Antonio Conte e rinsaldatasi negli anni successivi, ha fatto la fortuna loro e della Juve. Senza Leonardo al centro la squadra ha perso un riferimento importante e le precarie condizioni fisiche di diversi elementi della retroguardia hanno fatto pesare ancor di più la sua assenza.

Bonucci è sempre stato bravissimo a impostare il gioco e a dirigere il reparto, lasciando ai suoi due compagni le marcature più insidiose. Nel caso della Juventus degli anni passati poi, con una squadra intera a fare una fase difensiva di alto livello per un difensore la vita è più semplice. In quel contesto sono venute fuori le qualità che lo hanno portato ad essere considerato uno dei migliori al mondo nel suo ruolo, ma al Milan le cose sono molto diverse.

Una squadra in rifondazione, all’anno zero dopo l’arrivo della proprietà cinese che ha portato tantissimi calciatori nuovi, in cerca di equilibri che non è facile trovare immediatamente; un contesto totalmente diverso da quello in cui si è trovato fino a pochi mesi prima. Le responsabilità sulle sue spalle, con la fascia di capitano al braccio, sono molto maggiori, ma questo è uno dei motivi principali per i quali ha chiesto la cessione alla dirigenza bianconera.

I primi mesi in rossonero di Bonucci sono da dimenticare, tanto da aver suscitato l’ironia della rete in merito ai famosi equilibri che avrebbe dovuto spostare con il suo arrivo a Milano. Il fatto che il Milan sia ancora una squadra in fase di assestamento non può giustificare alcuni errori di posizione e di concetto che un difensore di alto livello non dovrebbe commettere. Il derby in questo senso è la partita che riassume al meglio il primo Bonucci rossonero: in ritardo sul cross di Candreva che ha portato al primo gol di Icardi, completamente fuori posizione sul cross di Perisic con lo stesso Icardi libero di colpire al volo in area di rigore.

Qualche mese fa Walter Sabatini, interpellato a proposito del quasi certo sbarco del difensore in rossonero, fu quasi profetico nell’affermare che “Bonucci al Milan indebolirà entrambe le squadre. È un trasferimento che toglierà certezze ad ognuna delle parti chiamate in causa”. 

Se ci si riferisce solo al periodo che va da agosto ad ora il dirigente dell’Inter ha avuto pienamente ragione: il paradosso di Bonucci è nell’aver indebolito contemporaneamente la squadra che lo ha ceduto e quella che lo ha acquistato. Due mesi però sono ancora pochi per dare sentenze definitive e nel calcio le situazioni possono cambiare molto velocemente. Starà alla società bianconera dimostrare di poter reggere dietro, anche senza il giocatore che ha guidato la difesa degli ultimi 6 scudetti, e allo stesso Bonucci dimostrare di poter essere un difensore di livello mondiale anche in una squadra che non si chiama Juventus.

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Una bruttissima moda ha preso piede nel calcio mondiale ed è diventata fra le principali protagoniste della sessione di calciomercato che si chiuderà nelle prossime ore: molti giocatori hanno deciso, di testa propria o mal consigliati, di non giocare e non allenarsi per la squadra presso la quale sono tesserati, forzando così una cessione alle loro condizioni e alla squadra che preferiscono, facendo diventare le società una sorta di ostaggi. Questo comportamento, che denota scarsissima professionalità, è stato messo in atto sia per trasferimenti multimilionari sia per situazioni economicamente di livello inferiore, ma si tratta di una pratica assolutamente scorretta che la FIFA farebbe bene a punire pesantemente e in fretta.

Nikola Kalinić Milan

DIFFUSIONE INTERNAZIONALE

Sono stati tanti i giocatori in Italia che si sono permessi di andare contro i club che li stipendiano (spesso con ingaggi fra i più alti della rosa), con l’aggiunta di un certificato medico per giustificare le assenze per dei “disturbi” non meglio precisati. È accaduto alla Fiorentina con gli ex gioielli Federico Bernardeschi (ora alla Juventus) e Nikola Kalinić (ora al Milan), nonché agli stessi rossoneri con M’Baye Niang (tuttora in rosa e non ceduto, perché oltre a essersi autoescluso ha rifiutato la cessione già definita allo Spartak Mosca) e alla Lazio con Baldé Diao Keita (un mese fuori rosa, ma almeno alla fine Claudio Lotito è riuscito a ottenere un profitto, cedendolo al Monaco per trenta milioni di euro a dieci mesi dalla scadenza di un contratto che non avrebbe mai rinnovato).

Lo stesso è avvenuto all’estero: Ousmane Dembélé è passato per centocinque milioni più bonus al Barcellona solo dopo essere letteralmente sparito dal Borussia Dortmund rendendosi irreperibile, mentre Philippe Coutinho e Alexis Sánchez hanno accusato infortuni più o meno reali. Non solo grandi nomi: Davinson Sánchez ha preteso la cessione al Tottenham (poi formalizzata) rifiutandosi di giocare con l’Ajax.

Geoffrey Kondogbia Valencia

RICONOSCIMENTO NULLO

Ci sono poi i casi limite, ossia quelli dove l’obiettivo è cambiare squadra ma senza che ci siano cifre ingenti di mezzo. La vicenda più assurda è quella di Geoffrey Kondogbia, che qualche settimana fa non si è presentato ad Appiano Gentile per allenarsi con l’Inter e ha preteso la cessione alle sue condizioni al Valencia. Questo è poi realmente avvenuto, ma in prestito con diritto di riscatto, perciò il francese potrebbe un giorno anche tornare in nerazzurro dopo aver fatto una pesante figuraccia, perché non è accettabile che uno come lui, pagato quaranta milioni e con stipendio da big, si rifiuti di allenarsi e chieda così la cessione dopo due anni in cui il suo rendimento in campo è stato più dannoso che altro.

Poi c’è il caso di Leonardo Spinazzola: l’esterno dell’Atalanta è in prestito biennale dalla Juventus e l’accordo è che rientri a Torino solo fra un anno, ma da tempo sta spingendo per anticipare il ritorno in bianconero e l’ha ribadito più volte anche sui social, col risultato che Gian Piero Gasperini non l’ha fatto giocare nelle prime due giornate. Nonostante ciò è fra i convocati dell’Italia: non sarebbe stato meglio, anche per questioni di opportunità, lasciarlo fuori?

Jean-Marc Bosman

Gli esempi appena descritti sono solo una parte del lungo elenco di calciatori che hanno usato l’arma dell’ammutinamento per cambiare squadra, e se lo fa pure un diciottenne come Kylian Mbappé che gioca da professionista da un anno e mezzo la cosa deve far riflettere. Dal 1996, quando è entrata in vigore la legge Bosman che ha rivoluzionato i trasferimenti nel calcio, il potere è passato sempre più dalla parte dei giocatori, che ora hanno infiniti strumenti per ricattare le società rendendo di fatto nullo il valore dei contratti. Sarebbe ora di cambiare l’andazzo a livello di norme, perché certe sceneggiate sono inaccettabili.

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“Io voglio tornare, ma questi stanno dormendo”

In tanti anni di calciomercato, raramente agli operatori del settore era capitato di assistere a una conferenza stampa social così efficace e virale come quella tenuta nella serata di sabato 12 agosto da Pierre-Emerick Aubameyang, attaccante del Borussia Dortmund, attraverso una diretta su Instagram. Una vera e propria dichiarazione d’intenti, senza passare per interviste da decriptare, messaggi lasciati a metà e segnali in codice. Il destinatario? Il Milan.

Addio, Westfalia!

Un manifesto in piena regola, quello affisso da Aubameyang sulle porte dello spogliatoio del Borussia Dortmund: della serie, “se volete io sono qui”. Il messaggio arriverà a Milano, sponda rossonera? Chissà. Intanto Aubameyang fa il suo in campo con i colori gialloneri cuciti addosso, come la tripletta messa a segno in Coppa di Germania ha dimostrato: il feeling con l’ambiente Borussia, frequentato dall’attaccante gabonese da ormai 4 stagioni, condite da 128 presenze e 85 reti, sembra però essere in evidente calo. I due secondi posti, la terza posizione dello scorso anno e le quattro finali di Coppa di Germania giocate, di cui una vinta (da sommare in bacheca alle due Supercoppe di Germania conquistate) evidentemente stanno strette al numero 17. Che all’alba dei suoi 28 anni ha bisogno di nuove sfide, e fa poco per nasconderlo. Compreso il “raffreddore” che il 13 agosto l’ha spinto ad abbandonare anzitempo l’allenamento e i suoi compagni, o lo scambio di tweet con l’ex compagno di squadra Ciro Immobile, fresco vincitore della Supercoppa Italiana con la maglia della Lazio. Un arrivederci?

Che fine hai fatto, Ousmane?

Se Aubameyang continua ad essere a tutti gli effetti un tesserato dei Die Schwarzgelben, di ben altra consistenza è la spina che nella rosa di Peter Bosz risponde oggi al nome di Ousmane Dembelè: il talento francese classe 1997 ha deciso deliberatamente di non presentarsi qualche giorno fa all’allenamento per spingere il suo trasferimento al Barcellona. Un chiaro tentativo di forzare la mano, in linea con diversi esempi che il calciomercato sta portando in dote. Alle mode, però, si sa, in Germania non sono molto sensibili: così i gialloneri hanno deciso di escludere il calciatore dal gruppo fino a nuovo annuncio e di rifiutare la prima offerta blaugrana, anche se la sensazione è che alla fine prevarrà il volere del giocatore. Tenere in tribuna un 20enne con un lungo contratto serve a poco, così a pagare le conseguenze dell’effetto domino imposto dal faraonico trasferimento di Neymar al Psg potrebbe essere proprio il BVB. La Bundesliga infatti inizierà nel prossimo weekend e Peter Bosz si trova una rosa senza una pedina importante come Dembelè e con un mercato agli sgoccioli.

I’m the Bosz

Eppure, l’annata 2017/2018 doveva essere quella della ripartenza in casa Borussia Dortmund: salutato Thomas Tuchel dopo due stagioni, il club giallonero aveva scelto per la panchina Peter Bosz, 53enne allenatore olandese reduce da due secondi posti (uno in Eredivisie e l’altro in Europa League) con l’Ajax nella scorsa stagione. L’olandese ha firmato un contratto con i gialloneri fino al 30 giugno 2019 e sin dal suo arrivo era consapevole del fatto che avrebbe dovuto fare i conti con qualche problema all’interno dello spogliatoio, come gli infortuni di Reus, Guerreiro e Gotze (ancora convalescente dopo aver sconfitto il disturbo del metabolismo energetico) e la possibile cessione appunto di Aubameyang, alla quale si è aggiunto il caso- Dembelè. I movimenti in entrata? Minori. A Dortmund sono arrivati Omer Toprak dal Bayer Leverkusen, Mahmoud Dahoud dal Borussia Moenchengladbach e Maximilian Philipp dal Friburgo, per una spesa complessiva di 44 milioni di euro. Dal prestito al Colonia è rientrato Subotic, mentre per il futuro è stato acquistato dal Paris Saint-Germain il 18enne difensore centrale Zagadou.

Come si dice “inflessibilità” in tedesco?

Di certo, alla dirigenza del Borussia non fa paura utilizzare il pugno duro. Per conferme, chiedere al direttore sportivo, quel Michael Zorc che tanta qualità aveva in campo, dove con il club della Westfalia ha giocato 463 partite, segnando 131 reti, e altrettanto polso ha dalla sua scrivania. Dembelè non si fa vedere? Sospeso a tempo indeterminato. Aubameyang ha un raffreddore? Va a casa a curarsi, senza manfrine. Già, perché in Germania non amano promesse roboanti e cifre da capogiro: così, mentre a Monaco di Baviera il presidente del Consiglio direttivo del Bayern Monaco, Karl-Heinz Rummenigge, si è lanciato contro le follie del mercato calcistico, in particolare commentando l’affare che ha portato Neymar al Paris Saint-Germain, a Dortmund non hanno paura di dar vita a un braccio di ferro con due dei calciatori più rappresentativi in rosa. Lo stesso è accaduto con Emre Mor, giovane talento turco la cui cessione all’Inter è saltata poche ore fa. Già, in Bundesliga va così: si vende, ma al prezzo fissato. Sabato intanto il Dortmund farà il suo esordio in campionato sul campo del Wolfsburg: con Auba e Dembelè? Chissà…

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Circa due anni fa, dopo la clamorosa vittoria a San Siro contro l’Inter di Mancini (fino ad allora in testa al campionato), la Fiorentina di Paulo Sousa si era ritrovata da sola in testa al campionato. Gioco spettacolare, interpreti capaci di suonare lo spartito del tecnico portoghese alla perfezione e l’illusione che si potesse lottare fino alla fine almeno per un posto in Champions. La Juve annaspava e le altre grandi ancora non avevano trovato la quadratura, e non era impossibile sognare di arrivare tra le prime 3. Un’illusione durata poco, perché poi Roma, Napoli e Juve hanno iniziato a macinare calcio e i viola a perdere colpi un po’ alla volta. Il calo della seconda parte di quel campionato è stata solo l’inizio di una lunga discesa che, dopo il deludente campionato di quest’anno, sta portando i viola ad essere una realtà sempre più marginale del calcio italiano.

La proprietà dei Della Valle, poche settimane dopo la presentazione del progetto dello nuovo stadio, ha rilasciato un comunicato significativo nel quale chiedeva a chiunque avesse la disponibilità economica di acquistare la Fiorentina. Un gesto simbolicamente forte, successivo alle polemiche dei tifosi nei confronti della stessa proprietà, accusata di non investire abbastanza nella squadra e di pensare più alle proprie casse che al campo.

In effetti il calciomercato di quest’anno ha confermato finora il fatto che la Fiorentina sta subendo un ridimensionamento importante: Paulo Sousa, dopo un anno horribilis (tra campo, dichiarazioni al vetriolo come quella su Bernardeschi che secondo lui doveva andare in una società seria per crescere, e rapporti con la squadra non idilliaci) ha lasciato, capitan Rodriguez non ha rinnovato dopo alcuni dissapori con la società, gli stessi avuti da Borja Valero (forse il miglior calciatore degli ultimi anni a Firenze) che è sbarcato a Milano anche un po’ forzatamente (le sue prime dichiarazioni hanno fatto intendere che, se fosse stato per la sua volontà, non avrebbe lasciato la Fiorentina) e il discontinuo talento Ilicic è passato all’Atalanta. La cessione che fa più male però è quella gioiello Bernardeschi, che a Firenze è cresciuto e che poteva essere una bandiera, diventato ufficialmente un calciatore della Juventus (lo stesso tragitto che, a suo tempo, fece Roberto Baggio). 

bernardeschi

Oltre ai nomi citati in precedenza i vari Vecino, Kalinic, Tatarusanu e Badelj sembrano essere sempre più lontani da Firenze, attirati da progetti sportivi più ambiziosi. Un’intera squadra smantellata, fatta a pezzi, senza che si intravedano all’orizzonte sostituti all’altezza di chi è partito. Stefano Pioli si ritrova tra le mani un gruppo con giovani prospetti tutti da verificare ad alto livello come Milenkovic, Zekhnini e il giovane Hagi (che nelle prime amichevoli è sempre stato tra i migliori) e calciatori da rilanciare (Sportiello, Babacar) o da far rendere al meglio (il nuovo acquisto Veretout ed Eysseric, talentino francese del Nizza che a breve arriverà a Firenze, oltre ai vari Victor Hugo, Bruno Gaspar, Sebastián Cristóforo e Maximiliano Olivera).

Anche Pantaleo Corvino, di ritorno a Firenze come Direttore Sportivo, è finito al centro delle polemiche per le dichiarazioni rilasciate nei confronti di Gonzalo Rodriguez. Insomma, una situazione che non sembra avere grosse vie di uscita positive e la sensazione che la Fiorentina sia ormai in un tunnel la cui unica via di uscita si chiama cessione societaria. Il progetto dei Della Valle, così come il loro entusiasmo, sembra naufragato. O si cambia strada, rilanciando in qualche modo la società (cosa che attualmente sembra quasi impossibile), oppure all’orizzonte si intravede un periodo di mediocrità, più o meno lungo, in cui si aspetterà solamente il passaggio di consegne a qualche nuovo acquirente.

della valle

Nelle parole di Diego Della Valle si legge tutto lo sconforto di chi non ha più tanta voglia di continuareDov’è ancora il divertimento? Non si può restare in Paradiso a dispetto dei santi”. I primi anni, quelli di Prandelli e delle partite di Champions giocate faccia a faccia contro le grandi del calcio europeo, sembrano un ricordo lontanissimo. Quell’entusiasmo iniziale, con acquisti di primo piano, è pian piano svanito, forse anche per l’impossibilità di costruire uno stadio di proprietà per aumentare i ricavi societari. L’era dell’autofinanziamento ha portato altre buone stagioni, come quelle con Montella in cui la squadra è arrivata a un passo dalla finale di Europa League, ma un po’ alla volta la proprietà ha mollato la presa e non ha più puntato in modo deciso sulla Fiorentina.

Le prospettive per i prossimi anni non sono positive e Pioli, dopo l’Inter, avrà a che fare con un’altra situazione estremamente difficile da gestire. Una società assente, un mercato povero, una tifoseria ormai sfiduciata. Auguri Stefano, ne avrai bisogno.