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La Bundesliga è soltanto alla diciannovesima giornata ma è praticamente scontato che anche quest’anno vincerà il Bayern Monaco, e sarebbe la sesta volta consecutiva (record) e la ventottesima in generale (venti titoli in più del Borussia Dortmund, fermo a otto). In Germania ormai i bavaresi stanno monopolizzando il campionato, sia perché in questo inizio di 2018 le avversarie stanno facendo a gara per eliminarsi a vicenda sia perché continua la tradizione di prendere i migliori giocatori di Germania.

Bayern Monaco-Werder Brema

DISTACCO SIDERALE

Quando è arrivato Jupp Heynckes, il 6 ottobre al posto dell’esonerato Carlo Ancelotti, il Bayern Monaco aveva appena pareggiato per due volte di fila 2-2 facendosi rimontare, contro Wolfsburg e Hertha Berlino (nella seconda già senza il tecnico italiano), ed era a -5 dal Borussia Dortmund e a pari punti con l’Hoffenheim che aveva vinto 2-0 lo scontro diretto il 9 settembre. Ora la classifica dice Bayern Monaco 47 (undici vittorie su dodici con Heynckes allenatore), Bayer Leverkusen, Schalke 04, RB Lipsia e Borussia Mönchengladbach 31, Borussia Dortmund ed Eintracht Francoforte 30. Un gruppone di squadre tutte racchiuse in un punto ma con una situazione comune: nel 2018 non hanno praticamente mai vinto, conquistando rispettivamente tre, uno, tre, tre, due e quattro punti. Il Bayer Leverkusen ha vinto con l’Hoffenheim ma aveva perso coi bavaresi, il RB Lipsia ha vinto il big match con lo Schalke 04 ma poi ha perso col Friburgo, il Borussia Mönchengladbach si è fatto battere al 95′ dal Colonia ultimo e l’Eintracht Francoforte ha battuto il Wolfsburg dopo aver pareggiato col Friburgo. Vanno ancora peggio Borussia Dortmund e Schalke 04: i gialloneri, ormai senza Pierre-Emerick Aubameyang, sono reduci da due pari; la squadra di Gelsenkirchen ha perso a Lipsia e si è fatta riprendere quasi allo scadere dall’Hannover in casa. Con questo ritmo il Bayern Monaco può essere campione a marzo…

Leon Goretzka Bayern

SCIPPO IN PIENA REGOLA

Un’altra tradizione del Bayern Monaco, molto poco sopportata in Germania, è che più o meno ogni talento delle squadre che possono dare fastidio finisce inevitabilmente col diventare un suo giocatore. L’ultimo in ordine di tempo è Leon Goretzka, che dall’1 luglio si trasferirà in Baviera a parametro zero una volta scaduto il suo contratto con lo Schalke 04, cosa che ha fatto infuriare i tifosi con tanto di striscione domenica scorsa allo stadio. Poche settimane fa è stata la volta di Sandro Wagner, terzo “scippo” dall’Hoffenheim rivelazione della scorsa stagione dopo Sebastian Rudy e Niklas Süle presi in estate (il primo a parametro zero), ma la lista è lunghissima e prima ancora aveva visto il passaggio più o meno in blocco dei migliori del Borussia Dortmund (ultima squadra capace di vincere il titolo al suo posto, nel 2010-2011 e 2011-2012) con Mario Götze nel 2013, Robert Lewandowski a parametro zero nel 2014 e Mats Hummels nel 2016. Si tratta di una pratica pressoché standard: chi si avvicina troppo al Bayern Monaco finisce per scottarsi, nel senso che si vede privato dei propri migliori giocatori attratti dal suo strapotere. Corretto? Da un certo punto di vista non proprio, ma lo status di leader indiscusso in Germania lo rende possibile e gli permette di restare tale.

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Diego Costa Lleida-Atlético Madrid

Lo scorso 31 dicembre l’Atlético Madrid ha presentato i suoi primi rinforzi per il 2018, complice la fine del blocco del mercato imposto dalla FIFA: il volto nuovo in tutti i sensi era Vitolo, al Las Palmas nella prima parte di stagione, ma l’attenzione principale era rivolta sul grande ritorno di Diego Costa, che ha potuto vestire nuovamente la maglia rojiblanca tre anni e mezzo dopo aver lasciato Madrid per il Chelsea. Un ritorno cercato fortemente dall’ispano-brasiliano, che dopo aver rotto con Antonio Conte in estate non ha avuto nessun’altra squadra in testa se non quella che l’ha consacrato nel grande calcio.

Diego Costa Atlético Madrid

ARRIVI E PARTENZE

La carriera di Diego Costa ruota fondamentalmente attorno all’Atlético Madrid. I colchoneros lo acquistano per la prima volta nel 2007, ma nella capitale spagnola non fa nemmeno in tempo a mettere piede che viene girato in prestito al Braga, in Portogallo. La parte iniziale della sua esperienza di proprietà dell’Atleti è segnata da trasferimenti successivi, sempre a titolo temporaneo: Celta Vigo, Albacete e Valladolid (le prime due in Segunda División, la terza nella Liga) sono le tappe che gli consentono, nel 2010, di tornare alla casa madre, ma dopo una stagione in cui è il primo cambio di Sergio Agüero e Diego Forlán si fa male al ginocchio e dopo aver recuperato è costretto a un altro prestito, al Rayo Vallecano.

La sua storia a Madrid però sta cambiando: dal 2012-2013 diventa titolare fisso, prima con Radamel Falcao e poi con David Villa, e nel 2013-2014 con trentasei gol in cinquantadue presenze trascina la squadra di Diego Pablo Simeone a vincere la Liga che mancava dal 1996 e in finale di Champions League, sfumata nel recupero a Lisbona contro il Real Madrid. Un infortunio lo toglie dal campo nei minuti iniziali dell’ultima partita di campionato col Barcellona (uno scontro diretto, poi finito 1-1) e del derby di coppa, il suo ultimo atto in biancorosso.

Diego Costa espulsione Atlético Madrid-Getafe

RITORNO COL ROSSO

Dopo un Mondiale non certo giocato da protagonista (reduce dall’infortunio e con la Spagna che esce al primo turno) va al Chelsea, squadra che aveva spazzato via nelle semifinali di Champions League pochi mesi prima, e dà ai Blues la Premier League con venti gol in ventisei partite. Si ripete nella scorsa stagione, con identico numero di reti, ma in Inghilterra si fa notare anche per comportamenti sopra le righe e qualche cartellino di troppo. Il benservito di Antonio Conte, arrivato a inizio giugno, è il segnale: Diego Costa da subito fa capire di voler tornare all’Atlético Madrid, resta qualche mese in Brasile e il 21 settembre arriva l’accordo fra i due club valido a partire dal 2018.

Dopo la presentazione c’è il debutto, da subentrato il 3 gennaio nell’andata degli ottavi di Copa del Rey col Lleida, e tempo cinque minuti è subito gol: Juanfran lo pesca con un cross basso come ai vecchi tempi e lui in scivolata dalla zona del dischetto del rigore fa centro. Si ripete pure tre giorni dopo in Liga col Getafe, dove gioca titolare e al 68′ con un facile tap-in firma il definitivo 2-0, ma la gioia si trasforma in pochi istanti in rabbia perché l’arbitro gli mostra il secondo giallo per essere andato a esultare in curva con i tifosi. Tutto Diego Costa in pochi minuti, una sorta di Bignami della sua carriera: ma all’Atleti va bene anche con i suoi eccessi, stavolta è tornato per restarci e per aiutare i colchoneros a vincere ancora.

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Nell’ultima giornata il Benevento ha battuto 1-0 il Chievo, riuscendo proprio alla fine del girone d’andata a conquistare la sua prima vittoria in Serie A, dopo aver perso diciassette delle altre diciotto giornate. La zona salvezza è ancora lontanissima, ma se non altro la squadra di Roberto De Zerbi è riuscita a togliere lo zero dalla casella vittorie e nel 2018 potrà almeno tentare una rimonta che avrebbe del miracoloso. Difficile che possa evitare la retrocessione, ma un altro risultato positivo contro la Sampdoria domani darebbe entusiasmo e, unito a un mercato di gennaio di spessore, potrebbe servire a qualcosa.

Alberto Brignoli Benevento-Milan

ATTESA (NON) RIPAGATA

Ci sono voluti oltre tre mesi di Serie A per vedere il primo punto del Benevento, arrivato peraltro in maniera rocambolesca con il pareggio del portiere Alberto Brignoli al 95′ della partita contro il Milan, il 3 dicembre alla quindicesima giornata. Non è stata però la svolta positiva, perché poi sono arrivate altre tre sconfitte in gare alla portata (l’Udinese non ancora in serie positiva, la SPAL con rimonta subita e il Genoa nel recupero) che hanno fatto sfumare l’effetto di quel risultato, ma l’1-0 al Chievo dello scorso 30 dicembre non dovrà restare un unico nella stagione dei sanniti se si vuole avere qualche realistica speranza di raggiungere la salvezza al primo anno nel massimo campionato.

L’impressione che si ha del Benevento è che non sia una squadra abituata a giocare in Serie A, con troppi giocatori ammassati senza una reale idea (la rosa è stata di fatto stravolta negli ultimi giorni della sessione estiva di mercato, dopo le prime due giornate) e questo non ha aiutato, perché una matricola avrebbe avuto bisogno intanto di certezze. Le quattro sconfitte allo scadere, più il gol (regolarmente) annullato dal VAR all’ultimo secondo col Bologna nel secondo turno (quando in panchina c’era ancora Marco Baroni) hanno fatto il resto: gennaio è mese della svolta o della rassegnazione.

Crotone-Lazio Davide Nicola

RICORSI POSITIVI E NEGATIVI

Nella storia del calcio italiano il record negativo di punti (contando sempre tre punti per vittoria, fino al 1993-1994 se ne davano due) è del Brescia 1994-1995: 12 in un campionato a 18 squadre. Il Benevento ha 19 giornate per farne 9 ed evitare di essere la peggior formazione di sempre, dopo averne già riscritti diversi fra cui il record europeo di sconfitte consecutive iniziali (13).

C’è però un precedente recentissimo sul quale i sanniti possono farsi forza: il Crotone dell’anno scorso. I calabresi girarono a quota 9, -8 dal quartultimo posto, e chiusero a 34 superando l’Empoli all’ultima giornata. Ora la classifica dice -11 dalla diciassettesima posizione, occupata dalla SPAL: il tempo per riprendersi c’è ancora, anche se è chiaro che servirebbe una rimonta ancor più formidabile di quella della squadra di Davide Nicola.

Altrimenti il rischio è di fare la fine dell’Ancona 2003-2004, che fece cinque punti nel girone d’andata e otto in quello di ritorno, facendo giocare ben quarantasei calciatori e rivoluzionando la squadra a gennaio, con l’arrivo fra gli altri di Mário Jardel, ex bomber del Porto passato nelle Marche lasciando tracce più per essersi presentato decisamente in sovrappeso che per quanto fatto in campo (appena tre presenze senza gol).

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Eravamo (e siamo tuttora) quattro amici al Var, ma presto anche altri Paesi potrebbero aggiungere la tecnologia di supporto all’arbitro. Mentre Pierluigi Collina fa sapere che solo a marzo si prenderà una decisione sull’eventuale utilizzo del Var anche ai Mondiali di Russia 2018, noi più modestamente facciamo il bilancio del girone di andata. Ha funzionato il nuovo strumento? Sì e no. Le lamentele ci sono lo stesso, del resto la tecnologia è pur sempre nelle mani di esseri umani, dunque soggetta e errori. E a conseguenti risatine da parte di chi viene danneggiato. Ma qualcosa è cambiato rispetto al passato? Se non altro, a parte qualche voce fuori dal coro (vedi Simone Inzaghi, tecnico della Lazio), nessuno degli addetti ai lavori ha sventolato lo spettro del complotto al primo rigore concesso o non concesso.

È stato Tiziano Pieri, ex arbitro internazionale e oggi esperto di Var, a tracciare il bilancio di 19 giornate di campionato. Il Var è stato utilizzato 45 volte (media di più di due volte a turno) per correggere le decisioni dei direttori di gara. Sono stati concessi 18 calci di rigore grazie alla tecnologia, quelli tolti sono stati invece 7. Per fuorigioco, in leggera differita sull’esultanza dei giocatori, sono state cancellate 9 prodezze (leggi gol). Per tre volte l’assistente ha segnalato il fuorigioco, ma è stato smentito poco dopo dal Var, che ha dunque concesso la segnatura. Dieci cartellini rossi sono usciti dalla tasca dell’arbitro proprio dopo aver riguardato le immagini alla moviola, due di queste per chiara occasione da rete.

La novità ha aiutato a togliere due calci di rigore, che erano già stati assegnati. Sono naturalmente e drasticamente diminuite le ammonizioni per protesta.

L’arbitro più aiutato dal Var è stato Mariani, con cinque decisioni modificate dal video, a quota quattro c’è Valeri. Calvarese e Irrati finora non si sono mai recati a bordo campo per guardare lo schermo. Il primo, anche quando è stato in regia – ossia al Var – non ha mai fatto cambiare idea all’arbitro. Alla pari con lui ci sono Giacomelli, Manganiello e Tagliavento. Davanti al video, Fabbri è stato il più attivo: ha fatto modificare cinque decisioni già prese sul campo.

Mentre siamo ancora qui a domandarci se si dica il Var o la Var, la nuova classifica ha naturalmente preso una sua fisionomia. Con il Napoli che precede la Juventus di un punto. Ma se il video non ci fosse stato, come sarebbe la graduatoria? Avremmo al comando della classifica la Juventus, la più penalizzata dunque dalla novità, con tre punti di vantaggio proprio sui partenopei e campione d’inverno. L’Inter avrebbe un punto in più, il Milan uno in meno. La Roma addirittura quattro in meno, la Lazio tre.

Secondo Pieri, il Var “ha portato più giustizia nel calcio”. L’ex arbitro ha aggiunto: “Nessuno è perfetto, ma questo esperimento ha di fatto eliminato le proteste in campo e sugli spalti. Ci sono stati degli errori, essendo ancora questa una fase sperimentale. Ci sono stati errori di protocollo e di valutazione”. Tutto rimediabile, verrebbe da dire, quando il meccanismo sarà più oliato. Ai nostalgici, però, la novità non va giù. Strozza l’urlo del gol in gola, ai calciatori e ai tifosi. Allo stadio si trattiene il fiato, si scatena l’oooooh quando l’arbitro fa segno che valuterà con il Var (il rettangolo fatto con le mani), arrivano boato o fischi a seconda di ciò che viene deciso di lì a pochi secondi. Ma forse è lo scotto da pagare per non parlare di favoritismi.

Nei bar (con la B), si discute di meno dopo il weekend calcistico. E questo è un bene o un male? A fine anno si prenderà una decisione se proseguire o meno con il Var. Quindi, ai posteri l’ardua sentenza.

Commento molto personale: preferisco esultare in diretta. Al massimo dopo aver dato un’occhiata al guardalinee. Anche disperarmi in tempo reale perché il calcio è emozioni, stati d’animo. E pure baruffe al bar. Ma se il Var toglierà una parte di ciò che non va nel mondo del pallone, allora forse accetterò anche quel po’ di bene che toglie.

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Bale Iniesta Barcellona-Real Madrid

Prima di pensare ai regali e alle feste di Natale c’è un lunghissimo sabato di calcio da seguire, e la giornata si apre con una delle partite più sentite al mondo: alle ore 13 all’Estadio Santiago Bernabéu si gioca Real Madrid contro Barcellona, il Clásico della Liga che può dare un’indicazione su come le due squadre potranno affrontare la seconda parte di stagione non solo a livello nazionale. Ci sono undici punti di distacco in classifica, ma con i blancos che hanno una partita in meno c’è la possibilità di accorciare notevolmente e rimettere il campionato in discussione, senza contare che Atlético Madrid e Valencia (rispettivamente seconda e terza) guarderanno la sfida di Madrid con occhi decisamente interessati.

Barcellona-Deportivo La Coruña

CAMPIONATO DA CHIUDERE

Vincere al Bernabéu, come nell’ultimo precedente in campionato (2-3 all’ultimo secondo il 23 aprile), direbbe di fatto la parola fine sulla Liga. Con tredici vittorie e tre pareggi il Barcellona è ancora imbattuto, pur non essendo riuscito fin qui a vincere gli altri scontri diretti (0-0 in casa dell’Atlético Madrid e 1-1 a Valencia fra le polemiche arbitrali). Ernesto Valverde ha capovolto le difficoltà estive ed è riuscito a ricompattare il gruppo, facendo rendere al meglio pure chi sembrava un rincalzo (come Paulinho, che ha ridato linfa al centrocampo e fornito un contributo realizzativo decisamente inaspettato).

Il Barça ha il miglior attacco, quarantadue gol segnati, e il capocannoniere (Lionel Messi, quattordici reti ma solo tre negli ultimi due mesi), Neymar è un ricordo lontano e anche l’infortunio di Ousmane Dembélé è stato assorbito senza traumi. Avere il discorso titolo virtualmente chiuso a Natale permetterebbe di concentrarsi sulla Champions League, dove agli ottavi ci sarà l’ostacolo Chelsea, e cancellerebbe del tutto le perplessità avute in estate. È un’occasione forse unica.

Sergio Ramos Real Madrid FIFA Club World Cup

UN ANNO PRESSOCHÉ PERFETTO

Il Mondiale per club FIFA vinto sabato è stato il quinto trofeo alzato dal Real Madrid nel 2017, solo la Copa del Rey è sfuggita ai blancos che hanno lasciato le briciole agli avversari. Zinédine Zidane in neanche due anni è diventato il secondo allenatore più vincente della storia del club con otto titoli, dietro solo a Miguel Muñoz (quattordici). La squadra ha leggermente pagato il dazio di tutti questi impegni in autunno, con qualche inciampo costato il -11 dalla vetta e il secondo posto nel girone di Champions League dietro al Tottenham, ma nelle ultime settimane sembra aver ritrovato la forma migliore e in più è tornato Gareth Bale, decisivo in semifinale contro l’Al Jazira nemmeno un minuto dopo il suo ingresso in campo.

Le uniche sconfitte del Barcellona sono arrivate contro le merengues, nelle due partite di Supercopa de España ad agosto: il trionfo negli Emirati Arabi Uniti targato ovviamente Cristiano Ronaldo (suo l’1-0 al Grêmio in finale) dà lo slancio: tre punti nel Clásico riaprirebbero la Liga e chiuderebbero in bellezza un anno memorabile.

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Peter Stöger Borussia Dortmund

L’urna di Nyon lunedì ha accoppiato Atalanta e Borussia Dortmund per i sedicesimi di finale di Europa League. Si fosse giocato in questo periodo non ci sarebbero stati dubbi: i nerazzurri avrebbero potuto avere addirittura i favori del pronostico visto il momento disastroso dei gialloneri, ma a metà febbraio la situazione dovrebbe essere differente perché nel frattempo è stato appena cambiato l’allenatore e ci sarà tempo di correggere i tantissimi errori commessi in questa prima parte di stagione.

Borussia Dortmund-Werder Brema

RIBALTONE NECESSARIO

Domenica 10 dicembre può essere la data in cui la stagione del Borussia Dortmund ha iniziato a svoltare dopo un picco lungo oltre due mesi. All’indomani dell’ennesima sconfitta, 1-2 contro il Werder Brema, la dirigenza ha preso la decisione più inevitabile di tutte: esonerare l’allenatore Peter Bosz. Il tecnico olandese, sostituto di Thomas Tuchel dopo aver raggiunto la finale di Europa League con l’Ajax, era entrato in un vortice di scelte sbagliate e risultati negativi: alla settima giornata di Bundesliga, dopo la vittoria per 1-2 sul campo dell’Augsburg il 30 settembre, il BVB era primo con cinque punti di vantaggio sulle seconde, ossia Bayern Monaco e Hoffenheim. Quella è rimasta l’ultima vittoria di Bosz in campionato, perché nelle otto giornate successive sono arrivati appena tre punti, tutti pareggi, fra cui l’umiliante derby con lo Schalke 04 in cui gli ospiti hanno rimontato da 4-0 al 60′ a 4-4 nel recupero. In aggiunta c’è stato il pessimo girone di Champions League, chiuso senza mai vincere con il minimo storico di punti per una terza (due, alla pari dell’APOEL ultimo solo per una peggiore differenza reti), e una vittoria in DFB-Pokal. Difficile spiegare come una squadra in fuga si sia bloccata di colpo, crollando fino al settimo posto a tredici punti dalla vetta.

Borussia Dortmund-Schalke 04

DEBUTTO INCORAGGIANTE

Al posto di Bosz è stato scelto Peter Stöger, che appena sei giorni prima aveva lasciato il Colonia ultimo in classifica con soli tre punti in quattordici giornate, l’ultimo proprio nella partita d’addio (2-2 in casa dello Schalke 04). Il tecnico austriaco, che l’anno scorso si era qualificato in Europa League, col Borussia Dortmund aveva subito la peggior sconfitta stagionale, 5-0 il 17 settembre, ma al suo esordio in giallonero ha convinto: 0-2 al Mainz e ritorno alla vittoria dopo due mesi e mezzo, un timido segnale di ripresa da confermare domani alle 18.30 contro l’Hoffenheim, prima della sosta invernale che quest’anno durerà meno perché si tornerà a giocare dal 12 gennaio. Stöger, ex centrocampista in campo contro l’Italia ai Mondiali del 1998, avrà qualche settimana per sistemare le cose e ridare un po’ di ordine a una squadra fragilissima in difesa (una marea di errori tra retroguardia e soprattutto Roman Bürki, autore di diverse papere) e non più così dilagante in attacco, con Pierre-Emerick Aubameyang rimasto oltre un mese a secco. Non sarà un compito facile, anche perché qualche infortunio di troppo ha portato alla luce una preparazione fatta non benissimo, ma l’Atalanta deve tenere alta l’attenzione perché fra due mesi non sfiderà certo una squadra vulnerabile come ora.